Niente sarà più come prima. Niente è più come prima.

L’aggressione alla Parola di Dio, alla Dottrina e alla Tradizione compiuta con l’Amoris Laetitia, si situa nel solco del tentativo operato dalla gnosi, in più di duemila anni, di demolire la Chiesa fondata da Cristo.

di Danilo Quinto (11-04-2016)

«Nulla sarà più come prima», disse l’allora Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Gustavo Raffi, il giorno dell’elezione di Francesco I.

Vatican Realise Pope Francis Apostolic Exhortation 'Amoris Laetitia'Nulla è come prima: l’aggressione alla Parola di Dio, alla Dottrina e alla Tradizione compiuta con l’Esortazione Apostolica Postsinodale Amoris Laetitia, si situa nel solco del tentativo operato dalla gnosi, in più di duemila anni, di demolire la Chiesa fondata da Cristo.

Il documento, firmato purtroppo dal Vicario di Cristo, rappresenta l’epilogo del pensiero liquido, che si è formato nel corso di secoli, che ha l’obiettivo di divinizzare l’umano, di svuotare la Parola della sua oggettività e di renderla addomesticabile alle esigenze, ai bisogni e ai desideri mondani. La favoletta del peccato originale raccontata dalla Genesi può essere letta ai bambini, come quella di Cappuccetto Rosso o del Gatto con gli stivali, poi – quando i bambini diventano grandi – viene spazzata via, come quella di Babbo Natale.

Per il Papa, non esistono unioni irregolari, esiste il caso per caso, perché «le conseguenze o gli effetti di una norma non necessariamente devono essere sempre gli stessi, nemmeno per quanto riguarda la disciplina sacramentale». Non esiste il peccato mortale, esiste il «discernimento pastorale»: «Siamo usciti da una norma generale, complessiva, valida sempre e in ogni caso», dice Don Antonio Spadaro e, come spiega Alberto Melloni, «Sui divorziati risposati c’è la legittimazione della prassi parrocchiale che li vede in molti casi accedere alla comunione». Melloni aggiunge: «Sui gay la posizione è più prudente, a volte anche deludente. Una decisione importante c’è: il Papa lascia aperta la questione dell’amore omosessuale e questo sarà il vero punto da approfondire». Lo approfondisce Sergio Givone, filosofo e ordinario di Estetica all’Università di Firenze: «Nell’Esortazione si dice che tutti gli orientamenti sessuali vanno rispettati nella loro dignità. È una dichiarazione che implica, dunque, il riconoscimento della dignità di ogni tipo di legame». Per estensione, si può ritenere che le pagine dell’Esortazione dedicate alla sessualità e all’erotismo – considerati in maniera slegata dalla riproduzione – riguardino anche le coppie di due uomini o di due donne. D’altra parte, se volessero divenire padri o madri, potrebbero ricorrere alla maternità surrogata, sulla quale il Papa – così come sul matrimonio sodomitico, sulle tecniche riproduttive artificiali, sull’aborto e, domani, sull’eutanasia – ha già fatto sapere che non s’immischia. D’altro canto che senso avrebbe pronunciarsi su questi temi, per una Chiesa che vuole consentire tutti i diritti dell’uomo? Che senso avrebbe difendere i diritti di Dio?

Come dice Carlo Felice Casula, docente di Storia Contemporanea e di Scienze Religiose a Roma 3, nell’Esortazione «le differenze vengono viste come ricchezza, da non riportare all’uniformità. E questo apre a scenari inediti. Ad esempio, la famiglia comincia ad apparire non più come istituzione, come qualcosa di immutabile, ma come storia fatta dai singoli. E mi pare si apra anche un altro spiraglio, con la messa in discussione della sua naturalità: la famiglia non è più un fatto naturale, ma costruzione umana». Del resto, una delle chiavi di lettura del documento, sta in queste parole scritte da Gianfranco Brunelli sul Sole 24 Ore: «Non si rinuncia a nulla della Tradizione, ma tutto viene reinterpretato», non solo in termini di linguaggio, ma tenendo presenti le cosiddette esigenze dell’inculturazione, dei luoghi dove la norma dev’essere accolta. È come se la legge di Dio si adeguasse alle circostanze, agli usi, alle abitudini, alla prassi. A questo punto, che difficoltà ci sarebbe a dire che la Misericordia può accogliere e perdonare anche la poligamia? Se tutto è agape – amore – tutto è felicità, tutto è per il bene dell’uomo, che non si prostrerà davanti alla Croce di Cristo per riconoscere i suoi peccati. Il lasciapassare per il Paradiso – l’Eucaristia – non sarà più solo premio per i giusti. «Non ci sono cristiani irregolari e cristiani cosiddetti giusti», dice il priore di Bose, il signor Enzo Bianchi, che sottolinea: «Mai, in nessun documento magisteriale, si era giunti ad evidenziare in modo così chiaro il ruolo della coscienza, una coscienza formata, che sa ascoltare la Parola di Dio e i fratelli, ma una coscienza che è istanza centrale e ultima, patrimonio di ciascuno come luogo della verità cercata sinceramente».

Karl Rahner SJ (1904-84)
Karl Rahner SJ (1904-84)

La coscienza, istanza centrale e ultima, puro letame se non ha come suo punto di riferimento le leggi di Dio, immutabili e immodificabili, diviene il luogo della verità. Non era questo quello che indicava Karl Rahner ne Lo Spirito nel mondo?

Nel 2007, Padre Serafino Lanzetta curò un convegno sul pensiero di Rahner e sulla sua opera del 1939 e ne raccolse gli atti in un volume, che costituisce un contributo fondamentale alla comprensione del nucleo più importante di questa teologia trascendentale, in base alla quale la grazia consiste nella auto-comunicazione di Dio all’uomo: è l’uomo che delimita, nella sua domanda, la risposta divina e diviene la stessa misura della Rivelazione di Dio. Per Rahner, l’uomo è innanzitutto coscienza, puro spirito, immerso nel mondo. Il conoscere fonda l’essere, ma la conoscenza ha il suo fondamento nella libertà, perché «nella misura in cui un essere diventa libero, nella medesima misura esso è conoscente». La coscienza coincide con la volontà dell’uomo e la volontà dell’uomo è l’attuarsi dell’Io. L’Io, a sua volta, non è sottomesso a nulla che lo possa condizionare, perché il suo fondamento sta proprio nella sua incondizionatezza e dunque nell’assenza di ogni oggettiva limitazione esterna. Se si riduce l’uomo ad auto-coscienza, se l’uomo conosce e vive il vero facendosi libero, si distrugge la morale, perché il valore morale di qualsiasi azione umana, non ha una radice oggettiva, ma è fondato solo sulla libertà del soggetto. E Dio, che fine fa in questa prospettiva? Nella concezione di Rahner, Dio – che è un mistero presente in ogni uomo, anche in colui che lo nega, perché senza quel mistero non si sarebbe uomini, liberi e responsabili – si auto-comunica a tutti gli uomini. Si rivela nel mondo, nella storia. Il peccato? Non vi può essere una visione assoluta – neanche rispetto al peccato originale – perché non è possibile per me discernere la mia responsabilità dai condizionamenti che determina nella mia condotta il mondo di cui sono parte. La salvezza? È assicurata a tutti: chiunque – anche l’ateo in quanto ateo – «accetta la propria umanità, costui, pur non sapendolo, dice di sì a Cristo, perché in lui ha accettato l’uomo». La Chiesa? Può l’istituzione di origine divina giudicare un mondo che in questa maniera si auto-assolve e che non vive più il timore di Dio e il Suo giudizio? «È evidente che, in una concezione di questo genere, è semmai la Chiesa che deve convertirsi e chiedere perdono al mondo», osservava padre Lanzetta.

La gnosi, la simia Dei – il nulla – pretende di essere il principio creatore, detronizzando Dio. È questo il peccato di Lucifero, che si vuole mettere al posto di Dio. Proprio perché simia Dei, la gnosi infiocchetta le sue innovazioni in un contesto apparentemente rispettosissimo della Dottrina. Perché deve copiare Dio. Del resto, il tentatore usò le parole della Bibbia per tentare Gesù e usò parole, in qualche modo, divine per tentare Eva. Chi intende oggi protestantizzare la Chiesa, sa che il suo tentativo farà molto soffrire le anime che anelano l’incontro con Dio, ma sa anche che quel tentativo fallirà. Sarà Maria a schiacciare la testa del serpente.

FONTE: chiesaepostconcilio.blogspot.it

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