Brasile, l’Eucarestia viaggia sul drone

In una chiesa brasiliana in costante emorragia di fedeli l’ostensorio, che contiene il Santissimo, entra nella chiesa portato da un drone. Lo conduce una ragazza fra grida, fischi e applausi fino a dove c’è il sacerdote ad accoglierlo. E nessuno prenderà provvedimenti.

di Marco Tosatti (04-04-2018)

Pensavamo di aver visto quasi tutto, in Brasile, dopo la consacrazione dell’ostia da parte delle vescovesse protestanti in una concelebrazione a cui erano presenti diversi vescovi e sacerdoti cattolici. O dopo aver visto un vescovo in maniche di camicia parlare nella sede di una loggia massonica, davanti a dei serissimi massoni, loro sì vestiti con il massimo decoro della loro funzione e del loro grado. Oppure dopo aver visto un sacerdote saltare come una pon-pon girl con due frasche di palma in mano durante la celebrazione della domenica delle Palme. E invece no. Confermando ancora una volta che la realtà è ben superiore alla fantasia, un amico ci ha inviato un video registrato nei giorni scorsi, sempre in Brasile. L’amico in questione non è stato in grado di specificare né la diocesi né la città, né la chiesa in cui si stava svolgendo il rito. “Purtroppo è il mio Brasile, ci ha scritto, ma non so esattamente dove”. In seguito si è saputo che il fatto è accaduto nella parrocchia di San Geraldo Magela nell’arcidiocesi di Sorocoba, nello Stato di San Paolo.

Nel video si vede l’ostensorio, che contiene il Santissimo, entrare nella chiesa portato da un drone. Sì, avete letto bene, un drone. Guidato da una ragazza…che lo conduce fra grida, fischi e applausi fino a dove c’è il sacerdote ad accoglierlo. Certamente qui non si può parlare di una forma di inculturazione locale, come è accaduto per esempio per il sacerdote che ballava con i rami di palma; non ci risulta che i droni facciano parte della cultura autoctona del Brasile. Dove la Chiesa, come sappiamo, ogni anno perde schiere di fedeli; e forse cominciamo a capire perché.

Mi sembra che ci sia da chiedersi se in Brasile ci sia una conferenza episcopale, e se nella diocesi interessata ci sia un vescovo, anzi un arcivescovo. Che forse un paio di paroline dovrebbe dirle, a quel parroco. Così come forse qualche cosa dovrebbe dire anche la commissione, se ce n’è una per culto e liturgia. E in ultimo, forse, anche Roma potrebbe dire qualche cosa? È vero che la grande parola d’ordine, almeno a chiacchiere, è decentrare le responsabilità alle Conferenza Episcopali, ma in attesa che questo accada forse qualcuno – non so, qualche Congregazione – dovrebbe chiedere come sia possibile che accadano fatti di questo genere. E una volta identificati i responsabili, prendere dei provvedimenti. Non so, un corso accelerato di devozione eucaristica, per esempio…

(fonte: lanuovabq.it)

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