Caro Riccardi, non ha perso la Chiesa, ma la CEI

Il fondatore di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, ha rilasciato un’intervista a l’Espresso. Pezzo Grosso l’ha letta, e ci ha subito inviato un suo commento, che vi offriamo.

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Chiese dormitorio, tentazione “business” per Sant’Egidio

Sant’Egidio festeggia i 50 anni di attività, ma al di là dei meriti caritativi restano le riserve su come utilizzi le chiese per scopi profani con la scusa dei poveri. Prima i pranzi, ora, complice l’emergenza freddo, trasforma una chiesa in dormitorio e chiede i fondi al Comune di Roma. Un abuso che potrebbe diffondere un incontrollato business dell’accoglienza utilizzando le chiese, che invece sono “porzioni di terra santa”.

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La “neo Chiesa” delle periferie

La totale inconsistenza teologica della neochiesa del gesuita Bergoglio: ma che cos’è questa “Chiesa delle periferie”? forse esiste una “Chiesa del centro”? Come nel caso dei “Preti di strada” la neolingua tradisce la neochiesa.

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Dialogo interreligioso contro Congresso eucaristico

Può un Vescovo di Roma preferire i falsi dei all’unico vero Dio, di cui è il Vicario in terra?

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Un pontificato per far emergere l’apostasia silenziosa

Anche sentendo l’aria che tirava al Sinodo straordinario sulla famiglia, c’è da chiedersi: ma siamo così accecati che non ci accorgiamo più di questa “apostasia silenziosa”, di questo “scisma sommerso” che ha intaccato il cattolicesimo? Forse è questa la missione di Papa Francesco: far emergere questo male nascosto.

di P. Enrico Cattaneo S.J.

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Socci preannunciava “purghe” e Andrea Riccardi oggi su Vatican Insider…

Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant’Egidio, “cattolico adulto” di primo livello, sostiene che “è emersa la necessità di riformare il governo centrale della Chiesa. Alla guida dei dicasteri papa Francesco deve avere persone in sintonia con lui”. Ovvero: mandare al confino chi non si adegua alla “primavera sinodale”.

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Elezioni, quel connubio improprio tra Monti e Chiesa

di Sandro Magister (19/02/2013)

L’operazione capeggiata da Mario Monti è stata una delle nuove offerte politiche di questa campagna elettorale. Ma nuovo è stato anche il modo con cui il premier uscente si è collegato con la Chiesa. Nuovo e strano.

La novità sta nel fatto che proprio mentre la gerarchia della Chiesa si ritraeva dalla mischia politica e rinunciava a scommettere sull’uno o sull’altro dei partiti in lizza, lui, Monti, si è mosso nella direzione contraria. Non solo in poco più di un anno è riuscito a incontrare il papa ben otto volte, l’ultima sabato scorso, polverizzando ogni record. Soprattutto ha voluto accanto a sé come ispiratore, stratega e selezionatore di candidati il fondatore e leader di un’associazione religiosa di primissimo piano, Andrea Riccardi della Comunità di Sant’Egidio, con i suoi fedelissimi in Vaticano e fuori. “È il mio polo magnetico”, ha detto di lui qualche giorno fa a Napoli, mentre si faceva accompagnare in visita pastorale nella “Casa di Tonia” e in altre opere assistenziali promosse dalla Comunità.

La stranezza sta nel fatto che se il calcolo di Monti era di attrarre la Chiesa dalla sua parte e con la Chiesa i grandi numeri del voto cattolico, l’effetto è parso essere opposto. Il momento magico di fine dicembre, quando “L’Osservatore Romano” uscì con un articolo del suo notista politico Marco Bellizi inneggiante a Monti, alla sua “politica alta” e al “successo” che gli si prevedeva, ha lasciato rapidamente il passo al ritiro di qualsiasi benedizione vera o immaginaria alla sua lista, da parte della gerarchia.

In Vaticano, quell’articolo scatenò le ire del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, che né l’aveva visto in anticipo né tanto meno autorizzato. Fu un’idea solitaria del direttore del giornale, Giovanni Maria Vian, che in un’intervista a formiche.net non ha nascosto la sua prossimità a Riccardi: “Per me è un amico da oltre un quarantennio, oltre a essere uno studioso che stimo”. Sta di fatto che da quel giorno, per ordine superiore, “L’Osservatore Romano” non ha più dedicato una riga agli sviluppi della campagna elettorale in Italia. E un parallelo richiamo all’ordine c’è stato per l’altro giornale cattolico, “Avvenire”, di proprietà della conferenza episcopale italiana. Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della CEI, ha ingiunto al direttore del giornale Marco Tarquinio di raffreddare i suoi bollori a favore di Monti e del suo alleato Pierferdinando Casini.

Ai vertici della CEI l’accoppiata elettorale tra Monti e Casini ricorda un’altra accoppiata dall’esito più che infausto: quella del 1994 tra Mario Segni, presunto “uomo nuovo” dell’epoca, e Mino Martinazzoli, ultimo erede di quello che era stato il grande partito della Democrazia cristiana. Allora la sconfitta fu su tutta la linea, anche per i vescovi che vi avevano tutto puntato. E oggi la CEI non vuole certo infilarsi in un altro fallimento, tanto più architettato da un leader cattolico come Riccardi, del quale diffida.

Il fondatore di Sant’Egidio entrò in politica nell’autunno del 2011 come ministro del neonato governo “tecnico” di Monti non perché raccomandato dai cardinali Bagnasco o Bertone, ma solo perché chiamato dal presidente della repubblica Giorgio Napolitano, al quale era legatissimo. Anche Napolitano ha avuto frequenti e felici incontri con Benedetto XVI, ma alla CEI non gli perdonano la firma che egli negò nel 2009 al decreto del governo di Silvio Berlusconi che avrebbe impedito di infliggere la morte a Eluana Englaro. Su eutanasia, aborto, matrimoni omosessuali e altre questioni “non negoziabili” ieri il cardinale Camillo Ruini e oggi il cardinale Bagnasco hanno impegnato una vera e propria battaglia di civiltà. Ma queste sono anche le questioni sulle quali Monti ha idee piuttosto distanti da quelle della Chiesa, e lascia ai suoi libertà di coscienza. Cioè se ne lava le mani. Esattamente come il suo consigliere Riccardi, che dai principi “non negoziabili” si è sempre tenuto alla larga, ritenendoli un ostacolo al pieno di consensi a cui ambisce, non per la Chiesa ma per sé, per il suo futuro di ministro o di sindaco di Roma.

Cristianesimo Cattolico: Gli ambigui sponsor di Mario Monti

cristianesimocattolico:

di Danilo Quinto (20/02013)

Quanto vale l’incontro di commiato, di amicizia speciale, tra Benedetto XVI e Mario Monti? Dal punto di vista economico, è come se la Lista Civica di cui il Presidente del Consiglio è leader, avesse risparmiato qualche milione di euro di spot televisivi. Rispetto ai…

Cristianesimo Cattolico: Gli ambigui sponsor di Mario Monti

Cristianesimo Cattolico: Mons. Paglia e le coppie gay: molto rumore per nulla (oppure no?)

cristianesimocattolico:

di Marco Mancini, da Campari e de Maistre (05/02/2013)

Confesso che ieri, leggendo la notizia su Repubblica.it – è uno dei primi siti che apro la mattina, tanto per rovinarmi la giornata – ho avuto un colpo al cuore. “La Chiesa apre ai diritti delle coppie gay”, era più o meno il titolo….

Cristianesimo Cattolico: Mons. Paglia e le coppie gay: molto rumore per nulla (oppure no?)

Tra Roma e Dakar, i machiavelli di Sant’Egidio

Le manovre elettorali di Andrea Riccardi in Italia. L’incidente diplomatico in Senegal, ai danni del Vaticano. I premi elargiti in curia a fini di carriera.

di Sandro Magister, da www.chiesa (05/02/2013)

Venerdì 1 febbraio, proprio mentre a Roma il segretario della conferenza episcopale italiana Mariano Crociata avvertiva di “non farsi ingannare da imbonitori di qualsiasi sorta”, in vista delle prossime elezioni in Italia, a Napoli il premier uscente e candidato premier Mario Monti additava in Andrea Riccardi, che sorrideva al suo fianco, nientemeno che il suo “polo magnetico”, colui che più di tutti aveva determinato e guidato la sua entrata in politica. Faceva gli onori di casa l’arcivescovo della città, il cardinale Crescenzio Sepe, anche lui grande fan del fondatore della Comunità di Sant’Egidio. Quel cardinale Sepe che nel consiglio permanente della CEI dei giorni precedenti, nel rivolgersi al collega di consiglio Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone e membro della Comunità, l’aveva chiamato, per sbaglio ma non troppo, Montezemolo, tra l’ilarità generale. Luca Cordero di Montezemolo, famoso capitano d’industria e presidente della Ferrari oltre che parente del cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, è il fondatore e leader del movimento politico Italia Futura, che ha lanciato assieme a Riccardi la candidatura di Monti alla guida del governo italiano. Per Riccardi e seguaci non c’è però solo il teatro politico italiano, con le sue incerte fortune. È di questi giorni anche l’ultimo incidente – ultimo di una serie – capitato tra la Comunità di Sant’Egidio e la diplomazia vaticana, che in effetti ha sempre giudicato più di ostacolo che di aiuto l’attivismo geopolitico della cosiddetta “ONU di Trastevere”. L’incidente ha avuto luogo in Senegal. Lì la Comunità di Sant’Egidio è intervenuta più volte, a partire dal 1998, per “facilitare” un accordo tra il governo di Dakar e le formazioni indipendentiste della regione della Casamance. L’ultima volta, pochi mesi fa, su richiesta del leader di una delle fazioni in lotta, Salif Sadio. I negoziati tra emissari delle due parti si sono svolti a Roma, nella sede della Comunità. Ingenerando in Senegal l’impressione che il Vaticano fosse il reale tessitore dell’operazione. Ma l’apparente intervento della Santa Sede in un conflitto interno che le autorità senegalesi non intendono in alcun modo internazionalizzare ha messo in serio allarme queste stesse autorità. Di conseguenza la Santa Sede ha dovuto intervenire per chiarire il suo ruolo. E l’ha fatto tramite il suo nunzio in Senegal, l’arcivescovo Luis Mariano Montemayor. Il 31 gennaio, al termine di una visita alla diocesi di Ziguinchor in Casamance e dopo aver incontrato anche i capi delle locali comunità musulmane ed animiste, Montemayor ha dichiarato: “Non bisogna fare confusione. La Comunità di Sant’Egidio è autonoma e la Chiesa non si oppone a che intervenga nella crisi. Ma se il Senegal come Stato sovrano non domanda alla Santa Sede un arbitraggio, la Santa Sede non interviene. Questo è un affare interno che può creare un incidente diplomatico. Il governo del Senegal ha come politica di non internazionalizzare il conflitto in Casamance e non ha mai chiesto alla Santa Sede di intervenire come ‘facilitatore’”. Il nunzio ha aggiunto che la crisi è acuita dalla presenza di numerose fazioni all’interno del movimento indipendentista della Casamance. Ha auspicato che l’accordo di disarmo preveda l’integrazione dei combattenti nelle forze armate nazionali. E soprattutto ha avvertito che “senza riconciliazione, senza pacificazione delle anime, senza reciproco perdono non vi sarà mai una pace definitiva”. Intanto, a Roma, la Comunità di Sant’Egidio ha conquistato una nuova postazione nell’organigramma della curia vaticana. Il 31 gennaio il presidente della Comunità, Marco Impagliazzo, è stato nominato consultore del pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti. Impagliazzo insegna storia contemporanea presso l’Università per Stranieri di Perugia, ed è prorettore di questa stessa università. Il 15 febbraio del 2011, a Perugia, il segretario particolare di Benedetto XVI, Georg Gänswein, ricevette da questa università una laurea “honoris causa” in sistemi di comunicazione nelle relazioni internazionali. Nel corso della cerimonia Gänswein, che è specialista in diritto canonico, tenne una “lectio magistralis” sulle relazioni tra Chiesa e Stato in Italia. E fu Impagliazzo a pronunciare la “laudatio” in onore del premiato. Da quel giorno i contatti tra la Comunità di Sant’Egidio e Benedetto XVI, mediati dal segretario del papa e già solidi, si sono ancor più rafforzati. Con Andrea Riccardi in posizione preminente. La nomina di Vincenzo Paglia, membro della Comunità di Sant’Egidio e per molti anni suo assistente spirituale, a presidente del pontificio consiglio per la famiglia, è stato il frutto più cospicuo di questi contatti. La nomina è avvenuta il 26 giugno 2012. E nel frattempo Riccardi era diventato ministro della cooperazione internazionale nel governo “tecnico” presieduto da Mario Monti e fermamente voluto dal capo dello Stato italiano Giorgio NapolitanoIn stretti rapporti personali sia con Monti che con Napolitano, Riccardi non è sceso in lizza come candidato nelle elezioni politiche in programma in Italia il prossimo 24 febbraio. Ma è tra i più influenti consiglieri di Monti nella campagna elettorale. Calcola di essere chiamato come ministro in un futuro governo o di essere invocato come sindaco della città di Roma. Tornando alla nomina di Impagliazzo a consultore del pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, è curiosa la premiazione che l’ha preceduta di pochi giorni. Il 29 gennaio il cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente di questo pontificio consiglio, ha ricevuto dal governo romeno l’onorificenza dell’Ordine Nazionale “Stella della Romania”, con il grado di commendatore. E dove si è svolta la premiazione? A Roma in piazza Sant’Egidio, nella sede della Comunità.

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Per saperne di più sul fondatore della Comunità di Sant’Egidio: > Tra matrimoni “gay” ed elezioni. Può il papa fidarsi di Andrea Riccardi? (10.1.2013)

E sugli attriti fra la diplomazia vaticana e la Comunità: > Diario Vaticano / Sant’Egidio in libertà vigilata (29.12.2011)