Motus in fine velocior. Dal Vaticano II a papa Francesco

Nel momento in cui il Traditionis custodes pretende di abolire il Summorum Pontificum, si auto-condanna a ricevere in futuro lo stesso trattamento, esattamente come è accaduto per il nuovo principio di libertà religiosa del Vaticano II, che pretendendo di invalidare il Magistero anteriore a Pio XII, si è auto-relativizzato.

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Perché il Concilio Vaticano II non condannò il comunismo

Perché il comunismo non fu denunciato al Concilio Vaticano II e quali furono le conseguenze di questo silenzio.

Concilio Vaticano II

Juan Miguel Montes, direttore dell’Ufficio Tradizione Famiglia Proprietà di Roma, spiega perché il comunismo non fu denunciato al Concilio Vaticano II e quali furono le conseguenze di questo silenzio.

di Javier Navascués (09-11-2021)

Juan Miguel Montes, direttore dell’Ufficio Tradizione Famiglia Proprietà di Roma, spiega perché il comunismo non fu denunciato al Concilio Vaticano II e quali furono le conseguenze di questo silenzio.

Per molti anni il patto segreto tra Vaticano e URSS per non condannare il comunismo al Concilio Vaticano II è stato considerato una leggenda. Come è stata possibile una cosa così incomprensibile?

Il patto era legato all’impegno di non condannare il comunismo in cambio del permesso a rappresentanti qualificati del Patriarcato di Mosca di partecipare al Concilio. Non sfuggiva a nessuno che all’epoca la Chiesa ortodossa russa era profondamente legata al regime sovietico. Oggi può sembrare incomprensibile, ma nelle grandi manovre geopolitiche di quel difficile periodo…

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Perché la “nuova Chiesa” ha fallito

Il fallimento di Bergoglio certifica quello della “nuova Chiesa” uscita dal Concilio. Eppure si procede sulla stessa strada. E dopo Francesco?

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“Devono accettare il Vaticano II, e basta!”

Questo il tono con cui Francesco si è rivolto a un gruppo di vescovi del Sud della Francia, in visita ad limina a Roma, riguardo il Vetus Ordo Missae.

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La coerenza di Traditionis custodes

Col motu proprio Traditionis custodes Papa Francesco ha solo portato alle estreme conseguenze la logica del Vaticano II, precisando che l’unica Messa della Chiesa è quella voluta da Paolo VI.

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Traditionis custodes: un atto di debolezza

Dopo un’attenta e calma lettura del recente motu proprio Traditionis Custodes, il testo pare non un atto di forza ma di debolezza, un canto del cigno che, prossimo alla fine, canta con voce non più bella ma più forte.

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Dal Summorum Pontificum al Traditionis custodes: Come laici inascoltati che fine facciamo?

Con la pubblicazione di questo nuovo Motu Proprio di Papa Francesco (per il quale le nostre preghiere oggi sono e devono esser ancor più intense), invece, sembra che i laici siano stati ridotti ad un nulla, a spettatori passivi di un processo del tutto clericale. Centralismo puro e passività assoluta. Altro che pre-concilio! Altro che Messa antica! Neanche nel Medioevo si era mai giunti a tanto. Anzi, tutt’altro…

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