«Non sono solo amareggiato, sono anche assai preoccupato del nostro futuro. E più ancora del conformismo che dentro la Chiesa (soprattutto le gerarchie) sta prendendo piede, e che a questo futuro non pensa. Il giorno in cui il cristianesimo sarà ridotto ad una dottrina che parla di giustizia sociale, poveri, immigrati, lavoro, ambiente, sindacati, costituzioni politiche, eccetera, la Croce sarà definitivamente ammainata davanti allo spirito dei tempi. Certamente la bella sposa di Cristo non scomparirà, ma si dovrà attendere a lungo per vedere la fine dei guasti che oggi si stanno compiendo»

Marcello Pera

(fonte: rossoporpora.org)

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«Nelle operazioni di soccorso bisognerebbe badare prima di tutto a donne e bambini e invece noto che i rifugiati sono in netta maggioranza uomini. Mi domando il perché e chi si mescola tra di loro. Se sono profughi di guerra, c’è da chiedersi per quale ragione non pensino a donne e bambini. Non hanno famiglia? E perché non proteggere anche e doverosamente i cristiani perseguitati nelle terre islamiche? E poi un’altra cosa mi lascia perplesso … perché i paesi islamici che sono loro vicini non li aiutano e non li accettano? Perché non trovano ospitalità in quei paesi arabi che sono vicini a loro per cultura, religione, mentalità? Per quale motivo non migrano da quelle parti? La mia idea è che gli aiuti vadano fatti sul posto. Indubbiamente l’accoglienza è un valore cristiano e noi da cristiani dobbiamo aiutare nel nome del Vangelo della misericordia. Ciò nonostante, quest’accoglienza trova un limite nella ragionevolezza, nella misura e soprattutto nel fare in modo che non entrino malintenzionati. Non è pensabile fare passare tutti, e poi occorre sempre coniugare il valore della sacrosanta accoglienza col rispetto da parte di chi entra della cultura, della tradizione e della legge del popolo che ospita. Da questo punto di vista concordo col presidente polacco Duda. Un continuo incoraggiamento a venire in Europa senza piani chiari non aiuta né loro né noi»

Zenon cardinal Grocholewski

FONTE: chiesaepostconcilio.blogspot.it

L’intemperanza dello spirito

In una di quelle orazioni funebri in cui gli accadde cosi spesso di esser la coscienza vivente del suo tempo, Bossuet pronunciò un giorno (nel 1685) una requisitoria ardente contro ciò ch’egli chiamava «l’intemperanza dello spirito». Quella dei sensi, egli diceva, non è l’unica, e forse neppure la più pericolosa e lusingatrice: anche l’intelligenza ha le sue vertigini e le sue tentazioni. « Un orgoglio che non può sopportare nessuna autorità legittima, uno stordimento volontario, una temerità che arrischia tutto»: tali erano, secondo lui, le cause profonde della rivolta luciferica alla quale porta questa intemperanza. E il suo scopo, era lo scopo dell’uomo ribelle: «divenire l’unico oggetto delle proprie compiacenze, far di se stesso il proprio dio ». L’analisi era lucida: il vecchio vescovo conosceva le anime, e la propria epoca. E dinanzi alle prospettive che intravvedeva, non poteva trattenersi dal lasciar trasparire una dolorosa angoscia. Che sarebbe mai diventata la fede cristiana? Sarebbe stata capace di resistere agli assalti dell’orgoglio scatenato? Le porte dell’Inferno non sarebbero prevalse con­tro la Parola? All’amico Huet, vescovo di Avranches, egli scriveva anche: «Vedo prepararsi contro la Chiesa un grande combattimento».

Tratto da: D. Rops, Storia della Chiesa del Cristo, (Vol. V/II, Roma 1961, p. 7).

Fonte: unafides33.blogspot.it

Conviene quindi edificare una «nuova morale», che tenga conto delle mirabili scoperte della scienza e restituisca alla sessualità i suoi titoli di nobiltà. Verniciando di scienza il sesso, d’ora innanzi permesso, raccomandato, anzi comandato, esibirlo dappertutto. Basta coi tabù! In alto i sessi!

A questo, appunto, si dedicano pubblicamente, nella Chiesa, gruppi di preti sempre più folti. Ben lontani dall’accorgersi che la decadenza dei costumi è sempre parallela al declinare delle credenze, e dal consacrarsi con zelo alla restaurazione della fede e all’emendamento della condotta dei singoli, codesti disgraziati si accaniscono ad «integrare» — cosi dicono — «le ricchezze della sessualità» nel cristianesimo.

In altri termini, il nuovo cattolicesimo dell’aggiornamento ad ogni costo o sarà sessuale, o niente.

È una buffonata — direte voi. È, ahimé, il segno che il frutto è bacato! Quando una religione, il cui ufficio e di elevare l’anima verso Dio, cade nell’apologia del sesso, si può dire che e colpita al cuore. Essa chiama su coloro che l’avviliscono il fuoco della Provvidenza offesa.

Marcel de Corte, La Grande Eresia, Roma 1970, p. 128-129