Chiese aperte, il “bluff” del Governo e la CEI sottomessa

CEI sottomessa al Governo. Il Viminale non può dettare regole per la Settimana Santa se manca una regolamentazione. Il sospetto che si vogliano Vescovi ancora più remissivi. È ora di reagire, i fedeli uscirebbero schiacciati da questa vicenda.

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Giulianova, parroci e sindaco denunciati per l’atto di affidamento

Ormai il diritto di culto è calpestato. Adesso denunciano anche sindaci e parroci che compiono l’atto di affidamento alla Madonna. A Giulianova al termine della celebrazione primo cittadino e sacerdoti vengono raggiunti dai carabinieri e il giorno dopo scatta la denuncia. Il blitz dell’Arma alimentato anche dalle polemiche sui social durante la Messa al santuario. La CEI tace.

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I vescovi e il sì alla cacciata di Dio dalla vita pubblica

I vescovi italiani, accettando la sospensione delle Messe con il popolo, hanno accettato l’estromissione di Dio dalla sfera pubblica. Non è sufficiente però accusare lo Stato di non aver rispettato in questo modo il principio della libertà di religione. E sarebbe sbagliato che i vescovi pensassero di aver contribuito, con la loro decisione, al bene comune, perché sarebbe come dire che il bene comune non ha bisogno di Dio e, quindi, accettare una politica atea, autosufficiente nel determinare cosa sia il bene comune e nel perseguirlo.

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Ora il governo può chiudere le chiese. Vescovi, ci siete?

Aggiornamento: la versione finale del decreto legge del 25 marzo corregge in parte il comma h) dedicato ai luoghi di culto (clicca qui), così come appariva nella bozza disponibile fino a ieri pomeriggio. È stato tolto il riferimento alla chiusura, resta la limitazione all’accesso. Tiriamo un sospiro di sollievo? Fino a un certo punto, perché l’indirizzo politico è chiaro. E il silenzio della Chiesa pure. Ci ritorneremo domani.

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La fede al tempo del Coronavirus/17

E’ strana però una persecuzione in cui sembra assente ogni eroica forma di resistenza, fino al martirio da parte dei perseguitati, a differenza di quanto accadde in tutte le grandi persecuzioni nella storia. In realtà, non di persecuzione anticristiana si dovrebbe parlare, ma di “autopersecuzione” da parte degli uomini di Chiesa che, chiudendo le chiese e sospendendo le messe, sembrano portare all’ultima coerenza un processo di autodemolizione iniziato negli anni Sessanta del Novecento con il Concilio Vaticano II. E purtroppo, tranne singole eccezioni, anche il clero tradizionalista, che si rinchiude nelle sue case, sembra vittima di questa autopersecuzione (Roberto de Mattei, Il “cigno nero” del 2020?, Corrispondenza Romana, 25-03-2020).

In questa ora, per molti drammatica, purtroppo la Chiesa ha scelto di abbandonare l’“ospedale da campo” e di rinunciare alla propria missione, adeguandosi silenziosamente alle disposizioni governative, senza nemmeno alzare la voce e provare a rivendicare il proprio imprescindibile ruolo. Eppure le soluzioni, garantendo tutti i requisiti di sicurezza, ci sarebbe state. Si è scelto di non contrattare con lo Stato alcuna soluzione e adeguarsi come se la Chiesa cattolica fosse una banale organizzazione umanitaria qualsiasi (Lupo Gori, La Chiesa cattolica al tempo del coronavirus, Corrispondenza Romana, 25-03-2020).

Giorno dopo giorno, si stringe sempre più il cappio intorno al collo degli italiani, con la prospettiva che il “restate tutti a casa” duri almeno fino all’estate. Colpa di scelte politiche sciagurate, che renderanno impossibile allentare la presa per il 16 aprile. Prepariamoci a una grave situazione sociale ed economica (Riccardo Cascioli, Siamo prigionieri di uno Stato-polizia, La Nuova BQ, 25-03-2020).

Oggi, dopo il Rosario (19:30 italiane) nel Santuario di Fatima, il cardinale Antonio Marto consacrerà il Portogallo, la Spagna e la Polonia – più le altre nazioni che vorranno unirsi – al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria. Rinnoviamo l’appello ai sacri Pastori italiani e lo estendiamo al Santo Padre, perché consacri il mondo intero al Cuore della nostra Madre celeste (Ermes Dovico, Fatima, oggi la consacrazione. Appello ai Vescovi e al Papa, La Nuova BQ, 25-03-2020).

La carità al tempo del Coronavirus

La fede al tempo del Coronavirus/14

«La pandemia evidenzia la nostra precarietà e smaschera la menzogna dell’individualismo, che ha favorito la frattura dei legami con la famiglia, la tradizione e Dio». Il vescovo spagnolo Juan Antonio Reig Pla spiega alla Nuova BQ perché ha deciso di non sospendere le Messe col popolo: «La Santa Messa è il Cielo in terra e senza di essa l’uomo si perde». Il Coronavirus è «un colpo alla superbia del globalismo e della società tecnocratica», ma anche la Chiesa ora «deve tornare alle questioni decisive sulla salvezza umana» (Andrea Zambrano, “Non possiamo privarci della Messa ora che il virus ha smascherato l’individualismo”, La NuovaBQ, 20-03-2020)

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La fede al tempo del Coronavirus/11

Le calamità sono un invito alla conversione, un invito forte e affettuoso di Dio espresso in termini di profezia più che di comando, quasi a sottolineare che Dio nella sofferenza darà la grazia della conversione. Perché non applicare tutto questo all’attuale sofferenza indotta dal Coronavirus? Perché non riflettere sul fatto che un certo tipo di conversione non può non passare attraverso la sofferenza? Perché non valutare che è questo il vero “Andrà tutto bene” dei cristiani? Ecco quando la Scrittura ci viene in aiuto per calamità e conversioni (Padre Riccardo Barile OP, #Andràtuttobene solo se nella calamità ci convertiremo, La NuovaBQ, 18-03-2020).

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Video. Chi è come Dio?

L’uomo è diventato, si è fatto, dio in terra. Eppure è stato sufficiente un minuscolo virus per ricordargli che polvere è, e polvere ritornerà. E quando il Signore Dio Onnipotente castiga il mondo per la sua superbia con le calamità, le carestie e le epidemie, lo fa per un motivo ben preciso: purificare il mondo che si è allontanato da Lui e per riparare con la santità la sua Casa.

La fede al tempo del Coronavirus/10

Il blitz della polizia nella chiesa di Cerveteri e la totale assenza di reazioni da parte di Chiesa e istituzioni è un segnale allarmante su quella che ormai è la cultura dello “stato di emergenza”. In nome della lotta al coronavirus si tollerano veri e propri abusi di potere. Senza voler minimizzare la gravità della pandemia in atto, si deve però riconoscere che ci stiamo abituando a vivere in stato di emergenza: appena finirà l’epidemia in corso, ritorneremo all’emergenza climatica, dichiarata già dal nostro parlamento e da quello europeo. Un’altra paura su cui si governerà spingendo i paesi occidentali verso una nuova forma di totalitarismo (Riccardo Cascioli, Lo stato di emergenza non finirà con il coronavirus, La NuovaBQ, 17-03-2020).

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