Marx di nome e di fatto/3

Le dimissioni del cardinale Marx sembrano esprimere la delusione della Chiesa tedesca per le mancate riforme di papa Francesco su temi come il celibato dei preti e l’ordinazione sacerdotale delle donne. Assumendosi le proprie responsabilità il cardinale Marx sembra invitare papa Francesco ad assumersi le sue. Le dimissioni del cardinale sono anche un guanto di sfida alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che per i vescovi progressisti tedeschi è colpevole di frenare le riforme di papa Francesco (Roberto de Mattei, Le dimissioni del cardinale Marx. Cosa pensarne?, RadioRomaLibera.org, 07-06-2021)

La via tracciata dal cardinale Marx per sostenere il sinodo tedesco ricalca la strada già compiuta da Lutero, con i risultati ben noti. Ma con una differenza: l’arcivescovo dimissionario di Monaco potrebbe ora puntare alla guida della Congregazione del Clero o dei Vescovi, posti che si stanno liberando (Luisella Scrosati, Marx, il cardinale cerca un posto a Roma, La Nuova BQ, 09-06-2021)

Raccolta fondi. Urgente

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siamo desolati nel domandarvi ancora il vostro sostegno,

ci è giunta un’altra richiesta d’aiuto economico da parte di una famiglia che deve far fronte ad alcune spese il prima possibile.

Come sempre la nostra redazione ha dato quanto poteva, ma da sola non è sufficiente.

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Vi ringraziamo per il vostro aiuto (sia materiale che spirituale) da parte di quella famiglia, anche da parte nostra, e vi ricordiamo che ogni giorno — in modo particolare la domenica — preghiamo per le intenzioni dei benefattori del nostro blog e di nostri amici e fratelli che domandano il nostro aiuto.

Che il Signore vi ricompensi 100 volte tanto in questa e nell’altra vita!

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Marx di nome e di fatto

Reinhard Marx ha annunciato le sue dimissioni da arcivescovo di Monaco con una lettera al Papa datata 21 maggio e resa pubblica ieri con il permesso di Francesco. Il cardinale scrive che la Chiesa è arrivata a un “punto morto” e di sentirsi “corresponsabile” per la gestione dei casi di abusi sessuali. E poi attacca, senza nominarlo, Woelki. Un passo indietro ‘politico’, che arriva prima della pubblicazione di un rapporto sulla sua Arcidiocesi e mentre lo stesso Marx conserva gli incarichi in Vaticano (Nico Spuntoni, Marx, una picconata alla Chiesa e all’odiato Woelki, La Nuova BQ, 05-06-2021).

Il cardinale Marx ha presentato le sue dimissioni il 21 maggio e papa Francesco ha inviato i visitatori apostolici a Colonia, non a Monaco, il 28 maggio. Il vero destinatario dell’offerta di dimissioni, supportata anche dalle reazioni dei media, sembra essere il cardinale Rainer Maria Woelki, arcivescovo di Colonia. La pressione sul cardinale Woelki è aumentata a dismisura negli ultimi giorni (Giuseppe Nardi, Le “dimissioni” di Marx? Un messaggio non a Roma, ma a Colonia, Duc In Altum, 05-06-2021).

Le dimissioni del cardinale Marx rientrano in una tendenza ormai radicata di tatticismo politico dei pastori. E la questione degli abusi sessuali è chiaramente strumentalizzata per favorire un Great Reset della Chiesa, dopo che il sinodo tedesco è finito in un vicolo cieco. Grande delusione per i semplici fedeli cattolici (Stefano Fontana, Quando nella Chiesa “tutto è politica”, La Nuova BQ, 05-06-2021).

Nel giorno delle clamorose dimissioni del cardinal Marx da arcivescovo di Monaco per lo scandalo abusi, la Bussola ospita il cardinal Müller: «Questo “cammino” cosiddetto sinodale è fallito perché sta andando contro la legge divina e Marx ne è il responsabile. Ora vuole addossare al Papa, che è suo amico, il compito di risolvere i problemi creati a causa della vicinanza con i protestanti». Il prefetto emerito della CFD a tutto campo su Chiesa, Papa e scisma: «La Chiesa non è un’istituzione politica, ma questi vescovi non vogliono uno scisma: si vogliono ergere a guida di una Chiesa nazionalista pensando di essere il futuro della Chiesa universale. Il Papa deve fare di più per l’unità della fede, clima e migranti sono temi importanti ma secondari» (Andrea Zambrano, Il card. Muller: Marx è il responsabile del fallimento della Chiesa in Germania, La Nuova BQ, 05-06-2021).

DDL Zan, i deliri del card. Bassetti

E’ giunta come una doccia fredda, anzi ghiacciata, la notizia che il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, durante l’omelia di ieri ha detto: il testo della legge Zan “andrebbe più corretto che affossato”. Eminenza, la legge Zan nega la realtà a causa di una posizione ideologica. Un approccio che non è cristiano, anzi, un approccio che è radicalmente anticristiano (Sabino Paciolla, Il Blog di Sabino Paciolla, 17-05-2021)

La legge «andrebbe corretta più che affossata». Così il cardinale Bassetti ieri mattina ha platealmente sconfessato le associazioni — in gran parte cattoliche — che sabato pomeriggio hanno manifestato contro il ddl Zan sull’omo-transfobia. Un atto di sabotaggio sciagurato e irresponsabile, una manovra politica che oltretutto divorzia dalla verità proclamata dalla Chiesa, come aveva ben spiegato papa Benedetto XVI (Riccardo Cascioli, Se il presidente CEI va a braccetto con Zan, La Nuova BQ, 17-05-2021)

C’era una volta il genio femminile?

Nel mezzo di un’accesa guerra aperta contro Woelki, poco amato in Germania per le sue posizioni conservatrici, lo stesso cardinale sarebbe appena stato scagionato da Roma dalle accuse di copertura di abusi. Ad essere nei guai invece è il movimento femminista cattolico Maria 2.0, su cui sta indagando la Congregazione per la dottrina della fede: si tratta del gruppo di femministe che svolge azioni di protesta per l’ordinazione delle donne, l’abolizione del celibato e lo stravolgimento degli insegnamenti della Chiesa in tema di morale sessuale (Il Vaticano indaga sulle “femen” cattoliche, di Nico Spuntoni, La Nuova BQ, 08-02-2021).

Contrariamente alle reazioni stizzite e “femministaiole” di alcune teologhe di casa nostra nel commentare la Spiritus Domini, in Francia oltre 400 donne firmano un manifesto che ha una logica totalmente diversa: ispirandosi a Santa Caterina da Siena e Santa Giovanna D’Arco rivendicano di non rivendicare né il sacerdozio né ruoli apicali nella gestione gerarchica della Chiesa. Perché il «nostro privilegio mariano ci chiama a mettere le nostre energie e i nostri talenti a servizio della complementarità effettiva dell’uomo e della donna» (Le “femministe” che non chiedono ruoli, di Luisella Scrosati, La Nuova BQ, 08-02-2021).

L’Argentina è il primo paese dell’America Latina a legalizzare l’aborto… E il diavolo se la ride!

I gesuiti si sono sempre vantati di essere più furbi del diavolo… e il Diavolo li ha sempre fregati! Il primo paese dell’America Latina a legalizzare l’aborto è l’Argentina, il paese natio del primo — e speriamo unico — papa gesuita, proprio da un governo da lui fortemente appoggiato.

È stata approvata in Argentina la legge sull’aborto, una delle più permissive al mondo, che lo permette addirittura fino al nono mese di gravidanza, quando la “salute integrale della gestante” è compromessa. Al di là di tutte le considerazioni morali che conosciamo, è stata una sconfitta umiliante per papa Francesco, poiché il fatto si è verificato nel suo paese ed è stato promosso dal partito politico che egli ha sostenuto in ogni modo possibile. Peggio ancora, quelli che hanno promosso e votato il disegno di legge erano i suoi stessi amici (Aldo Maria Valli, L’aborto in Argentina e gli amici di papa Francesco, 30-12-2020).

Il parlamento argentino approva la legge sull’aborto promossa dal presidente Fernández che si è vantato di essere «un cattolico che non ritiene l’aborto un peccato». Il lavoro coraggioso del laicato cattolico celeste non ha trovato da parte della gerarchia ecclesiale, ormai ininfluente, il sostegno necessario. E anche l’assenza di messaggi in prima persona, e pubblici da parte del Pontefice argentino, ha avuto il suo peso (Germán Masserdotti, Aborto in Argentina, esame di coscienza per i vescovi, 31-12-2020).

Nel pomeriggio dello stesso giorno in cui l’aborto è stato legalizzato, la Conferenza episcopale argentina ha rilasciato un comunicato stampa in risposta alla legalizzazione dell’interruzione di gravidanza nella Repubblica Argentina, in cui termina dicendo che i vescovi abbracciano “ogni argentino e ogni argentina; anche i deputati e i senatori che hanno coraggiosamente dimostrato di essere a favore della cura di tutta la vita”, e che difendere sempre la vita, “senza arrendersi, il che ci renderà capaci di costruire una Nazione giusta e solidale, dove nessuno viene scartato e dove si può vivere una vera cultura dell’incontro”. Come si vede, si tratta di una dichiarazione che intende restare in buoni termini con tutti, senza condannare o ripudiare il fatto che la pena di morte prenatale è stata legalizzata, che la salute pubblica sarà messa al servizio della morte di persone innocenti e indifese, che il governo sta rispettando gli ordini dei poteri finanziari che impongono la legalizzazione dell’aborto. Né ripudia il fatto che diversi senatori hanno giustificato il loro sostegno all’aborto sostenendo di essere cattolici. Insomma, i vescovi argentini non vogliono litigare con nessuno: è stato commesso un errore, ma continuiamo a fare la nostra parte, cerchiamo di incontrare chi ritiene che uccidere il bambino sia un diritto, ecc. (José Arturo Quarracino, Aborto in Argentina e Sottomissione Episcopale, 31-12-2020)

Nonostante la massiccia mobilitazione del popolo pro-vida, l’Argentina del “cattolico” Fernandez, le cui parole non sono mai state stigmatizzate dai vescovi, ha liberalizzato l’aborto. Si compie così la strategia delle lobby internazionali legata alle politiche demografiche che hanno l’aborto all’ordine del giorno. Resta solo il ricorso alla Corte Costituzionale albiceleste (Luca Volontè, Argentina, il ruolo (e i soldi) delle multinazionali dell’aborto, 31-12-2020).

La legge che consente l’uccisione del bambino nel grembo in Argentina è palesemente incostituzionale. Così dopo il voto al Senato, al frente pro-vida non resta che l’ultima strada del ricorso alla Corte Suprema. Hanno pesato anche la debolezza dei vescovi e quel mancato endorsement pubblico del Papa (Passa l’aborto in Argentina, ma la Costituzione è stata violata, in Il Timone, 30-12-2020).

I bambini non nati in Argentina diventano l’unico gruppo demografico che ha il “diritto” di essere ucciso legalmente, nonostante non abbia commesso alcun crimine. D’ora in poi, un serial killer, uno stupratore, assassini di ogni tipo e colore vengono tenuti in vita, ma i bambini non nati possono essere uccisi, con una vera e propria pena di morte che la Costituzione argentina vieta espressamente. ma Ciò che colpisce è l’assoluto silenzio dei vescovi e dei sacerdoti chiamati “villeros” (José Arturo Quarracino, Aborto in Argentina. Il Senato Approva, Tutto il Potere al Clan Rockfeller, 30-12-2020)

La Camera dei rappresentanti del paese sudamericano del Paraguay ha tenuto un minuto di silenzio per “i bambini che moriranno” poche ore dopo che il Senato della vicina Argentina ha legalizzato l’aborto (La risposta del Paraguay alla legalizzazione dell’aborto in Argentina: un minuto di silenzio, in Il Timone, 31-12-2020).

Papa Francesco pronuncia parole dure contro l’aborto, ma lo fa in modo tale che esse non abbiano risonanza nei grandi media, quindi non subendo una sorta di censura ma adattandosi lui volutamente a questo silenzio (Sandro Magister e José Arturo Quarracino, Non censura ma silenzio calcolato. Una lettera dall’Argentina sul papa e l’aborto, 17-12-2020)

La svolta antropologica del Vaticano II. Conferenza di P. Serafino M. Lanzetta

A distanza di 55 anni dalla chiusura del Concilio Vaticano II (07-12-1965), qual è la situazione nella Chiesa cattolica? È arrivata la primavera che Giovanni XXIII e Paolo VI auspicavano? Inoltre, qual è stato il centro dell’insegnamento del XXI concilio ecumenico, Dio o l’uomo? Di questo ed altro parla in questa conferenza P. Serafino M. Lanzetta.

Concilio Vaticano II

Il 7 dicembre 2020 ricorre il 55° anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II. Nell’allocuzione finale, Paolo VI mise in risalto il paradigma della spiritualità del Concilio, individuandolo nella storia del Samaritano. Al centro di quel discorso c’era il «nuovo umanesimo» conciliare e la svolta della Chiesa «verso la direzione antropocentrica della cultura moderna». Questo diceva il Papa tenendo a mente Gaudium et spes approvata proprio poco prima, in cui il discorso è rivolto all’uomo, cardine di tutta l’esposizione. Trattazione ahimè più sociologica che teologica, come rimproverato perfino da Karl Rahner. Dopo 55 anni, dovremmo chiederci se con questo approccio antropologico/antropocentrico abbiamo davvero scoperto Cristo partendo dall’uomo o se invece siamo rimasti ancorati solo all’uomo, ma poi per perderlo di vista e occuparci di altro.


Per approfondire l’argomento consigliamo anche la lettura di due libri di P. Lanzetta sull’argomento: Iuxta Modum. Il Vaticano II riletto alla…

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Messa di Mezzanotte: Boccia(ta) la CEI

L’orario non è un problema, l’importante è avere la Messa, ci dicono alcuni lettori. Ma quello che noi diciamo è che il problema non è l’orario in sé, ma chi lo decide, e perché. E tacere o assecondare il dispotismo dello Stato è una pessima idea (Riccardo Cascioli, Il problema è chi decide l’orario, La Nuova BQ, 29-11-2020)

Nessuna condanna da parte della Conferenza Episcopale alle parole di Boccia sul Natale sotto coprifuoco e reiterate dal sottosegretario Zampa. In compenso un comunicato lascia campo libero al Governo dei soliti cattolici adulti di decidere la liturgia senza suggerire all’esecutivo un lasciapassare per la Messa di mezzanotte. Ma non c’è da stupirsi: l’arrendevolezza di oggi è figlia del cedimento sulle Messe sospese di marzo. Qualche vescovo però reagisce. Camisasca: «Governo insensibile, rispetti le feste liturgiche» (Andrea Zambrano, Messa anticipata? La CEI non Boccia, La Nuova BQ, 28-11-2020)

Non solo di Messa di mezzanotte si tratta, la solennità del Natale prevede tre Sante Messe ben distinte, ognuna delle quali comunica un accento particolare dell’unico Mistero e che nel loro insieme sono un vero capolavoro liturgico. I personaggi del Governo sono così adusi ad architettare ed emanare decreti col favore delle tenebre, che non amano essere disturbati dalla Luce eterna, mentre fanno i loro traffici: hanno compreso più loro il significato della celebrazione notturna, di tanti nostri pastori (Luisella Scrosati, Messa di mezzanotte: la luce che il governo (e i vescovi) non vedono, La Nuova BQ, 28-11-2020)

Bestiario clericale: il Papa pensa ai musulmani e i vescovi europei all’Artico…

Nell’anticipazione del libro in uscita, papa Francesco cita gli Uiguri (islamici) come popolo perseguitato in Cina, prendendosi la secca replica del governo cinese che nega ogni addebito. Ma il vero problema è che le difficoltà e le persecuzioni della Chiesa cinese vengono bellamente ignorate, mentre viene ordinato un nuovo vescovo obbediente al governo (Riccardo Cascioli, Cina-Santa Sede: d’accordo sui vescovi, litigano per gli uiguri, La Nuova BQ, 25-11-2020).

La Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità Europea si è esposta a favore di uno sviluppo sostenibile dell’Artico: chiede all’UE di «rafforzare la protezione e la promozione dei diritti umani nelle comunità indigene», che lì sono quasi inesistenti. Il punto focale pare essere quello ecologico con la richiesta di politiche più vincolanti per le aziende a tutela dell’ambiente. In otto pagine di documento la parola Cristo non appare mai (Gianfranco Amato, I vescovi che si occupano dell’Artico ma scordano Gesù, La Nuova BQ, 25-11-2020).

I nemici e i traditori della Dottrina escono allo scoperto

Le parole di Papa Francesco sulle coppie gay stanno facendo uscire allo scoperto i primi vescovi: “Sì alle adozioni”, dice il vescovo Ricchiuti. La Congregazione per la Dottrina della Fede deve intervenire e mettere in fuga ogni dubbio, è il suo compito e c’è anche già un precedente. L’errore di una possibile accettazione da parte della Chiesa delle unioni civili è stato diffuso dal Papa e ora è necessario fare chiarezza. La richiesta della Bussola (di Luisella Scrosati, Dopo il Papa, primi vescovi allo scoperto. Serve chiarezza, La Nuova BQ, 24-10-2020).

Molti cattolici dicono che la richiesta di papa Francesco di riconoscere giuridicamente le coppie omosessuali non intacca la dottrina. Ma la frase non nega solo la dottrina sull’omosessualità, ma anche la dottrina del diritto e dell’autorità politica. I diritti della coppia omosessuale non esistono. A nessuno fa piacere dire che il Papa sbaglia su questioni di dottrina. Ma anche la verità ha i suoi diritti (di Stefano Fontana, Verità senza più diritti, così cambia la dottrina, cari pompieri, La NuovaBQ, 24-10-2020).

Dopo le affermazioni choc del Papa sulle unioni civili si è messo in moto l’esercito dei normalisti e dei giustificazionisti che gridano al complotto e alla manipolazione. Eppure che il Papa si sia pronunciato a favore delle unioni civili è indiscutibile. Ma lo spettacolo peggiore lo hanno dato Adinolfi e Gandolfini che, pur di giustificare il Papa, hanno rinnegato le ragioni dei Family Day che hanno guidato (di Riccardo Cascioli, I peggiori sono i traditori dei Family Day, La NuovaBQ, 24-10-2020).