W Perón e il Papa: in Vaticano la Messa è comizio

Non solo la comunione sacrilega. La Messa per il presidente argentino Fernandez nelle grotte vaticane è stato un concentrato di slogan ideologici che delineano una deriva inquietante: la Messa ha perso Dio per farsi rivendicazione politica. Nell’omelia del vescovo Sorondo, Perón viene “santificato” e accostato a Papa Bergoglio mentre sull’altare compare la foto di un prete montonero. Ma c’è un vescovo che si ribella a questo sacrilegio sotto gli occhi di San Pietro.

Continua a leggere “W Perón e il Papa: in Vaticano la Messa è comizio”

Se la Chiesa si consegna al mondo e alla sua giustizia

Sull’onda degli abusi (omo)sessuali, la Chiesa sembra cercare una soluzione nella giustizia civile. Una strada pericolosa che porta all’interferenza dello Stato nella vita della Chiesa o, peggio, all’azzeramento della Chiesa. Ma questo è anche la conseguenza del fatto che nella Chiesa si è perso il senso della giustizia divina.

Continua a leggere “Se la Chiesa si consegna al mondo e alla sua giustizia”

Così la Chiesa anti-dogmatica cede al dogma del relativismo

Il sito The Post Internazionale intervista il vaticanista Aldo Maria Valli.

Continua a leggere “Così la Chiesa anti-dogmatica cede al dogma del relativismo”

La denuncia del card. Muller: l’ateismo si è diffuso nella Chiesa

Una grande intervista del card. Muller sulla crisi della Chiesa a partire dalla drammatica questione degli abusi sessuali. Le risposte sono a largo raggio e coprono un ampio ventaglio delle questioni che stanno generando un grande travaglio che attraversa il cattolicesimo ai nostri giorni.

Continua a leggere “La denuncia del card. Muller: l’ateismo si è diffuso nella Chiesa”

Quelli che vogliono la rivincita su Paolo VI

Nel cammino di avvicinamento al Sinodo sulla famiglia, appare sempre più chiara la strategia volta ad ottenere cambiamenti dottrinali facendo leva sui divorziati risposati, un fenomeno volutamente sovra-rappresentato e in modo distorto. Nel mirino ci sono l’enciclica “Humanae Vitae” (1968) e la “Familiaris Consortio” che nei decenni passati hanno impedito l’affermarsi nel Magistero di una posizione “mondana”.

di Riccardo Cascioli (20/03/2014)

La serie di articoli fin qui dedicati al dibattito sul Sinodo per la Famiglia ci consente di fare una prima, sommaria, sintesi di alcuni punti da chiarire. La questione fondamentale è che sta andando in scena una rappresentazione mediatica della situazione della famiglia e delle sfide della Chiesa in materia che è molto lontana dalla realtà, anche lasciando da parte i discorsi sul significato del sacramento e dell’indissolubilità del matrimonio, che pure abbiamo affrontato abbondantemente su La Nuova BQ.

1. A seguire gli interventi sui giornali, le dichiarazioni di alcune conferenze episcopali e, alla fine, del cardinale tedesco Walter Kasper, relatore all’ultimo Concistoro, si ha l’impressione che l’unico argomento all’ordine del giorno – o comunque quello su cui si giocherebbe la credibilità del Sinodo – sia la comunione per i divorziati risposati. La carrellata che abbiamo iniziato a fare attraverso i continenti ci dice che questa è una vera e propria impostura. Le sfide per la Chiesa in materia di famiglia sono molte, variano da continente a continente e da regione a regione; e se proprio un denominatore comune vogliamo trovare è la difficoltà del cristianesimo a incidere sulla cultura, così che – anche in popoli che sono cristiani da alcuni secoli – sotto la superficie cristiana resistono credenze e riti pagani anche in materia di famiglia. Allora magari si dovrebbe prendere in considerazione la domanda su come mai la fede non generi cultura, condannandosi così alla sterilità. Non dimentichiamo poi che a livello di istituzioni internazionali si assiste a un attacco senza precedenti contro la famiglia naturale.

La questione dei divorziati risposati è dunque un problema che riguarda soltanto Europa e Stati Uniti, ma anche qui è un problema statisticamente marginale, e inoltre è la conseguenza di un grave problema che viene prima e che riguarda la difficoltà a vivere un “per sempre”, ad assumersi responsabilità, a capire il valore del sacramento, a riconoscere e volere la verità di un rapporto. Concentrarsi sui divorziati risposati è allora come voler curare un sintomo ignorando la grave malattia che lo ha generato.

Il fatto però che tutti i media non parlino di altro e che a questo gioco si prestino volentieri eminenti cardinali lascia intendere che ci sia una volontà ben precisa che non ha niente a che vedere con la misericordia e la vicinanza a persone sofferenti.

2. In questo senso grande attenzione va rivolta ai termini usati. Anche il cardinale Kasper, ad esempio, è solito parlare di “famiglia tradizionale” laddove invece il termine giusto è “famiglia naturale”. Non è una differenza da poco. “Tradizionale” non solo dà immediatamente una sensazione di vecchio, destinato a soccombere di fronte all’incalzare della modernità, ma soprattutto fa riferimento alla tradizione che, in quanto tale, può cambiare. Tante tradizioni, infatti, non sono né belle né umane. Tanto per restare sul tema famiglia: nessuno può negare che quella delle spose bambine sia una tradizione e che altrettanto si possa dire delle mutilazioni genitali femminili. Ma sono tradizioni che una popolazione civile dovrebbe spazzare via in nome della sacra dignità della persona umana. Tradizione perciò, nell’ambito della cultura e della politica, non è un termine necessariamente positivo e certamente non richiama a un valore imperituro. Inoltre è un frutto della società, della sua cultura. “Naturale” invece attiene alla natura umana, allo scopo per cui l’uomo è stato creato, richiama a quella legge che il Creatore ha scolpito nel cuore di ogni uomo. E questo viene prima di ogni società e di ogni cultura, vale per ogni uomo, di ogni tempo e di ogni latitudine. “Famiglia naturale” perciò richiama a una realtà eterna, immutabile, sempre moderna, al contrario di “famiglia tradizionale”.

3. Sempre restando sul tema dei divorziati risposati, un’altra clamorosa menzogna è l’impressione offerta di una realtà di persone escluse dalla Chiesa o quantomeno marginalizzate e desiderose invece di essere accolte a pieno titolo. Accoglienza che troverebbe un ostacolo insormontabile nel divieto di accesso alla comunione. Persone che soffrono per questa esclusione e che si aspettano quindi dalla Chiesa, ovvero dal prossimo Sinodo, un gesto di speranza e – diciamolo pure – di misericordia. La realtà è ben diversa: non solo abbiamo visto che in Germania, Svizzera, Austria sono gli stessi episcopati che da anni promuovono un magistero parallelo, ma l’indagine compiuta per noi dal sociologo Massimo Introvigne ha rivelato quello che sospettavamo: anche in Italia la stragrande maggioranza dei divorziati risposati già si accosta alla comunione senza problemi, e molti di loro senza neanche confessarsi. C’è poi un’altra parte – la testimonianza pubblicata ce lo dimostrava – che prendendo invece sul serio le indicazioni della Chiesa trova la possibilità di una vera conversione. Del resto, scopo della Chiesa è quello di farci arrivare alla santità, non quello di democratizzare i sacramenti, come fossero dei servizi che lo Stato-Chiesa deve garantire a tutti i suoi cittadini-fedeli.

La cosa buffa è che, data questa realtà, il cardinale Kasper – con la sua proposta di riammettere i divorziati risposati ai sacramenti in alcune circostanze e dopo un cammino penitenziale -, se a noi pare un “pericoloso sovversivo” che con la scusa della pastorale vuole cambiare la dottrina della Chiesa, alle comunità tedesche, austriache ecc., si presenta come un fastidioso reazionario che vuole introdurre condizioni e imporre paletti laddove già da tempo c’è il far west eucaristico.

4. Un altro luogo comune imposto dal “Sinodo dei media” recita pressappoco così: il mondo è cambiato rapidamente in questi ultimi decenni, ci sono ormai tante coppie conviventi o di divorziati risposati – per non parlare di coppie omosessuali, ci arriveremo presto -, una situazione assolutamente nuova che richiede quindi nuove risposte da parte della Chiesa, ovviamente sul piano pastorale. Il mondo è molto diverso rispetto a quando Giovanni Paolo II scrisse la Familiaris Consortio (1984), figurarsi poi il riferimento alla Humanae Vitae di Paolo VI (1968) che, secondo qualche vescovo tedesco, è ormai fonte di confusione. Insomma fino ad oggi nella Chiesa – abbarbicata a difesa della sua dottrina brandita ovviamente come clava contro i poveri peccatori per cui non c’è mai stata misericordia – non si sarebbero mai presi in esame i problemi nuovi posti dalla crisi della famiglia e dai tanti cambiamenti sociali e culturali.

Anche questa una clamorosa menzogna, come peraltro ha spiegato il cardinale Carlo Caffarra mostrando l’assoluta attualità della Familiaris Consortio. Infatti leggendo questa enciclica si scopre che tutto quello che viene oggi spacciato per novità assoluta era già tutto presente – anche come sollecitudine pastorale per le persone coinvolte in fallimenti familiari – già nella Familiaris Consortio. Ma poi, sempre sullo stesso tema, si è già espressa la Congregazione per la dottrina della fede nel 1994 e ancora l’allora cardinale Ratzinger nel 1998 scriveva una lettera chiarificatrice per rispondere a domande e obiezioni che sono esattamente le stesse di oggi. Insomma, di questo problema si è parlato e riparlato già alcuni decenni fa, e delle risposte chiare e definitive sono già state date. Ed è impensabile che Kasper e soci non le conoscano.

5. Ma allora perché tutta questa messinscena, questa costruzione di una falsa realtà? Non c’è dubbio che qualcuno vuole usare i prossimi Sinodi sulla famiglia per prendersi la rivincita sulla Humanae Vitae. Anche allora Paolo VI era stato blandito per anni dal mondo laico e da quei vescovi che dopo il Concilio si aspettavano cambiamenti dottrinali importanti in materia di morale sessuale e familiare, salvo poi passare repentinamente al linciaggio quando quella enciclica che riaffermava la dottrina della Chiesa su vita e famiglia fu pubblicata deludendo i “progressisti”. Ma da allora si è sviluppato in alcuni episcopati, nei seminari, negli ordini religiosi un Magistero parallelo che ha insegnato e propagato come dottrina della Chiesa ciò che era frutto di alcuni intellettuali e teologi ansiosi soltanto di “essere del mondo”. Intellettuali, teologi e vescovi che hanno palesemente disobbedito ai Papi, teorizzando anzi il valore di una disobbedienza che non poteva che essere “profetica”. E sono gli stessi che oggi esaltano papa Francesco, scoprendosi più papisti del Papa, scatenando anche una caccia agli “eretici”, rei di non accodarsi a questa rivoluzione ormai inarrestabile.

Costoro pensano di poter tenere in ostaggio il Papa così che – sulla spinta di una realtà falsificata dai media e di un’aggressività di certi episcopati che impongono l’ordine del giorno – prenda quelle decisioni che non sono riusciti a fare prendere a Paolo VI, e che non potevano neanche sognarsi di far prendere a Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. E sarebbe solo il primo passo: perché se sulla famiglia la dottrina – ciò che la Chiesa ha professato per Duemila anni – può cambiare, allora qualsiasi altra verità di fede può essere rivista e riformata. Questa sì che sarebbe la fine della Chiesa.

C’è solo un piccolo ostacolo per costoro da superare: quella promessa di Gesù, Colui che guida in modo misterioso la Sua Chiesa, per cui le forze dell’inferno non prevarranno.

© LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA

Analisi dello scivolamento di Comunione e Liberazione verso lo “spirito di questo secolo”

C’è un motivo preciso per cui pubblichiamo questa analisi, approfondita e documentata, di un adeguamento sempre più marcato del movimento di Comunione e Liberazione al “politicamente corretto”. Non ci interessa la polemica fine a sé stessa. Ci interessa invece esporre il disagio, i dubbi, le perplessità che non pochi aderenti a Comunione e Liberazione stanno vivendo; lo facciamo perché l’opera di Don Giussani, iniziata nell’ormai lontano 1954, è stata di grandissima importanza per risvegliare un cattolicesimo sonnacchioso e pigro di quegli anni, ed è proseguita facendo crescere un grande movimento ecclesiale, che ha fatto, e fa, un’opera di grande importanza per l’educazione alla Fede e per il bene della Chiesa. Se non amassimo questa realtà che si chiama Chiesa, non pubblicheremmo queste critiche. Ma amiamo la Chiesa e siamo convinti che grandi movimenti come Comunione e Liberazione debbano urgentemente ritrovare la loro ispirazione originaria, ricordandosi che il cristiano è sempre stato, inevitabilmente, in contrasto con lo spirito del mondo. E sappiamo bene chi è il “principe del mondo”. Chi ha scritto questa analisi è un giovane aderente a Comunione e Liberazione. Chi scrive questa premessa non è più un giovane, e nell’incontro con Gioventù Studentesca (così si chiamava allora il movimento) e con Don Luigi Giussani ha iniziato il suo cammino di Fede. Vogliamo solo, con tutto il cuore, che Comunione e Liberazione non divenga sale scipito, che “a null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini”. (Paolo Deotto)

“Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? (Mt, 5, 13).

Dal caffè napoletano al caffè americano

Se c’era un’obiezione che al Movimento di Comunione e Liberazione non si poteva proprio avanzare era che mancasse di incisività. Fin dalla nascita CL si è distinta per un impegno nel mondo continuo, per un giudizio, in questa epoca di scristianizzazione, sempre coraggiosamente controcorrente, costantemente contraria a quello sterile “sentire comune” che è l’espressione endemica di ciò che Giussani chiama “il potere”. L’unità del Movimento di CL è stata il frutto del metodo educativo di Giussani; esso ha sempre insegnato da una parte a impegnarsi nel mondo, a portare Cristo e la visione cristiana per le strade del mondo, e dall’altra a “non essere come tutti”, a non pensare “come tutti”. Tutto ciò non per un ideologico anticonformismo, ma per la constatazione che la vita Cristiana cambia l’ontologia stessa della persona, per cui si smette di essere “come tutti”, come tutti quelli che cristiani di fatto non sono, cioè, nella nostra epoca, la stragrande maggioranza. Maggioranza che purtroppo condiziona la vita e i modi di pensare anche degli stessi cristiani. In particolare tutto questo è sempre stato vero nella dimensione pubblica del Movimento, a livello civile e a livello ecclesiastico, e ha sempre generato giudizi originali, che mai si arrendevano al conformismo o, peggio, al politicamente corretto. “Vagliate tutto e trattenetene il valore”: con tutti rapportarsi, ma giudicare sempre partendo da Cristo. Questo significa innanzitutto essere il sale della terra. Addolora molto dirlo, ma negli ultimi tempi il Movimento di Comunione e Liberazione ha perso gran parte del suo mordente civile: a livello pubblico la sua posizione, nei fatti, è andata gradualmente scivolando verso “ciò che pensano tutti”, verso “lo spirito di questo secolo”.

Viva il nonno di tutti gli italiani!

Il primo segnale di questo si è mostrato nel corso del Meeting 2011, in cui Napolitano è stato fragorosamente, lungamente, ripetutamente applaudito. È chiaro che un’accoglienza cortese a tutti è dovuta, ma qui stiamo parlando di ovazioni, di lodi ed elogi sperticati, di una teoria di “pezzi grossi” del Meeting e del Movimento ad accogliere supini il presidente con sorrisoni a trentadue denti! Ad accogliere un uomo che per tutta la vita non ha fatto altro che lottare tenacemente per la dittatura, l’oppressione, la scristianizzazione(1). E che, di ciò non pago, appena due anni prima si era tirato indietro al momento di impedire l’assassinio di Eluana Englaro, di fatto contribuendovi in maniera decisiva. Perché è avvenuto tutto questo? Be’, al di là di un qualche calcolo “politico” che certamente ci sarà stato, e che in sé non mi scandalizza (siamo tutti peccatori), ciò che trovo preoccupante è l’abbassamento al “politically correct”: tutti dicono che Napolitano è buono e caro, che è degnissima persona, anche i ciellini lo devono dire; tutti lo accolgono con grande entusiasmo, anche i ciellini lo devono fare; tutti ritengono che Napolitano sia il grande nonno di tutti gli italiani, anche i ciellini lo trovano un buon nonno. Salvo poi, usciti dall’incontro con l’applauditissimo Napolitano, magari nel corso dello stesso Meeting, commuoversi ascoltando la storia di qualche malato in stato vegetativo accudito da un Padre Aldo o seguendo una mostra sulle vittime del comunismo. È stato il punto più basso della storia del Meeting, per cui alcuni volontari si sono vergognati di indossarne la maglietta!

Mi raccomando, siate educati con l’Amico del Popolo!

La deriva di appiattimento al pensiero comune è continuata nel corso Meeting del 2012. La vulgata che hanno cercato di riversare nelle teste degli italiani dice che nel corso dell’anno 2012 è giunto tra noi l’Amico del Popolo, un salvatore della Patria, e questo salvatore si chiama Mario Monti. E di nuovo è stato invitato al Meeting, questo salvatore della Patria, questo “zio di tutti gli italiani” messo sul trono da re Giorgio. E giù nuovi applausi scroscianti, giù elogi sperticati con solita schiera di Guarnieri & Vittadini in adorante accoglimento, con quest’ultimo che addirittura esprime apprezzamento a Monti parlando in prima persona plurale, come se stesse riportando l’opinione ufficiale del Movimento (episodio giustamente stigmatizzato da Socci) (2), e permettendosi di paragonare l’euro alla Madonna! E ancora, come con re Giorgio, applausi da spellarsi le mani (andatevi a vedere i filmati) da parte di uditorio in stragrande maggioranza ciellino o prossimociellino. Mi permetto di infrangere questo dorato idillio con una domanda: chiedo rispettosamente che cosa abbia fatto l’Amico del Popolo, l’ottimo Salvatore della Patria, per essere tanto apprezzato dai cattolici, ciellini in particolare. Che cosa giustifica quegli applausi? Da sempre CL batte per la libertà di educazione, per il sostegno alle scuole libere, per il principio di sussidiarietà inteso come principio di libertà. Qualche anno fa girava lo slogan “mandateci in giro nudi, ma lasciateci la libertà di educare”. Lo sanno Vittadini, e i pezzi grossi del Meeting, e la massa plaudente, che grazie a Monti decine di scuole libere hanno chiuso o rischiano di chiudere? Che centinaia di attività sussidiarie e no profit, stanno soffocando (3)? No, signori, non “a causa della crisi economica”, ma proprio “a causa del signor Monti”, che per sua stessa ammissione la crisi l’ha aggravata (4)! Perché costoro hanno applaudito con fragore colui che nell’ultimo anno ha fatto chiudere il maggior numero di istituti cattolici dai tempi delle soppressioni napoleoniche? La risposta, purtroppo, è evidente; non è spiegabile con un semplice calcolo politico. La risposta ha nome “conformismo”, la pigra viltà del conformismo. Tutti in Italia pensano che Monti sia il Salvator Patriae, di conseguenza lo devono pensare anche i ciellini. Tutti in Italia pensano che il suo governo abbia “intrapreso la strada giusta”, “preso decisioni importanti”, lo devono pensare anche i ciellini. Nulla importa se quello che costui ha fatto è andato in senso diametralmente opposto alle concezioni sociali, civili, pubbliche cui da decenni il Movimento educa! “La gente” applaude il sobrio Monti, i “buoni italiani” applaudono lo zio Monti, i ciellini in quanto buoni italiani devono anch’essi applaudire il caro Monti, ritenere Monti positivo, perché è questo il retto comportamento da buoni cittadini, da signori bene educati, non vorranno mica dar prova di mala creanza osando pensare che Monti non sia l’Amico del Popolo? Andiamo, non siamo mica dei cafoni!

Il conformismo civile genera conformismo ecclesiastico

Ahimé, a questo appiattimento al conformismo generale della dimensione pubblica non è risultato immune neppure lo stesso Carrón. Il quale in morte del Cardinal Martini ha scritto una lettera (5) cercando acrobaticamente di salvare il pochissimo di salvabile di un uomo di Chiesa che con un gioco di parole tanto malizioso quanto odioso ha osato definirsi “l’ante Papa” (6)! Dopo che tutto l’insegnamento di Giussani era centrato sull’affermare che incontrare Cristo, seguire Cristo coincide con la più profonda aspettativa del cuore umano, coincide con la felicità, la lettera di Carrón ha esaltato un uomo che ha detto frasi del tipo “sarai felice di essere cattolico, e altrettanto felice che l’altro sia evangelico o musulmano”. Di nuovo esattamente, diametralmente l’opposto della pedagogia del Movimento, tra l’altro, in uno dei suoi fondamenti! Perché? Perché Carrón è stupido? Certamente non lo è. Tenendo a mente questa tendenza all’appiattimento, di nuovo è un ulteriore passo verso il velenoso conformismo: tutti dicono che Martini è il campione del dialogo, il campione dell’ecumenismo, anche i ciellini lo devono dire, ça va sans dire. Anche se la verità sta da tutt’altra parte, e basta leggere quanto Martini ha scritto, soprattutto negli ultimi dieci anni, per rendersene conto: sempre e costantemente a lavorare “pro domo illorum”. Ecco dunque che la vita pubblica di CL è stata infettata anche dal conformismo ecclesiastico, in questo caso motivato con ogni probabilità dalla necessità di blandire certe alte sfere ecclesiali progressistoidi; dalle quali poi, poco tempo dopo il buonista elogio di Martini, è effettivamente calato qualche riconoscimento.

Strasburgo val bene una Messa

Il culmine del triste spettacolo di massificazione civile del Movimento lo si è tuttavia veduto nelle elezioni politiche di Febbraio 20123, innanzitutto con il vergognoso comportamento di Mario Mauro. Chissà chi si ricorda come Mario Mauro ha costruito gli albori della sua carriera politica. Io me lo ricordo: correva l’anno 1998, il comunista Berlinguer imperversava all’istruzione, e Mauro lottava contro il suo distruttivo progetto di riforma e per il riconoscimento delle scuole libere. Le scuole libere, già, il giusto nome delle scuole private. Mauro infiammava le platee proclamando “difendiamo il futuro!”, mentre centinaia di genitori e studenti vestivano t-shirt con lo slogan “Io sono per la libertà delle scuole e nelle scuole”. Quindici anni dopo che cosa stiamo vedendo? Mario Mauro che si schiera in maniera bulgara a favore di Monti, senza fare alcun genere di distinguo, definendo Monti “il nuovo modo di far politica” (7). Un’affermazione che ha veramente il sapore di presa in giro: forse Mauro non si è accorto che questo “nuovissimo” signore (mai legittimato da alcun voto popolare), ha quasi settant’anni, è da trentadue anni che riceve incarichi da parte di commissioni parlamentari e governi (senza mai essersi dovuto prendere la seccatura di condurre una campagna elettorale), ed è da quasi vent’anni che bazzica stabilmente le istituzioni europee… Si è visto Mauro plaudire all’Attila delle scuole libere, e in questo calpestare tutto ciò che si era incaricato di difendere. E, peggio, abbiamo visto CL non prendere posizione su questo, restare attendista, restare possibilista. E il “mandateci in giro nudi ma lasciateci la libertà di educare” dove è andato? Questo criterio basilare, imprescindibile, fondamentale, più importante dei vestiti, dov’è andato a finire? O ci si prendeva in giro ieri, o ci si sta prendendo in giro oggi, tertium non datur! Mauro, lo sai quante scuole ha fatto chiudere la barbarica politica di Monti? Comunque il comportamento di Mauro ha un’importanza relativa: è il silenzio di CL su questo che è desolante. CL, se ci sei batti un colpo!

Piccola antologia del conformismo civile

Per poter dire che una cosa è conformista, tuttavia, occorre avere un “metro di conformismo” con cui confrontarsi. Per arrivare a dare i giudizi che ho dato ho tenuto a mente una serie di espressioni retoriche e “politicamente corrette” che ora riporto, come se fossero un manifesto, un sillabo del conformismo politico italiano degli ultimi due anni. Sono tutte espressioni totalmente prive di pregnanza, prive di giudizio, perché sono espressioni che tutti, di tutte le estrazioni e tutti gli schieramenti politici, ben conoscono e impiegano e su cui tutti concordano. L’informazione, l’illuminazione, l’interesse che esse portano è perciò nullo, sono il piattume più totale. Eccone qui la breve antologia commentata:

  • “consapevoli della gravità del momento” (perché, forse c’è qualche addormentato che ritiene che viviamo un momento roseo?);
  • “confronto sincero e costruttivo” (e invece come dovrebbe essere il confronto, forse “menzognero e distruttivo”?);
  • “proposte sostenibili” (importante specificarlo, non sia mai che qualcuno pensi che si possano avanzare proposte insostenibili);
  • “rispettose della singola persona” (con tutti i politici che dicono “io sono contro la dignità delle persone” bisogna pur specificarlo);
  • “i sacrifici fatti da famiglie e imprese” (oh, chi è quel cuor di pietra che non apprezza i sacrifici?);
  • “l’Italia in Europa” (l’Italia è in Europa, quanta sagacia in questa osservazione!);
  • “la sfida è grande” (traduco in italiano normale “siamo nella palta!”);
  • “ma può trasformarsi in un’occasione” (l’artificio retorico più vecchio del mondo “è una difficoltà… ma anche un’opportunità”, ah, il “maanchismo” di veltroniana memoria…);
  • “le esigenze di una convivenza veramente umana” (ma perché, c’è qualcuno che dichiara di impegnarsi per una convivenza veramente disumana? Perfino gli alfieri della morte, i radicali, lo dicono);
  • “imprenditorialità aperta” (forse perché qualcuno propugna un’imprenditorialità chiusa?);
  • “politica per la famiglia” (questa è bellissima: tutti, perfino Vendola, dicono di voler fare politiche per la famiglia. Ma QUALE famiglia?);
  • “riforma del sistema scolastico”, “semplificazione burocratica”, “abbassamento del carico fiscale”, “riduzione della spesa pubblica” (questi sono i magnifici quattro: c’è forse qualcuno che dice che non bisogna abbassare il carico fiscale? Che non bisogna riformare la scuola e la burocrazia? O che propone di aumentare il debito dello Stato?);
  • “dare al nostro Paese una prospettiva nuova” (mica una prospettiva vecchia, no, una nuova, è tutta un’altra cosa, da una prospettiva nuova si gode tutto un altro panorama, e che diamine!);
  • “le scelte prese al di fuori di un dialogo […] con l’unione europea non possono rispondere alle sfide che ci attendono” (anche questa è bellissima…. di nuovo parlare del dialogo, come se un dibattito fosse da solo in grado di risolvere qualcosa, e l’incensata all’UE, che sta bene e piace a tutti);
  • “convergenza di uomini e donne” (mamma mia, il politicamente corretto dei sessi! Lezione di lingua italiana: “uomo” significa innanzitutto “essere appartenente alla specie umana”, chiaro?);
  • “vecchie forme di corporativismo e clientelismo” (ma se perfino la CGIL dice di essere contraria al corporativismo!);
  • “coesione forte” (né più né meno che una tautologia, come dire “coesione coesa”).

Forse qualcuno l’ha già intuito: questa sequela di espressioni strausate e abusate vengono tutte da un unico testo, che, per l’appunto, sembra scritto al preciso scopo di racchiudere in sé tutto il più trito conformismo e la più vacua retorica del dibattito civile di questi tempi. Così, nel triste spettacolo della (non) posizione del Movimento alle ultime elezioni politiche, ha toccato vertici di sublime mediocrità il comunicato della Compagnia delle Opere “Un bene per l’Italia, un bene per l’Europa” (8). Compagnia della Opere che, se certo non coincide con CL, certamente è, o dovrebbe essere, fondata sulla pedagogia di Giussani. Al di là di un generico richiamo di circostanza alle “radici cristiane” (relegato a una frase… la penultima) e a quel principio di sussidiarietà che è la bandiera stessa della CDO, non v’è ombra di giudizio originale. Peggio, si elogia il governo Monti perché ci avrebbe fatto riconquistare la “credibilità internazionale”. Già, è esattamente l’opinione di tutti, “Materazzi aveva ragione e Zidane torto”, “non esistono più le mezze stagioni”, “Monti ci ha ridato credibilità internazionale”, “vent’anni vengono una volta sola”. E il medesimo comunicato arriva a rasentare il ridicolo quando elogia lo stesso governo Monti per il “tentativo” (sic!) di razionalizzare la spesa pubblica! Sì, provateci voi ad andare dal vostro capo e dirgli “dammi un aumento, perché ho fatto un tentativo di migliorare l’azienda (anche se non ce l’ho fatta)”, vediamo come vi risponde! Comunicato che dal ridicolo sfuma nel tragico, quando mostra che un’associazione di imprenditori non si è resa conto, o vuole mostrare di non rendersi conto, delle mille imprese che ogni giorno sono fallite nel mentre che l’Italia è stata governata da Monti… Cara CDO, dove sta l’originalità del vostro giudizio? Che cosa proponete? E soprattutto, voi che cosa avete a cuore? Perché dal comunicato sulle elezioni, pieno di affermazioni buone per tutto e tutti, al di là di un generico buonismo non si vede niente!

La volpe e l’uva

Ha gettato un po’ di scompiglio in CL il fatto che per la tornata elettorale di Febbraio 2013 il Movimento non abbia indicato una posizione ufficiale ai propri appartenenti. Così facendo, di fatto, è come se si dicesse che nessuno merita veramente fiducia. Be’, guarda caso è esattamente ciò che tutti dicono dell’attuale situazione politica: che fa schifo, che non ci si può fidare di nessuno, eccetera. Ecco che lo sta dicendo anche il Movimento. Cioè CL ha esattamente lo stesso giudizio di tutti quanti, si è potentemente massificata. E quel che è peggio è che si ammanta questa ignavia con bei discorsoni sulla necessità di una presa di posizione personale riguardo la politica, su quanto sia opportuno questo momento come occasione per esercitare un giudizio del tutto personale. Insomma, si pretenderebbe di fare di necessità virtù! Potrebbe anche essere un discorso ragionevole, ma allora perché mai lo si fa adesso, e non nelle scorse tornate elettorali? Perché il richiamo a una presa di posizione personale, necessaria per via di una non presa di posizione ufficiale, si fa ora che, guarda caso, tutto è più ingarbugliato, e non si è fatto negli scorsi tempi quando tutto era più chiaro? Sarebbe stato molto, molto più serio e convincente. Ora, guarda, caso, proprio quando la situazione è più complessa, non si prende una posizione ufficiale, e si riveste questa mancanza di scelta di una valenza pedagogica “ah, è per spronarvi a prendere una posizione personale”. Sarò malizioso, ma a me ricorda tanto la favola della volpe e l’uva…

C’è una persona da ammirare, forza, da bravi, diciamo tutti assieme che l’ammiriamo

Pochi mesi dopo questa splendida prova di ipocrisia, il movimento di CL, proprio per bocca di Julián Carrón, ha inforcato quello che è stato forse il peggior episodio di tutta la sua storia. Come ultimo atto degli annuali esercizi spirituali della Fraternità di Comunione e Liberazione lo stesso Carrón ha letto uno sconcertante telegramma in cui, a nome dei ventiquattromila aderenti alla Fraternità, si esprimeva Giorgio Napolitano a fresco di rielezione una “ammirazione per la sua persona” (9). Bovina reazione di applausi da parte dei più, perplessità e silenzio da parte di molti. Di nuovo, come sopra, lodi a re Giorgio, al signor Napolitano alfiere della scristianizzazione e dell’oppressione. Ma ora c’è di più. Carrón a nome di tutti ha ufficialmente dichiarato di apprezzare la persona di costui! In base a che cosa si giudicherebbe ammirabile la persona di uno che ha lavorato per la distruzione della libertà, del cristianesimo, della civiltà per settant’anni? Si badi, Carrón non si è limitato a dire che apprezza ciò che ha fatto – e riconosco che oggettivamente ha risolto una situazione che poteva essere ben peggiore, in cui si sarebbe potuto avere al Quirinale Erode-Bonino o il demoniaco Rodotà – non ha detto che ammirava il gesto, ha dichiarato di ammirare la persona! E lo ha detto a nome di tutti gli aderenti alla Fraternità! Che io sappia “ammirazione alla persona” è un’espressione mai usata neanche per il Papa: in genere si è sempre parlato di “ammirazione per il magistero”, “ammirazione per l’insegnamento e per l’esempio dati”, ecc. Casomai il Reverendissimo don Carrón non l’avesse chiaro, chi è andato agli esercizi ci è andato per sentir parlare di Gesù Cristo, non per ascoltare le lodi della persona del comunista Giorgio Napolitano! Di più, qui si giunge alla più completa schizofrenia! Fino a due mesi prima, come ho detto, l’ordine di scuderia del Movimento era la necessità di una posizione personale riguardo gli aspetti pubblici, riguardo la politica. Molti non avevano ancora archiviato tra gli scaffali della libreria il numero di Tracce per le elezioni, la cui copertina recava il titolo a caratteri cubitali “Decido io”; in quei momenti molti avevano ancora nelle orecchie l’ammonimento, proveniente da Carrón in persona, lanciato nel corso di quegli stessi esercizi stessi, in cui egli stigmatizzavano proprio i comportamenti massificati all’interno di CL in cui egli richiamava la necessità di un paragone personale. E al termine di tutto questo, Carrón compie un’ardita inversione a U ritienendosi in diritto di esprimere la suddetta opinione! Schizofrenia pura: anche se fosse vero che la persona di Napolitano fosse da ammirare, giungere ad affermarlo sarebbe un percorso del tutto personale, secondo il fondamentale principio della vita comune cristiana In omnibus caritas, in necessariis unitas, in dubiis libertas. Non essendo evidentemente il giudizio su Napolitano materia di Fede, è certamente materia “di dubbio”! Siamo in presenza della più completa diseducazione alla ragione, il tutto avente lo scopo di aggregarsi ai rivoltanti peana nei confronti dell’inqualificabile persona (da un punto di vista cristiano) del signor Giorgio Napolitano. Il tutto per dire ciò che dicono tutti, per fare a gara con tutti a dare i giudizi che danno tutti! E sull’altare di una qualche captatio benevolentiae si immola perfino l’uso della ragione, nuovamente dicendo oggi “nero” quando fino a ieri si diceva “bianco”.

La fucilatrice di Butovo

Al Meeting dell’anno 2013 ha avuto grande rilevanza una mostra che ripercorreva il martirio della Chiesa Ortodossa Russa sotto le persecuzioni comuniste (10). Uno degli episodi più tragici, cui nel corso della mostra e del Meeting sono stati dedicati degli specifici approfondimenti, furono le fucilazioni avvenute nel sobborgo moscovita di Butovo, nel corso delle quali si calcola che furono passate per le armi circa 70000 persone, in gran parte religiosi (11) . Le fotografie degli aguzzini, dei soldati, dei graduati, degli ufficiali (fucilatori uomini e fucilatrici donne) che ogni giorno passavano per le armi centinaia di persone innocente, erano riprodotte sui pannelli della mostra, rivestiti delle loro divise d’ordinanza, le armi ancora in pugno. Essi non erano moltissimi: è lecito supporre che chi eseguisse materialmente il “lavoro” fossero solo alcune decine di soldati… ognuno, perciò, aveva direttamente sulla coscienza un migliaio di persone, o poco più, uno, due, dieci, venti, cento, trecento, mille persone innocenti trapassate da proiettili lanciati su pressione del proprio dito. Vecchi malati ultraottantenni, ragazze adolescenti, padri di famiglia, e anche bambini. In una manifestazione siffatta, che presenta con realismo e crudezza una storia simile, sarebbe possibile scovare uno di quei soldati, uno di quelli, magari una delle donne, una fucilatrice, ancora viva dopo tanti anni, e chiamarla a presentare il Meeting stesso? Lei testimonial del Meeting pur sapendo che non solo ha sulla coscienza un migliaio di persone ma, mettiamo, non sia pentita di aver trucidato mille innocenti, anzi, sia ancora convinta, ancora pienamente fiera di aver compiuto il suo gesto, ancora apertamente disposta a rifarlo, se solo ne avesse occasione, ancora fervida sostenitrice di tutti i fucilatori odierni… Sarebbe possibile? Parrebbe un’assurdità, un’aberrazione di cattivo gusto… in effetti no, esattamente questo non è accaduto. A presentare il Meeting non è venuta propriamente una fucilatrice di Butovo, ma una donna che, per sua stessa ammissione, ha eliminato CON LE SUE STESSE MANI MILLE NASCITURI! E, non paga di ciò, ha organizzato una struttura che ne ha sterminati altri diecimila! (12). Questa persona, così come allora i fucilatori di Butovo, non solo non ha pagato per le proprie azioni, ma oggi ha raggiunto i massimi onori, ricoprendo la carica di Ministro degli Esteri. Per questo, e solo per questo, un’altra schiera di “pezzi grossi” del Movimento CATTOLICO di Comunione e Liberazione (Vittadini, Mauro, Guarnieri) si sono detti “onorati” di averla a presentare il Meeting, le hanno stretto la mano (sì, signori, quella stessa mano che PER MILLE VOLTE ha SOPPRESSO BAMBINI nel grembo materno, quella stessa mano che è ancora FIERA di ciò che ha commesso, QUELLA MANO AVETE STRETTO sorridendo, PROPRIO QUELLA). No, non stiamo parlando della cristiana accoglienza, che a tutti è dovuta, non stiamo parlando di un invito al Meeting allo scopo di mostrarle la bellezza dell’esperienza cristiana, cosa doverosa per qualunque cristiano, affinché essa si converta, prenda coscienza del male gigantesco che ha commesso e, magari, salvi la sua anima! Qui stiamo parlando di accoglierla a presentare il Meeting, dicendosi onorati di averla tra sé, ecc. ecc. E in ciò Guarnieri&co. hanno calpestato tutto il lavoro di migliaia di volontari, che da decenni costruiscono il Meeting mossi soltanto dall’entusiasmo di mostrare la bellezza del cristianesimo. Questo era il Meeting. Oggi la Guarnieri&soci l’hanno ridotto a fare da servitore ai soppressori di nascituri. Chissà che un giorno Dio, circondato dalle anime dei mille bambini vittime della suddetta, chieda conto anche di questo…

Il sale della terra

Ci sarebbero altri episodi da ricordare. Uno di questi è il pilatesco disimpegno riguardo la legge sulla cosiddetta “omofobia”. Proprio all’interno del Movimento su di essa si è formata una sorta di omertosa ignavia, come può testimoniare la profondissima mancanza di conoscenza della vicenda da parte della stragrande parte degli ciellini, ignoranza del tutto fuori dalla norma in un Movimento che ha fatto dell’impegno con il mondo una specifica del proprio carisma. Ignoranza dovuta, tra l’altro, al fatto che l’argomento, all’interno dei vari gruppi di riflessione e scuola di comunità, è stato accuratamente evitato, quasi che i responsabili avessero avuto l’esplicita indicazione di non trattare la questione. Ora però non mi dilungo ad analizzare anche questo: ritengo che il quadro che emerge dall’insieme dei fatti analizzati sia sufficientemente dettagliato. Se si guarda tutto ciò da una prospettiva, per così dire, teologica, può risultare addirittura indicativo come nei tempi scorsi CL sia stata scossa da alcune iniziative giudiziarie nei confronti di alcuni suoi membri che rivestono cariche politiche o imprenditoriali. A mio parere, è assai probabile che la gran parte di tali provvedimenti non sia realmente motivata, bensì frutto di odio e calunnia nei confronti di chi si è speso, pur con tutti i limiti, a portare una visione cristiana nella vita pubblica. Anche qui non c’è da stupirsi: Nostro Signore ha promesso che il mondo avrebbe odiato i suoi seguaci: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato Me.” (Gv 15,18). Questo è il primo motivo di persecuzione dei cristiani: l’aver portato Cristo al mondo. C’è tuttavia un secondo comportamento per il quale Nostro Signore ha promesso scherno e persecuzione: questi saranno il trattamento del cristiano ignavo, del cristiano conformista, che ha smesso di portare la bandiera di Cristo “segno di contraddizione”. Purtroppo i segni che ho visto nella vita pubblica di CL degli ultimi due anni vanno in tale direzione. Se questo è, e mi sembra evidente che sia, non si prospetta un buon futuro per il Movimento, e ciò è in gran parte dovuto alle scelte che sono state fatte, volte all’appiattimento e all’inaridimento. Se dunque non si cambiasse rotta, già sappiamo ciò che alla lunga attenderebbe il Movimento:

“Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.” (Mt 5,13)

P. J.

NOTE

1 Una sintesi su chi sia il signor Napolitano l’ha fatta Antonio Socci qualche anno fa nell’articolo intitolato “Mio padre minatore e Napolitano” http://www.antoniosocci.com/2010/09/mio-padre-minatore-e-napolitano/

http://www.antoniosocci.com/2012/08/ma-il-cuore-di-cl-non-batte-per-i-banchieri-se-vittadini-incensa-monti-e-questo-con-una-gaffe-equipara-mammona-alla-madre-di-dio/

http://www.tempi.it/la-vera-storia-dellimu-al-no-profit-tasse-sulle-opere-di-bene#.URq4FWditTs

http://www.ilgiornale.it/news/interni/monti-si-costituisce-ho-aggravato-crisi-836643.html

http://www.corriere.it/cronache/12_settembre_04/martini-cl-carron-addolorato_8e78f1e4-f66b-11e1-ac56-9abd64408884.shtml

http://www.uccronline.it/2012/09/04/la-morte-del-card-martini-grande-uomo-rasente-al-precipizio-senza-mai-cadere/

http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/intervista_marioMauro.aspx

http://www.cdo.org/Portals/0/Elezioni/CDO_volantinoElezioni2013-web.pdf

http://it.clonline.org/comunicati-stampa/default.asp?id=439&id_n=20091

10 http://www.meetingrimini.org/default.asp?id=673&item=5678

11 http://www.russiacristiana.org/neArchivio/ne2_01/butovopadre.htm

12 http://www.imolaoggi.it/2013/07/08/cattolici-al-capolinea-emma-bonino-presenta-il-meeting-di-rimini

© RISCOSSA CRISTIANA