Ecco perché il popolo non si riconosce più nei pastori

Il vaticanista Aldo Maria Valli pubblica una lettera inviatagli da un giovane sacerdote che non può firmarsi perché i “guardiani della rivoluzione” attivi nella sua diocesi gliela farebbero pagare, mentre lui vuole continuare a essere prete in cura d’anime.

di Aldo Maria Valli (03-06-2019)

Cari amici di Duc in altum, oggi pubblico la lettera che mi è stata inviata da un giovane prete. L’affido alla vostra attenzione e non ho bisogno di commentarla perché mi sembra davvero chiara ed esplicita. Ritengo che il contenuto sia anche drammatico e ringrazio l’autore per avermi scritto con tanta passione. Purtroppo il sacerdote non può firmarsi perché, come mi ha spiegato, i “guardiani della rivoluzione” attivi nella sua diocesi gliela farebbero pagare, mentre lui vuole continuare a essere prete in cura d’anime. E anche su questa ricorrente circostanza, ovvero che nella nostra Chiesa, nel momento in cui si esprimono idee non allineate con il pensiero mainstream, sia necessario tutelarsi con l’anonimato, bisognerebbe meditare.

***

Cari pastori, ritornate voi stessi!

Gentile Valli, sono un giovane sacerdote di campagna e ho deciso di scriverle per condividere una forte preoccupazione circa il rapporto tra i nostri legittimi pastori e il popolo di Dio formato dai fedeli e dai noi semplici preti.

Mi sembra che in questa fase storica il Papa e i vescovi stiano raccogliendo ciò che da qualche anno stanno seminando con le loro azioni e le loro parole e cioè la separazione e la perdita di fiducia da parte della maggioranza dei fedeli, in particolare da parte di coloro che partecipano regolarmente alla liturgia domenicale. Aver schiacciato l’azione della Chiesa sulla sola dimensione orizzontale sta generando una grave asfissia spirituale in un popolo che non si riconosce più in guide che, oltretutto, appoggiano in modo manifesto poteri e persone che da sempre minacciano la fede e le radici spirituali della nostra Europa nonché l’antropologia cristiana. La cosa che più mi preoccupa è che la Chiesa nelle sue alte gerarchie sembra ignorare completamente questo distacco e questo dissenso sempre più ampio e profondo. Quelle guide che, ad intra, non fanno che osannare i laici quali salvatori della Chiesa del domani, sono le stesse che poi, ad extra, accusano i laici di irresponsabilità e razzismo se non seguono una certa linea che esse pretendono di imporre dall’alto.

Il problema di questo pontificato mi sembra stia qui: è amico dei nemici e nemico degli amici. Ma proprio per questo sta stufando. E la pazienza, anche dei più bendisposti, si sta esaurendo. L’esito è che ci si sente abbandonati da chi ci dovrebbe difendere, da chi sembra apprezzare molto i Soros, gli Scalfari e le Bonino ma non si ricorda dei semplici fedeli che chiedono di essere confermati nella fede. Un vecchio proverbio popolare insegna: “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”. Possibile che alle gerarchie, tranne poche eccezioni, non entri neppure nell’anticamera del cervello l’idea che c’è qualcosa che non torna nel godere di certi consensi e nel condividere le battaglie con chi da sempre si batte per la cancellazione di Dio dal nostro cuore? Possibile che i nostri pastori stiano così bene in compagnia di chi professa, nel migliore dei casi, un umanesimo ateo che ha tra i suoi dogmi la promozione di presunti “diritti” incompatibili con la nostra fede? Possibile che i nostri pastori si sentano tanto a loro agio nell’avere come compagni di strada coloro che professano una “salvezza senza Vangelo”?

I risultati di queste ultime elezioni hanno sancito in modo evidente che la separazione tra i pastori e il popolo di Dio è ormai una tragica realtà, peggiorata dal fatto che le gerarchie a quanto pare non ne vogliono prendere atto. Nella testa dei pastori, e proprio da parte di coloro che a parole vogliono apparire tanto “popolari” e con l’odore delle pecore addosso, in realtà c’è sempre l’idea, tipica degli illuminati e dei clericali, che il popolo, quando decide in modo diverso dalla linea indicata dall’intellighenzia modernista e progressista, “non capisce”. Ma come fanno a non rendersi conto che le pecore, quelle vere, hanno già voltato loro le spalle e ormai dicono senza remore: cari pastori, per noi siete irrilevanti, non contate nulla; Dio è con noi, non con voi!

Non sono uno storico della Chiesa, ma credo che raramente la separazione tra il popolo e il basso clero da una parte e l’alto clero dall’altra sia stato così marcato come ai nostri giorni.

Noi, semplici preti e semplici fedeli, non chiediamo una “rivoluzione”, un “cambio di paradigma”, una “Chiesa di Francesco”. Siamo stanchi di vuote parole e di slogan ideologici. Chiediamo solo la fedeltà al Vangelo e l’annuncio della salvezza donataci da Gesù Cristo. Non vogliamo una Chiesa il cui obiettivo sembra essere quello di farci sentire in colpa se non ci schieriamo a favore dell’apertura dei porti e dell’accoglienza indiscriminata e dissennata a tutti i migranti. Non vogliamo una Chiesa che ci mette ossessivamente sotto accusa se non ci diciamo a favore del dialogo ad ogni costo con i musulmani e se, seguendo l’invito di Gesù, facciamo proselitismo. Non vogliamo una Chiesa che ci fa sentire come dei reietti se non votiamo per i partiti appiattiti sui diktat dell’Unione europea. Non vogliamo una Chiesa che ci accusa di essere “senza cuore” quando e restiamo quanto meno perplessi di fronte al gesto irresponsabile di un elemosiniere pontificio, quando vediamo il nostro Papa sorridere soddisfatto ricevendo in dono un crocifisso blasfemo con la falce e il martello, quando lo sentiamo dire che non si interessa della politica italiana e che quel poco che sa lo apprende leggendo l’Espresso. Siamo stanchi.

Cari pastori, non vi dovete certamente meravigliare se, come esito finale del vostro essere sempre dalla parte sbagliata, vi ritrovate un popolo che non vi considera più come guide attendibili e va alla ricerca di altri punti di riferimento. E non potete fare spallucce dicendo che tanto quello non è il “vostro” popolo. Non è vero! Questo popolo stanco e disorientato è il vostro popolo! È un popolo che si commuove quando pensa a san Giovanni Paolo II e a Benedetto XVI e non si capacita della situazione attuale. Un popolo che ama e soffre per la Chiesa, perché la vede in balia di forze che nulla hanno a che fare con la tradizione cristiana. Un popolo che, nonostante tutto, osa guardare in alto sperando in un miracolo, perché ai miracoli questo popolo ancora crede.

Un giovane prete

(fonte: aldomariavalli.it)

9 pensieri riguardo “Ecco perché il popolo non si riconosce più nei pastori

  1. “in realtà c’è sempre l’idea, tipica degli illuminati e dei clericali, che il popolo, quando decide in modo diverso dalla linea indicata dall’intellighenzia modernista e progressista, “non capisce”: Tipico anche dei comunisti. Sommiamo comunisti con illuminati (leggi massoni) e clericali, e otteniamo una dittatura. Alla quale il popolo non vuole assoggettarsi, stufo di sentirsi bacchettare ad ogni pié sospinto.

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  2. È proprio così, come afferma questo giovane sacerdote. Esattamente così!
    Signore salvaci – vorremmo dire –
    perché stiamo affondando!
    La fede ci fa sperare però che Gesù è il Capo della Chiesa, lui sa evede tutti. Affidiamo perciò tutto a lui, non ci abbandonerà. Egli è il Dio della pazienza. Nonistante tutto restiamo fiduciosi.
    A momento opportuno egli interverrà.
    Preghiano perciò sempre più intensamente perché nonostante la prova dolorosa a cui siamo sottoposti ci dia la perseveranza della Fede.
    Con tanto affetto al giovane sacerdote coraggioso.

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  3. Si ammiro questo Giovane Sacerdote! Gesu’ sia con Lui lo sostenga e lo protegga e preghiamo la Madonna che interceda presso Gesu’ e preghiamo!!!!!!

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  4. Provo un grande affetto per questo giovane prete in cui colgo sofferenza e dolorosa incredulità…. É paradossale che il “chi sono io per giudicare” (?) si trasformi invece, per chi dissente dal pensiero politico(!) oggi dominante nei vertici della chiesa, in giudizio sulla sua fede. Comme sentirsi a casa?

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  5. Credo che come questo giovane prete, ce ne siano tanti altri stanchi di una situazione ormai insostenibile, ma siamo sempre lì, sono voci quasi sempre anonime (e li capisco, poveri preti in odore di persecuzione), voci isolate che apprezziamo e che per un attimo ci fanno sperare che fra costoro non tutto è in rovina, e poi? Solo il Padreterno può metterci mano e soprattutto la Sua Santissima Madre. Non facciamo cadere né la fede, né la speranza.

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  6. credo che c’è poco da fare per i poveri preti :
    Papa francesco ha concesso la comunione ai divorziati risposati mettendo in ansia e fibrillazione tutte le famiglie, inoltre ha cpncesso la comunione agli omosessuali se fedeli.
    con queste realtà non c’è più niente da fare per un povero prete di campagna

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  7. nella Chiesa di Papa Francesco non c’è più posto per i preti di campagna.
    con la Comunione ai divorziati risposati ha messo in ansia e fibrillazione tutte le famiglie. Con la Comunione agli omosessuali se fedeli ha arrecato un gravissimodanno alla morale. con entrambi ha messo completamente in crisi e discussione i sani comportamenti.
    quindi non c’è più posto per i semplici preti di campagna

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