La “nuova Chiesa del popolo” dei neo-papisti

Contestazione per il cardinale Muller a Trieste, insulti ai cardinali dei Dubia. L’aria si fa sempre più pesante nella Chiesa, e si capisce il perché: i “papisti” e censori di oggi (vedi Melloni e Bianchi) sono gli stessi che contestavano apertamente san Giovanni Paolo II nel 1989. Della Chiesa e dell’unità intorno al Papa non gliene frega niente, pensano solo a fare avanzare la loro idea di “nuova Chiesa”.

di Riccardo Cascioli (22-03-2017)

C’è un’aria sempre più pesante nella Chiesa: chiunque osi soltanto mostrare qualche perplessità su alcuni interventi di papa Francesco o semplicemente ribadisca le verità di fede che la Chiesa ha sempre annunciato, finisce nel mirino dei nuovi giacobini. L’ultimo in ordine di tempo a fare le spese di questo clima è il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Gerhard Muller, che sarà questa sera a Trieste per un incontro nel quadro dell’iniziativa della cattedra di san Giusto.

Ebbene il suo arrivo è stato preceduto da una lettera di protesta del solito gruppetto catto-comunista, a cui ha fatto da sponda il quotidiano locale (laicista) Il Piccolo: “Raccolta firme contro l’arrivo del cardinale anti-Bergoglio”, titolava il giornale. Inutile ribadire che mai il cardinale Muller si è voluto porre contro il Papa, ma ormai basta affermare la centralità della dottrina nell’appartenenza alla Chiesa per scatenare la caccia alle streghe. E siccome non lo si può dire apertamente, si usa come pretesto la questione pedofilia: in questo caso Muller è diventato il capro espiatorio per le rumorose dimissioni di una vittima di abusi sessuali dalla commissione ad hoc istituita dal Papa (e ci sarebbe da riflettere sull’uso che si sta facendo di un dramma come la pedofilia per regolare i conti con vescovi non proprio in linea con l’attuale pontificato).

Melloni con Francesco nel 2015.

Il caso di Trieste comunque è grave, meriterebbe un intervento deciso da parte della Sala Stampa della Santa Sede, ma chissà perché ci sentiremmo di scommettere sul silenzio. Forse perché ultimamente assistiamo, ad esempio, a continue e impunite esternazioni imbarazzanti contro i cardinali che hanno firmato i Dubia, anche ad opera di persone ritenute vicine al Papa. È il caso presentato nei giorni scorsi dal vaticanista Sandro Magister, che ha pubblicato alcuni stralci degli interventi del vescovo Bruno Forte e dello storico della Chiesa Alberto Melloni lo scorso 9 marzo a Roma, in occasione di una conferenza. Se Forte ha indicato i seminatori di dubbi quale causa di «insicurezze e divisioni tra i cattolici e non solo», Melloni l’ha buttata sulla derisione definendo i cardinali «quattro ciliegie che si credono la metà del ciliegio».

Il 25 febbraio c’era stato invece un attacco pesante di don Vinicio Albanesi, fondatore della comunità di Capodarco, che ricevuto in udienza con la sua comunità, aveva invitato il Papa a lasciare perdere «quanti cincischiano con i dubia. Sono un po’ farisei e nemmeno scribi, perché non capiscono la misericordia con cui lei suggerisce le cose. Lei abbia pazienza. È una fatica, ma noi siamo con lei e la sosterremo sempre». Incredibile che si possa parlare così pubblicamente di cardinali davanti al Papa, ma c’è da dire che da parte del Pontefice non c’è stata alcuna reazione.

Un silenzio che può essere interpretato in modi diversi, ma certamente c’è chi lo capisce come un segnale che certi insulti si possano rivolgere tranquillamente. E si comporta di conseguenza. Del resto, duole dirlo, lo stesso papa Francesco nella recente intervista al giornale tedesco Die Zeit, ha espresso parole ben poco lusinghiere nei confronti del cardinale Raymond Burke. Il tema era la vicenda dell’Ordine di Malta, ma l’accusa di incapacità rivolta a quello che resta nominalmente il cardinale patrono dei cavalieri di Malta, è senza precedenti.

Ai Dubia dunque non arrivano risposte, in compenso arrivano insulti a chi li ha formulati. E soprattutto accuse di disobbedienza, di ostilità nei confronti del Papa, di seminatori di zizzania e via di questo passo. Ma per capire questi attacchi vale la pena ricordare chi sono i nuovi inquisitori. Abbiamo citato Alberto Melloni, persona che si picca di essere molto vicino a papa Francesco, e sicuramente tra i più insistenti nell’insulto ai cardinali dei Dubia.

Nell’incontro pubblico di cui all’inizio dell’articolo, Melloni dopo aver definito come «improprio lo strumento stesso delle domande fatte al Papa», afferma che vescovi e cardinali non hanno il diritto di trattare il Papa da imputato. Ora, a parte che i Dubia sono uno strumento previsto e molte volte usato per chiarire il senso di alcuni documenti e non solo; e a parte che nessuno ha trattato il Papa da imputato, bisogna ricordare che il Melloni oggi “papista” è lo stesso Melloni firmatario di un documento di aperta contestazione a san Giovanni Paolo II.

Correva l’anno 1989, Giovanni Paolo II era papa da 11 anni, e teologi e intellettuali di sinistra non potevano sopportare un’interpretazione del Concilio Vaticano II che non andasse nel senso di una rottura con la Chiesa precedente e della fondazione di una nuova Chiesa. Meno che mai potevano sopportare che il Papa nominasse dei vescovi non in linea con la rivoluzione in corso. Così dopo un durissimo testo del teologo moralista Bernard Haring (sarà un caso che ora sta tornando di moda?) che contestava il Papa in materia di morale sessuale, nel gennaio 1989 esce la Dichiarazione di Colonia, un attacco frontale al Papa firmato da 162 teologi di lingua tedesca. Iniziativa che viene poi replicata in Olanda, Spagna, Francia, Belgio e altri paesi.

E in maggio è seguita dalla Lettera ai cristiani di 63 teologi italiani, che non riconoscendosi nel Magistero di Giovanni Paolo II decidono di farsi loro stessi magistero rivolgendosi direttamente al popolo di Dio. Non solo Melloni è tra i firmatari: ovviamente ci sono i suoi soci della “Scuola di Bologna”, il fondatore Giuseppe Alberigo in testa; c’è il priore della Comunità di Bose Enzo Bianchi, c’è l’attuale vice-presidente della Conferenza episcopale italiana e vescovo di Novara, Franco Giulio Brambilla; ci sono i nomi più noti della teologia italiana, i cui testi tuttora fanno scuola nei seminari e nelle università pontificie. E molti di loro sono fra gli attuali “papisti”, censori e fustigatori di quanti ricordano che non esiste la Chiesa di Francesco ma esiste la Chiesa di Cristo.

Ma basta dare un’occhiata alle rivendicazioni di allora per capire cosa sta accadendo oggi: la richiesta di una “svolta pastorale”, libertà dei teologi dal Magistero, nomine dei vescovi fatte dal basso (ovviamente solo se progressiste), lo “spirito del Concilio” contro “la lettera del Concilio”, autonomia delle Chiese locali da Roma.

Allora c’era Giovanni Paolo II; adesso che c’è papa Francesco bandiera della “svolta pastorale”, invece gli stessi personaggi invocano il centralismo romano, nomine dei vescovi dall’alto in barba a tutte le procedure tradizionali, obbligo di una sola linea teologica, punizione severa per chiunque intendesse obiettare.

È l’evidenza che le posizioni di certi “papisti”, turiferari e guardiani della rivoluzione, non hanno niente a che vedere con l’amore per la Chiesa e per l’unità intorno al Papa: è solo un’operazione ideologica per fare avanzare un’agenda che rompe con la tradizione, al fine di affermare una “nuova Chiesa del popolo”. E si sa, quando il popolo lo vuole, non c’è spazio per Dubia.

(fonte: lanuovabq.it)

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2 thoughts on “La “nuova Chiesa del popolo” dei neo-papisti

  1. Che dire delle ciliegie di Melloni? no comment, ovviamente.
    E del fervorino di don Albanese al papa?: stile predicuccia della vecchia zia al nipotino tonterello…
    E degli agitatori neopapisti della neochiesa? i soliti eroi dell’olio di ricino in salsa DOP Falce&Martello.

    Su Enzo Bianchi, (ormai ex) priore bosiano, il più temibile fra questi per la vera Chiesa di Nostro Signore poiché è quello a cui codazzi di vescovi fanno da grancassa insistita:
    1) http://isoladipatmos.com/riguardo-il-falso-profeta-enzo-bianchi-disobbedire-a-certi-vescovi-e-doveroso-salvo-cadere-nelle-giustificazioni-dei-nazisti-al-processo-di-norimberga/
    2) http://isoladipatmos.com/enzo-bianchi-e-il-violino-tzigano-i-falsi-profeti-e-le-loro-sviolinate-al-sommo-pontefice/
    3) http://isoladipatmos.com/enzo-bianchi-il-cardinale-edoardo-menichelli-e-paul-mccartney-la-chiesa-vive-in-un-sottomarino-giallo/

    In calce al primo pezzo è riportato un elenco di 17 ‘piazze’ italiane, altrettante diocesi dove il Bianchi andrà a tenere le sue lectio divine (?) nei prossimi mesi.
    Io ritengo che, se in quelle diocesi perdurano credenti sani di mente e di anima, potrebbero far sentire la propria voce non solo sui social, ovvero fargli trovare all’uscita una bella salva di fischi – ovviamente sempre e solo SE la lectio divina (?) da lui appena tenuta sia stata in odore di eresia: mai negare conversioni dell’ultimo minuto alla sana dottrina.
    Nessuna paura, anche le prime donne più appariscenti sono sopravvissute a manifestazioni plateali di dissenso non violento.

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  2. Sull’ex priore Bianchi e la Comunità di Bose è utile rileggere anche quanto riferirono Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro nel 2006 con il loro “Contro il logorio del laicismo moderno”:

    ” ” ”
    (……………………………………) Ne troviamo un altro esempio interessante [‘di un tipico caso di logorio del clericalismo moderno’, ndr] sfogliando ‘Luoghi dell’Infinito’, bella rivista patinata edita da Avvenire. Ogni mese questo magazine pubblica un calendario – diciamo così – ecumenico, a cura della Comunità di Bose. Eccovi il calendario di maggio 2006:
    1°. Festa internazionale dei lavoratori,
    13 maggio, Vesak: nascita, illuminazione ed estinzione del Buddha (l’estensore avverte, fra parentesi, buddisti. A scanso di equivoci);
    16 maggio, 18 Ijjar, Lag ba-Omer, offerta delle primizie (ebrei);
    18 maggio, anniversario della morte di Giuseppe Lazzati (1986);
    19 maggio, anniversario della morte di san Celestino V (1296), Papa ed eremita;
    25 maggio, Ascensione (Chiesa cattolica universale e Chiese d’Occidente);
    26 maggio, sant’Agostino di Canterbury (Chiesa cattolica e Chiesa anglicana);
    28 maggio, Ascensione (Chiesa cattolica in Italia);
    29 maggio, Ascensione (morte) del Baba’u’llah (baba’i);
    31 maggio, Visitazione della Vergine Maria (Chiesa Cattolica e Chiese d’Occidente).
    Dunque, ricapitolando: il primo maggio, niente san Giuseppe, artigiano, sennò i protestanti mi si arrabbiano; segue un tripudio di feste ebraiche e buddiste, con annesso clamoroso balzo in avanti del baha’i, che si guadagna addirittura un ex aequo con Gesù in materia di Ascensione, operazione che noi vetero-cattolici credevamo – stolti che siamo – riservata al Figlio di Dio. Le confessioni non cattoliche sono chiamate “Chiese”, con tanto di maiuscola, anche se il cardinal Ratzinger, nella Dominus Iesus, controfirmata da Giovanni Paolo II – ci avvertiva che questa denominazione non è dovuta alle comunità protestanti. Prendiamo atto che i santi spariscono – fatta eccezione per Celestivo V che è “simpatico” perché ha rinunciato a quella struttura di potere che è il papato e ha contrastato il “cattivo” Bonifacio VIII: In compenso, ecco che Giuseppe Lazzati – che per la Chiesa non è nemmeno, per ora, Venerabile – si guadagna un posticino accanto a Buddha e al Lag ba-Omer. Il tutto, sia detto per inciso, perpetrato usando i soldi dei cattolici, con cui si stampano ‘Avvenire’ e ‘Luoghi dell’Infinito’.
    Che dire? Oggi il mondo cattolico – non tutto, per carità, ma buona parte sì – è questa roba qua: una melassa, una pappetta, un beverone ricostituente, una compagnia teatrale nella quale l’impresario raccoglie i soldi dai credenti e li gira ai non credenti perché vengano a recitare la loro commedia. (……………………………………………………..).

    ” ” ”

    Sperare in una citazione, da parte dei bosiani, dell’anniversario delle apparizioni della Madonna a Fatima è ovviamente una pia illusione.

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