San Vincenzo de’ Paoli spiega come agiscono i novatores

San Vincenzo De Paoli, Lettera a un prete della Missione, 24 luglio 1648

«Tutti i novatori agiscono allo stesso modo; nei loro libri seminano contraddizioni, affinché, se li si attacca su un punto, possano aver pronta la scappatoia col dire che altrove hanno sostenuto il contrario. Io ho sentito dire dal defunto abate di San Curano, che se lui, in una stanza, avesse affermato delle verità a persone capaci di intenderle e, passato in un’altra stanza, vi avesse trovato altre persone non ugualmente capaci, egli avrebbe detto a queste persone esattamente il contrario; e sosteneva che Nostro Signore agiva in questo modo e raccomandava che così si facesse».

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«Non sono solo amareggiato, sono anche assai preoccupato del nostro futuro. E più ancora del conformismo che dentro la Chiesa (soprattutto le gerarchie) sta prendendo piede, e che a questo futuro non pensa. Il giorno in cui il cristianesimo sarà ridotto ad una dottrina che parla di giustizia sociale, poveri, immigrati, lavoro, ambiente, sindacati, costituzioni politiche, eccetera, la Croce sarà definitivamente ammainata davanti allo spirito dei tempi. Certamente la bella sposa di Cristo non scomparirà, ma si dovrà attendere a lungo per vedere la fine dei guasti che oggi si stanno compiendo»

Marcello Pera

(fonte: rossoporpora.org)

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«Nelle operazioni di soccorso bisognerebbe badare prima di tutto a donne e bambini e invece noto che i rifugiati sono in netta maggioranza uomini. Mi domando il perché e chi si mescola tra di loro. Se sono profughi di guerra, c’è da chiedersi per quale ragione non pensino a donne e bambini. Non hanno famiglia? E perché non proteggere anche e doverosamente i cristiani perseguitati nelle terre islamiche? E poi un’altra cosa mi lascia perplesso … perché i paesi islamici che sono loro vicini non li aiutano e non li accettano? Perché non trovano ospitalità in quei paesi arabi che sono vicini a loro per cultura, religione, mentalità? Per quale motivo non migrano da quelle parti? La mia idea è che gli aiuti vadano fatti sul posto. Indubbiamente l’accoglienza è un valore cristiano e noi da cristiani dobbiamo aiutare nel nome del Vangelo della misericordia. Ciò nonostante, quest’accoglienza trova un limite nella ragionevolezza, nella misura e soprattutto nel fare in modo che non entrino malintenzionati. Non è pensabile fare passare tutti, e poi occorre sempre coniugare il valore della sacrosanta accoglienza col rispetto da parte di chi entra della cultura, della tradizione e della legge del popolo che ospita. Da questo punto di vista concordo col presidente polacco Duda. Un continuo incoraggiamento a venire in Europa senza piani chiari non aiuta né loro né noi»

Zenon cardinal Grocholewski

FONTE: chiesaepostconcilio.blogspot.it

L’intemperanza dello spirito

In una di quelle orazioni funebri in cui gli accadde cosi spesso di esser la coscienza vivente del suo tempo, Bossuet pronunciò un giorno (nel 1685) una requisitoria ardente contro ciò ch’egli chiamava «l’intemperanza dello spirito». Quella dei sensi, egli diceva, non è l’unica, e forse neppure la più pericolosa e lusingatrice: anche l’intelligenza ha le sue vertigini e le sue tentazioni. « Un orgoglio che non può sopportare nessuna autorità legittima, uno stordimento volontario, una temerità che arrischia tutto»: tali erano, secondo lui, le cause profonde della rivolta luciferica alla quale porta questa intemperanza. E il suo scopo, era lo scopo dell’uomo ribelle: «divenire l’unico oggetto delle proprie compiacenze, far di se stesso il proprio dio ». L’analisi era lucida: il vecchio vescovo conosceva le anime, e la propria epoca. E dinanzi alle prospettive che intravvedeva, non poteva trattenersi dal lasciar trasparire una dolorosa angoscia. Che sarebbe mai diventata la fede cristiana? Sarebbe stata capace di resistere agli assalti dell’orgoglio scatenato? Le porte dell’Inferno non sarebbero prevalse con­tro la Parola? All’amico Huet, vescovo di Avranches, egli scriveva anche: «Vedo prepararsi contro la Chiesa un grande combattimento».

Tratto da: D. Rops, Storia della Chiesa del Cristo, (Vol. V/II, Roma 1961, p. 7).

Fonte: unafides33.blogspot.it

Conviene quindi edificare una «nuova morale», che tenga conto delle mirabili scoperte della scienza e restituisca alla sessualità i suoi titoli di nobiltà. Verniciando di scienza il sesso, d’ora innanzi permesso, raccomandato, anzi comandato, esibirlo dappertutto. Basta coi tabù! In alto i sessi!

A questo, appunto, si dedicano pubblicamente, nella Chiesa, gruppi di preti sempre più folti. Ben lontani dall’accorgersi che la decadenza dei costumi è sempre parallela al declinare delle credenze, e dal consacrarsi con zelo alla restaurazione della fede e all’emendamento della condotta dei singoli, codesti disgraziati si accaniscono ad «integrare» — cosi dicono — «le ricchezze della sessualità» nel cristianesimo.

In altri termini, il nuovo cattolicesimo dell’aggiornamento ad ogni costo o sarà sessuale, o niente.

È una buffonata — direte voi. È, ahimé, il segno che il frutto è bacato! Quando una religione, il cui ufficio e di elevare l’anima verso Dio, cade nell’apologia del sesso, si può dire che e colpita al cuore. Essa chiama su coloro che l’avviliscono il fuoco della Provvidenza offesa.

Marcel de Corte, La Grande Eresia, Roma 1970, p. 128-129

«La prima grande sfida che [Giovanni Paolo II ed io] affrontammo fu la teologia della liberazione che si stava diffondendo in America latina. Sia in Europa che in America del Nord era opinione comune che si trattasse di un sostegno ai poveri e dunque di una causa che si doveva approvare senz’altro. Ma era un errore. La povertà e i poveri erano senza dubbio posti a tema dalla teologia della liberazione e tuttavia in una prospettiva molto specifica. (…) Non era questione di aiuti e di riforme, si diceva, ma del grande rivolgimento dal quale doveva scaturire un mondo nuovo. La fede cristiana veniva usata come motore per questo movimento rivoluzionario, trasformandola così in una forza di tipo politico. (…) Naturalmente, queste idee si presentavano con diverse varianti e non sempre si affacciavano con assoluta nettezza, ma, nel complesso, questa era la direzione. A una simile falsificazione della fede cristiana bisognava opporsi anche proprio per amore dei poveri e a pro del servizio che va reso loro. (…) Giovanni Paolo II ci guidò da un lato a smascherare una falsa idea di liberazione, dall’altro a esporre l’autentica vocazione della Chiesa alla liberazione dell’uomo».

BENEDETTO XVI

[“Accanto a Giovanni Paolo II. Gli amici & i collaboratori raccontano”, Ares, 2014]

Supponiamo che il comunismo fosse solo uno degli strumenti più evidenti di sovversione usati contro la Chiesa e le tradizioni della Rivelazione Divina… Sono preoccupato per il messaggio che ha dato la Beata Vergine a Lucia di Fatima. Questo insistere da parte di Maria, sui pericoli che minacciano la Chiesa è un avvertimento divino contro il suicidio di alterare la Fede, nella sua liturgia, la sua teologia e la sua anima… Sento tutto intorno a me questi innovatori che desiderano smantellare la Sacra Cappella, distruggere la fiamma universale della Chiesa, rigettare i suoi ornamenti e farla sentire in colpa per il suo passato storico… Verrà un giorno in cui il mondo civilizzato negherà il proprio Dio, quando la Chiesa dubiterà come dubitò Pietro. Sarà allora tentata in credere che l’uomo è diventato Dio… Nelle nostre chiese, i cristiani cercheranno invano la lampada rossa dove Dio li aspetta. Come Maria Maddalena, in lacrime dinanzi alla tomba vuota, si chiederanno: “Dove Lo hanno portato?”.

[Cardinale Eugenio Pacelli, quando era Segretario di Stato di Papa Pio XI. Citazione riportata nel libro “Pius XII Devant L’Histoire”, pp. 52-53.]