Il Decalogo e il clericalismo sistemico

I nemici dei Comandamenti non sono sempre secolari. Si possono trovare anche all’interno della Chiesa, usando la manipolazione del linguaggio. Infatti è raro sentire un qualsiasi pastore della Chiesa invocare la legge di Dio come una ragione per evitare un comportamento peccaminoso. In larga misura, le autorità della Chiesa hanno permesso la decostruzione sostituendo i Comandamenti con un vocabolario burocratico “non giudicante” per compiacere la sensibilità contemporanea.

Continua a leggere “Il Decalogo e il clericalismo sistemico”

Aborto, quella scomunica che non si ha la carità di dare

Dopo l’approvazione da parte dello Stato di New York della legge che consente di abortire fino al nono mese di gravidanza, diversi fedeli hanno chiesto di comminare una scomunica al governatore Andrew Cuomo. Ma il portavoce del cardinale Dolan ha detto che “la scomunica non dovrebbe essere usata come un’arma”. Eppure, la scomunica è una medicina per spronare l’anima a tornare in comunione con la Chiesa.

Continua a leggere “Aborto, quella scomunica che non si ha la carità di dare”

Terrorismo, anche il cardinale spara sui cattolici

Timothy Dolan, arcivescovo di New York, in una intervista fa una analogia tra l’Isis e l’Ira in Irlanda del Nord, per dimostrare che quello del Califfo non è il vero islam. Un paragone inaccettabile sotto tutti i punti di vista, e una tendenza preoccupante ad attribuire colpe ai cattolici per salvare l’islam.

di Riccardo Cascioli

Continua a leggere “Terrorismo, anche il cardinale spara sui cattolici”

Se il cardinale Dolan riscrive il catechismo

L’arcivescovo di New York parteciperà il prossimo 17 marzo alla Parata di san Patrizio che per la prima volta vedrà sfilare un gruppo gay. Una decisione sconcertante, che non ha a che fare con l’accoglienza di persone con tendenze omosessuali, ma con lo sdoganamento dei gruppi gay nella Chiesa. Così il peccato diventa virtù.

di Riccardo Cascioli

Nella prospettiva dell’avanzata trionfale del movimento gay nella Chiesa, nei prossimi mesi ci sarà qualcosa di più dirompente del «Chi sono io per giudicare», frase peraltro usata in modo pretestuoso: sarà l’immagine della prossima parata di san Patrizio a New York il 17 marzo con un’organizzazione gay con tanto di striscione che sfila sotto lo sguardo benedicente dell’arcivescovo di New York, cardinale Timothy Dolan. È il caso che in questi giorni sta facendo discutere i cattolici statunitensi e non solo.

La Parata di san Patrizio a New York è famosa in tutto il mondo: si tiene dal 17 marzo 1762, 14 anni prima della Dichiarazione di Indipendenza, per onorare il santo patrono d’Irlanda e di New York. Non è un evento organizzato direttamente dalla Chiesa cattolica, ma da una società cattolica di immigrati irlandesi. La diocesi newyorchese ha però sempre dato la sua benedizione, tanto che la marcia fa tradizionalmente una sosta davanti alla cattedrale di New York, dedicata proprio a san Patrizio, salutata dall’arcivescovo. Quest’anno inoltre il cardinale Dolan è stato invitato come Grand Marshal della parata, ovvero sarà colui che la apre.

Ridendo e scherzando bruceremo tutti all'inferno?
Ridendo e scherzando bruceremo tutti all’inferno?

A creare maggiore sconcerto tra i cattolici è il fatto che l’accettazione dell’invito da parte di Dolan è arrivata dopo che gli organizzatori per la prima volta nella storia avevano ammesso alla sfilata un gruppo gay con tanto di insegna. Dolan peraltro non ha certo la fama di progressista, tutt’altro: celebre è il suo scontro personale con il presidente Obama a proposito dell’assicurazione sanitaria che obbliga i datori di lavoro a garantire contraccezione e aborto ai propri dipendenti. Eppure…

Davanti al polverone che si è immediatamente sollevato, l’arcivescovo di New York si è dichiarato sereno perché non spetta a lui decidere i partecipanti e comunque non intende discriminare delle categorie di persone. Infine ieri ha pubblicato una dichiarazione ufficiale in cui si sottolinea che né lui né i suoi predecessori come arcivescovo di New York hanno mai deciso chi poteva o non poteva marciare nella parata, e che comunque ha sempre apprezzato lo sforzo degli organizzatori per mantenere l’evento fedele alla sua origine cattolica. Con questo l’arcivescovo Dolan pensa probabilmente di poter chiudere il discorso, ma non sarà così. Per una serie di motivi.

Anzitutto nel comunicato c’è una bugia: il suo predecessore cardinale John O’Connor infatti, si è sempre battuto per evitare che organizzazioni gay partecipassero alla parata, visto che è da almeno venti anni che ad ogni edizione si assiste allo stesso tentativo. Per il movimento gay, la possibilità di partecipare a una delle parate più famose del mondo, con tanto di benedizione da parte di un cardinale di Santa Romana Chiesa, ha un valore simbolico enorme.

C’è poi un retroscena poco edificante che riguarda la decisione degli organizzatori. L’organizzazione gay ammessa è infatti la OUT@NBCUniversal, un gruppo di dipendenti della rete televisiva Nbc. Il motivo è semplice: la Nbc è la rete che trasmette in diretta la parata (con tutti i vantaggi economici che ne derivano), e quest’anno i dirigenti Nbc hanno esercitato pressioni più forti del solito, lasciando intendere che se non avessero potuto sfilare i gay il contratto sarebbe saltato. E analoga pressione è stata fatta dal principale sponsor della parata, la Birreria Guinness. È dunque una pura questione di soldi, un ricatto a cui gli organizzatori hanno ceduto. A maggior ragione il cardinale Dolan avrebbe dovuto declinare l’invito al ruolo di Grand Marshal.

Ma la questione centrale è soprattutto un’altra. In discussione non è la possibilità di sfilare per le persone con tendenze omosessuali, sicuramente lo avranno fatto anche negli anni precedenti; ma ammettere un’organizzazione gay, che dell’omosessualità fa un vanto, è un’altra cosa. È derubricare un peccato – che come ha ricordato nel suo blog Sandro Magister – il catechismo considera uno dei quattro che «gridano al Cielo». Insomma è come se alla processione del Corpus Domini sfilassero movimenti organizzati di assassini, di trafficanti di esseri umani e così via. Un conto è partecipare da peccatore (lo siamo tutti) che desidera la conversione, e un conto da gruppo organizzato che rivendica il peccato come la strada maestra. Indurre e avallare per pragmatismo o per un malinteso senso di inclusione questa confusione è gravissimo. La Chiesa non giudica il peccatore, ma il peccato sì.

Invece con questa decisione, il cardinale Dolan afferma di fatto che l’omosessualità non è più peccato. Si tratta di un’affermazione grave, perché significa concedere che l’omosessualità è una natura, vale a dire che non è vero che «Dio creò l’uomo, maschio e femmina lo creò».

La sfilata del prossimo 17 marzo – se il cardinale non tornerà sui suoi passi – avrà perciò un impatto devastante. Si può solo sperare che serva almeno a risvegliare qualcuno nella Chiesa dal torpore. La «simpatia» per il mondo porta inevitabilmente a diventare del mondo.

© LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA (10 settembre 2014)

C’era una volta un peccato che gridava al Cielo

di Sandro Magister

Dopo decenni di proteste, polemiche e battaglie legali, è caduto l’ultimo tabù alla tradizionale parata di San Patrizio a New York sulla Quinta Strada. Una manifestazione “laica” ma dalle indubbie radici cattoliche. Il 17 marzo del prossimo anno, infatti, saranno ammessi a sfilare anche dei gruppi omosessuali con le loro insegne. Il primo gruppo gay che marcerà sulla Fifth Avenue con la propria bandiera il giorno in cui si festeggia il santo patrono dell’Irlanda e della Grande Mela sarà composto da dipendenti della NBC, l’emittente televisiva che ogni anno trasmette in diretta la manifestazione.

Ridendo e scherzando bruceremo tutti all'inferno?
Ridendo e scherzando bruceremo tutti all’inferno?

Il bello è che come “Grand Marshal”, cioè come ospite d’onore per quella che sarà la 254ma edizione della parata – la prima appunto con una rappresentanza ufficiale degli omosessuali in quanto tali – gli organizzatori laici hanno voluto anche questa volta il cardinale arcivescovo di New York Timothy M. Dolan. Che ha accettato e assisterà alla sfilata dai gradini della cattedrale di San Patrizio.

La decisione del cardinale ha lasciato di stucco alcuni commentatori cattolici. Sul National Catholic Register del 3 settembre Pat Archbold ha lamentato che, accogliendo la nomina, il porporato ha di fatto espresso “l’accettazione pubblica della natura normativa della identità gay” anche da un punto di vista cattolico. Con buona pace del predecessore di Dolan sulla cattedra newyorkese, il cardinale John J. O’Connor, che sempre si oppose strenuamente alla presenza organizzata di omosessuali nella marcia di San Patrizio. E con buona pace del Catechismo della Chiesa cattolica, non quello d’una volta ma quello “nuovo” del 1997, che include tuttora “il peccato dei sodomiti” – assieme all’omicidio volontario, all’oppressione dei poveri e alla frode del salario degli operai – tra i quattro peccati che “gridano al Cielo”.

Appare improbabile infatti che i gay organizzati che marceranno lungo la Fifth Avenue il prossimo 17 marzo lo facciano con la cenere sul capo, battendosi il petto per il loro peccato e manifestando il fermo proposito di non commetterlo più.

È sempre più evidente che nella Chiesa cattolica, o meglio in larghi settori del cattolicesimo del primo e del secondo mondo, la percezione di questo peccato che una volta si diceva gridasse al Cielo per la sua gravità stia lentamente ma inesorabilmente scivolando via come un relitto del passato. Con un cambiamento di giudizio morale analogo, sia pure in senso contrario, dall’illecito al lecito, a quello che è avvenuto nei secoli passati riguardo alla schiavitù e che sta avvenendo oggi riguardo alla pena di morte.

Certo, si tratterebbe in questo caso di una rottura intrapresa “praeter Scripturam”, al di fuori se non contro la Sacra Scrittura, come ebbe a dire nel 2011 il teologo valdese Paolo Ricca ai suoi confratelli che avevano appena dato il via libera alla benedizione dei “matrimoni” tra persone dello stesso sesso. Una rottura non solo con duemila anni di ininterrotta tradizione ecclesiastica, ma prima di tutto con le parole chiare dell’Antico Testamento e chiarissime di San Paolo nel primo capitolo della lettera ai Romani.

Ma in campo cattolico già non mancano teologi e pastori che – come è avvenuto tra i valdesi con Ricca – sono pronti a spiegare come san Paolo non vada preso alla lettera ma interpretato nel “contesto” del suo tempo, influenzato da pregiudizi di “stampo patriarcale” e di “disprezzo etnico-religioso” oggi inaccettabili.

Bill O’Reilly, portavoce del comitato organizzatore della parata, ha detto l’8 settembre alla Catholic News Agency che la decisione di far sfilare gruppi di omosessuali è nata anche “dal cambio di tono dentro la Chiesa”, divenuto più compassionevole e comprensivo visto il modo con cui “ha parlato di loro papa Francesco”.

© SETTIMO CIELO (9 settembre 2014)