Un’intervista a tutto campo al prof. Roberto de Mattei, storico della Chiesa e delle idee religiose, fatta dall’ex vaticanista Aldo Maria Valli.
Tag: Umanitarismo
Bergoglio cambia anche il paradigma della bioetica: è il trionfo del neomarxismo
Con la lettera di papa Francesco alla PAV muta il registro dottrinale sui temi morali: la persona umana vivente corredata di una propria dignità non rappresenta più il paradigma morale di riferimento per discernere il bene dal male, ma è sostituita dall’esistenza, una congerie di fatti e condizioni come l’immigrazione o la fratellanza universale. Povertà e ambiente ritenute più importanti di aborto ed eutanasia perché la giustizia sociale ha maggior peso della giustizia naturale.
Sull’immigrazione i vescovi hanno perso la testa
Sconcerto, rabbia, amarezza: difficile dire quale sia il sentimento dominante nel leggere la raffica di dichiarazioni di vescovi e cardinali italiani che pontificano sul decreto sicurezza, ovviamente dando ragione ai sindaci ribelli. E anche sui 49 migranti irregolari al largo di Malta quanto conformismo…
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In nome del dialogo, il Vaticano apre le porte (anche) all’aborto
Ci sarebbe da sorprendersi se uno degli ultimi membri della Pontificia accademia per la vita (PAV), fondata per promuovere una visione umana conforme al Magistero della Chiesa, fosse un rabbino ebreo? E cosa dire se predicasse la leicità dell’aborto in alcuni casi? Forse fino a qualche anno fa nessuno ci avrebbe creduto.
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La strana teoria di “Nuova Umanità”
di Stefano Fontana (La Bussola Quotidiana, 06-03-2013)
Continuano le interpretazioni riduttive dei “principi non negoziabili”. Riduttive significa, alla fine, tali da poter giustificare tutte le scelte politiche e partitiche, cosa che, invece, i principi non negoziabili non permettono.
Mi riferisco questa volta all’articolo di Antonio Maria Baggio dal titolo “I principi non negoziabili: verità e strumentalizzazioni”, pubblicato su “Nuova Umanità”, la rivista scientifica promossa dal Movimento dei Focolari. Baggio ne parla assai bene dei principi non negoziabili, però anche li smorza finendo per concludere per una loro “negoziabilità”. Non negoziabili, invece, vuol proprio dire non negoziabili. Implicano un: “non posso!”.
Queste verità – egli dice – “non devono essere considerate come degli idoli intoccabili, ma vengono sempre comprese meglio nel corso della storia: ogni generazione di cittadini ha il dovere di interrogarsi intorno ai contenuti e alla formulazione di tali fondamenti” perché comprendere non è negoziare. Però poi conclude dicendo: “Il momento di negoziare, poi, verrà, come è necessario, nei luoghi istituzionalmente deputati a farlo, e si concluderà con una decisione presa a maggioranza”. Questa è la “saggezza della democrazia, che impone di prendere una decisione perché la società ne ha bisogno; e tutti accettano la decisione della maggioranza, proprio perché con essa non si pretende di aver stabilito una verità”.
Procediamo con calma. È vero che i grandi assoluti etici si apprendono nella storia. In quale altra dimensione viviamo se no? Però la coscienza morale dell’umanità arriva a comprendere delle verità etiche valide sempre e in ogni caso, quindi aventi un valore morale assoluto. Nella storia, anche per il decisivo apporto della Rivelazione, si apprende qualcosa che supera la storia. La maggioranza democratica non stabilisce la verità. Questo anche Baggio lo riconosce. Poi però fonda proprio su questo il fatto che tutti devono accettare una decisione presa a maggioranza, escludendo perfino l’obiezione di coscienza.
La democrazia viene qui assolutizzata, non perché essa pretenda di incarnare la verità ma, al contrario, perché non lo pretende: per questo le sue decisioni devono essere accettate da tutti. La democrazia non determina la verità, ma ha a che fare con la verità, che ne giudica le decisioni. Per questo il cattolico si ritirerà dalle istituzioni “deputate a negoziare” quando la negoziazione vertesse su cose non negoziabili, non a sua disposizione. Ma i principi non negoziabili quali sono?
Secondo Baggio essi sono quelli elencati dalla Nota Ratzinger del 2002. Concordo. Dice poi che devono essere presi tutti insieme, non ne esistono di primari o di secondari e devono essere adoperati con prudenza. Essi esprimono “l’intera visione dell’essere umano”, che è sempre difficile da mettere a fuoco, tanto è vero che esistono molti partiti, consapevoli ognuno della propria parzialità.
Andiamo ancora con calma. A mio avviso tra i primi tre principi non negoziabili (vita, famiglia, libertà di educazione) e gli altri indicati da Ratzinger nel 2002 una differenza c’è. I primi tre hanno a che fare direttamente con la costruzione dell’umano e presentano degli assoluti negativi. In altri casi Benedetto XVI ha citato infatti solo questi tre.
Prendiamo per esempio il principio non negoziabile della solidarietà nella sussidiarietà. Oppure quello della pace. Ci sono molti modi per realizzarli. Ma la soppressione del concepito pone davanti a un aut-aut. Cosa c’è da negoziare? O dico di sì o dico di no. Del resto, gli altri dipendono dai primi tre, non si possono realizzare senza aver realizzato i primi tre.
E veniamo alla prudenza. La prudenza riguarda i mezzi, non i fini. Davanti all’uccisione del concepito mi potrebbe dire Baggio che tipo di prudenza, ossia di scelta dei mezzi, un cattolico dovrebbe applicare? Se il fine è assolutamente sbagliato, ossia se non è un fine, quali mezzi devo prudentemente valutare?
I principi non negoziabili non pretendono di dirci tutto sulla persona umana, ma di dirci quegli aspetti senza dei quali non è persona umana e che noi siamo tenuti a rispettare assolutamente, sempre e in ogni circostanza.
Se la panoramica completa dell’uomo non ci è data – almeno quaggiù -, questi ci sono dati in tutta la loro chiarezza e cogenza. È vero che i partiti esprimo posizioni parziali sull’uomo. Ma proprio per questo c’è bisogno di illuminarne l’azione con qualcosa che parziale non è. Viceversa in politica tutto sarebbe parziale (e relativo). Della prudenza politica Baggio ha una strana visione: “Per i cattolici i principi non negoziabili sono chiari, molto più difficile è decidere come tradurli in leggi, in decisioni operative, in voto politico. Tanto è vero che i cattolici applicano in maniera molto differenziata il criterio di prudenza, scegliendo mezzi, cioè programmi politici e partiti, molto diversi”.
Ma quest’ultima è imprudenza e non può essere presa a prova di saggezza. Mi chiedo: come fa un partito che abbia nel suo programma l’allargamento della legge 40 o il divorzio breve essere un mezzo per il raggiungimento del principio non negoziabile della difesa della vita e della famiglia? Una prudenza politica piuttosto imprudente.
Però credo di aver capito cosa intende Baggio. Siccome i principi non negoziabili sono sei o sette, penso che per lui prudenza politica voglia dire di soppesarli e tenerli tutti insieme. Anche Baggio trasforma di fatto i principi in valori, atti ad essere soppesati al fine di trovare il mix adatto alla situazione, sempre in attesa, naturalmente, del verdetto della maggioranza che non può essere rifiutato perché rappresenta la “saggezza della democrazia”.
Davanti ad un “abominevole delitto” quale è l’aborto, che mix vogliamo fare? A leggere riflessioni come queste di Baggio si capisce benissimo perché le recenti elezioni siano andate, quanto a comportamento dei cattolici, così come sono andate.
Il cortile di Ravasi e l’umanitarismo di Mamberti
di Francesco Colafemmina, da Fides et Forma (26/09/2012)
Mentre il Cardinal Ravasi organizza un’ulteriore sfilata di guru del laicismo italiota ad Assisi, il futuro Segretario di Stato (questo dicono voci insistenti), Dominique Mamberti, parla all’ONU. E il suo discorso è un vero e proprio manifesto dell’umanitarismo. Basta controllare quante volte ricorre la parola “uomo” (in tutte le sue declinazioni “umano”, “umanitario”, “diritti umani”): ben 38 volte. E Dio? Dio ricorre una sola volta, Cristo mai.
Per darvi un’idea di come la Chiesa Cattolica si presenta alla comunità internazionale, ecco un illuminante estratto del discorso:
Il preambolo e il primo articolo della Carta delle Nazioni Unite, insieme con tutta la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, sono il risultato di un lungo processo giuridico e politico, che iniziò con l’incontro della ragione teorica e filosofica della cultura greca con la ragione giuridica e pratica dei Romani, a cui poi si sono aggiunti altri elementi, come la sapienza ebraico-cristiana, il diritto di altri popoli europei, il diritto canonico con i suoi sviluppi, le elaborazioni medievali e rinascimentali dei filosofi ebrei, arabi e cristiani e, infine, il contributo della filosofia illuminista e degli sviluppi politici prodotti dalle Rivoluzioni del secolo XVIII°. Si è configurato così uno statuto dei diritti fondamentali dell’uomo, riconoscibile anche dalle culture non europee e non mediterranee, il quale, dopo le tragiche guerre del secolo XX°, è stato adottato dalla comunità internazionale come fondamentale pietra di paragone per il riconoscimento della legittimità di qualsiasi attività giuridica o politica. Pertanto, è alla luce di questa complessa, ricca ed articolata stratificazione, che è al tempo stesso storica, giuridica e filosofica, che gli inviolabili e inalienabili diritti dell’uomo possono e devono essere apprezzati come l’essenza della legge, a cui devono far riferimento le regole.
In tutto ciò Dio che posto ha? E’ un mero retaggio culturale? E’ un fantasma storicamente determinato? Non è dato saperlo. Ma questo è niente rispetto alla ben più grave sperimentazione vanesia di chi con la scusa di promuovere Dio, in realtà lo svilisce a materia di commercio, vi lucra l’espansione del proprio io. Così si prepara per il 5 ottobre un “happening” che vedrà la partecipazione di illustri gran maestri, a cominciare dal Presidente-Sommo Pontefice della Repubblica Giorgio Napolitano, passando per Umberto Veronesi (quello che “l’amore omosessuale è più puro di quello etero perché non è volto alla procreazione”), Giulio Giorello, Umberto Galimberti, Umberto Eco, Ermanno Olmi… Che barba, che noia… Ecco a voi la Kultura della quale Ravasi ha bisogno per apparire davvero un Cardinale illuminato e à la page.
Eppure per capire l’avanzato stadio di deterioramento dottrinale del suddetto illuminato, basterebbe ascoltare o meglio leggere le strofe (alcune, perché il resto è una palla inaudita) dell’Inno del Cortile dei Gentili. Sì, il Cortile ha un Inno! A cantarlo non sono galline o oche che si presume pascolino in un cortile. Si tratta invece di un’ideazione di un residuato bellico degli anni ‘80, uno dei figli della Famiglia Kelly. Sentite un po’ (e rabbrividite) dinanzi a questi versi degni di Coelho o della Profezia di Celestino, perfetta sintesi di gnosi e new age che la dice lunga sulla preoccupante condizione di una Chiesa lontana dai fedeli, in preda piuttosto ad uno stizzito disprezzo per le forme tradizionali di espressione della fede, e assai più attratta dall’ondivaga spiritualità che parte dall’uomo non per raggiungere un Dio noto e da adorare, ma per riscoprire la divinità nascosta nell’uomo stesso:
Solo la luce colora l’universo, infiamma il buio in una fiamma arcobaleno. Solo l’alba brilla al mattino, un sole rosso incandescente ad ogni inizio del giorno. Solo la luna, sovrana della notte, fa riposare nei nostri sogni la sua corona piena di stelle. Solo il cielo solleva i nostri occhi e i nostri più nascosti mormorii verso lo sconosciuto amore. Solo la terra si aggrappa alle radici e scolpisce nella sabbia il tuo adorabile volto. Solo la pioggia lava nella terra e fa sì che la vita germogli fra le sabbie del deserto. Solo il vento scuote le nuvole, sconvolge i tuoi capelli come un amante un po’ brusco. Solo il fuoco riscalda la mia pelle e porta la mia anima verso l’azzurro che brucia: Sconosciuto Tu, Sconosciuto Tu, chi sei Tu, da dove vieni Tu? Sconosciuto Tu, Sconosciuto Tu, somiglio forse a Te, somigli forse a me? Sconosciuto Tu, Sconosciuto Tu, possiamo parlarne insieme e camminare?
Per la cronaca il signor Paddy Kelly ha fatto il monaco per 6 anni in Francia (sempre schitarrando qua e là.). Ora però ha lasciato il monastero alle spalle… and he’s back! Yeah Yeah!