Il blasfemo red carpet con la “benedizione” vaticana

Dietro la blasfema sfilata di star del cinema e della musica all’inaugurazione della mostra Moda & Religione del Met di New York c’è un intreccio fittissimo di rapporti con alti ecclesiastici del Vaticano, tra cui Ravasi, i Musei Vaticani e il gesuita Martin. Vogue ha “corteggiato” il Vaticano per farsi dare 40 paramenti sacri utilizzati dai pontefici. Tra questi anche reliquie di San Giovanni Paolo II e il beato Pio IX. Derive di una Chiesa che per apparire più povera è solo più poverina.

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“Perché non ci sono pastori che indicano dov’è il lupo”

Pubblicati alcuni testi inediti di Josemaría Escrivá de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei. Con il suo tipico stile incisivo, il Santo spagnolo usa espressioni decise, taglienti, con le quali non esita a denunciare che i maggiori nemici non sono al di fuori della Chiesa, ma dentro, e mette in guardia tutti: non bisogna lasciarsi ingannare.

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Avvenire più blasfemo di Charlie Hebdo

Sappiamo da tempo che il vignettista comunista Staino è passato da poco ad Avvenire, il quotidiano dei Vescovi italiani (la CEI), mantenendo e rispettando – a sua ragione – la sua indole ateistica per la quale nessuno gli ha chiesto, come sarebbe dovuto essere, di rispettare almeno i Santi, soprattutto Gesù Cristo, anche se per loro è oramai un “compagnone superstar” di gite e merende.

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Don Nicola Bux: «Basta pranzi in chiesa: serve il coraggio del sacro»

Dopo l’ultimo caso di profanazione, la Nuova BQ intervista per la campagna #salviamolechiese il teologo e liturgista don Nicola Bux: «Dietro la prassi di consumare i pasti in chiesa c’è una teologia della secolarizzazione in cui si ritiene che all’Eucaristia si possa accedere comunque a prescindere dalla conversione: è la dottrina della giustificazione luterana. Invece se si ama il povero, bisogna avere il coraggio del sacro per aiutare l’uomo ad andare all’eterno, cosa che si perde asservendo le chiese ad usi profani».

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La “svolta luterana” di papa Francesco

Il 31 ottobre 2016 papa Bergoglio inaugurava l’anno di Lutero, incontrando i rappresentanti del luteranesimo mondiale nella cattedrale svedese di Lund. A un anno esatto da quella data, la “svolta luterana” è stata suggellata da un atto simbolico di cui pochi hanno avvertito la gravità: l’emissione, da parte delle Poste Vaticane, di un francobollo che celebra la nascita del protestantesimo, avvenuta il 31 ottobre 1517, con l’affissione delle 95 tesi di Lutero sulla porta della cattedrale di Wittenberg. V Centenario della Riforma protestante, si legge in cima al francobollo, presentato il 31 ottobre di quest’anno dall’Ufficio Filatelico del Vaticano.

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«Insegnamento non ricevuto», liberi i cristiani Lgbt

Continua l’inarrestabile ascesa della lobby LGBT nella Chiesa con l’alto “patrocinio” dei gesuiti.

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Mons. Paglia in paradiso, sì, ma quello “gay”

Un’altra ondata di indignazione nei confronti di monsignor Paglia sta provocando in questi giorni la “scoperta” di una enorme Resurrezione che occupa tutta la controfacciata della cattedrale di Terni e commissionata nel 2007 dall’allora vescovo della diocesi a un artista argentino. Si tratta di un’opera omoerotica e sincretista, in cui Dio salva anche chi non vuole.

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“Silence”, i gesuiti elogiano l’apostasia e l’abiura/2

Silence di Scorsese, tratto dal libro omonimo di Endo, non è un film cristiano fatto da un regista cattolico, bensì una giustificazione della mancanza di fede: l’apostasia, se salva delle vite, diventa un atto di carità cristiana, proprio come il martirio diventa quasi satanico se inasprisce le persecuzioni.

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Alberi con le palle e catechismo ignorato

A Milano avevano esposto un albero di Natale decorato con preservativi e vibratori, sponsorizzato da un sex shop. Lo hanno rimosso. Ma lo sponsor ritiene che non ci fosse nulla di male. E una delle titolari di quella ditta è cattolica. Ma che catechismo insegnano?

di Rino Cammilleri (14/12/2013)

Il fatto: a Milano, nel centralissimo Corso Como, una delle principali vie dello shopping meneghino, il Comune ha concesso a una ditta da poco costituita di poter farsi pubblicità allestendo un grande albero di Natale per la gioia dei passanti. La quale gioia però si è tramutata in sconcerto quando i destinatari del “dono” hanno visto i decori dell’abete: vibratori falloformi, sex-toys e altre amenità del genere, tutte rigorosamente rosso-natalizio. Ci sono anche le palle (però bianche), che tuttavia, dato il contesto, possono assumere valenza equivoca.

Il Comune, pur guidato da una giunta di sinistra, ha deciso di farlo rimuovere perché neppure al laico Pisapia la trovata sembra in linea col Natale. La formula giuridica del recesso comunale è questa: l’albero piazzato sulla pubblica strada è diverso da quello pattuito. La ditta sponsorizzatrice ha, sì, ammesso di aver chiesto un permesso generico, ma i funzionari comunali hanno ben visto che l’azienda richiedente era un sex-shop; dunque, non ci voleva molta fantasia per immaginare come sarebbe stato guarnito quell’albero. Vien da dare ragione, però, al Comune: tu, che vendi gadget erotici, mi chiedi il permesso di farmi pubblicità tramite un pubblico abete natalizio e io, correttamente, suppongo che tale pubblicità si limiti al nome dell’azienda, non che consista in vibratori appesi ai rami. Dunque, data la particolare intenzione della ditta in oggetto, quest’ultima avrebbe fatto bene a chiarire subito, a scanso di equivoci, che razza di albero di Natale aveva in animo di erigere. Così non è stato, da qui la sorpresa e le proteste.

In effetti, se uno va a fare spese in Corso Como col bimbo e quest’ultimo (che nulla –ancora- sa delle direttive Oms e della risoluzione Estrela) gli chiede che cosa rappresentino quelle strane decorazioni sull’albero, il papà in questione si trova magari in un certo imbarazzo e, per sicurezza, porta il pupo al Disney-shop di Corso Vittorio, dove almeno troverà un Natale-Natale e al diavolo Corso Como con le sue “sorpresine”. Di ciò i commercianti di quest’ultimo Corso non saranno grati. Partita la raffica di interviste sull’intera faccenda, si registrano la contrarietà all’abete vibrante dell’europarlamentare Carlo Fidenza dei larussiani Fratelli d’Italia. Mentre del tutto favorevole è Giulio Gallera, coordinatore cittadino di Forza Italia. Il che in parte spiega perché Alfano e altri cattolici abbiano deciso di prendere le distanze dalla componente “laica” dell’ormai ex Pdl.

Tra le interviste, la più singolare è quella che la giornalista Elena Gaiardoni del «Giornale» (13 dicembre) ha fatto a una delle tre socie dell’azienda al centro della polemica. Questa, lamentando la rimozione, ha concluso: «E poi non vedo cosa ci sia di male nel presentare vibratori appesi ad una pianta». Sì, ma la pianta è un albero di Natale esposto in luogo pubblico, da qui la domanda: «Li metterebbe nel presepe?». Risposta: «No, perché sono credente». La risposta è esatta. E concediamo pure che l’abete è una tradizione nordica, probabilmente pagana e di sicuro luterana. Ma la giornalista, dovendo occuparsi solo di una polemica cittadina, non aveva spazio e nemmeno interesse a porre la domanda numero due: «Com’è che lei, credente, produce e vende vibratori?». Anche se lo avesse fatto (ma non è questo il suo mestiere), probabilmente si sarebbe sentita rispondere: «E che c’è di male?».

Il che ci porta lontano. Ci porta all’ignoranza del catechismo e della morale cattolica. Ci porta a una predicazione sempre più generica e vacuamente buonista. A un «annuncio», doverosissimo, cui però non segue un’adeguata istruzione, forse per timore di perdere adepti. Qualche tempo fa, in una puntata di «Porta a porta» dedicata al nuovo Papa e alle sue supposte “aperture” ai divorziati risposati, uno di questi, intervistato (una donna, per l’esattezza), mostrò un Cristo tatuato sul suo braccio, significando che lei era credente, credentissima. Ma nessuno dei monsignori in studio fece notare a Bruno Vespa che quella persona incappava a pieno titolo nell’ammonimento evangelico: «È inutile che mi chiamate Signore se poi non seguite i miei insegnamenti». Già: quel che conta è non scontentate nessuno. Certo, un lucignolo ancora fumigante è meglio di uno del tutto spento. Ma anche il fumigante si spegnerà se non ci si soffia sopra, e questo nessuno degli addetti ai lavori pare aver voglia di farlo.

Per tornare all’abete milanese, la «credente» sponsor forse ritiene inutile confessarsi. O forse, se lo fa, il suo confessore non ritiene opportuno chiederle che mestiere faccia. Oppure, infine, al suo confessore basta che i penitenti non evadano il fisco e non inquinino l’ambiente. Sono questi, infatti, i «peccati» alla moda. Il sesso? È sempre «amore». Come dicevano Cicciolina e Moana. E come dice Obama.

© LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA

Dopo i porno-funerali di Gallo, autopsia di una Chiesa suicida, nella persona di Bagnasco Angelo

I terrificanti funerali di Andrea Gallo: è difficile invitare alla vergogna Angelo Bagnasco quando assieme alla vergogna certi vescovi hanno smarrito ormai il senso del ridicolo. Dopo che il Gallo ha cantato (Bella ciao), tradimento, passione e morte della Sposa di Cristo. Mentre Cristo è di nuovo da solo nel Getzemani a sudare sangue, i suoi discepoli (Bagnasco&colleghi), che avrebbero dovuto vegliarlo, si sono addormentati nel sonno della ragione e degli inetti.

Dopo i porno-funerali di Gallo, autopsia di una Chiesa suicida, nella persona di Bagnasco Angelo