Aborto e scomunica, non cambia niente, ma anche sì!

È sicuramente quella che avrà l’effetto più risonante tra le disposizioni contenute nella Lettera apostolica Misericordia et misera. Ma la possibilità per ogni prete di assolvere donne, medici, politici dal peccato di aborto non significa che l’aborto sia ora meno grave. Papa Francesco lo spiega nella Lettera, ma nei media è già partita la strumentalizzazione.

di Don Claudio Crescimanno (22-11-2016)

Tra le disposizioni contenute nella Lettera apostolica Misericordia et Misera, pubblicata il 21 novembre, quella che avrà l’effetto più risonante è certamente l’estensione in modo stabile a tutti i confessori della possibilità di assolvere il peccato di aborto procurato e contemporaneamente di rimettere la scomunica latæ sententiæ ad esso legata.

Il provvedimento, infatti, era già stato preso all’inizio del Giubileo straordinario, un anno fa, come misura altrettanto straordinaria, per favorire il ricorso più ampio possibile di tutti i fedeli al sacramento della confessione e favorire così quella generale purificazione dalle colpe del popolo cristiano, che è il senso ultimo di ogni Anno santo. Ora questa concessione viene estesa ad ogni sacerdote che confessa. Il cambiamento è molto importante: vediamo dunque di capirne meglio la portata con l’aiuto di qualche domanda e relativa risposta, speriamo, chiarificatrice.

161120-93-000034-abschlussmesse-zum-heiligen-jahr1) Fino ad un anno fa il peccato di aborto non veniva assolto?

Ovviamente sì, veniva assolto, è logico. Non c’è colpa per quanto grave, che non possa essere perdonata, quando colui che la confessa è sinceramente pentito, pronto a correggersi e disposto a compiere una penitenza proporzionata.

Però comportava delle restrizioni. Per semplificare, poniamo il caso di colui o colei che (sino ad un anno fa) si presentava al confessionale e, tra le altre cose, si riconosceva colpevole di aver compiuto un aborto. Precisiamo che il peccato coinvolge a pieno titolo sia la donna che lo ha compiuto, sia i familiari che l’hanno incitata ad esso, sia il personale medico che ha cooperato direttamente alla sua realizzazione, sia i politici che lo promuovono.

A questo punto il confessore non poteva che ricordare a questa persona la gravità del peccato commesso (o favorito) e delle sue conseguenze, tra le quali il fatto di essere incorsa nella scomunica. Doveva inoltre – eccoci al punto – spiegarle che per essere assolta da questo peccato e contemporaneamente essere sciolta dalla scomunica annessa doveva rivolgersi ad alcuni sacerdoti autorizzati: il vescovo diocesano, il suo vicario generale, il canonico penitenziere della cattedrale e altri ancora incaricati ad hoc. Il ricorso ad uno di questi sacerdoti poteva essere fatto in due modi: o il penitente andava personalmente al più presto da uno di questi sacerdoti e ripeteva la confessione; oppure il confessore lasciava in sospeso la confessione in corso, ricorreva lui stesso ad una delle figure sopra elencate (naturalmente fatto salvo il segreto circa l’identità del penitente in questione) e, ricevuta l’autorizzazione, invitava il penitente a tornare per impartirgli l’assoluzione con relativa remissione della scomunica.

È evidente che questo procedimento rendeva più laborioso ricevere l’assoluzione di questo peccato. Ma questo non significa in alcun modo che si volesse porre ostacoli al perdono: molti anni prima che ci fosse un giubileo intitolato alla misericordia di Dio, già il Catechismo della Chiesa Cattolica assicurava che, ponendo delle regole per l’assoluzione di questa colpa, “la Chiesa non intende in tal modo restringere il campo della misericordia. (Ma piuttosto) essa mette in evidenza così la gravità del crimine commesso” (n. 2272).

2) Perché era stata posta la necessità di ricorrere a sacerdoti appositamente incaricati? Forse perché la scomunica rende più grave il peccato?

Il delitto dell’aborto procurato è un peccato mortale e nulla può rendere un peccato mortale più grave di quanto già sia. Il peccato mortale è la cosa più grave in assoluto sulla faccia della terra e oltre ad esso non c’è nulla.

Sarebbe poi assurdo che la Chiesa intervenisse per rendere più grave una cosa già mortalmente grave! Il compito della Chiesa è combattere il peccato non certo “aggravarlo”.

Il senso di una censura ecclesiastica, dunque, non è quello di peggiorare una situazione di peccato, ammesso e non concesso che sia peggiorabile; il senso è, al contrario, quello di rendere più evidente la gravità di un peccato in modo da mettere in guardia coloro che non lo valutano adeguatamente per ciò che è.

kna-96844-papst3) Allora perché l’Autorità della Chiesa aggiunge la scomunica?

La scomunica è un’aggravante non sul peccato, ma sul peccatore, in quanto gli manifesta la gravità di ciò che ha fatto, e non solo per la sua personale vita morale, ma anche per la comunità: la scomunica, come dice la parola stessa, è la pena per l’impatto che il peccato commesso ha non solo sui singoli, ma sul corpo ecclesiale e sociale. Infatti “l’aborto va oltre la responsabilità delle singole persone e il danno loro arrecato, assumendo una dimensione fortemente sociale: è una ferita gravissima inferta alla società e alla sua cultura da quanti dovrebbero esserne i costruttori e i difensori … ci troviamo di fronte ad un’enorme minaccia contro la vita, non solo di singoli individui, ma anche dell’intera civiltà” (Giovanni Paolo II, enciclica Evangelium vitæ, n. 59).

Perché infatti l’Autorità della Chiesa avrebbe legato l’aggravante della scomunica ad alcuni peccati mortali e non a tutti, e in particolare al delitto dell’aborto, se non per questo motivo? Perché esso porta con sé dei fattori di particolare impatto sociale.

160825-93-000062-mutter-teresaVediamoli brevemente:

— un peccato diviene particolarmente grave quando colpisce un innocente perché, oltre al danno recato, è anche un atto di ingiustizia, poiché qualunque azione contro un innocente è immeritata; così pure è particolarmente grave quando colpisce un debole perché è anche un atto di prevaricazione, poiché il debole non può difendersi. Ora, è evidente che l’ingiustizia e la prevaricazione sono fattori fortemente destabilizzanti per la struttura della comunità umana; ed è altrettanto evidente che nessun crimine ha per vittima un soggetto più innocente e indifeso di un bambino nel grembo della madre. Dunque l’aborto costituisce un disordine sociale gravissimo. Ecco perché Madre Teresa di Calcutta poteva dire in tutta verità che il più grande nemico della pace nel mondo è l’aborto! (cf Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione Donum Vitæ, III).

— Il pericolo che gli uomini sottovalutino la gravità di un peccato è tanto più grande nella misura in cui sono numerosi e autorevoli coloro che minimizzano tale gravità. Ora, nel caso dell’aborto è lo Stato stesso, cioè la massima fonte di autorevolezza sociale, che ha dichiarato l’aborto addirittura legittimo. Dunque è evidente che una tale azione pubblica di contrapposizione alla legge di Dio deve essere sanzionata nel modo più forte possibile dall’Autorità della Chiesa, che infatti ha comminato la pena ecclesiastica più grave, a tutela della verità divina e della dignità della persona.

— L’aborto ha evidentemente come effetto primario l’uccisione di un innocente, ma ha un effetto ugualmente devastante sulla comunità nel quale si compie: la vita della madre è segnata per sempre, il rapporto di coppia e la vita coniugale, già in atto o in prospettiva di realizzazione, ne viene sconvolta, tutto l’ambiente di vita, dei partenti e degli amici, ne subisce un contraccolpo. Dunque, insieme al bambino non nato, è la famiglia, comunità base della Chiesa e della società, la “vittima” dell’aborto, ed è anche per tutelare questo immenso valore che viene comminata la scomunica.

161101-93-000002-gottesdienst-und-oekumene-fest4) Quali potrebbero essere gli effetti di questo cambiamento normativo?

Dopo tutto ciò che abbiamo detto, risulta chiaro qual è il motivo per cui al delitto di aborto è legata la scomunica e il perché la remissione della scomunica non era “facilitata”.

Dopo le disposizioni contenute in Misericordia et Misera non viene modificata la legge canonica e quindi la scomunica legata all’aborto resta, ma non è più necessario ricorrere ad un confessore “speciale” e qualunque sacerdote può assolverlo. Indubbiamente questa nuova prassi potrà facilitare, come ci auguriamo, l’avvicinamento al confessionale di coloro che si convertono dopo questo orribile peccato.

D’altra parte speriamo vivamente che non diventi oggetto di strumentalizzazione da parte delle lobby abortiste e dei guru della mentalità dominante che approfittano di tutto pur di far apparire meno dura la condanna inappellabile della Chiesa, che è l’unica voce fuori dal coro rimasta. Purtroppo sappiamo bene che nella manipolazione dei media facilmente ciò che anche solo indirettamente viene meno sanzionato, significa che, anche per la Chiesa, è diventato meno grave, e se è meno grave alla fin fine vuol dire che si può fare. Occorrerà dunque moltiplicare la vigilanza perché i fedeli non cadano in questa trappola.

(fonte: lanuovabq.it)


Carissimi amici,

vi ricordiamo la nostra raccolta fondi (che si concluderà domenica 27 novembre) per aiutare una famiglia in grave difficoltà economica (cliccare qui). Grazie a tutti.

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3 pensieri riguardo “Aborto e scomunica, non cambia niente, ma anche sì!

  1. Chiedo: la Chiesa cattolica ha sempre accolto e perdonato le donne che, pentite, si erano macchiate del peccato di aborto? Risposta: sì. / Era necessario quel percorso un po’ difficoltoso (rivolgersi all’Ordinario o chi per lui) per arrivare ad ottenere il perdono? Risposta: sì se la finalità era, come era, l’aiutare la donna a prendere coscienza della gravità di quanto aveva compiuto, e la Chiesa – che oltre che madre è (era) anche maestra – aveva il preciso compito di favorire questa consapevolezza /
    Era necessario che il papa Bergoglio allentasse pro-tempore le redini per la concessione del perdono di questo peccato in occasione del giubileo della misericordia? Forse.
    Ed è ora necessario che il medesimo papa procrastini sine die l’allentamento delle redini per quanto sopra? No.
    In questi giorni si parla di aborto unicamente chirurgico (citando, non a caso, insieme alla donna, le figure sanitarie, medici e infermieri, che si rendono complici del peccato).
    Dispiace molto invece che non si accenni minimamente all’aborto chimico, quello procurato con pillole abortive disponibili in farmacia – pillola del giorno dopo, pillola dei cinque giorni dopo, … – dove l’aborto viene consumato in solitudine dalla donna, spesso una ragazza o una ragazzina, come bere un bicchier d’acqua con pillola, appunto.
    Il tutto nella più grande banalizzazione e inconsapevolezza del gesto, e col rischio di ripeterlo più e più volte (ho avuto esperienza lavorativa in un consultorio e so quello che dico).
    Hanno bisogno, quelle ragazzine, ragazze e donne, di qualcuno che gli allarghi e gli renda liscia la strada, o viceversa di qualcuno che le faccia riflettere su quanto il loro comportamento ha prodotto nel destino di un innocente (a cui è stato negato di poter vivere la vita) e che avrà una ricaduta anche sul loro stato psicologico permanente e nel corpo mistico di Cristo? (posto che, comunque, il perdono non è mai stato loro negato, salvo che nel caso di impenitenza?)
    Perché limitarsi a dire che ‘il peccato di aborto è una cosa grave’, con già la penna in mano per firmare la proroga sine die dell’allargamento dei preti ‘misericordiosi’?.
    A me il tutto suona come un ulteriore, ennesimo schiaffo di questo papa alla grande saggezze e prudenza della Chiesa di sempre, di cui lui si fa sommo sberleffo, e la cosiddetta misericordia bergogliana andrebbe definita finalmente per quello che in realtà è, ossia ‘odiomisericordia’, una caricatura, un cencio e un simulacro della Misericordia vera di Nostro Signore.

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  2. “Esiste una falsa carità, fatta di colpevole indulgenza e di debolezza, come la dolcezza di coloro che non urtano nessuno perchè hanno paura di tutti.
    Vi è anche una presunta carità fatta di sentimentalismo umanitario che cerca di farsi approvare dalla vera e che spesso, per il suo contatto, la inquina”.
    (Servo di Dio padre Réginald Garrigou-Lagrange)

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  3. Marisa,la disperazione per paura di non esser perdonato ha portato Giuda ad impiccarsi.Papa Francesco semplifica la possibilità a chi si pente per aver abortito o praticato aborto per evitare il peggio.Molti hanno lasciato la Chiesa perchè vi trovavano troppi ostacoli.Riguardo la pillola del giorno dopo, chi riflette dopo averla assunta capirà di aver pure provocato un aborto,quindi si trova nelle stesse condizioni di chi ha ucciso il figlio ancora allo stato fetale.Il provvedimento del Santo Padre vale anche per loro.

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