L’offensiva pro-comunione a Biden

Inizia oggi l’incontro dei vescovi statunitensi per decidere una linea comune sull’Eucarestia ai politici pro-aborto, ma secondo il New York Times il Vaticano avrebbe già deciso la partita. Spadaro e il NYT si contraddicono fornendo “motivazioni” politiche rispetto a una questione che riguarda il cuore della fede. E che è ben definita sia dal diritto canonico che dalla nota di Ratzinger del 2004: l’Eucaristia va negata a chi è in peccato grave e manifesto.

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Aborto, 40 anni dopo: una sconfitta che interroga l’oggi

Il 17 maggio 1981 si teneva il referendum sulla legge 194 che nel 1978 aveva introdotto l’aborto in Italia. Una sonora sconfitta per i pro-life che oggi sarebbe nettamente peggiore se mai qualcuno fosse in grado di proporre un referendum. Questione culturale, sostanziale ignavia dei vescovi, rivalità tra le personalità nel mondo pro-life sono i punti di maggiore debolezza e su cui è necessaria una profonda riflessione. Senza considerare che il punto di partenza è la preghiera e la conversione personale.

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Il diritto canonico nega la comunione ai politici abortisti

A proposito della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla comunione ai politici abortisti, cosa dice il Diritto Canonico? Non sono ammessi alla comunione, tra gli altri, gli scomunicati. È scomunicato anche chi collabora all’aborto con un contributo necessario: quindi i politici abortisti. Che, inoltre, in modo ostinato perseverano in un peccato grave e manifesto.

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Comunione ai politici pro-aborto, a Roma c’è Pilato

Comunione a Biden (e agli altri politici cattolici pro-aborto) sì o no? Il dilemma che divide la Chiesa americana ha ottenuto ieri una risposta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede che, clamorosamente, non entra nel merito. Si limita a indicazioni procedurali, sostanzialmente chiede che qualunque sia la decisione ci sia unanimità tra i vescovi. Vale a dire che ogni vescovo continuerà a comportarsi come vuole. Disattesa anche l’indicazione che l’allora cardinale Ratzinger diede nel 2004 in una lettera ai vescovi americani.

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Non ridateci la Democrazia cristiana!

È necessario per i cattolici rivendicare un proprio ruolo ed una propria visibilità nell’attuale momento storico, in politica e nella società. Il che non significa però lanciarsi nell’avventura di un nuovo partito politico. Giovanni Paolo II ricordò come «una democrazia senza valori si converta facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo. Per questo uno dei compiti più urgenti del politico cristiano è quello di far risuonare il Vangelo della vita su tutte le strade del mondo». Se ciò non avvenisse – come capitò coi democristiani conniventi nel varo delle leggi sul divorzio e sull’aborto – il cristiano diverrebbe complice dell’aggressione all’avvenimento cristiano.

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Il card. Burke: Nessun cattolico può promuovere l’aborto

Il cardinale Raymond Burke ha detto che i cattolici pro-aborto, come Joe Biden e Nancy Pelosi, che “ostinatamente e pubblicamente” negano le verità della fede e agiscono contro di esse, non solo gli si deve negare la Santa Comunione ma devono ora affrontare l’accusa del “crimine di apostasia” dove la “pena canonica” per i colpevoli è la “scomunica”.

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Il Decalogo e il clericalismo sistemico

I nemici dei Comandamenti non sono sempre secolari. Si possono trovare anche all’interno della Chiesa, usando la manipolazione del linguaggio. Infatti è raro sentire un qualsiasi pastore della Chiesa invocare la legge di Dio come una ragione per evitare un comportamento peccaminoso. In larga misura, le autorità della Chiesa hanno permesso la decostruzione sostituendo i Comandamenti con un vocabolario burocratico “non giudicante” per compiacere la sensibilità contemporanea.

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La confusione di Biden e l’inattività dei vescovi: qualcuno alla fine dovrà rendere conto

Una riflessione del canonista Ed Condon sulla confusione che il presidente Joe Biden crea quando da una parte si vanta pubblicamente di essere un cattolico devoto e dall’altra promuove attivamente politiche dell’aborto.

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La coscienza luterana del nuovo Istituto GPII

La frase pubblicata sulla pagina Facebook dell’Istituto Giovanni Paolo II, “Difendere il diritto all’aborto non vuol dire difendere l’aborto”, si contrappone al magistero del santo polacco ed esprime una nuova idea della coscienza in rapporto alla legge morale. Essa sposa una concezione luterana e kantiana, abdicando alla visione cattolica della libertà.

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Inquietante spinta della Chiesa agli obiettivi ONU

Abbandonando definitivamente la sua presenza a difesa dell’uomo e dei princìpi non negoziabili, la Chiesa ha accettato l’agenda delle Nazioni Unite per il 2030 con obiettivi a favore di contraccezione, aborto e promozione di un’educazione contraria alla natura umana. La pressione nemica e la debolezza del Vaticano spiegano la svolta cominciata nel 2015.

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