Tutti i sinodi di papa Francesco. Ma non ce n’è uno che funzioni

Francesco è il papa più autocrate dell’ultimo secolo, il più incline a fare e disfare tutto da sé, eppure non fa che reclamare senza posa un governo sinodale della Chiesa.

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Papa Francesco: Il Concilio Vaticano II non si tocca

Nell’incontro di promosso dall’Ufficio catechistico nazionale della CEI, Bergoglio ha ribadito la necessità di indire un Sinodo italiano. Il pontefice argentino ha anche detto che «il Concilio è magistero della Chiesa» e aggiunto, con un possibile riferimento alle derive del Cammino sinodale tedesco, che chi non segue il Vaticano II non sta con la Chiesa.

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Un sinodo sulla Chiesa italiana? C’è poco da stare allegri

Diversi segnali indicano come possibile la convocazione di un sinodo della Chiesa italiana nel 2020. Spadaro lo chiede da tempo, papa Francesco dice che “il rumore è arrivato fino a Santa Marta” e loda padre Sorge per un articolo sulla Civiltà Cattolica. Dove il novantenne gesuita immagina un sinodo in funzione anti-Salvini. E lo stesso Sorge, in un’intervista, se la prende con san Giovanni Paolo II.

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Prove di conclave. Il prossimo papa prenderà il nome da sant’Egidio

Due recenti atti di papa Francesco hanno richiamato l’attenzione sul conclave che eleggerà il suo successore. E sui nomi dei candidati.

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Sorge SJ, patriarca mancato che fa il tifo per le sardine rosse

Ritratto di un gesuita progressista, Bartolomeo Sorge, che voleva diventare patriarca di Venezia e si è ritrovato a mondanizzare il Vangelo riducendolo a codice di buona condotta no global, ecologista e antifascista.

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Spadaro che Sorge. Italia che tramonta. Perché il gesuitismo fa male al popolo

Il signor clero, gesuiti in testa, stia riuscendo nell’impresa ci sta dividendo in ciò che dovrebbe unirci, la fede nell’unica Verità.

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La Dottrina sociale dei gesuiti è quella cattolica?

Nella prospettiva del mensile gesuita Aggiornamenti sociali l’«ascolto sapienziale del territorio» è detto essere un «luogo teologico», il che comporta che quell’ascolto è il punto di vista da cui cambiare anche la dottrina presente nella Dottrina sociale della Chiesa.

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Toglietemi tutto, ma non il “mio” concilio

Ottobre 16, 2012

Complice forse l’influenza che, gentilmente, anche quest’anno è venuta a trovarmi, in questi giorni di ottobre mi pare di vivere una versione cattolicheggiante de Il barbiere di Siviglia, in cui novelli Figaro cantano: «il Concilio qua, il Concilio là, il Concilio su, il Concilio giù. Viva il Concilio di qualità, viva l’ermeneutica della continuità!».

E il “Figaro” che canta più forte è Alberto Melloni che – sulle pagine del Corriere della sera – scrive, senza arrossirne, che «il Concilio è patrimonio di tutti: al punto che perfino i più cocciuti tradizionalisti vogliono il rito di san Pio V perché anche per loro l’atto del celebrare è norma che genera la comunità e non più un bisbiglio lontano da mescolare al rosario». Capite? Se io – ventiduenne, tradizionalista e cocciuto – ho abbandonato il Novus Ordo per amore della Messa di sempre è semplicemente perché, in questo modo, posso partecipare attivamente alla liturgia e non perché il Novus Ordo condensa – in unico rito – cinque secoli di «eresie antiliturgiche».

Per i più arditi, poi, esiste una raccolta di 365 perle conciliari raccolte da Marco Vergottini – docente della facoltà teologica dell’Italia settentrionale – che, nel tempo libero, si intrattiene con protestanti e valdesi per discutere del Concilio, protetto ovviamente da Sant’Ecumenismo. Sarebbe grande la tentazione di scrivere un libro intitolato “Una perla al giorno toglie il concilio di torno”, in cui presentare – tra le altre – la seguente perla: «Il cardinal Ottaviani prega durante il Concilio con rinnovato fervore. Durante le congregazioni generali è possibile vederlo prosternato ai piedi del Santissimo per lunghe ore. I suoi collaboratori cominciano ad inquietarsi. Finalmente uno di loro decide e gli chiede se c’è qualcosa che non vada. Ahimé, risponde, sto supplicando il cielo di chiamarmi a sé e soprattutto di non attendere, per farlo, che il Concilio finisca. Perché diamine una tal fretta? Perché ci tengo a morire cattolico».

Passando poi a Famiglia Cristiana, ecco che padre Bartolomeo Sorge propone la soluzione a tutti i mali della Chiesa: maggior dialogo e più «laici maturi e responsabili». Ci spiace per padre Sorge, ma l’unico modo per salvare la Chiesa è che Dio conceda ad Essa non solo dei sacerdoti, ma dei santi sacerdoti. Senza di essi, il laico – pur bravo che sia – non potrà far nulla, perché i preti sono gli unici a custodire i Sacramenti (questo, ovviamente, fino a quando non ci sarà un Concilio Vaticano III che manderà definitivamente in soffitta l’insegnamento tradizionale della Chiesa).

Ora, complice la febbre e la stanchezza, concludiamo con un augurio ai tre autori citati: «Ah, bravo Figaro! Bravo, bravissimo; a te fortuna non mancherà, se continui il Concilio ad incensar!»

Matteo Carnieletto