Francesco, il papa che umilia il papato

Recente conferenza stampa a parte, la demolizione sistematica dei pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI ha ormai sdoganato l’idea che il papa non è più il custode della fede, né colui che conferma i suoi fratelli, ma uno che agisce in base alle proprie voglie e sensibilità e pretende di essere obbedito, senza darsi pena di mostrare la propria continuità con i suoi predecessori.

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Francesco, un papa in caduta libera

Bergoglio ha purtroppo ripreso l’aereo e l’effetto della diminuzione di ossigeno ad alta quota ha prodotto ancora effetti sconcertanti che si sono abbattuti sullo stremato popolo di Dio, ormai inerte e sconsolato di fronte a tanta miseria intellettuale, teologica e umana.

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E in Slovacchia il Papa riabilita il vescovo gayfriendly

La visita di papa Francesco in Slovacchia si chiude con la riabilitazione davanti all’opinione pubblica dell’ex vescovo di Trnava, Robert Bezák, deposto da Benedetto XVI nel 2012 e accusato di aver anche creato una rete di preti omosessuali. Imbarazzo nella Conferenza episcopale.

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“Devono accettare il Vaticano II, e basta!”

Questo il tono con cui Francesco si è rivolto a un gruppo di vescovi del Sud della Francia, in visita ad limina a Roma, riguardo il Vetus Ordo Missae.

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Una Messa e le ragioni d’amore: supplica degli abati

Superiori e Abati degli Istituti ormai ex-Ecclesia Dei si sono ritrovati nel quartier generale dell’Institut du Bon Pasteur a margine dei rumors su un documento applicativo ancora più restrittivo. In una lettera inviata a Roma si esprime preoccupazione per le misure draconiane del motu proprio Traditionis Custodes e rammarico, perché ci si rende conto che il motu proprio che limita la Messa in rito antico significa la distruzione di quanto pazientemente tessuto negli ultimi cinquant’anni.

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Il Papa, il latino e i limiti della pastorale della nostalgia

Papa Francesco ribadisce la volontà di far morire le Messe in latino. L’annunciato “riordino costruttivo” è dettato da un’idea di Chiesa della rottura in cui il fedele che cerca la tradizione sia un nostalgico che il tempo estinguerà. Ma i gruppi stabili non sono composti da anziani, ma sono un’esperienza di Chiesa giovane, che ora si vuole umiliare, di fedeli in crescita, che non possono essere accusati di nostalgismo dato che vivono la Messa in latino non come rifugio, ma come un approdo da cui sono attratti, privi di quelle ideologie di cui invece sono infarciti i provvedimenti che li puniscono.

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Le difficoltà della “teologia del popolo”

L’espressione “teologia del popolo” sembra sia stata coniata dal teologo J.L. Segundo che voleva distinguerla anche nel nome dalla teologia della liberazione nella quale rischiava di essere confusa. Però le due teologie mantengono un punto in comune, vale a dire il punto del loro “cominciamento”.

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Traditionis custodes. I superiori degli istituti tradizionali faranno il punto

I superiori generali degli istituti apostolici che celebrano esclusivamente il Santo Sacrificio della Messa secondo la forma tradizionale del rito romano si riuniranno la prossima settimana per discutere il nuovo decreto di papa Francesco che limita l’uso antico della sacra liturgia.

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Dimissioni, atto finale di un papato ormai secolarizzato

Francesco si dimetterà, non per motivi di salute o altro, ma per completare il processo di secolarizzazione del papato da lui intrapreso con decisione. Dal “buonasera” iniziale alle encicliche orizzontali, non resta ora che l’atto finale delle dimissioni come tappa decisiva per portare a termine il processo di secolarizzazione della Chiesa.

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