La “Mafia di San Gallo”. Un’intervista a Julia Meloni

Smascherare il gruppo riformista segreto all’interno della Chiesa.

Mercoledì 10 novembre 2021 — Dies Irae e Corrispondenza Romana hanno il piacere di pubblicare questa intervista esclusiva rilasciata a José Narciso Soares e Diogo de Campos da Julia Meloni, autrice del recente volume The St. Gallen Mafia (TAN, 2021).

Permetteteci, prima di tutto, di ringraziarla per il grande onore che ci fate concedendoci questa intervista esclusiva. Cosa l’ha portata a scrivere il libro La mafia di San Gallo – Smascherare il gruppo riformista segreto all’interno della Chiesa?

Sono rimasta affascinata e allo stesso tempo turbata dalla mafia di San Gallo da quando ho letto per la prima volta Il Papa dittatore di Henry Sire, il cui primo capitolo tratta proprio il tema della mafia. Dopo aver scritto una serie di articoli su quest’ultima per Crisis Magazine, ho cominciato a pensare al fatto che non esisteva un libro in inglese concernente uno studio sulla mafia e alla necessità di un cronista per raccogliere informazioni sulla stessa e dunque raccontarne la storia.

Il suo nuovo libro è un prezioso contributo alla complessa questione dell’elezione dei Pontefici dell’ultimo mezzo secolo e alla presunta influenza che gruppi, come la mafia di San Gallo, hanno avuto in processi così delicati. Il titolo che ha dato alla prima parte dell’opera, Guerra, è piuttosto intrigante. Di che guerra stiamo parlando e che tipo di armi usano i suoi artefici?

Il titolo della prima parte del libro – Guerra – allude ad un episodio del capitolo 2, Silvestrini. Lì apprendiamo che un cardinale anonimo si è imbattuto in una mente mafiosa, il cardinale Achille Silvestrini, la notte dell’elezione di papa Benedetto nel 2005. Secondo questo cardinale anonimo, Silvestrini appariva come un uomo sconfitto e sembrava stesse dichiarando una specie di guerra contro Benedetto. Il resto della Parte I chiarisce le caratteristiche di tale guerra e quali erano le sue armi. Apprendiamo, ad esempio, come si ritenga che Silvestrini abbia fatto trapelare un diario del conclave che ha travisato il numero di voti per Benedetto al fine di destabilizzarlo. Apprendiamo anche che altri tre membri della mafia stavano conducendo le proprie guerre personali: il cardinale Carlo Maria Martini, che voleva un nuovo Concilio; il cardinale Walter Kasper, che voleva dar rilievo in senso sovversivo alle chiese locali; e il cardinale Godfried Danneels, che voleva condurre una guerra contro Humanae Vitae.

Ad un certo punto lei afferma che Jorge Mario Bergoglio, sorprendentemente considerato da molti un conservatore all’epoca della sua elevazione al cardinalato, è stato presentato al gruppo di San Gallo dal cardinale Carlo Maria Martini, defunto arcivescovo di Milano. Tuttavia, lei continua affermando che sussisteva un conflitto tra Bergoglio e Martini, entrambi gesuiti, poiché quest’ultimo seguiva chiaramente la linea del famoso P. Pedro Arrupe, SJ., mentre l’argentino sarebbe stato più “moderato”. Alla vigilia dell’elezione del cardinale Joseph Ratzinger, la mafia di San Gallo, radunata nell’appartamento del cardinale Achille Silvestrini, considerava Bergoglio il miglior candidato per assurgere alla cattedra di Pietro. Tuttavia, ciò non è avvenuto ed è invece stato eletto il “braccio destro” di Giovanni Paolo II. Lei sostiene che Martini era più a suo agio con l’elezione di Ratzinger che con quella di Camillo Ruini. Ma secondo Lei, gli è dispiaciuto che Bergoglio, suo «cordiale avversario» all’interno della mafia, non sia stato eletto in quell’occasione?

Penso che Martini, sulla base delle prove forniteci da Nicholas Diat, di certo non volesse sostenere Bergoglio e che quindi debba aver provato un certo senso di sollievo quando il cardinale latino-americano non è stato eletto. E, sì, diversi osservatori vaticani suggeriscono che Martini abbia preferito alla fine spostare i suoi voti su Ratzinger per evitare un esito peggiore, vale a dire l’ascesa di Ruini al papato.

È possibile dimostrare da quando questo gruppo di cardinali ha iniziato a riunirsi a San Gallo? Avevano già un’agenda fissa dall’inizio o piuttosto è stata ampliata e corretta nel tempo?

Secondo la narrativa ufficiale, articolata nella biografia del cardinale Godfried Danneels, la mafia di San Gallo iniziò a incontrarsi intorno al 1996. Tuttavia, sagaci osservatori vaticani come Maike Hickson hanno evidenziato come un gruppo chiamato Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE) abbia effettivamente funto come una sorta di precursore della mafia in quanto due dei suoi presidenti – Basil Hume e Martini – sarebbero in seguito divenuti membri della stessa. Per quanto riguarda l’agenda della mafia, sappiamo che stavano già utilizzando il CCEE come una specie di struttura di potere alternativa o “magistero parallelo”, come sottolinea Maike Hickson. Sappiamo anche che, a pochi anni dai loro incontri ufficiali, nel 1999, Martini stava sollevando il tema di un nuovo Concilio. Quindi non è difficile supporre che la loro agenda sia stata ampiamente definita dall’inizio. Di fatto, dalla biografia di Danneels apprendiamo che l’essenza del loro programma era semplicemente la loro comune opposizione a Ratzinger.

L’arcivescovo di Malines-Bruxelles recentemente scomparso, il cardinale Godfried Danneels, uno dei membri del gruppo di San Gallo, lo definiva come una “mafia”. Nel linguaggio comune, il termine “mafia” è associato ad un’organizzazione criminale. Pensa che questi cardinali abbiano “cospirato” per imporre un programma di governo al Pontefice uscito dal Conclave?

L’auto-designazione del gruppo come “mafia” è certamente una scelta curiosa, rivelatrice. Stavano chiaramente tramando una rivoluzione nella Chiesa, un programma specifico che iniziò con la proposta di Kasper per la Comunione a divorziati e risposati civilmente. Abbiamo ampie prove che Martini e altri avevano codificato tale agenda nel corso di molti anni. Per quanto riguarda le modalità della sua attuazione, risulta chiaro come dovesse essere una persona specifica ad eseguire il programma della mafia: Bergoglio. Quindi è significativo che, ad esempio, pochi giorni dopo la sua elezione, papa Francesco abbia specificamente elogiato il cardinale Walter Kasper, mettendo in moto il vecchio piano della mafia per portare avanti la proposta di quest’ultimo.

Il 1° marzo 2013, una dozzina di giorni prima dell’elezione di Francesco, l’ancora cardinale Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, ha fatto visita al cardinale Cormac Murphy-O’Connor, allora già arcivescovo emerito di Westminster, e ha cenato con lui. Il giorno dopo, un cardinale, rimasto anonimo, ha riferito ai media che quattro anni di pontificato di Bergoglio sarebbero bastati per «cambiare le cose». Murphy-O’Connor espresse immediatamente la speranza che Bergoglio, qualora fosse stato eletto Pontefice, come è poi accaduto, potesse rimanere in carica ancora per molti anni. Crede che l’elezione di Francesco I sia stata la realizzazione di un piano machiavellico di San Gallo?

Ci sono abbondanti prove, raccolte nel mio libro, che mostrano come il cardinale Murphy-O’Connor e altri ex alunni della mafia abbiano fatto pressioni per l’elezione di Bergoglio nel 2013. Un dettaglio curioso che mi piace sottolineare è questo: da dove ha tratto il proprio nome Papa Francesco? Conosciamo tutti la storia di come il cardinale Hummes, in corrispondenza dell’elezione di Bergoglio, gli abbia chiesto di non dimenticare i poveri, e così quest’ultimo ha pensato spontaneamente al nome “Francesco”. Ma, in effetti, il cardinale Danneels ha ripetutamente chiesto un nuovo Francesco già negli anni ‘90 e fino a poche settimane prima del conclave del 2013. Quindi il nome, il programma e l’elezione di Papa Francesco sembrano tutti frutti di attente e calcolate manovre della mafia.

Crede che le dimissioni di Benedetto XVI dal Papato, annunciate l’11 febbraio 2013, abbiano avuto il sostegno e anche l’influenza del gruppo di San Gallo? Per quanto ne sappiamo, già a metà del 2011 papa Ratzinger avrebbe parlato con Martini della possibilità di dimettersi dal pontificato. Benedetto XVI non è stato sufficientemente in grado di scacciare i lupi che sembrava tanto temere e ai quali ha fatto riferimento il 24 aprile 2005, nell’omelia all’inizio del ministero petrino o, peggio, si è lasciato accerchiare da quei lupi?

Le dimissioni di Benedetto sono un enigma, ma sembra che il papa tedesco fosse una persona ingenua circondata dai lupi. Ciò che il libro riporta è questo: (1) che Martini si vantava di aver avuto diversi incontri privati con Benedetto nel 2011-2012; (2) che nel 2012 aveva fatto partecipe un confidente del proprio auspicio che Benedetto si dimettesse “presto”; (3) che il confessore di Martini ha riferito di come, nel giugno 2012, quest’ultimo aveva chiesto a Benedetto di dimettersi; (4) che Martini disse al suo confidente che un nuovo conclave poteva benissimo eleggere il cardinale conservatore Angelo Scola. E allora si pongono alcune domande: Martini ha perlomeno contribuito a rassicurare Benedetto che quella di abdicare era la giusta decisione, se quest’ultimo aveva già intenzione di dimettersi? Oppure l’influenza di Martini è stata più minacciosa di così? Il libro si trattiene deliberatamente nell’interpretazione di tali prove, consentendo così al lettore di dare un senso a questi fatti.

Poiché la Costituzione Apostolica Romano Pontifici eligendo di Paolo VI, pubblicata il 1° ottobre 1975, vieta qualsiasi ingiunzione esterna per influenzare l’elezione di un nuovo papa, come qualificherebbe la mafia di San Gallo?

Il libro fornisce degli accenni al tipo di sanzioni cui sarebbero potuti incorrere gli ex membri della mafia a causa delle loro losche attività. Ma su tale tematica mi rimetto agli specialisti in questo campo.

Negli anni ‘70 il cardinale Walter Kasper, molto vicino a Bergoglio e alla mafia, condusse una vera e propria crociata per l’ammissione degli adulteri alla Santa Comunione. Con Amoris Lætitia, nel 2016, Francesco comincia a difendere questa pratica sacrilega in modo inequivocabile, ma altrettanto ingegnoso. Si tratta di un’altra vittoria per San Gallo e Kasper, o invece non è altro che un tentativo di Bergoglio di accontentare chi lo sostiene senza metterci davvero se stesso?

Esperti vaticani come Sandro Magister riferiscono da tempo che allora il cardinale Bergoglio aveva l’abitudine di dare la Comunione ad ogni persona che la chiedeva. Magister ha suggerito come questo sia stato un motivo importante per cui la mafia di San Gallo si è interessata al cardinale latino-americano come Papa. Quindi credo che Papa Francesco non stesse semplicemente cercando di pacificare i suoi sostenitori con Amoris Laetitia; piuttosto, nel testo usa espressioni impersonali per far avanzare una pratica la cui attuazione è evidentemente affidata a lui stesso.

Sempre a proposito di Amoris Lætitia, c’è chi sostiene che si tratti di un vero e proprio “testamento” del cardinale Martini. Fino a che punto è vera tale teoria?

Penso che sia molto veritiera. Lo storico Roberto de Mattei ha sostenuto in modo convincente che l’essenza di Amoris Laetitia è contenuta nell’“ultimo testamento” di Martini, l’ultima intervista da lui rilasciata, pubblicata subito dopo la sua morte nel 2012. In quel testamento Martini parlava specificamente di portare i sacramenti a divorziati-risposati civilmente, prefigurando così la riproposizione della proposta di Kasper nei sinodi sulla famiglia e poi in Amoris Laetitia.

In un’intervista, rilasciata nel 2009, Martini indicava che le priorità per la rivoluzione nella Chiesa sarebbero state, in quest’ordine, il divorzio, il celibato sacerdotale e il rapporto tra la gerarchia ecclesiastica e la politica. Due di questi aspetti sono risolti, o almeno in via di risoluzione – il divorzio e il rapporto tra Chiesa e politica – se non altro deviando dall’osservanza dell’immutabile Magistero della Chiesa. Il recente incontro tra Bergoglio e Biden ne è una chiara dimostrazione. Cosa mancherà perché questo triplice programma venga debitamente completato?

Nel libro sostengo che la realizzazione di questo programma è una questione di “pazienza” e “tempo”, prendendo in prestito i titoli dei miei ultimi due capitoli. Per esempio, anche se non abbiamo ancora una “soluzione” sovversiva alla questione del celibato sacerdotale, il modus operandi dei rivoluzionari è di andare avanti gradualmente e furbescamente. Ciononostante, non è chiaro se avranno effettivamente abbastanza tempo per portare a termine i loro piani.

In tutto il libro, in più di un passaggio, lei fa riferimento al tempo. Quando si parla del futuro, ovvero della successione di Bergoglio, quale influenza può avere ancora ciò che resta della mafia di San Gallo? E, naturalmente, quale potrebbe essere il nome che gode di più consensi all’interno del gruppo?

Sebbene la maggior parte dei membri della mafia siano deceduti, con la notevole eccezione del cardinale Kasper, le loro idee sopravvivono in vari loro compagni di viaggio e pupilli. Anche se al momento la mafia non si incontra segretamente dietro le quinte, il suo spirito rimarrà alla luce del sole, specialmente perché papa Francesco ha nominato molti dei cardinali che sceglieranno il suo successore. In termini di chi potrebbe essere quel successore, la mia impressione è che sarà un personaggio inaspettato.

Infine, cosa possiamo aspettarci da tutta questa complessa situazione che ha scosso e screditato il Papato con polemiche su polemiche?

Motus in fine velocior, come dice il vecchio proverbio. Mentre presumibilmente ci avviciniamo alla fine del pontificato di papa Francesco, sembra che gli eventi stiano accelerando con il devastante documento Traditionis Custodes e il sinodo “alla Martini” sulla sinodalità. Dobbiamo pregare, digiunare e parlar chiaro in modo che i piani dei rivoluzionari non si realizzino.

(Fonte: Corrispondenza Romana)


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