Il lavorìo carsico per una messa “ecumenica”

La Congregazione del Culto Divino è sempre più marginalizzata nella decisione di decentralizzare e dare più libertà agli episcopati nello sperimentare nuove traduzioni. Così si lavora a nuovi testi più adatti alla mentalità dell’uomo moderno e a una nuova preghiera eucaristica, per poter andare incontro ai fratelli separati, soprattutto nelle aree germanofone. Questo comporterebbe anche la messa in discussione della forma ordinaria, “sdoganata” dal motu proprio Summorum Pontificum. E la perdita di centralità dell’Eucarestia.

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I gesuiti e la de-cattolicizzazione del papato

Prendiamo ad esempio padre Arthur F. McGovern, S.J., un prestigioso e convinto apologista del nuovo anticapitalismo dei gesuiti. Nel 1980 pubblicò un libro sul soggetto — Marxismo, una prospettiva cristiano-americana — e in seguito ha reso esplicito il suo punto di vista in più di un’occasione. Per lui il marxismo non può essere liquidato come «falso». Di conseguenza, conclude il gesuita, dobbiamo isolare la critica sociale di Marx, che è «vera», da quegli elementi estranei. Possiamo accettare il concetto di lotta di classe di Marx, perché c’è una lotta di classe. Ciò significa sì rivoluzione, ma «rivoluzione non significa chiaramente violenza… significa che dovremo avere un nuovo tipo di società, decisamente non il capitalismo democratico che conosciamo…», insomma basta aggiungervi ingredienti cristiani, eliminare quelli non cristiani e il gioco è fatto. Va anche specificato che di violenza, questi gesuiti, ne hanno prodotta molta in tutto il Sudamerica. McGovern vede in Gesù, come viene ritratto nel Vangelo di san Luca, un esempio di rivoluzione. Quello di san Luca è «un vangelo sociale», dice, citando Gesù in appoggio alla sua causa. «Sono venuto a portare una buona novella per i poveri, a liberare gli infelici, a riscattare i prigionieri». «Vedete», aggiunge McGovern, «quante volte Gesù parla della povertà; s’identifica con la povera gente; critica coloro che caricano pesi sulle spalle dei poveri». Chiaramente, quindi, Gesù riconosce l’esistenza della «lotta di classe» e sostiene «la rivoluzione».
Il messaggio arriva oggi da migliaia di fonti differenti del clero e dei teologi che vivono nei paesi a capitalismo democratico. È incastonato – ha spiegato padre Malachi – in una “teologia” completamente nuova – la teologia della liberazione – il cui manuale è stato scritto da un domenicano peruviano, Gustavo Gutiérrez, discepolo del gesuita Henri de Lubac, e il cui albo d’onore comprende un bel numero d’influenti gesuiti latino-americani come Jon Sobrino, Juan Luis Segundo (1925-1996) e Fernando Cardenal (1934-2016). E qui veniamo alla ciliegina sulla torta. Rapidamente, decine di gesuiti cominciarono a lavorare, con la passione e lo zelo tipici del loro Ordine, per il successo dei comunisti sandinisti del Nicaragua e, quando i sandinisti presero il potere, quegli stessi gesuiti assunsero posti chiave nel governo centrale, imitati da altri a livello regionale. In altri paesi dell’America Centrale, i gesuiti non solo parteciparono all’addestramento dei quadri marxisti della guerriglia, ma alcuni diventarono addirittura guerriglieri. Ispirati dall’idealismo che vedevano nella teologia della liberazione, incoraggiati dall’indipendenza insita nella nuova idea di Chiesa come gruppo di comunità autonome, i gesuiti ritennero che fosse permesso, persino incoraggiato, tutto ciò che aiutava il nuovo concetto di “Chiesa del popolo”.

Il resto lo trovate in basso.


Cooperatores Veritatis

Nell’approfondimento della prima parte del nostro modesto studio sulla deriva di un certo gesuitismo, alle fondamenta della pastorale post-conciliare della Chiesa, dagli anni ‘60-‘70, passiamo ora ad analizzare i rapporti di questo gesuitismo novatore con i Sommi Pontefici.

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E continuavano a chiamarlo Vatican Sniper

Ci sono voluti un po’ di giorni per riordinare le idee dopo la pubblicazione dell’intervista sul mensile Il Timone. Ma ora la decisione è presa, la parola d’ordine è lanciata: eliminare il cardinale Müller. Il segnale è un articolo su Vatican Insider, che in sostanza invita il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede a dimettersi.

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Donne-prete, ci risiamo con la tecnica del tuttavia

La Civiltà Cattolica riapre, di nuovo, un dibattito chiuso da Giovanni Paolo II e dallo stesso Francesco. Con la solita tecnica del “tuttavia” si punta a rimettere in discussione un aspetto dottrinale chiarito usando motivazioni sociologiche e positiviste che nulla hanno a che fare con la cristologia. Uno schema che genera equivoci di percorso.

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Aborto, se anche la CEI si arrende…

Quando venne approvata la Legge 194 che legalizzava l’aborto, la CEI promulgava un decalogo per i cattolici, su come comportarsi in difesa della vita. La Giornata per la Vita venne indetta dai Vescovi nel 1978 quale risposta pastorale della Chiesa ad una legge dalle conseguenze mortifere. Adesso l’atteggiamento è molto cambiato. La parola “aborto” non compare neppure nei documenti. Ma servirebbe la chiarezza di sempre.

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Milano e la Chiesa dei “diversamente” cristiani

Il caso degli anniversari di nozze cancellati per rispetto dei divorziati è il sintomo di una nuova “Chiesa”. In cui la teologia rahneriana del “diversamente” implica che il cattolico non abbia più nulla da dire al mondo a partire dalla propria fede, perché sarebbe un indebito atto di accusa verso altri.

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L’ateneo del Papa e le simpatie per “Che” Guevara

La Lateranense e il gemellaggio con l’Università di Cuba: nel segno di un venerabile presto beato e del comandante Guevara. «Anche lui preoccupato del bene civile», dice il rettore. Dimenticando i morti ammazzati, l’odio scientifico e l’esaltazione della violenza di un simbolo terribile del ‘900, che neanche i nostalgici comunisti esaltano ormai più.

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