Mons. Schneider ha chiesto chiarimenti a papa Francesco sulla Dichiarazione di Abu Dhabi

Nella loro recente visita ad limina a Roma, i vescovi del Kazakistan e dell’Asia centrale hanno sollevato una serie di preoccupazioni che sono state ampiamente condivise nella Chiesa negli ultimi anni. Durante l’incontro del 1° marzo, il vescovo Athanasius Schneider, ausiliare di Astana, Kazakistan, ha ottenuto da Papa Francesco un chiarimento riguardo alla nota frase, quella sulla “diversità delle religioni”, contenuta nella Dichiarazione sulla Fratellanza umana, firmata ad Abu Dabi il 4 febbraio scorso, che tante perplessità ha sollevato in molti fedeli. Mons. Schneider ha quindi rilasciato una lunga intervista alla giornalista Diane Montagna, una intervista ad ampio raggio. Eccola di seguita tradotta da Sabino Paciolla.

di Diane Montagna (08-03-2019)

(Il traduttore salta la prima domanda, che è di apertura e generica.)

Può dire qualcosa di più su come papa Francesco ha risposto alla sua preoccupazione per la dichiarazione di Abu Dhabi sulla diversità delle religioni? Si legge nel passaggio controverso: “Il pluralismo e la diversità delle religioni, il colore, il sesso, la razza e il linguaggio sono voluti da Dio nella sua saggezza, attraverso la quale ha creato gli esseri umani”.

Mons. Athanasius Schneider saluta papa Francesco durante l’udienza della visita ad limina apostolorum dei vescovi del Kazakistan.

A proposito della mia preoccupazione per la frase usata nel documento di Abu Dhabi – che Dio “vuole” la diversità delle religioni – la risposta del Papa è stata molto chiara: ha detto che la diversità delle religioni è solo la volontà permissiva di Dio. Lo ha sottolineato e ci ha detto: anche voi potete dire questo, che la diversità delle religioni è la volontà permissiva di Dio. Ho cercato di approfondire la questione, almeno citando la frase come si legge nel documento. La frase dice che come Dio vuole la diversità di sesso, colore, razza e lingua, così Dio vuole la diversità delle religioni. C’è un evidente confronto tra la diversità delle religioni e la diversità dei sessi. Ho accennato questo punto al Santo Padre, e lui ha riconosciuto che, con questo paragone diretto, la frase può essere compresa erroneamente. Ho sottolineato nella mia risposta a lui che la diversità dei sessi non è la volontà permissiva di Dio, ma è positivamente voluta da Dio. E il Santo Padre lo ha riconosciuto e ha convenuto con me che la diversità dei sessi non è una questione di volontà permissiva di Dio. Ma quando menzioniamo entrambe queste frasi nella stessa frase, allora la diversità delle religioni viene interpretata come volontà positiva di Dio, come la diversità dei sessi. La frase porta quindi a dubbi e interpretazioni erronee, e così è stato il mio desiderio, e la mia richiesta che il Santo Padre rettifichi questo. Ma egli ha detto a noi vescovi: potete dire che la frase in questione sulla diversità delle religioni significa la volontà permissiva di Dio.

Per i lettori che non hanno familiarità con la distinzione tra la volontà permissiva e positiva di Dio, può dare alcuni esempi di altre cose che Dio permette attraverso la sua volontà permissiva?

Sì, la volontà permissiva significa che Dio permette certe cose. Dio ha concesso o permesso il peccato di Adamo e tutte le sue conseguenze; e anche quando pecchiamo personalmente, in un certo senso Dio lo permette o lo tollera. Ma Dio non vuole positivamente il nostro peccato. Lo permette in vista del sacrificio infinitamente meritorio di Nostro Signore Gesù Cristo sulla croce e perché non vuole distruggere la nostra libertà. Questo è il senso della volontà permissiva di Dio.

Vertice vaticano sugli abusi sessuali

Molte persone, comprese le vittime di abusi sessuali che erano venute a Roma per il vertice vaticano del 21-24 febbraio sulla protezione dei minori nella Chiesa, sono rimaste deluse dall’incontro per quella che consideravano la mancanza di azioni concrete. Eccellenza, quale ritiene sia il modo più efficace per risolvere il problema dell’abuso sessuale e dell’insabbiamento nella Chiesa?

Quando c’è un problema enorme – che certamente è l’abuso di bambini, minori e adulti subordinati da parte del clero – dobbiamo sempre andare alla radice più profonda, come ogni buon dottore e medico. Non possiamo risolvere una malattia solo facendo una diagnosi superficiale. È necessaria una diagnosi profonda e integrale. E a mio avviso, questo non è stato fatto al vertice, perché una delle radici evidenti, osservabili e più profonde dell’abuso sessuale sui minori è l’omosessualità tra il clero. Naturalmente, non dirò che tutti gli omosessuali abusano necessariamente dei bambini. Sarebbe ingiusto e falso. Ma stiamo parlando di abusi clericali nella Chiesa, e quindi dobbiamo concentrarci su questa malattia. E’ stato dimostrato che più dell’80 per cento delle vittime erano maschi post-pubescenti. È quindi evidente che la natura della maggior parte di questi abusi riguardava atti omosessuali. Dobbiamo sottolineare che questa è una delle radici principali. L’altra radice principale della crisi degli abusi è il relativismo sull’insegnamento morale iniziato dopo il Concilio Vaticano II. Da allora, viviamo in una profonda crisi del relativismo dottrinale, non solo della dogmatica ma anche della morale – la legge morale di Dio. La morale non è stata insegnata chiaramente nei seminari negli ultimi 50 anni; spesso non è stato insegnato chiaramente nei seminari e nelle facoltà teologiche che un peccato contro il sesto comandamento è un peccato grave. Soggettivamente ci possono essere circostanze attenuanti, ma oggettivamente si tratta di un peccato grave. Ogni atto sessuale al di fuori di un matrimonio valido è contro la volontà di Dio. Offende Dio ed è un peccato grave, un peccato mortale. Questo insegnamento è stato così relativizzato. E questa è una delle altre radici profonde. Dobbiamo sottolinearlo. E, a mio avviso, questo non è stato sottolineato al vertice: il relativismo dell’insegnamento morale, in particolare sul sesto comandamento. Un’altra causa profonda è la mancanza di una vera, seria e autentica formazione dei seminaristi. C’è stata una mancanza di ascetismo nella vita e nella formazione dei seminaristi. È stato dimostrato da duemila anni, e dalla natura umana, che senza l’ascesi fisica come il digiuno, la preghiera e anche altre forme di mortificazioni corporali, è impossibile vivere una vita costante nella virtù senza peccato mortale. A causa della profonda ferita del peccato originale e della concupiscenza ancora all’opera in ogni essere umano, abbiamo bisogno della mortificazione corporale. San Paolo dice: “Non fare nulla per la carne, per appagare i suoi desideri”. Possiamo parafrasare queste parole, dicendo: non nutrire troppo la tua carne o la concupiscenza ti dominerà. E questo è esattamente quello che spesso accadeva nei seminari. Seminaristi e sacerdoti hanno nutrito la carne attraverso una vita comoda senza ascetismo, senza digiuni e altre mortificazioni corporee e spirituali. Ma per me, la causa più profonda della crisi degli abusi sessuali clericali è la mancanza di un rapporto profondo e personale con Gesù Cristo. Quando un seminarista o un sacerdote non ha un profondo rapporto personale con Gesù Cristo, in costante fedeltà a una vita di preghiera e godendo veramente di un amore personale per Gesù, è facile preda delle tentazioni della carne e di altri vizi. Inoltre, quando si ha un amore profondo e personale per Cristo, non si può commettere deliberatamente un peccato orrendo. Occasionalmente, a causa della debolezza della natura umana, un sacerdote o un seminarista potrebbe commettere un peccato mortale contro la purezza. Ma nello stesso momento, è profondamente pentito e decide di evitare ad ogni costo il peccato successivo. Questa è la manifestazione di un vero amore di Cristo. Ma è per me completamente escluso che una persona che ama profondamente Cristo possa abusare sessualmente dei minori. È per me impossibile. A mio parere, un amore profondo di Cristo esclude questo. Queste sono le radici principali: l’omosessualità tra il clero, il relativismo della dottrina, la mancanza di ascesi e soprattutto l’assenza di un amore profondo e vero per Cristo. E questo non è stato sottolineato nel vertice. Pertanto, ritengo che il summit sia stato un fallimento, in quanto un medico non riesce a curare una malattia quando non ne affronta le cause. Questo problema si ripresenterà di nuovo.

Il cardinale Cupich durante il summit vaticano sugli abusi sessuali del clero.

Lei ha citato la statistica secondo cui l’80 per cento delle vittime erano maschi post-pubescenti. Come risponde al cardinale Blase Cupich e ad altri che indicano il report John Jay* e altri studi come prova che non c’è una relazione causale tra omosessualità e abusi sessuali clericali?

È una negazione della realtà. Come posso parlare con un uomo che nega la realtà? Questo è spiegabile solo come posizione ideologica.

Quali misure concrete ritiene che il vertice avrebbe dovuto adottare per offrire soluzioni reali al problema dell’abuso sessuale clericale?

Il summit avrebbe dovuto emanare norme canoniche concrete, ma non lo ha fatto, e quindi credo che il summit sia stato un fallimento. E’ stato un bellissimo spettacolo clericale, è stato uno spettacolo di clericalismo – tutti i chierici con i loro titoli che provenivano da tutto il mondo. E sono state pronunciate molte belle parole – parole molto emozionanti. Ma queste radici profonde non sono state affrontate, e non sono state date norme concrete e incisive. A mio avviso, dovrebbero essere date norme molto precise, convincenti e incisive. La prima norma canonica che proporrei è questa: che le persone con inclinazioni omosessuali non siano categoricamente accettate nei seminari. E se vengono scoperti, naturalmente con rispetto e amore, devono essere allontanati dal seminario e aiutati ad essere guariti e a vivere come un buon laico cristiano. Attualmente le norme dicono solo che quelli con “radicate tendenze omosessuali” non dovrebbero essere ammessi in seminario, ma per me questo non è sufficiente. Che cosa significa “radicata”? Se un uomo adulto viene in seminario e sente l’attrazione omosessuale, anche se non è ancora profondamente radicata, è comunque un’attrazione omosessuale. E già di per sé è una condizione che, in alcune circostanze – come ad esempio nell’atmosfera esclusivamente maschile di un seminario – potrebbe svilupparsi in una tendenza più profonda o più aggressiva. E quando diventerà sacerdote, sarà con i seminaristi, con i chierichetti e così via. E così, mentre forse in seminario queste tendenze non erano profonde, in certe circostanze possono diventare più profonde. Per me è in qualche modo falso. Supponiamo che un giovane non sia un omosessuale aggressivo. Non si diverte ad avere tendenze omosessuali, e non sono così profondamente radicate. Ma quando riconosce di avere queste tendenze, o quando è dimostrato da atti o segni esteriori che egli ha tendenze omosessuali, anche se non sono radicate in profondità, deve essere caritatevolmente allontanato dal seminario. E questa dovrebbe essere una norma canonica: che chi riconosce di avere tendenze omosessuali, anche non profonde, non può essere accolto in un altro seminario e non può essere ordinato. Le tendenze omosessuali sono una sorta di tratto di disturbo della personalità e una percezione distorta della realtà, poiché ciò significa desiderare un oggetto di piacere contro l’ordine naturale dei sessi. I documenti magisteriali lo chiamano disordine “oggettivo”. Come si può ordinare un uomo con un disordine nella sua personalità o nella sua struttura psicosomatica? Naturalmente, ci sono anche altri disturbi psicologici. Non si ordinano uomini con certi disturbi psicologici, anche quando non sono così profondi. Danneggerebbe il sacerdozio.

Lei ha parlato di segni esterni. Nella norma canonica che lei propone, che tipo di segni esterni ha in mente?

Se avesse un’amicizia esclusiva e ostentata con un uomo, sarebbe già un segno esteriore. Oppure, se guardasse la pornografia maschile su internet, questo sarebbe un altro segno. Sono segni esteriori, verificabili. Una volta scoperti, un seminarista di questo tipo dovrebbe essere escluso per sempre dall’ordinazione. Sì, può essere guarito, ma il seminario non è un sanatorio per curare persone con disturbi psicologici o tendenze omosessuali. Questo è ingenuo, e danneggerà il sacerdozio e la persona. Sarebbe meglio per una persona come lei essere un buon cristiano nel mondo e salvare la sua anima, e non essere sacerdote. Noi possiamo e dobbiamo aiutarlo, ovviamente. Ma dobbiamo essere disposti a dirgli: non sarai ordinato, è per la salvezza della tua anima. Sii buon cristiano nel mondo. Meglio avere meno sacerdoti ma uomini sani, psicologicamente sani. E profondi amanti di Cristo, uomini profondamente spirituali. Sarebbe meglio per tutta la Chiesa. Meglio lasciare alcune parrocchie senza sacerdote e alcune diocesi senza vescovo per diversi anni che ordinare un uomo che ha un disturbo, o omosessuale o altri disturbi della personalità.

Quali altre norme concrete ritiene che il summit vaticano sugli abusi sessuali avrebbe dovuto emanare?

In un caso in cui un sacerdote o un vescovo commettesse abusi sessuali, anche un solo caso, deve essere allontanato dallo stato clericale. Ci dovrebbe essere una “tolleranza zero” in questo caso, e dovrebbe essere stabilita nel diritto canonico. Non ci dovrebbero essere eccezioni. Naturalmente, il fatto dell’abuso sessuale deve essere provato e verificato da un vero processo canonico, ma quando lo è, deve essere allontanato dallo stato clericale. Queste due norme (la categorica non ammissione al seminario e all’ordinazione degli uomini con tendenze omosessuali, e il licenziamento dallo stato clericale), a mio avviso, avrebbero dovuto essere esplicitamente menzionate nel summit, se si vuole avere un impatto concreto. Altrimenti è stato un bell’incontro, ma più o meno uno spettacolo clericale con parole e dichiarazioni sentimentali.

Un sacerdote che ha abusato di minori dovrebbe ricevere dei soldi dalla Chiesa?

Penso di sì. Dobbiamo essere misericordiosi e non dobbiamo essere crudeli. Dobbiamo sempre essere umani e cristiani, e penso che la Chiesa dovrebbe almeno temporaneamente dare a questi chierici che vengono licenziati un aiuto finanziario – forse per i primi due anni.

La Lettera aperta dei cardinali Burke e Brandmüller
I cardinali Burke e Brandmuller sono anche i due firmatari “superstiti” dei dubia sull’Amoris Laetitia.

Prima del vertice, il cardinale Raymond Burke e il cardinale Walter Brandmüller hanno inviato una lettera aperta invitando i vescovi presenti al vertice a porre fine al silenzio sulla corruzione morale nella Chiesa e a sostenere la legge divina e naturale. Quanto pensi che la loro lettera aperta sia stata ascoltata e presa in considerazione durante l’Incontro [mondiale sugli abusi]?

Penso che la lettera dei due cardinali sia stata meritoria e molto attuale, e la storia la considererà un contributo veramente positivo in questa delicatissima crisi di abusi a livello universale della Chiesa. È stata una bella testimonianza, e credo che questa lettera abbia onorato il Collegio cardinalizio. Ma credo che sia stata ascoltata più dalla gente semplice che dai chierici: ancora una volta, clericalismo.

Alcuni hanno suggerito che il summit vaticano sugli abusi sessuali sia stato il più grande esempio di clericalismo.

Non sono riusciti ad ascoltare le voci dei laici. La voce dei laici non è stata ascoltata a sufficienza dai chierici. Non è clericalismo?

A suo avviso, che cosa spiega l’ovvio e ripetuto rifiuto di affrontare la questione dell’omosessualità al vertice? Alcuni hanno sostenuto che potrebbe essere dovuto al desiderio di proteggere le reti omosessuali all’interno della gerarchia. Altri hanno suggerito che deriva dal fatto che i vescovi hanno paura di dire qualcosa di negativo sull’omosessualità per paura delle ripercussioni da parte dello Stato.

Penso che il primo argomento non abbia avuto un peso considerevole nel contesto del vertice. Ci sono gruppi omosessuali, ma in questo vertice non è stato decisivo, a mio parere. Il secondo argomento da lei citato ha un certo peso, ma non è stato decisivo. La paura da parte dei vescovi di affrontare il mondo è un fattore: la paura del mondo. Anche se possono essere personalmente contro l’omosessualità, temono un confronto con il mondo. Vigliaccheria clericale: di nuovo, clericalismo. Ma la ragione più profonda, a mio avviso, è che ci sono potenti clan clericali tra vescovi e cardinali che vogliono promuovere e cambiare nella Chiesa la legge morale divina sul male intrinseco degli atti omosessuali e dello stile di vita omosessuale. Vogliono rendere l’omosessualità accettabile come legittima variante della vita sessuale. A mio avviso, questa è la ragione più profonda e forse decisiva per cui hanno taciuto e non si sono occupati di questo aspetto.

Sinodo amazzonico

In ottobre si terrà in Vaticano un Sinodo sull’Amazzonia. Eccellenza, lei ha vissuto in Brasile per un periodo e conosce bene la regione. È stato detto che in Amazzonia c’è carenza di sacerdoti, cosa che secondo alcuni giustifica l’introduzione di viri probati. È vero che esiste una crisi sacramentale e una tale carenza di sacerdoti?

Ebbene, in Amazzonia c’è carenza di sacerdoti, ma anche altrove. C’è una crescente carenza di sacerdoti in Europa. Ma la carenza di sacerdoti è solo un ovvio pretesto per abolire praticamente (non teoricamente) il celibato nella Chiesa latina. Questo è stato l’obiettivo fin da Lutero. Tra i nemici della Chiesa e delle sette, il primo passo è sempre quello di abolire il celibato. Il celibato sacerdotale è l’ultima roccaforte da abolire nella Chiesa. La vita sacramentale è solo il pretesto per farlo. Nella mia esperienza personale in Unione Sovietica, abbiamo passato diversi anni senza la Santa Messa. E siamo sopravvissuti forti nella fede. La fede è stata vissuta nella Chiesa domestica che è la famiglia. La fede è stata trasmessa attraverso il catechismo. Abbiamo pregato. Abbiamo fatto le Comunioni spirituali, attraverso le quali abbiamo ricevuto molte grazie. Quando improvvisamente un sacerdote è venuto dopo uno o due anni, era davvero una festa, ed eravamo così felici, e ci siamo confessati sacramentalmente, e Dio ci ha guidato. Così ho avuto esperienza personale di questo nella mia vita, in Unione Sovietica. Per quanto riguarda il Brasile: ho vissuto e lavorato in Brasile per 7 anni. E conosco i brasiliani. Sono persone molto devote, persone semplici. Non penserebbero mai a un clero sposato. No, questa è un’idea messa in testa non dai popoli indigeni ma dai bianchi, da sacerdoti che non vivono una vita apostolica e sacrificale profonda. Senza la vera vita sacrificale di un apostolo non si può costruire la Chiesa. Gesù Cristo ci ha dato l’esempio dell’offerta sacrificale di se stesso, così come gli Apostoli, i Padri della Chiesa, i Santi, i Missionari. Questo ha costruito la Chiesa con frutti spirituali duraturi per intere generazioni. La carenza di sacerdoti in Amazzonia è per me un esempio del contrario: forse ai sacerdoti manca una vita profondamente impegnata e sacrificale nello spirito di Gesù, degli Apostoli e dei Santi. Essi cercano quindi dei sostituti umani. Il clero indigeno sposato non porterà ad un approfondimento e crescita nella Chiesa amazzonica. Altri problemi sorgeranno sicuramente con l’avvento del clero sposato nella cultura indigena dell’Amazzonia e in altre parti del mondo di rito latino. Ciò che è più necessario è approfondire le radici della fede e rafforzare la chiesa domestica in Amazzonia. Dobbiamo iniziare una crociata in Amazzonia tra queste famiglie indigene, tra i cattolici cristiani, per le vocazioni – implorando Dio per le vocazioni al sacerdozio celibe, e verranno. Nostro Signore ha detto di “pregare”, quindi questa mancanza è un segno che non preghiamo abbastanza. E la gente sarà tentata di pregare ancora meno perché gli uomini si riempiono la testa con la promessa che in ottobre riceveranno la possibilità di avere sacerdoti sposati. Così non pregano più perché i loro figli siano sacerdoti come Gesù, che era celibe. E Gesù è il modello per tutte le culture. Anche un buon sacerdote celibe indigeno, un uomo spirituale, può trasformare le tribù, come hanno fatto i santi. San Giovanni Maria Vianney ha trasformato quasi tutta la Francia. Padre Pio è un altro esempio. Non sto dicendo che dobbiamo aspettarci questo standard di santità, ma li sto offrendo come esempi di quella fecondità soprannaturale che può venire attraverso un santo sacerdote. Anche un uomo spirituale semplice e profondo che si dedica a Gesù e alle anime del celibato, un sacerdote indigeno amazzonico, costruirà sicuramente la Chiesa così tanto lì, e risveglierà nuove vocazioni con il suo esempio. Questo è stato il metodo della Chiesa fin dai tempi degli Apostoli. E questo metodo è stato provato e comprovato in 2000 anni di esperienza missionaria della Chiesa. E questo sarà vero fino alla venuta di Cristo. Non c’è altra via. L’adattamento ad approcci puramente umanistici e naturalistici non arricchirà la Chiesa amazzonica. Abbiamo 2000 anni di storia per dimostrarlo. Ripeto: il popolo brasiliano è profondamente consapevole della sacralità del sacerdozio. Questo dovrebbe fare il Sinodo amazzonico: approfondire la consapevolezza della sacralità del sacerdozio celibe. La Chiesa ha esempi così belli di missionari. Dovrebbe approfondire e rafforzare la Chiesa domestica, cioè la vita familiare. E il Sinodo dovrebbe avviare campagne di adorazione eucaristica e di preghiera per i sacerdoti e le nuove vocazioni sacerdotali. Senza il sacrificio dell’amore, senza la preghiera, non costruiremo una Chiesa locale. Con il clero sposato, no. Non parlo contro il clero sposato nelle Chiese ortodosse o nelle Chiese cattoliche orientali. Parlo della tradizione latina in America e in Europa. Dobbiamo conservare questo tesoro senza indebolirlo con l’introduzione di un clero sposato, perché è stato dimostrato da tanta fecondità quando lo guardiamo da un punto di vista globale.

I cardinali e la crisi attuale

Ritiene importante che i cardinali parlino della crisi della Chiesa e, in caso affermativo, quale forma ritiene che dovrebbe assumere?

Foto di gruppo dei vescovi del Kazakistan con papa Francesco.

Sì, è molto opportuno e molto necessario perché la confusione non fa che aumentare. Penso che i cardinali dovrebbero affrontare la questione del documento di Abu Dhabi e la frase sulla diversità delle religioni, perché questa affermazione porta alla fine alla negazione della verità del carattere unico e obbligatorio della Fede in Cristo, comandato dalla Divina Rivelazione. A mio avviso, l’affermazione di Abu Dhabi è la più pericolosa dal punto di vista dottrinale. I cardinali dovrebbero rispettosamente chiedere al Santo Padre di correggere ufficialmente questa frase. Credo che sarebbe anche molto opportuno e necessario per i cardinali o vescovi emettere una sorta di professione di fede, di verità, rifiutando anche gli errori più diffusi del nostro tempo. A mio avviso, essi dovrebbero fare una professione di verità molto specifica ed enumerata, per esempio: “Io confermo risolutamente che…”, seguita dalla confutazione di un errore. Credo che tale professione dovrebbe includere tutti i principali errori pericolosi che si stanno diffondendo nella vita della Chiesa ai nostri giorni.

Una professione che riafferma la fede ma anche che confuta l’errore?

Sì, nella stessa frase. Un tale testo dovrebbe essere pubblicato e ampiamente diffuso a sacerdoti e vescovi, magari chiedendo loro di fare una professione pubblica con questo testo nelle parrocchie e nelle cattedrali. Non ci sarebbero novità. Si direbbe solo ciò che la Chiesa ha sempre professato.

*) Il John Jay Report (titolo completo “The Nature and Scope of the Problem of Sexual Abuse of Minors by Catholic Priests and Deacons in the United States”) è un documento del 2004 commissionato al John Jay College of Criminal Justice dalla Conferenza Episcopale statunitense, volto a studiare l’incidenza dei casi di abusi minorili all’interno della Chiesa cattolica.

(fonte: lifesitenews.com; traduzione: sabinopaciolla.com)

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