Dubia, casua finita: Cristo ha risposto. Ma non ditelo a papa Francesco!

Dal libro del Siracide: “Dio … a nessuno ha dato il permesso di peccare”.

Dal Vangelo: “Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli…”.

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cristianesimocattolico:

Carissimi Fratelli,

vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. 

Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. 

Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice.

Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio.

Dal Vaticano, 10 febbraio 2013

BENEDICTUS PP XVI

Autogol di immagine allo stadio di Milano

Davvero un brutto autogol, una beffa: esporre la maxi bandiera simil-orgoglio gay alle spalle del palco del Papa, proprio nel contesto dell’incontro mondiale delle famiglie. Capisco che la scelta dei colori serviva come tema e come identificativo delle varie zone pastorali (e dei 7 doni dello Spirito Santo, ecc..), ma possibile – ci si chiede – che a Milano siano così provinciali da non sapere che le immagini del Papa allo stadio avrebbero fatto il giro del mondo? E non si rendono conto che il simbolo da loro esposto (con probabile totale ingenuità) viene decodificato in tutti i paesi occidentali non come “la bandiera della pace”, ma come Rainbow flag, l’arcobaleno dell’orgoglio omosessuale? Proprio così. E non a caso si chiama Coordinamento Arcobaleno il gruppo che protesta contro la visita papale di questi giorni, in nome della “pluralità” della famiglia, contro l’ideologia cristiana che ne propone un solo tipo! Non vengono forse contrabbandate come “famiglie arcobaleno” quelle con due papà o due mamme? (leggere qui). Ma allora, come si fa ad essere così ingenui!!

Chissà quanti americani o australiani, vedendo le foto di San Siro, penseranno ad una manifestazione contro il Papa, rimanendo stupiti di osservare, nello stadio gremito di giovani cattolici, innalzarsi il vessillo che a loro parla di tutt’altro, ma non certo di famiglia-basata-sul-matrimonio-fra-uomo-e-donna!

Siamo tutti sicurissimi che non c’era intenzione cattiva nei giovani organizzatori del segno di accoglienza, ma non si può lasciare alla spensieratezza giovanile la regia di simboli e gesti che devono essere limpidi e univoci, soprattutto perché destinati ad arrivare – senza tante spiegazioni – direttamente nelle case di cattolici di cultura, estrazione, lingua e provenienza diversissime.

L’autogol comunicativo è grosso, un assist maldestro servito dai collaboratori del Card. Scola (che non può mica vigilare su tutto…), eppure siamo convinti che Benedetto XVI, alla fine, vincerà la partita.

Romano Prodi, dossettiano. Nel 2005, prima del referendum sulla procreazione assistita, quando i vescovi italiani – con l’appoggio del Papa – sosteneva l’astensione, andò a votare. Perché? “Perché io sono un cattolico, sì, ma adulto”. E coglione.

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Paolo Prodi, fratello di Romano, storico e politico. È uno dei più grandi critici del Magistero della Chiesa sulla regolazione delle nascite. Solamente un altro Prodi può far più schifo di un Prodi…

Vittorio Bachelet (1926-1980), giurista e politico italiano, dirigente dell’Azione Cattolica ed esponente democristiano di sinistra; fu assassinato dalle Brigate Rosse. Il suo motto era “Rinnovare l’Azione Cattolica per attuare il Concilio”, come dice il titolo di un suo libro. Lui e don Franco Costa hanno trasformato AC in un nido di vipere rosse. Iscritto alla Democrazia Cristiana, amico e ammiratore di Aldo Moro, dopo le elezioni amministrative del giugno del 1976 viene eletto Consigliere comunale a Roma; il 21 dicembre dello stesso anno viene anche eletto vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, del quale fa parte come membro “laico”, cioè eletto dal Parlamento in seduta comune (dove ha avuto un plebiscito: praticamente tutte le forze che componevano il cosiddetto “arco costituzionale” hanno votato per lui). Il 12 febbraio 1980, al termine di una lezione, mentre conversa con la sua assistente Rosy Bindi, viene assassinato da un commando delle Brigate Rosse.

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Giovanni Battista Bachelet, figlio di Vittorio, parlamentare del PD. Su proposta di Romano Prodi nel 1995 e ‘96 ha coordinato i Comitati Prodi a Roma e Provincia e con le elezioni del 1996 ha concluso questa esperienza politica sfidando Fini nel XXIV Collegio Camera della Provincia di Roma, perdendo con onore (41mila voti contro 49mila) e tornando per più di dieci anni alla vita ordinaria. Nell’ottobre 2007 è stato eletto alle primarie del Partito Democratico (PD) nella lista di Rosy Bindi al collegio di Roma centro. Alle elezioni politiche dell’aprile 2008 è stato eletto parlamentare alla Camera dei deputati nelle liste del PD. Alle primarie del PD dell’ottobre 2009 è stato eletto al collegio di Roma centro nella lista di Bersani. È attualmente presidente del Forum Nazionale Politiche dell’Istruzione del PD. Tale padre tale figlio.