Un cardinale, sette vescovi e quattro nuovi “dubia”. Questa volta sull’inter-comunione

Sabato 28 aprile papa Francesco ha ricevuto in udienza il prefetto della congregazione per la dottrina della fede e il segretario della medesima congregazione. È ragionevole immaginare che abbiano parlato dello scontro in atto tra i vescovi della Germania riguardo alla cosiddetta inter-comunione.

di Sandro Magister (02-05-2018)

Sabato scorso, 28 aprile, papa Francesco ha ricevuto in udienza il prefetto della congregazione per la dottrina della fede, l’arcivescovo e gesuita Luis Francisco Ladaria Ferrer, accompagnato dal segretario della medesima congregazione, Giacomo Morandi.

È ragionevole immaginare che abbiano parlato dello scontro in atto tra i vescovi della Germania riguardo alla possibilità di dare la comunione anche ai coniugi protestanti sposati con un cattolico.

A conferma di ciò, infatti, il 30 aprile la sala stampa vaticana ha informato che il 3 maggio si terrà in Vaticano un vertice mirato proprio ad affrontare questa questione. Ma come essa è entrata prepotentemente in agenda? Facciamo un passo indietro.

Lo scorso 20 febbraio la conferenza episcopale tedesca ha approvato a larga maggioranza un “manuale pastorale” di istruzioni – ancora non pubblicato ma reso noto da subito nei suoi contenuti essenziali dal cardinale Reinhard Marx, presidente della conferenza – che dice quando, come e perché consentire tale comunione, molto al di là dei rari casi di estrema necessità previsti dal diritto canonico.

Però 13 vescovi su 60 votarono contro. E sette di questi tra cui un cardinale, il 22 marzo, hanno inoltrato a Roma per lettera i loro dubia al prefetto della congregazione per la dottrina della fede, chiedendo una chiarificazione. La lettera l’hanno inviata in visione anche al cardinale Kurt Koch, presidente del pontificio consiglio per l’unità dei cristiani, a Juan Ignacio Arrieta Ochoa de Chinchetru, segretario del pontificio consiglio per i testi legislativi, e al nunzio apostolico in Germania Nikola Eterovic.

I cardinali tedeschi R. Marx e R. Woelki.

I sette firmatari della lettera sono Rainer Woelki, cardinale arcivescovo di Colonia, Ludwig Schick, arcivescovo di Bamberg, Gregor Hanke, vescovo di Eichstätt, Konrad Zdarsa, vescovo di Augusta, Wolfgang Ipolt, vescovo di Görlitz, Rudolf Voderholzer, vescovo di Ratisbona, e Stefan Oster, vescovo di Passau.

Di Woelki è utile ricordare che è stato prima segretario e poi successore a Colonia del cardinale Joachim Meisner, grande amico di Joseph Ratzinger, uno dei quattro firmatari dei celebri dubia sulla retta interpretazione di Amoris laetitia, tuttora irrisolti per l’assenza di una risposta del papa. Mentre di Voderholzer va tenuto presente che è stato prima assistente di Gerhard Müller alla facoltà di teologia dell’università di Monaco, poi suo successore come vescovo di Ratisbona e infine consultore della congregazione per la dottrina della fede dopo che Müller ne divenne prefetto. E in più sono entrambi i curatori della pubblicazione dell’opera omnia di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI.

Il 4 aprile la notizia della lettera è apparsa su alcuni giornali tedeschi, con l’immediata reazione polemica del cardinale Marx. E nei giorni successivi è trapelato che Ladaria avesse già inviato la sua risposta. La conferenza episcopale tedesca ha parzialmente smentito quest’ultima indiscrezione. Ma il 25 aprile ha confermato che si sarebbe presto tenuto a Roma un summit in Vaticano, naturalmente con la supervisione di papa Francesco, proprio per risolvere questo conflitto.

Al summit del 3 maggio comporranno la delegazione tedesca il cardinale Marx, il vescovo di Münster Felix Genn, il vescovo di Magdeburgo Gerhard Feige, il vescovo di Spira Karl-Heinz Wiesemann, il segretario generale della conferenza episcopale Hans Langendörfer, gesuita, tutti sostenitori del “manuale pastorale”, e – a rappresentare i dissenzienti – il cardinale Woelki e il vescovo di Ratisbona Voderholzer.

Mentre per il Vaticano interverranno il prefetto della congregazione per la dottrina della fede Ladaria con il suo capo ufficio della sezione dottrinale Hermann Geissler, il cardinale Koch e il sottosegretario del pontificio consiglio per i testi legislativi Markus Graulich, tutti piuttosto restii a cambiare l’attuale disciplina.

A sostegno della lettera dei sette vescovi si è schierato pubblicamente il 20 aprile anche il cardinale Müller, loro connazionale e penultimo prefetto della congregazione per la dottrina della fede. A giudizio di Müller l’apertura all’inter-comunione voluta dalla maggioranza dei vescovi tedeschi produrrebbe come conseguenza “un nichilismo ecclesiologico tale da aprire un baratro che alla fine inghiotte la Chiesa”. Müller ha argomentato le sue ragioni sul sito americano First Things e poi, in Italia, su La Nuova Bussola Quotidiana. Ma naturalmente non prenderà parte al summit in Vaticano.

Il 25 aprile Edward Pentin ha pubblicato sul National Catholic Register, in traduzione inglese, il testo integrale della lettera dei sette vescovi dissenzienti. La lettera è riprodotta più sotto in italiano. Dei quattro dubia sui quali i firmatari chiedono una chiarificazione alla congregazione per la dottrina della fede, il più cruciale è quest’ultimo: “È possibile per una singola conferenza episcopale nazionale, in una particolare regione linguistica, prendere una decisione isolata riguardante una questione come questa che riguarda la fede e la pratica dell’intera Chiesa, senza riferirsi e integrarsi alla Chiesa universale?”. È qui in gioco, come si può notare, la portata effettiva di quel processo di differenziazione messo in moto da papa Francesco tra le conferenze episcopali nazionali, “come soggetti di attribuzioni concrete, includendo anche qualche autentica autorità dottrinale” (Evangelii gaudium, 32).

Quanto alla questione della comunione al coniuge protestante, la simpatia di Francesco per una apertura è risaputa. Ed è data come certa da un altro cardinale tedesco, Walter Kasper, che è anche teologo di riferimento del papa.

Al fondo di questo conflitto sembra affiorare proprio quel processo di “deconfessionalizzazione” della Chiesa cattolica – a imitazione di ciò che è già avvenuto in campo protestante – che lo storico della Chiesa Roberto Pertici ha individuato su Settimo Cielo come caratterizzante il nuovo corso di papa Francesco: > La riforma di Bergoglio l’ha già scritta Martin Lutero.

Ed ecco qui di seguito la lettera del 22 marzo dei sette vescovi tedeschi al prefetto della congregazione per la dottrina della fede Luis Francisco Ladaria Ferrer.


Eminenza, cari confratelli,

Nel periodo dal 19 al 22 febbraio 2018, i vescovi tedeschi si sono incontrati a Ingolstadt per la loro assemblea plenaria di primavera.

Alla voce IL.1 dell’ordine del giorno, i vescovi hanno ricevuto dalla commissione ecumenica un cosiddetto “manuale pastorale” dal titolo: “Sul cammino di unità con Cristo: matrimoni confessionali e partecipazione congiunta all’eucaristia”, per raccogliere pareri e prendere una decisione. Secondo questo testo, le coppie di denominazione mista, in quanto “laboratorio pratico di unità”, vengono a trovarsi nella situazione in in cui si trovano le Chiese separate nel loro cammino verso l’obiettivo. A causa della rilevanza dei matrimoni tra cristiani cattolici e protestanti in Germania, la dichiarazione esprime rispetto per “il dolore [di coloro] che condividono pienamente le loro vite ma non possono condividere la presenza salvifica di Dio nel pasto eucaristico”. Nel solco della memoria congiunta della Riforma nel 2017, l’opuscolo è inteso come volutamente mirato “a fornire ogni assistenza ai matrimoni interconfessionali, per rafforzare la loro fede comune e promuovere l’educazione religiosa dei loro figli,” offrendo aiuto concreto e regole, come dichiarato assieme alla Chiesa protestante in Germania nell’atto ecumenico di penitenza e riconciliazione tenuto l’11 marzo 2017 nella Michaeliskirche .

Stando a ciò, un’apertura ai cristiani protestanti nei matrimoni interconfessionali perché ricevano la comunione a norma del canone 844 § 4 del Codice di diritto canonico del 1983 deve essere resa possibile, dal momento che una “gravis spiritualis necessitas” [una grave necessità spirituale] deve essere qui riscontrata, secondo il documento presentato sulle differenze confessionali nel matrimonio.

Il 20 febbraio 2018, il testo sopra citato sui matrimoni interconfessionali e la partecipazione comune all’eucaristia è stato votato in assemblea. Il documento è stato adottato da una maggioranza di due terzi dei vescovi tedeschi. Dei 60 vescovi presenti, 13 hanno votato no, inclusi almeno sette vescovi diocesani [su 27 – ndr]. Dei “modi”, o emendamenti, hanno potuto essere presentati fino al 16 marzo, ma non rimetteranno più in discussione l’adozione fondamentale del documento.

Personalmente, non riteniamo che la votazione fatta il 20 febbraio sia giusta, perché siamo convinti che la questione di cui stiamo discutendo non sia una questione pastorale, ma una questione di fede e unità della Chiesa, che non è soggetta a una votazione. Quindi Le chiediamo, Eminenza, di fare chiarezza su questa materia.

1. È il documento qui presentato un “manuale pastorale” – come affermato da alcuni vescovi tedeschi – e quindi meramente di materia pastorale, oppure sono fondamentalmente chiamate in causa la fede e l’unità della Chiesa, piuttosto che le determinazioni [pratiche] fatte qui?

2. L’articolo 58 del documento non arriva a relativizzare la fede della Chiesa, secondo la quale la Chiesa di Gesù Cristo sussiste nella Chiesa cattolica ed è quindi necessario che un cristiano evangelico che condivide la fede cattolica riguardo all’Eucaristia dovrebbe in tal caso anche diventare cattolico?

3. Secondo i nn. dal 283 al 293, non è in primo luogo il desiderio della grazia eucaristica che diventa criterio di sofferenza [grave spirituale], ma piuttosto il desiderio della ricezione comune della comunione da parte di coniugi appartenenti a confessioni diverse. A nostro parere, questo disagio non è altro che quello che appartiene all’ecumenismo nel suo complesso, cioè a ogni cristiano che si impegna seriamente per l’unità. A nostro avviso, quindi, non è un criterio eccezionale.

4. È possibile per una singola conferenza episcopale nazionale, in una particolare regione linguistica, prendere una decisione isolata riguardante una questione come questa che riguarda la fede e la pratica dell’intera Chiesa, senza riferirsi e integrarsi alla Chiesa universale?

Eminenza, abbiamo molte altre domande e riserve fondamentali sulla soluzione proposta in questo documento. Ecco perché votiamo a favore di una rinuncia alla deroga [all’attuale disciplina] e, invece, per la ricerca di una soluzione chiara nel dialogo ecumenico sul complessivo problema della “comunione eucaristica e comunione ecclesiale” che sia praticabile nella Chiesa universale.

Chiediamo il Suo aiuto, alla luce dei nostri dubbi, sulla questione se la traccia di soluzione presentata in questo documento sia compatibile con la fede e l’unità della Chiesa.

Chiediamo la benedizione di Dio per Lei e per il Suo compito responsabile a Roma, e La salutiamo calorosamente!

Cardinale Rainer Woelki (Colonia)
Arcivescovo Ludwig Schick (Bamberg)
Vescovo Gregor Hanke (Eichstätt)
Vescovo Konrad Zdarsa (Augusta)
Vescovo Wolfgang Ipolt (Görlitz)
Vescovo Rudolf Voderholzer (Ratisbona)
Vescovo Stefan Oster (Passau)


Per altri dettagli sulla vicenda: > A Crucial Moment For the Church: Intercommunion Debate in Rome in May.

(fonte: settimocielo.it)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...