Il diritto canonico nega la comunione ai politici abortisti

A proposito della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla comunione ai politici abortisti, cosa dice il Diritto Canonico? Non sono ammessi alla comunione, tra gli altri, gli scomunicati. È scomunicato anche chi collabora all’aborto con un contributo necessario: quindi i politici abortisti. Che, inoltre, in modo ostinato perseverano in un peccato grave e manifesto.

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Comunione ai politici pro-aborto, a Roma c’è Pilato

Comunione a Biden (e agli altri politici cattolici pro-aborto) sì o no? Il dilemma che divide la Chiesa americana ha ottenuto ieri una risposta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede che, clamorosamente, non entra nel merito. Si limita a indicazioni procedurali, sostanzialmente chiede che qualunque sia la decisione ci sia unanimità tra i vescovi. Vale a dire che ogni vescovo continuerà a comportarsi come vuole. Disattesa anche l’indicazione che l’allora cardinale Ratzinger diede nel 2004 in una lettera ai vescovi americani.

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Non ridateci la Democrazia cristiana!

È necessario per i cattolici rivendicare un proprio ruolo ed una propria visibilità nell’attuale momento storico, in politica e nella società. Il che non significa però lanciarsi nell’avventura di un nuovo partito politico. Giovanni Paolo II ricordò come «una democrazia senza valori si converta facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo. Per questo uno dei compiti più urgenti del politico cristiano è quello di far risuonare il Vangelo della vita su tutte le strade del mondo». Se ciò non avvenisse – come capitò coi democristiani conniventi nel varo delle leggi sul divorzio e sull’aborto – il cristiano diverrebbe complice dell’aggressione all’avvenimento cristiano.

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Il card. Burke: Nessun cattolico può promuovere l’aborto

Il cardinale Raymond Burke ha detto che i cattolici pro-aborto, come Joe Biden e Nancy Pelosi, che “ostinatamente e pubblicamente” negano le verità della fede e agiscono contro di esse, non solo gli si deve negare la Santa Comunione ma devono ora affrontare l’accusa del “crimine di apostasia” dove la “pena canonica” per i colpevoli è la “scomunica”.

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Il Decalogo e il clericalismo sistemico

I nemici dei Comandamenti non sono sempre secolari. Si possono trovare anche all’interno della Chiesa, usando la manipolazione del linguaggio. Infatti è raro sentire un qualsiasi pastore della Chiesa invocare la legge di Dio come una ragione per evitare un comportamento peccaminoso. In larga misura, le autorità della Chiesa hanno permesso la decostruzione sostituendo i Comandamenti con un vocabolario burocratico “non giudicante” per compiacere la sensibilità contemporanea.

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La confusione di Biden e l’inattività dei vescovi: qualcuno alla fine dovrà rendere conto

Una riflessione del canonista Ed Condon sulla confusione che il presidente Joe Biden crea quando da una parte si vanta pubblicamente di essere un cattolico devoto e dall’altra promuove attivamente politiche dell’aborto.

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La coscienza luterana del nuovo Istituto GPII

La frase pubblicata sulla pagina Facebook dell’Istituto Giovanni Paolo II, “Difendere il diritto all’aborto non vuol dire difendere l’aborto”, si contrappone al magistero del santo polacco ed esprime una nuova idea della coscienza in rapporto alla legge morale. Essa sposa una concezione luterana e kantiana, abdicando alla visione cattolica della libertà.

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Inquietante spinta della Chiesa agli obiettivi ONU

Abbandonando definitivamente la sua presenza a difesa dell’uomo e dei princìpi non negoziabili, la Chiesa ha accettato l’agenda delle Nazioni Unite per il 2030 con obiettivi a favore di contraccezione, aborto e promozione di un’educazione contraria alla natura umana. La pressione nemica e la debolezza del Vaticano spiegano la svolta cominciata nel 2015.

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L’Argentina è il primo paese dell’America Latina a legalizzare l’aborto… E il diavolo se la ride!

I gesuiti si sono sempre vantati di essere più furbi del diavolo… e il Diavolo li ha sempre fregati! Il primo paese dell’America Latina a legalizzare l’aborto è l’Argentina, il paese natio del primo — e speriamo unico — papa gesuita, proprio da un governo da lui fortemente appoggiato.

È stata approvata in Argentina la legge sull’aborto, una delle più permissive al mondo, che lo permette addirittura fino al nono mese di gravidanza, quando la “salute integrale della gestante” è compromessa. Al di là di tutte le considerazioni morali che conosciamo, è stata una sconfitta umiliante per papa Francesco, poiché il fatto si è verificato nel suo paese ed è stato promosso dal partito politico che egli ha sostenuto in ogni modo possibile. Peggio ancora, quelli che hanno promosso e votato il disegno di legge erano i suoi stessi amici (Aldo Maria Valli, L’aborto in Argentina e gli amici di papa Francesco, 30-12-2020).

Il parlamento argentino approva la legge sull’aborto promossa dal presidente Fernández che si è vantato di essere «un cattolico che non ritiene l’aborto un peccato». Il lavoro coraggioso del laicato cattolico celeste non ha trovato da parte della gerarchia ecclesiale, ormai ininfluente, il sostegno necessario. E anche l’assenza di messaggi in prima persona, e pubblici da parte del Pontefice argentino, ha avuto il suo peso (Germán Masserdotti, Aborto in Argentina, esame di coscienza per i vescovi, 31-12-2020).

Nel pomeriggio dello stesso giorno in cui l’aborto è stato legalizzato, la Conferenza episcopale argentina ha rilasciato un comunicato stampa in risposta alla legalizzazione dell’interruzione di gravidanza nella Repubblica Argentina, in cui termina dicendo che i vescovi abbracciano “ogni argentino e ogni argentina; anche i deputati e i senatori che hanno coraggiosamente dimostrato di essere a favore della cura di tutta la vita”, e che difendere sempre la vita, “senza arrendersi, il che ci renderà capaci di costruire una Nazione giusta e solidale, dove nessuno viene scartato e dove si può vivere una vera cultura dell’incontro”. Come si vede, si tratta di una dichiarazione che intende restare in buoni termini con tutti, senza condannare o ripudiare il fatto che la pena di morte prenatale è stata legalizzata, che la salute pubblica sarà messa al servizio della morte di persone innocenti e indifese, che il governo sta rispettando gli ordini dei poteri finanziari che impongono la legalizzazione dell’aborto. Né ripudia il fatto che diversi senatori hanno giustificato il loro sostegno all’aborto sostenendo di essere cattolici. Insomma, i vescovi argentini non vogliono litigare con nessuno: è stato commesso un errore, ma continuiamo a fare la nostra parte, cerchiamo di incontrare chi ritiene che uccidere il bambino sia un diritto, ecc. (José Arturo Quarracino, Aborto in Argentina e Sottomissione Episcopale, 31-12-2020)

Nonostante la massiccia mobilitazione del popolo pro-vida, l’Argentina del “cattolico” Fernandez, le cui parole non sono mai state stigmatizzate dai vescovi, ha liberalizzato l’aborto. Si compie così la strategia delle lobby internazionali legata alle politiche demografiche che hanno l’aborto all’ordine del giorno. Resta solo il ricorso alla Corte Costituzionale albiceleste (Luca Volontè, Argentina, il ruolo (e i soldi) delle multinazionali dell’aborto, 31-12-2020).

La legge che consente l’uccisione del bambino nel grembo in Argentina è palesemente incostituzionale. Così dopo il voto al Senato, al frente pro-vida non resta che l’ultima strada del ricorso alla Corte Suprema. Hanno pesato anche la debolezza dei vescovi e quel mancato endorsement pubblico del Papa (Passa l’aborto in Argentina, ma la Costituzione è stata violata, in Il Timone, 30-12-2020).

I bambini non nati in Argentina diventano l’unico gruppo demografico che ha il “diritto” di essere ucciso legalmente, nonostante non abbia commesso alcun crimine. D’ora in poi, un serial killer, uno stupratore, assassini di ogni tipo e colore vengono tenuti in vita, ma i bambini non nati possono essere uccisi, con una vera e propria pena di morte che la Costituzione argentina vieta espressamente. ma Ciò che colpisce è l’assoluto silenzio dei vescovi e dei sacerdoti chiamati “villeros” (José Arturo Quarracino, Aborto in Argentina. Il Senato Approva, Tutto il Potere al Clan Rockfeller, 30-12-2020)

La Camera dei rappresentanti del paese sudamericano del Paraguay ha tenuto un minuto di silenzio per “i bambini che moriranno” poche ore dopo che il Senato della vicina Argentina ha legalizzato l’aborto (La risposta del Paraguay alla legalizzazione dell’aborto in Argentina: un minuto di silenzio, in Il Timone, 31-12-2020).

Papa Francesco pronuncia parole dure contro l’aborto, ma lo fa in modo tale che esse non abbiano risonanza nei grandi media, quindi non subendo una sorta di censura ma adattandosi lui volutamente a questo silenzio (Sandro Magister e José Arturo Quarracino, Non censura ma silenzio calcolato. Una lettera dall’Argentina sul papa e l’aborto, 17-12-2020)

Giovanardi corre in difesa della DC. Ma ci faccia il piacere!

L’on. Carlo Giovanardi scrive alla Nuova BQ per contestare l’espressione “utili idioti” usata in un articolo per riferirsi ai leader DC che firmarono le leggi su divorzio e aborto. Ma dimentica che quella battaglia non fu veramente combattuta fino in fondo.

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