«Insegnamento non ricevuto», liberi i cristiani Lgbt

Continua l’inarrestabile ascesa della lobby LGBT nella Chiesa con l’alto “patrocinio” dei gesuiti.

di Marco Tosatti (22-09-2017)

Padre James Martin, SJ è ancora alla ribalta della cronaca, almeno nel mondo anglosassone e sul web, per alcune dichiarazioni – in realtà un video – che ha pubblicato ieri e in cui tratta di omosessualità e castità. Ma non solo; in un messaggio sui social si è anche riferito allo Spirito Santo come ad una “Lei”. Come è stato scritto nei giorni scorsi, alcune istituzioni cattoliche, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, hanno annullato alcuni incontri previsti a causa delle proteste di semplici cattolici, che hanno telefonato, o scritto, a queste istituzioni. Il nodo del problema erano le posizioni del gesuita, che è stato nominato consultore per le Comunicazioni in Vaticano, in tema di omosessualità, matrimonio omosessuale, e agenda LGBT. Martin è l’autore di un libro Building a bridge proprio su questi argomenti. Il libro ha avuto critiche molto serrate da parte di esponenti cattolici, fra cui il card. Robert Sarah.

James Martin al concerto dei Metallica

Come è noto, l’unico contesto in cui l’attività sessuale è lecita per un cattolico è il matrimonio, celebrato fra un uomo e una donna. James Martin, nel video, sostiene che «un insegnamento, per essere realmente autorevole, deve essere ricevuto dal popolo di Dio, dai fedeli. Guardate a qualche cosa, come, per esempio l’Assunzione. L’Assunzione è dichiarata tale e la gente la accetta. Vanno alla Festa dell’Assunzione, credono nell’Assunzione. È ricevuta». Invece, ha detto il gesuita, la situazione per la gente LGBT è diversa: «L’insegnamento che la gente LGBT deve essere celibe tutta la vita non è stato ricevuto».

Ora, in realtà bisogna ricordare, cosa che Martin non fa, che esistono associazioni di persone omosessuali cristiane, come Courage, che fanno esattamente questo; quindi, qualcuno l’ha ricevuto, questo insegnamento. E naturalmente questa tesi di James Martin è discutibile; qualcuno ha notato che in realtà è un concetto protestante, quello della “ricezione” come prioritaria all’accettazione del Magistero. La legge della Chiesa cattolica dice una cosa diversa: e cioè che una persona deve credere con fede alla parola di Dio scritta o trasmessa, nel deposito di fede affidato alla Chiesa. Non si pone la clausola della ricezione. E’ un concetto definito chiaramente da Lumen Gentium, che fa riferimento esplicito al Catechismo.

Si può pensare che il gesuita, che è uomo estremamente brillante, abile e ben connesso si sia preso qualche libertà con l’insegnamento cattolico. Come sembra aver fatto, in precedenza, in un altro video, in cui diceva che andare a un matrimonio omosessuale non è peggio che andare a un matrimonio ebraico: “una tradizione diversa”, e aggiungendo che il rifiuto di partecipare a un matrimonio omosessuale per lui “è molto sorprendente”. Ora, la Chiesa cattolica insegna che il matrimonio fra non battezzati, privo di impedimenti legali, è considerato un “matrimonio naturale”; ed è lecito, agli occhi di Dio. Un matrimonio omosessuale invece prevede, secondo la Chiesa, un’infrazione della legge naturale e un peccato mortale, di quelli che secondo un’antica definizione “gridano vendetta al cospetto di Dio”. Il “peccato impuro contro natura” è in compagnia dell’omicidio volontario, dell’oppressione dei poveri e del defraudare la giusta mercede a chi lavora.

Naturalmente tutta questa polemica vive di una grande attività sui social. Padre Martin ha pubblicato nei giorni scorsi una quantità di interventi, sia su Twitter che su Facebook, relativi alla vicenda. Uno di questi, all’insegna della speranza nello Spirito Santo si conclude così: “Things can always improve. And the Holy Spirit knows what She’s doing”. Ora “She”, al maiuscolo in seno di onore, e riferito allo Spirito Santo può voler dire solo una cosa: e cioè che lo Spirito Santo è un essere femminile. (Le cose possono sempre migliorare. E lo Spirito Santo sa che cosa Ella sta facendo).

Nell’annunciazione si fa riferimento implicito a un unione maschile-femminile. Ma se lo Spirito Santo è “She”, l’unione con Maria è donna con donna. In greco il termine pneuma è greco, e in latino spiritus è maschile. Gesù parlando dello Spirito usa un termine maschile, il Paraclito. La Chiesa non si è mai riferita allo Spirito Santo come ad un’entità femminile. Difficile capire dunque da dove il creativo gesuita abbia estratto il suo Spirito Santo al femminile, se non dal gusto di un’ennesima provocazione per sbalordire il suo pubblico.

(fonte: lanuovabq.it)

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