Inter-comunione? In Germania ogni diocesi fa come vuole

Da quando papa Francesco ha detto che può essere permessa “in casi speciali” la Comunione ai protestanti sposati con cattolici, i vescovi tedeschi, con gran zelo, hanno agito di testa loro. Nelle diocesi di Paderborn e Wurzburg, ad esempio, i protestanti possono accostarsi al sacramento della Comunione per ragioni che cambiano da una diocesi all’altra. Ed ecco a voi la nuova Babele.

di Luisella Scrosati (19-07-2018)

Il primo atto era stato l’annuncio “a sorpresa” da parte del presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, il cardinal Marx, di un sussidio liturgico per permettere ai coniugi protestanti sposati con cattolici di poter ricevere l’Eucaristia. Questo annunzio provocò la reazione negativa di sette confratelli nell’episcopato.

Secondo atto: la Congregazione per la Dottrina della Fede, nella persona del suo Prefetto, il cardinal Ladaria, mostra i muscoli, tirando le orecchie a Marx & C.; che fossero muscoli un po’ pompati, lo si poteva capire dal contenuto della lettera: nessun problema teologico e sacramentale, ma solo una questione di competenze. La notizia però venne recepita per lo più come una frenata.

Bergoglio e R. Marx

Terzo atto: Il Papa, sull’aereo di ritorno da Ginevra, pensa bene di far capire che proprio di una frenata non si trattava; la proposta di Marx sarebbe perfettamente conforme al diritto canonico quanto alla sostanza (secondo il Papa il CIC permetterebbe la Comunione ai protestanti “in casi speciali”, laddove invece si parla solo di “grave necessità”), mentre invece creerebbe qualche problema se la proposta venisse decisa a livello delle Conferenze Episcopali e non, invece, dei singoli vescovi. Quindi, ciascun vescovo decida per sé.

Quarto atto: il sussidio viene pubblicato, senza alcuna firma, ed effettivamente apre alla comunione ai coniugi protestanti, “in singoli casi”, dopo essere stata accompagnati, bla bla bla.

Veniamo al quinto atto: i Vescovi tedeschi, zelanti ed obbedienti, raccolgono subito le indicazioni del Papa (con altri papi non erano così obbedienti…) ed ognuno è re a casa propria. È il sito katolisch.de a darci una carrellata delle diverse posizioni.

A non stare più nella pelle, è il vescovo di Paderborn, Hans-Josef Becker, che già dopo tre giorni dalla pubblicazione del sussidio aveva incontrato i suoi sacerdoti e reso noto che nella diocesi si sarebbero seguite le linee guide indicate. mons. Stefan Heße, Vescovo di Amburgo raccomanda caldamente al suo clero la lettura del documento e spiega che esso “dà la possibilità di giungere, in singoli casi, ad una recezione responsabile del sacramento”. Stessa linea di approvazione del sussidio e di conseguente apertura alla Comunione per i protestanti – sempre nei sacrosanti singoli casi – per i vescovi di Erfurt (Neymeyr), di Essen (Overbeck), di Speyer (Wiesemann) e, ovviamente, del cardinal Marx.

Più attendista è invece Franz-Josef Bode, vescovo di Osnabrück, che rimanda la propria decisione dopo la riunione episcopale che avrà luogo in settembre. Invece il vescovo di Würzburg, mons. Franz Jung, fresco fresco di nomina, ha già invitato i coniugi protestanti, sposati con cattolici, ad accostarsi alla Comunione in occasioni delle prossime celebrazioni dei giubilei matrimoniali. Questo tanto per ricordare cosa succede quando si passa dalle “gravi necessità” del diritto canonico, ai “casi speciali” di papa Francesco. Una Comunione premio, quella auspicata da Jung, che intende onorare “la fedeltà della chiesa domestica nel matrimonio […] proprio anche nei matrimoni misti”.

Tra i sette vescovi dissidenti, solo due hanno per ora manifestato la loro posizione. Il primo è il vescovo di Ratisbona, mons. Rudolf Voderholzer, che ha sottolineato la necessità di un chiarimento teologico da parte di Roma proprio sul punto chiave e cioè cosa si debba intendere per “grave necessità”, indicata nel can. 844 §4. E’ auspicabile che gli altri sei vescovi, che si erano opposto al sussidio, sostengano questa posizione; ma occorre registrare che tra di loro c’è già almeno una defezione. È quella di mons. Ludwig Schick, vescovo di Bamberga, che, probabilmente con l’intenzione di dare una interpretazione molto restrittiva del documento, apre però la porta al principio malato di fondo. Schick pone come condizioni, alla parte protestante, per ricevere l’Eucaristia, l’accettazione della dottrina cattolica, particolarmente quella sacramentale ed eucaristica e il riconoscimento della gerarchia cattolica, con il primato petrino. Ma allora la domanda è: perché il coniuge protestante che accetta tutte queste cose non entra nella comunione cattolica? Non è più necessario riconciliarsi con il Corpo mistico di Cristo per ricevere il Suo Corpo sacramentale? E la Confessione sacramentale, per una persona che ha vissuto trenta, quaranta, cinquant’anni in una comunità protestante, senza essersi perciò mai confessata, non è necessaria?

Per capire come siamo ridotti, proviamo a pensare di essere un Pierino qualsiasi in Germania. Bene. Se Pierino è pienamente cattolico, sposato e non adultero, ma decide di cancellare in sede civile la propria iscrizione alla Chiesa cattolica per non pagare la Kirchensteuer (che, nel 2017, ha fruttato alla Chiesa tedesca, che vorrebbe una chiesa povera per i poveri, ben 6 miliardi di euro), secondo le disposizioni del 2012 della Chiesa tedesca, “non può ricevere i sacramenti della penitenza, dell’eucaristia, della confermazione e dell’unzione degli infermi, tranne in pericolo di morte”. Praticamente scomunicato. Chiaro? Per il Pierino cattolico e non adultero non esistono casi speciali di sorta. Se invece Pierino è cattolico, in regola con la tassa ecclesiastica, ma è adultero e adultero vuole rimanere, perché ormai ha figli con la nuova compagna, la sua unione adultera è stabile e fa un percorso di discernimento con un addetto ai lavori, allora per lui si aprono le porte dell’assoluzione sacramentale e dell’Eucaristia.

Altro caso: se il nostro Pierino è protestante, ma si è sposato con una donna cattolica, può accostarsi all’Eucaristia, secondo le casistiche previste dai singoli vescovi. Se si trovasse a Würzburg, potrebbe andare ad uno dei prossimi giubilei matrimoniali, e non avrebbe bisogno di manifestare nessuna adesione alla fede cattolica e nemmeno di fare un percorso di discernimento. Se invece si trova a Paderborn, allora lì vigono le linee guida del documento: se dopo un “approfondito esame in un colloquio spirituale con il parroco o con una persona incaricata per la cura delle anime, sono arrivati in coscienza al giudizio di accettare la fede della Chiesa cattolica, di voler porre fine a una situazione di ‘grave necessità spirituale’ e di dover soddisfare il desiderio dell’Eucaristia possono accostarsi alla mensa del Signore per fare la Comunione”. Chissà se nel caso di un Pierino protestante e adultero basterebbe un solo cammino di discernimento o due: in ogni caso, l’importante è che sia in regola con la Kirchensteuer. Ma stesse attento il nostro Pierino: se mai vivesse in prossimità della linea Oder-Neiße, il confine tra Germania e Polonia, e magari in mezz’ora volesse raggiungere i genitori della moglie o della compagna cattolica polacca, non pensasse di accostarsi all’Eucaristia: in Polonia certe cose sono ancora peccato.

E se fosse protestante ma single? Beh, potrebbe sempre rifarsi al discorso di papa Francesco alla chiesa luterana: ognuno veda da sé… Signori e signore, benvenuti a Babilonia.

(fonte: lanuovabq.it)

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