Perché il progetto Bose è destinato a fallire

L’allontanamento di Enzo Bianchi, fondatore del “monastero” ecumenista di Bose, è una delle tante prove evidenti che quell’esperimento di nuovo (pseudo) monachesimo è destinato a fallire.

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Cinque piaghe legate alla crisi di Bose

Nella vicenda di Bose c’è forse un sommerso che non permette analisi globali, ma bisogna riflettere su almeno cinque punti. L’assenza di un processo formale e trasparente, l’insegnamento della storia, la scelta del delegato pontificio, il ritenere ancora Bose una “perla” a dispetto delle disobbedienze, le contraddizioni (non riconosciute) di Enzo Bianchi.

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Il caso Bose rivela l’ambiguità di Roma

Tra Enzo Bianchi da una parte e il suo successore a Bose e il Papa dall’altra, si è aperto un contenzioso senza esclusione di colpi. Ma a lasciare sconcertati è che nulla si sappia dei fatti all’origine del provvedimento vaticano. Come è già accaduto in tante altre occasioni durante questo pontificato.

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Enzo Bianchi, papa Francesco e “quella ‘volpe’ di Erode”

A dieci mesi dal decreto pontificio che l’ha condannato all’esilio dal monastero di Bose da lui fondato, Enzo Bianchi ancora non ha ubbidito, e continua ad abitare in un eremo sul terreno del monastero. Ma tanti nodi continuano a non essere sciolti anche da parte di chi lo ha giudicato.

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Bianchi e Bose, il vero scandalo è non averlo fermato prima

Tutti a chiedersi cosa sia successo nella comunità di Bose per aver indotto la Santa Sede a intervenire in modo pesante. Ma la vera domanda dovrebbe essere come mai la Santa Sede ha permesso per tanti anni che le tesi eterodosse di Enzo Bianchi circolassero nella Chiesa. E perché un dossier del 2004 in Vaticano sia stato insabbiato.

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Messa e bene comune, cattolici divisi

Dal contagio, come da ogni altra difficoltà nel conseguire il bene comune, ci salverà solo l’azione umana o soprattutto quella divina? Nel primo caso Dio non fa parte del bene comune e le Messe non sono necessarie ma semmai solo utili, nel secondo caso la Messa diventa un atto politico irrinunciabile. Meglio, per i vescovi, la critica moderata di Riccardi e Melloni che non le lodi di Grillo.

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Quando il 68 partì dalla sacrestia

Se studiamo con attenzione la storia di quel fatidico 1968, ci accorgeremo che è proprio all’interno della Chiesa Cattolica, nei settori giovanili e maggiormente compromessi con il secolo, che nacque il movimento di protesta italiano.

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La diabolica contro-chiesa

La neochiesa non è una chiesa parallela, ma è una contro-chiesa, perché a sua finalità è antitetica a quella della vera Chiesa.

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Quando nella Chiesa l’eresia dilaga ogni cattolico ha il dovere della resistenza

Di fronte alla confusione e al disorientamento provocati nei cattolici dal moltiplicarsi di interventi di pastori che svuotano di senso la fede che la Chiesa ha professato per venti secoli, cresce la domanda sul compito di quanti vogliono mantenersi fedeli alla Tradizione. Per questo ospitiamo volentieri la lettera inviataci da monsignor Antonio Livi, che indica una strada e un compito per i cattolici.

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Chiesa povera, tasche gonfie: anche la CEI finanzia la Scuola di Bologna (che fa finta di non saperlo)

Non solo Miur e Emilia Romagna. A sostenere le catto-progressista Scuola di Bologna c’è anche la Cei, che ha erogato nel 2016 35mila euro per uno studio sulle Chiese non in comunione con Roma. Soldi dell’8 per mille giustificati con il Progetto culturale, che, nonostante fosse già chiuso nel 2015, Melloni & co hanno sempre disprezzato sotto Ruini. Infatti di questo finanziamento non fanno cenno nelle richieste. Perché? Il sospetto di una gestione opaca e di una mancanza di trasparenza da parte dei ricchi cantori della Chiesa povera. La nostra inchiesta.

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