I gesuiti all’attacco dell’Humanae Vitae

Un altro colpo all’Humanae Vitae, e una conferma che si sta lavorando alla sua revisione, arriva dai gesuiti francesi. Nella loro rivista dicono che “l’Amoris Laetitia non considera più i metodi naturali come imperativi, ma incoraggiati, in ragione di una lettura personalista che integra le dimensioni fisiche e spirituali delle persone”.

di Marco Tosatti (08-07-2017)

Che il magistero dei papi precedenti, da Paolo VI a Giovanni Paolo II, per terminare a Benedetto XVI sia sotto attacco in questo regno non sembra più un mistero per nessuno. È un quadro che si arricchisce di sempre nuovi elementi. Dopo le voci mai realmente smentite del lavorio in corso o in preparazione per “attualizzare” l’enciclica di Paolo VI, Humanae Vitae, che tante polemiche provocò nel 1968, adesso sono i gesuiti di Francia a lanciare un attacco più diretto.

Pedro Arrupe, generale della Compagnia dal 1965 al 1983, avversario dell’Humanae Vitae, nonché scopritore del giovane Jorge Mario Bergoglio.

Lo fanno dalle pagine della loro rivista, Projet dedicata in questo numero al tema della fecondità. Ecco che cosa scrivono: “Senza che questo sia stato affatto rilevato dai teologi e dagli osservatori della vita della Chiesa, il blocco sul carattere intrinsecamente malvagio dei metodi non naturali è stato discretamente tolto da papa Francesco. Là c’è una vera rivoluzione etica. Certamente Giovanni Paolo II aveva già sottolineato che ‘il metodo naturale…è naturale a livello personale. Non si può dunque pensare a un’applicazione meccanica delle leggi biologiche’. Ma non aveva cessato di operare per giustificare Humanae Vitae con una teologia personalista”.

Dove è avvenuto, secondo i padri gesuiti d’Oltralpe, il grande cambiamento? Ma con l’Amoris Laetitia, naturalmente! Un documento che di giorno in giorno, grazie alle sue formulazioni ricche di ambiguità, si presenta sempre aperto a interpretazioni e sviluppi di pensiero che ne fanno un vero e proprio grimaldello, nelle mani di chi voglia usarlo per scardinare punti importanti dei Magistero. I gesuiti di Francia colgono immediatamente l’occasione. “Nella recente esortazione apostolica Amoris Laetitia papa Francesco, erede del Concilio Vaticano II, valorizza la decisione presa in coscienza dagli sposi e non considera più i metodi naturali come imperativi, ma incoraggiati, in ragione di una lettura personalista che integra le dimensioni fisiche e spirituali delle persone”.

Il brano di riferimento dell’esortazione apostolica è quello in cui si scrive: “Il ricorso ai metodi fondati sui ‘ritmi naturali di fecondità’ (Humanae Vitae § 11) dovrà essere incoraggiato. Si metterà in luce che ‘questi metodi rispettano il corpo degli sposi, incoraggiano la tenerezza fra di essi e favoriscono l’educazione di una libertà autentica’”. E concludono: “La regolazione delle nascite con la pillola non abortiva può dunque, a certe condizioni, essere egualmente compatibile con il rispetto del corpo, la tenerezza, la libertà autentica. E’ questa qualità relazione che importa promuovere”.

Non è difficile leggere queste considerazioni alla luce della rilettura che si prospetta in occasione del cinquantenario di una delle encicliche più tormentate, discusse e combattute della storia della Chiesa. La genesi dell’enciclica è oggetto di ricerche di archivio, e ci sono diversi gruppi di studio che si occupano dell’Humanae Vitae; e di questi sviluppi il Pontefice è tenuto al corrente e informato e li ha incoraggiati, secondo quanto riportato da diverse fonti, fra cui la Catholic News Agency.

(fonte: lanuovabq.it)

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