Amoris Laetitia, l’episcopato di Malta tradisce il Vangelo

La navicella di Malta si unisce alla flotta del papa

di Sandro Magister (14-01-2016)

«Qualora come esito del processo di discernimento, compiuto con “umiltà, riservatezza, amore alla Chiesa e al suo insegnamento, nella ricerca sincera della volontà di Dio e nel desiderio di giungere ad una risposta più perfetta ad essa” (Amoris laetitia, 300), una persona separata o divorziata che vive una nuova unione arriva – con una coscienza formata e illuminata – a riconoscere e credere di essere in pace con Dio, non le potrà essere impedito di accostarsi ai sacramenti della riconciliazione e dell’eucaristia (cfr. Amoris laetitia, nota 336 e 351)».

In breve: sì alla Comunione ai divorziati-risposati che vivono more uxorio.

maltaÈ questo il punto chiave delle istruzioni che i vescovi di Malta e di Gozo, Charles Jude Scicluna e Mario Grech, hanno dato il 13 gennaio ai loro sacerdoti, per l’applicazione del controverso capitolo VIII di Amoris laetitia> Criteria for the Application of Chapter Eight of Amoris Lætitia

Non sono molti, finora, i vescovi che da soli o in gruppo hanno dato ai loro sacerdoti analoghe istruzioni sull’esortazione sinodale. Con orientamenti tra loro discordanti.

Ad esempio, per il no alla comunione ai divorziati-risposati che vivono more uxorio si sono pronunciati negli Stati Uniti l’arcivescovo di Philadelphia Charles J. Chaput e in Italia il cardinale Ennio Antonelli, chiamato dall’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, a istruire i sacerdoti della sua diocesi.

Mentre per il sì si sono pronunciati il cardinale vicario di Roma Agostino Vallini e i vescovi della regione di Buenos Aires, in entrambi i casi con l’approvazione personale di papa Francesco, negli Stati Uniti il vescovo di San Diego Robert W. McElroy e ora nell’isola di Malta i vescovi Scicluna e Grech.

E sia gli uni che gli altri hanno sostenuto le rispettive posizioni sulla base di quanto hanno trovato scritto in Amoris laetitia: prova lampante che i dubia sollevati pubblicamente da quattro cardinali con  la richiesta a papa Francesco di “fare chiarezza” non sono affatto campati per aria.

Se quindi il papa non risponde ai dubia è perché lui per primo vuole questa pluralità di interpretazioni e di applicazioni, tutte appellantisi a una scrittura di Amoris laetitia volutamente ambigua, e quindi aperta a più di una lettura.

Quale sia, poi, la lettura che il papa preferisce è certissimo. È quella che ammette la comunione ai divorziati risposati che vivono more uxorio. Che è esattamente ciò che si ricava da una lettura “ingenua” dell’esortazione post-sinodale, dove questa ammissione non è scritta da nessuna parte apertis verbis ma è fatta abbondantemente intuire in forma allusiva.

Non è un caso che i vescovi di Malta, quando arrivano a scrivere che ai divorziati risposati che vivono more uxorio “non potrà essere impedito di accostarsi ai sacramenti della riconciliazione e dell’eucaristia” non trovino altra citazione adatta di Amoris laetitia se non in due sibilline note a piè di pagina, che Francesco ha persino detto, una volta, di non ricordare.

Ma appunto, sono tali e tante le citazioni di Amoris laetitia incluse nell’istruzione dei vescovi maltesi, che c’è da pensare che la loro sia effettivamente la più fedele interpretazione sine glossa dell’esortazione.

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Sono intanto cresciute di tre, rispetto all’ultimo conteggio di Settimo Cielo, le prese di posizione sui dubia, da parte di cardinali e vescovi. A sostegno dei dubia si sono pronunciati il vescovo di Feldkirch, in Austria, Beno Elbs, e il cardinale sudafricano Wilfrid Fox Napier, arcivescovo di Durban.

Mentre contro si è pronunciato il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del sinodo dei vescovi, in un’intervista a L’Osservatore Romano del 12 gennaio: “Sono state già fornite diverse risposte. Si sono espresse anche persone competenti per il loro ruolo e la loro autorità. […] Non penso che ci sia bisogno di aggiungere altro, se non ribadire che tutte le risposte che si richiedono sono già contenute nel testo della stessa esortazione apostolica”.

(fonte: settimocielo.it)


Malta, i vescovi hanno di fatto cambiato il Catechismo

di Marco Tosatti (14-01-2017)

pope_bishop_scicluna_La conferenza episcopale maltese – cioè l’arcidiocesi di Malta, (Charles Scicluna, nella foto a lato, con Bergoglio) e la diocesi di Gozo – hanno emanato un documento che si intitola: Criteri per l’applicazione del capitolo VIII di Amoris Laetitia. Nella nostra traduzione dall’inglese, recita così: “Attraverso il processo di discernimento, dovremmo esaminare la possibilità della continenza coniugale. A dispetto del fatto che questo ideale non è affatto facile, ci possono essere coppie che, con l’aiuto della grazia, praticano questa virtù senza mettere a rischio altri aspetti della loro vita insieme. D’altra parte, ci sono situazioni complesse dove vivere ‘come fratello e sorella’ diventa umanamente impossibile e crea un danno maggiore. Se come risultato del processo di discernimento, intrapreso con ‘umiltà, discrezione e amore per la Chiesa e il suo insegnamento, in una sincera ricerca della volontà di Dio e un desiderio di dare una risposta perfetta ad essa’ la persona separata o divorziata che sta vivendo una nuova relazione riesce, con una coscienza informata ed illuminata , a riconoscere e a credere che lui o lei è in pace con Dio, a lui o lei non può essere impedito di partecipare ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucarestia”.

È evidente che questa disposizione contrasta in maniera clamorosa con il Catechismo della Chiesa Cattolica in vigore, dove dice, al N. 1650: “Oggi, in molti paesi, sono numerosi i cattolici che ricorrono al divorzio secondo le leggi civili e che contraggono civilmente una nuova unione. La Chiesa sostiene, per fedeltà alla parola di Gesù Cristo («Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio»: Mc 10,11-12), che non può riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il primo matrimonio. Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la Legge di Dio. Perciò essi non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione. Per lo stesso motivo non possono esercitare certe responsabilità ecclesiali. La riconciliazione mediante il sacramento della Penitenza non può essere accordata se non a coloro che si sono pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, e si sono impegnati a vivere in una completa continenza”.

Oltre a documento magisteriali che abbiamo già citato in questo articolo. È molto difficile negare che la confusione, da questo punto di vista, sia grandissima nel mondo cattolico; che non si tratta solo (ma quando mai lo è stato, onestamente?) di quattro cardinali che non riescono ad ottenere una risposta dal Papa su questioni astratte di dottrina; e che la situazione invece di appianarsi, come forse avrebbero sperato gli strateghi dell’ambiguità dei due Sinodi sulla Famiglia, va peggiorando, e il problema si allarga. E il rumore non si sente solo nelle “sacrestie”, come ha dichiarato padre Antonio Spadaro, il portavoce non ufficiale di Santa Marta. Laici e persone ordinate esprimono un disagio che appare diffuso.

Consigliamo a chi conosce l’inglese di leggero questo commento di The Wanderer, di cui traduciamo qualche frase:

“Il tempo del silenzio su questo tema fra cardinali, vescovi e preti è trascorso. Non fate errori su questo: è un avvenimento che ha tracciato una linea nella sabbia che avrà conseguenze sul futuro immediato della Chiesa Cattolica. Chi rimane in silenzio su questo tema sarà complice delle sue conseguenze. Tristemente il Vaticano, attraverso l’intimidazione e in un modo quasi dittatoriale, ha cercato di dipingere i quattro cardinali e quelli che li appoggiano come se volessero rovesciare il Papa”.

“Con tutto il dovuto rispetto, il silenzio del Papa su questo tema e gli attacchi continui ai quattro cardinali allargano le divisione crescente nella Chiesa… alcuni punti il Papa li può risolvere, e questo è uno di essi. Non il suo portavoce, non i suoi rappresentanti, ma il Pastore dei Pastori, il Papa, il rappresentante di Cristo in terra, deve rispondere e guidare il gregge quando questioni di questa portata emergono. E dopo tutto, sono proprio le parole del Papa che hanno creato la controversia. Santità, la vostra guida è necessaria, affidata da Dio stesso. Il vostro silenzio su questo tema ha solo dato fuoco e provocato lo scisma di fatto che sta avvenendo”.

Ma perché il Papa non risponde? Torniamo a padre Spadaro, nella sua intervista al Religion News Service: “Papa Francesco distingue fra due tipi di opposizione: c’è l’opposizione che è critica di persone che tengono alla Chiesa. Loro amano la Chiesa. Vogliono, in buona coscienza, il bene della Chiesa. Ma c’è un altro tipo di opposizione, che vuole solo imporre la propria visione, che è un’opposizione ideologica. Il Papa ascolta la prima ed è aperto a imparare. Ma non da per niente attenzione alla seconda”. Se dobbiamo credere a padre Spadaro – noto per aver preso in giro con fake account su Twitter i quattro cardinali dunque il Papa non risponde perché ritiene “ideologica” la critica espressa tramite i Dubia.

È una motivazione solo in parte sorprendente, perché viene da un regno fra i più massicciamente ideologici e ideologizzati della storia recente della Chiesa. Ma può essere anche una forma di auto inganno, dirsi: son solo quattro cardinali, e non riconoscere l’ampiezza e la gravità del disorientamento. A meno che la confusione e il disorientamento non siano conseguenze, ma obiettivi. E, in generale, il silenzio dell’autorità, qualunque autorità, quando interpellata, non ci appare giustificabile.

(fonte: marcotosatti.com)

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