Come la Chiesa finì. Il romanzo distopico di Aldo Maria Valli

La Chiesa finisce abbracciando il modernismo, sintesi di tutte le eresie. Questo è l’ammonimento contenuto nel nuovo libro di Aldo Maria Valli, vaticanista del Tg1.

di Francesco Boezi (07-12-2017)

Come la Chiesa finì, è il titolo del nuovo libro di Aldo Maria Valli. Il vaticanista di punta del Tg1 immagina — mediante un racconto distopico – la dissoluzione del cattolicesimo.

Un processo lungo, che avviene tramite il succedersi di una serie di “Francesco”, pontefici accomunati dalla necessità dottrinale di adeguare la forma, la sostanza e le istanze della religione cattolica allo “spirito del tempo”. Il Vaticano — nell’opera di Valli — abbandona progressivamente i dogmi di fede, sino a promulgare l’esistenza del super-dogma dell’accoglienza: l’unica verità dottrinale riconosciuta come tale. La Chiesa immaginata dal giornalista rinuncia — insomma — a se stessa: sposa la post-modernità, adotta il “bispensiero”, stralcia ogni tradizione e usanza, pubblica Il Vocabolario della Chiesa Accogliente, aderisce ad una neolingua di orwelliana memoria, introduce il sacerdozio femminile, concede l’eucarestia a tutti, termina di essere una monarchia assoluta, riduce la liturgia ad un fenomeno di “aggregazione sociale”, approva la poliandria, riabilita Marcione, abolisce le tipiche forme d’espressione pastorale e così via. Nasce — infine — la “Nuova Chiesa antidogmatica”, che proclama il “Superdogma dell’accoglienza”. Nell’immaginario Concilio Ecumenico Vaticano V, inoltre, i cristiani si riuniscono in un’unica fede: un avvenimento che, nonostante l’intenzione bonaria di base e la valenza sempieterna del dialogo, finisce per divenire uno degli elementi determinanti per la dissoluzione finale.

Un racconto distopico. Un futuro non troppo lontano e irreversibile?

Aldo Maria Valli affida ad un Cantore Cieco il compito di raccontare questa storia: un unico testimone che, sfidando le proibizioni del mondo rappresentato come “unificato” dal giornalista, riesce – con un messaggio in bottiglia – a tramandare la cronaca delle tappe della scomparsa del cattolicesimo. In uno scenario dominato dal relativismo e dalla secolarizzazione, l’unica preziosa testimonianza dell’estinzione della religione cattolica è affidata – non a caso – ad un personaggio di chiaro richiamo omerico. I pontefici che si susseguono dopo Bergoglio al soglio di Pietro — come anticipato — si chiamano tutti “Francesco”. Scrive l’autore sulla rivoluzione subita dal ruolo del papa: «Come ben potete intuire, un papa oggi non è apprezzato quando mette in guardia dalle conseguenze pratiche dell’ateismo, o quando, avendo a cuore la tenuta della comunità sociale e denunciando la mancanza di un collante, chiede a tutti di vivere “come se Dio esistesse”, non è ammirato quando avverte che il più povero fra i poveri, sebbene non si veda, è il bambino che non viene lasciato nascere…». La religione cattolica, nel libro di Valli, finisce per abbracciare mortalmente il mondo, i suoi rinnovati schemi comunicativi i e le sue deformazioni culturali. Uno dei primi testi che contribuisce al sorgere del processo narrato – poi – è l’enciclica Captatio Benevolentiae: pubblicata da papa Francesco IV. Questo documento “contiene le istruzioni da seguire perché si metta fine a ogni differenza tra la Chiesa e il mondo”. Curiosamente – ancora – ad ispirare la lettera apostolica del papa è un cardinale di cui Valli cita solo le iniziali: “W.K.”. Walter Kasper, cardinale tedesco realmente esistente e avversario teologico di Benedetto XVI, che non viene mai nominato, ma rispetto al quale si potrebbe supporre l’esistenza di un riferimento indiretto.

Sì, perché nel romanzo distopico del vaticanista c’è spazio anche per Joseph Ratzinger. Il papa Emerito viene descritto come il grande sconfitto della storia: un uomo che ha lottato per la salvezza della fede, ma la cui battaglia si è infranta inesorabilmente contro le tendenze neomoderniste dominanti. L’opera stessa, in realtà, si apre con una “profezia” di Benedetto XVI, un aforisma reale sulla “graduale perdita” della fede nel mondo occidentale e sul conseguente “ridimensionamento” della Chiesa. Ma com’è accaduto – nel corso della storia ecclesiale – che tutti i papi siano finiti per chiamarsi “Francesco”? Scrive il Cantore Cieco rivolgendosi al lettore: “Ebbene, devi sapere che il capostipite dei Francesco, ovvero papa Francesco I, l’argentino Jose Mario Bergoglio, fu così amato dal mondo, così osannato, così stimato, che la Chiesa dell’epoca, sotto il pontificato del successore, papa Francesco II, stabilì che da allora in avanti tutti i pontefici sarebbero stati scelti tra cardinali sudamericani e tutti si sarebbero chiamati Francesco”. “Coloro che amano” — nel mondo figurato da Valli — governano le logiche del mondo, ma tutto è distrutto, umanità compresa. L’uomo, infatti, è ormai privato tanto delle religioni quanto della libertà. Un romanzo — quello edito da LiberiLibri — che più che una distopia sembra essere un avvertimento sulle conseguenze di un certo modo di intendere il magistero papale.

(fonte: ilgiornale.it)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...