C’è anche Sant’Egidio nella McCarrick Connection

Quale pensiero l’ex cardinale McCarrick propagandava in congressi come quelli della Comunità di Sant’Egidio che lo ospitava? Non la verità e la morale cristiane ma la giustizia sociale, «di cui si trova eco nel Santo Corano». E mentre interveniva al fianco di Andrea Riccardi ed elogiava Obama, portava 16.000 giovani alla GMG.

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Dialogo interreligioso contro Congresso eucaristico

Può un Vescovo di Roma preferire i falsi dei all’unico vero Dio, di cui è il Vicario in terra?

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Con Bergoglio trionfa lo “spirito di Assisi”. Ma Ratzinger rovina la festa

Francesco replica l’incontro con uomini di tutte le religioni inaugurato da Giovanni Paolo II trent’anni fa. Ma le obiezioni dell’allora cardinale prefetto della dottrina sono tuttora vive. E ancor più radicali.

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Rispedito ai legittimi destinatari

Pubblichiamo, con il permesso dell’Autore, il commento di un Sacerdote su un  passo dell’Omelia di oggi di Sua Santità Papa Francesco. A.C.

” Oggi ero fuori. 

Non sempre si può leggere agevolmente sul cellulare. 

Ma i messaggi non lasciavano dubbio: il Papa aveva detto qualcosa di serio sul Concilio. 

Sono stato tranquillo, come deve essere ogni cattolico davanti ai pronunciamenti del Santo Padre. 

Ho potuto poi leggere con calma l’omelia. 

Non ho mai ceduto al gioco di chi vuole spaccare la Chiesa. 

Li ho chiamati criptopapisti, abili saltatori sul carro del vincitore.

Semmai è più seria la notizia secondo la quale l’Osservatore Romano non avrebbe formulato gli auguri a papa Benedetto. ( sottolineatura nostra n.d.r.)

Certo, a leggere le esternazioni, sembrerebbe che il Papa abbia rimproverato aspramente chi “vuole tornare indietro” e che abbia preso le distanze dai celebri discorsi che il suo predecessore aveva riservato all’ermeneutica del Concilio. 

A me non pare che le cose siano andate così.

Innanzitutto perché il voler tornare indietro solo per il gusto di farlo, o di trovare sicurezze, non è atteggiamento compatibile con la fede. 

Sono ancora tanti coloro che osteggiano pregiudizialmente il Concilio Vaticano II (che se non è un superdogma, è pur sempre voce autentica del Magistero). 

E non mi pare che costoro siano in comunione piena con il Vicario di Cristo. 

Questo non bisogna mai dimenticarlo. 

Noi dobbiamo essere “tradizionisti” (prendo in prestito il termine da un amico), non tradizionalisti, semplicemente perché siamo cattolici. 

Chi taglia le sue radici, non può portare mai frutto ed è destinato a finire disseccato. 

Detto questo, va ribadito che proprio i cattolici ancorati alla Tradizione portano il progresso, perché in essi scorre la linfa che assicura di non fare la fine dei tralci che muoiono. 

Non è così per i progressisti, che hanno in comune con i primi la resistenza allo Spirito Santo, come hanno ampiamente dimostrato in tanti anni. 

Il progresso diventa un idolo quando è cosa diversa dal legittimo sviluppo, di cui è garante il Magistero. 

Ora, il Papa non può certamente deplorare le chiusure degli uni e benedire le aperture sconsiderate degli altri.

Ricordiamo chi è Colui che parla! 

Il Papa può dire che molte cose frenano la piena attuazione del Concilio. 

Anche lasciare da parte le proprie ermeneutiche, le proprie visioni ideologiche, i propri dissensi, aperti o celati che siano, è indispensabile per la corretta recezione del Concilio. 

E lo è ben più che l’accoglienza franca da parte di altri, considerando che non si può non attribuire ai cosiddetti progressisti la crisi di fede che attraversiamo. 

Due mesi fa il Papa Benedetto ha ribadito che l’ermeneutica della rottura si è imposta, falsando la visione corretta del Concilio. 

Oggi Francesco ha detto le stesse cose, chiedendo di non tornare indietro. 

Anche la Scuola di Bologna intende tornare indietro rispetto alle correzioni che il Magistero ha apportato in questi decenni. 

Chi ha detto che il Papa intendesse rivolgersi soltanto ai “tradizionalisti”? 

Gli stessi “alunni” della Scuola….

Quindi, fino a prova contraria, possiamo rispedire ai criptopapisti e agli ermeneuti dell’idiozia le loro saccenti considerazioni.

Preghiamo per il Santo Padre e per la Chiesa. 

E in quanto alla recezione del Concilio, ringraziamo il Signore di averci donato in Benedetto quella fermezza e quella chiarezza di dottrina che ci consente di stare sicuri nel seno della Chiesa”.  

d.A.U.

Per un discernimento degli spiriti: “Spirito Francescano”, “spirito del concilio” e “spirito di Assisi”

da Approfondimenti di “Fides Catholica” (08/08/2012)

L’ultimo editoriale di “Annales Franciscani” (rivista di studi francescani a cura dei Francescani dell’Immacolata) è stato dedicato dal P. Paolo M. Siano, direttore della rivista, ad un’analisi di tre spiriti diversi ma accomunati da soggettivismo e relativismo: un presunto spirito francescano che s’accompagna allo spirito del Concilio, che viene letto finalmente alla luce dello spirito di Assisi. Di che spiriti si tratta? Riportiamo un estratto dell’editoriale. Si può leggere la versione completa qui.

L’autore osserva che in ambienti francescani: 

«Si riscontrano anche idee e tendenze che, forse maggiormente, polarizzano, l’attenzione di molti frati: filo-islamismo, filo-orientalismo e anti-integrismo cattolico. Tutto ciò rientra nei contenuti di un preteso e frainteso “spirito del Concilio (Vaticano II)” (di sicuro, “spirito” di vari Padri Conciliari, progressisti o liberali), che a sua volta si fonde con un vago “spirito di Assisi”». 

Quando alcuni dicono che bisogna opporsi all’«integrismo» cattolico, cosa intendono con ciò? 

L’autore si chiede: 

«Il “tradizionalismo” sedevacantista, il “tradizionalismo” catto-esoterico (di élite massoniche che sanno giocare quasi contemporaneamente la parte di tradizionalisti e di progressisti), oppure quei sani movimenti, gruppi e Istituti clericali e religiosi, che zelano la Fede, il Dogma e la Tradizione Cattolica?». 

«Esiste però anche un integralismo “alla rovescia” (ossia progressista) che pretende di fissare infallibilmente, definitivamente e irreformabilmente Teologia-Liturgia-Pastorale-Vita Religiosa alla situazione post-conciliare degli anni ’60-’70! Insomma, un vero e proprio “fissismo” alla rovescia che non intende arretrare, né farsi un bell’esame di coscienza sui vari “frutti” prodotti ampiamente in questi anni a livello di Teologia, Morale, Pastorale, Liturgia… […] Purtroppo tali “frutti” amari e velenosi non sono limitati a “frange” marginali del mondo cattolico, bensì molto estesi a varie fasce della nostra cristianità, specialmente europea». 

[…] 

«In realtà, se diamo uno sguardo alla letteratura molto in voga in ambienti ecclesiali maggioritari, riscontriamo che il presunto “tradizionalismo” non è quel grave pericolo come qualcuno ritiene. Al contrario, il grande pericolo intra-ecclesiale è oggigiorno il neo-modernismo. 

In ambienti teologici (“maggioritari”), molto impegnati nel campo ecumenico e sociale, si percepisce facilmente il disamore, la disistima nei confronti del Dogma cattolico. Sulla scia del teologo eterodosso Hans Küng (ideatore della Fondazione Weltethos) si va alla ricerca di un’etica globale e mondiale che vada bene per i membri di tutte le religioni… Un’etica che converge sull’uomo e sul pianeta Terra… Un minimo etico per assicurare la pace e la sopravvivenza degli uomini e della terra…[1]. 

Questo tentativo antropocentrico, se può arrecare forse qualche “pace”, in realtà finisce con l’ostacolare e soffocare l’autentica evangelizzazione e l’annuncio chiaro della Fede e del Dogma cattolico. Tale antropocentrismo etico fa perdere di vista le esigenze della Verità, della Fede e della Missione. Col pretesto di non essere o di non sembrare fondamentalisti o tradizionalisti, ci si limita al minimo etico e teologico… 

Una tale mentalità suppone, o per lo meno implica, l’indifferentismo e il relativismo. Una tale mentalità è tipica della Loggia Massonica. Non sorprende allora che nel 2007 Hans Küng abbia ricevuto un premio culturale dalla Gran Loggia degli Antichi Liberi e Accettati Muratori di Germania, una delle 5 Grandi Logge Unite di Germania (Vereinigte Großlogen von Deutschland – VGLvD), ossia la Massoneria tedesca regolare[2]. In quell’occasione, in esplicito contrasto con il Magistero ecclesiastico, Küng ha affermato la compatibilità tra Massoneria e Fede cristiana e che si può essere cristiano e massone[3]». 

[…] 

«Altri analisti ecclesiali auspicano una Chiesa che dia più autonomia ai laici secondo le intenzioni del Vaticano II, una Chiesa con il grembiule, una Chiesa che deve fare un passo indietro ed essere super partes…[4]. Tali slogan girano da decenni in ambienti ecclesiali italiani e non di rado tali slogan sono animati da uno spirito moderno e secolare che implica una qual certa disaffezione verso Dogmi, Verità di fede e di morale, Devozione, Tradizione, Sacra Liturgia… Insomma un cristianesimo “socialista” che rischia di identificare (hegelianamente) l’essere al fare e allivella dogma, morale e liturgia secondo le tendenze del mondo… Questa impressione è piuttosto avvalorata da ciò che si vede e si sente negli ambienti suddetti…» 

Circa l’evento “di Assisi” 1986: 

«L’evento assisano voluto da Papa Giovanni Paolo II dev’essere letto semplicemente come un fatto diplomatico e contingente, e non invece come pietra di fondamento su cui reimpostare dogma, morale e vita spirituale». 

[…] 

«Certamente Papa Woytila, con la sua “politica” di ecumenismo e di dialogo interreligioso non intendeva affatto trasmettere un messaggio relativista; eppure l’enfasi mass-mediatica, e vari gruppi di “potere” teologico e culturale, in vario modo, sono riusciti a far comprendere un tale messaggio (contro-evangelico) non solo a molti del “popolino”, bensì anche a sacerdoti, religiosi e – come vedremo tra poco – anche a teologi». 

Dopo aver illustrato e commentato alcuni articoli sullo “spirito assisano”, l’autore termina così il suo Editoriale: 

«[…] Quel che è certo è che, nel campo cattolico, in questi ultimi decenni è aumentata la confusione di idee e ciò è ben dimostrato da vari elementi, tra cui: 1) la necessità di pubblicare l’istruzione Dominus Jesus (06-08-2000); 2) i vari articoli sopracitati, oggettivamente irenisti. 

Per concludere, ci auguriamo che tutti i Francescani impegnati (per diletto o “per forza”, per iniziativa personale o per obbedienza) nello “spirito di Assisi”, sappiano non solo coltivare l’accoglienza e la pace verso i non-cattolici, ma ricordino a se stessi (anzitutto) e ai fratelli cattolici loro affidati (frati, suore, monache, laici, parrocchiani) il dovere primario di testimoniare chiaramente i Dogmi e le verità della Fede Cattolica, l’unica vera religione[5]. 

Anche in questo il Serafico Padre san Francesco e i Santi e Martiri Francescani ci fanno da maestri. Regina Ordinis Seraphici, ora pro nobis!». 

P. Paolo M. Siano, FI

NOTE

[1] Cf. A. Valle – F. Corazzina, Etica globale per il futuro dell’umanità, in Famiglia Cristiana, Anno XXXIII, N° 9, Settembre 2011, pp. 16-19. 

[2] http://www.freimaurerei.de/Kulturpreis-fuer-hans-kueng.html; 

http://www.freimaurerei.de/begruendung-hans-kueng.html, websites visi-tati il 05-04-2012. 

[3] http://www.freimaurerei.de/rede-von-hans-kueng.html, website visi-tato il 05-04-2012. 

[4] Cf. Famiglia Cristiana, N° 9, Settembre 2011, p. 111. 

[5] Nella dichiarazione Dignitatis humanae, 1 (Conc. Vat. II), leggiamo: «Questa unica vera religione crediamo che sussista nella Chiesa cattolica e apostolica, alla quale il Signore Gesù ha affidato la missione di comunicarla a tutti gli uomini, dicendo agli apostoli: “Andate dunque, istruite tutte le genti battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto quello che io vi ho comandato” (Mt 28,19-20). E tutti gli esseri umani sono tenuti a cercare la verità, specialmente in ciò che concerne Dio e la sua Chiesa, e sono tenuti ad aderire alla verità man mano che la conoscono e a rimanerle fedeli» (http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii-_vatican_council/documents/vat-ii_decl_19651207_dignitatis-humanae-_it.html).