Ateismo nel cristianesimo o dei cristiani atei

Nel pensiero occidentale, si delinea — affianco all’insieme di coloro che si oppongono visceralmente al Cristianesimo, indicandone la falsità assoluta (un Marx o un Nietzsche, ad esempio) — un insieme di posizioni teoriche e pratiche che ammettono una matrice atea, ma recuperano nella prospettiva atea il Cristianesimo stesso.

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Preti che non credono (più) alla Transustanziazione

Se il parroco non crede alla presenza reale di Cristo nell’Eucaristia…

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Eutanasia, il Magistero smentisce Paglia e i giuristi (ex) cattolici

Le vicende di Charlie, Isaiah e Alfie sono emblematiche degli effetti che la cultura della morte ha prodotto in buona parte degli ordinamenti giuridici europei, ma anche tra i cattolici. Come dimostrano i giudizi dell’Unione Giuristi Cattolici e di monsignor Paglia a proposito di DAT.

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Manchester, sindaco musulmano impone la preghiera musulmana all’inizio del consiglio comunale

EVVAI!!!! 🤔 Inghilterra: il nuovo sindaco musulmano di Oldham (Manchester) impone la preghiera musulmana all’inizio del Consiglio Comunale…. e i presenti di cui si presume molti BATTEZZATi, tacciono…. ed anzi si sottomettono…. aveva ragione il Sultano dopo la battaglia di Vienna: quando il suo generale gli disse di ritentare l’attacco, il Sultano spaventato DALLA VERA FEDE dei Cristiani, profetizzò: “NO! Ritenteremo la conquista quando i Cristiani avranno abbandonato il loro Dio…”.

La follia di don Giorgio. “Alla sinistra di Dio”…se ne avessero ancora uno: gli indignados banali

Quei preti che diresti alla sinistra di Dio… se n’avessero ancora uno di Dio (oltre l’ego)! Gli è rimasta solo la “sinistra”… dal trombone facile.

di Alessandro Lastra, da Papale Papale (03/02/2013)

«Detto fra noi una “pestatina” ti sta bene, così impari a fare della politica in casa mia». Così il Cristo dell’altare maggiore parafrasava Don Camillo nel celebre film di Julien Duvivier. Quel vulcanico emiliano di Giovannino Guareschi, che non le ha mai mandate a dire quando si trattava di politica, prima d’ogni cosa era un uomo di fede, e che la Chiesa non è il luogo adatto ai comizi lo aveva ben capito. Lo stesso Benedetto XVI lo ha più volte ribadito in questi anni, rivolgendosi a preti e vescovi sottolineando che essi non devono “cedere alla tentazione di prendere personalmente in mano la politica e da pastori trasformarsi in guide politiche”. Ma questo probabilmente non è giunto alle orecchie – forse sorde all’occorrenza – di Don Giorgio De Capitani, parroco di Monte di Rovagnate, nel Meratese, parte dell’Arcidiocesi di Milano. Il fatto non è nuovo, Don Giorgio ha già fatto parlare di sé nel web, lanciando focose invettive contro la politica italiana e contro alcuni vescovi. Nel sito internet da lui fondato (www.dongiorgio.it), vengono giornalmente pubblicati articoli e videomessaggi. Scoprii il sito nel 2010, agli inizi dell’università. Guardai i suoi video uno dopo l’altro e dentro di me cresceva lo sconcerto. Non volevo credere che a un sacerdote venisse consentito di divulgare tali opinioni, pregne di volgarità, parolacce (a suo stesso dire, più colorito è il gergo con cui si esprime e più gente guarda i suoi video) e inviti alla violenza.

CRISTO COME PANNELLA. CON CHI C’E’ L’HA CAPITANI E PERCHÉ

L’accusa principale che il De Capitani avanza è contro la Chiesa, della quale paradossalmente continua a far parte. Entro di essa, egli auspica una rivoluzione “copernicana”, orientata alla democrazia e che tolga dal centro il primato del papa in favore della “profezia dei vescovi e del popolo di Dio”. Il male della Chiesa, contro cui De Capitani si avventa è la “struttura”, che ha tradito gli insegnamenti di Gesù, che egli chiama “Cristo radicale”. Questa bizzarra denominazione, oltre ad essere l’ennesimo tentativo di strumentalizzare il Salvatore e di rinchiuderlo entro limiti stabiliti, fa sorgere nella mente l’immagine grottesca di un Gesù impegnato in uno sciopero della fame. Al di là dell’ironia, il termine indica un ritorno a una immaginaria Chiesa “delle origini”, ritorno desiderato anche da tanti teologi del passato che, però, finirono per creare tante chiese a sé stanti, nessuna di esse minimamente simile alla Chiesa delle origini. Altro tratto singolare è la personale visione che questo sacerdote ha dello stesso cristianesimo: «La vera Chiesa di Cristo è l’umanità, da redimere nei suoi valori contaminati anche da una religione perversa. Il Cristianesimo non è una religione, poiché ogni religione non è che una prigione che mortifica l’essere umano». Oltre che di favorire la tanto odiata “struttura”, il Vaticano è accusato di oscurantismo perché molti ecclesiastici si sono dichiarati contrari alla propaganda pro-gay, pro-eutanasia e pro-aborto promossa da alcuni partiti di sinistra. Il papa è criticato per la sua “sessuofobia infernale”, in quanto non lascia ai suoi fedeli la libertà nell’uso di metodi anticoncezionali. Parole testuali di Don Giorgio De Capitani: «Come si può sopportare una Chiesa che crede ancora nelle indulgenze, nella canonizzazione dei santi, nel dogmatismo fatto di verità incastrate in una rigidità tale da ingessare lo stesso Dio?» Parole che sconcertano, uscite dalla bocca di un membro consacrato del clero. A queste vada ad aggiungersi quella che è forse la sua più sincera e inquietante ammissione: «Sono un politico, di sinistra estrema, anticlericale ed ateo».

LA “NOVITÀ” DEL PRETE POLITICO CAPITANI: L’ODIO FURIBONDO PER LA STRUTTURA-CHIESA

Questa dichiarazione la troviamo in un video ormai vecchio di qualche anno. Chi sono i politici? Nell’attuale concezione democratica (o pseudo tale) di noi occidentali, un politico è un esponente della collettività che esercita le funzioni supreme dello Stato. Dunque un uomo di potere. Ed ecco la prima contraddizione del De Capitani: egli trova perfettamente naturale conciliare la sua figura di sacerdote con l’impegno dell’uomo politico (“Io non posso non fare il politico”), eppure si trincera contro la Chiesa in quanto struttura di potere. Ma andiamo avanti. «Bisogna fare una scelta radicale, essere estremisti. Non devo stare in mezzo!» Ecco, su questa critica al centrismo, in favore di un più attivo bipolarismo politico, debbo dire che mi trovo d’accordo con lui. La Verità, infatti, non sta al centro: è un’estremità. Dio è tutto o è niente. Qui però, da una connotazione nobile della politica, passiamo allo squallore, in quanto la Verità, secondo il De Capitani, si trova ad estrema sinistra. E qui ci propina tutto il discorso del comunismo e del grande sogno di Marx, tradito sempre dalla stramaledetta “struttura”. «Odio la destra. L’ideologia di destra non sta insieme con il Vangelo». La stravaganza di tale affermazione, unito all’odio, non ha bisogno di essere commentato. Questa enorme chiusura verso una fazione che, coi suoi limiti ma certamente con più impegno della sinistra, è l’unica dove sopravvivono i segni di un vecchio amor di patria, di una politica in linea con la Dottrina sociale della Chiesa è pure demenziale, ma ricordiamoci sempre che il nostro De Capitani odia la “struttura”, quindi almeno qui possiamo dire che è coerente.

LA “NOVITÀ” DEL PRETE “INDIGNADO ” E DICHIARATAMENTE ATEO

 «Io combatto e contesto l’apparato della Chiesa», continua il nostro, spiegandoci il perché del suo anticlericalismo. «Non ci sto in questa struttura. Il cristianesimo è l’umanità». L’ultimo epiteto contraddittorio che De Capitani si dà è “prete ateo”. Avendo la concezione di cristianesimo come pensiero e non come religione, il Dio creato dalla religione non è un dio in cui si può credere. Riepilogando, Don Giorgio non si riconosce nella Chiesa, legata alla struttura, e nemmeno in Dio. A questo punto viene da chiedersi: perché non se ne va? Ma no, il De Capitani impegna tutto se stesso per cambiare questo apparato malvagio che ha stravolto l’insegnamento del Cristo. Non è il solo a pensarla così. «Da secoli il clero è insoddisfatto per tutto l’apparato ecclesiastico ma non si va oltre la mormorazione e il malumore che esplodono solo negli incontri del clero. Poi con la gente si preferisce tacere. Le autorità hanno capito come agire: colpire i preti più scalmanati per incutere paura». Eppure lui, che scalmanato lo è quanto vogliamo, è ancora sacerdote. Mi domando ancora perché.

IL VERO NEMICO: IL DIAVOLO? NO, SUO FIGLIO: BERLUSCONI!

Oltre tutte le critiche pungenti e avvelenate che egli rivolge alla “struttura”, seguendo l’esempio del suo “Cristo radicale”, ci si può attendere che Don Giorgio sia quantomeno un sacerdote irreprensibile, forse in odore di santità, al pari di molti altri “uomini di Dio” che, in passato, si trovarono in contrasto con gli “uomini di Chiesa”. Ma c’è poco da stupirsi, certo, scoprendo che in realtà non è così. Numerose sono le critiche indirizzate dal nostro anche alla società, degradata, distratta, non più in grado di generare fiducia nei giovani. Si tira a campare, senza più attenzione alla carità, alla bellezza, all’amore. «Siamo tutti figli del Bastardo», commenta De Capitani. Chi mai potrà essere il responsabile di questa regressione? Se a pronunciare il giudizio è una persona dichiarata di sinistra, c’è davvero bisogno di chiederlo? Silvio Berlusconi, criticato ex Presidente del Consiglio, per Don Giorgio è il nemico pubblico numero uno. È l’unico responsabile della nostra discesa nel baratro, del trionfo della noia e dell’apatia tra le giovani generazioni. Ora, cari lettori cattolici, ditemi se questo non è generalizzare, cosa di per sé grave ma ancora di più se fuoriesce dalla bocca di un sacerdote (della cui vera vocazione, se me lo consentite, inizio un po’ a dubitare). Berlusconi è “figlio di satana”. Parlando di lui è impossibile separare l’errore dall’errante. I suoi peccati sono i più esecrabili, non gli è permesso perdono, la sua anima non ha speranza di salvezza. In un intervista rilasciata a La7, De Capitani afferma che, essendo un prete, tutto ciò che può fare è pregare il Padreterno affinché mandi un ictus a Berlusconi (da lui gentilmente soprannominato “il Porco”). Fortuna vuole che questa violenza non è condivisa da tutti i suoi lettori, i quali alle volte recuperano il senno e arrivano a rimproverargli queste sue uscite. Già, perché un prete che afferma queste cose ha un bel drappello di fedeli al suo seguito. «Quando dico messa, la chiesa è sempre piena», dichiara con un sorriso compiaciuto. Una simile follia fa i suoi proseliti, i quali gridano alla rivolta contro la Chiesa-struttura e osannano Don Giorgio come un santo valoroso. Eventuali commenti contrari all’opinione del nostro vengono puntualmente benedetti da una sequela di offese, se non addirittura nella censura. Nessun pluralismo: Don Giorgio dev’essere un personaggio scomodo e guai a chi lo contesta. Tutti a fargli coraggio, poi, quando riceve insulti o minacce. Mi duole dire che informare le autorità competenti non ha sortito effetti. Fui fiducioso quando seppi che Mons. Scola sarebbe diventato arcivescovo di Milano. Altro oggetto degli attacchi del De Capitani, difatti, è il movimento Comunione e Liberazione, di cui Scola fa parte; speravo, quantomeno, che il cardinale lo avrebbe richiamato all’obbedienza o, nell’ipotesi migliore, che lo riducesse allo stato laicale. Sarebbe stato un gesto duro, lo ammetto, lontano dal modo di fare assunto dalla Chiesa dopo il Concilio, ma viste le dichiarazioni di Don Giorgio, credo anche che gli avrebbe fatto piacere trovarsi fuori dalla gerarchia che tanto detesta. Invece no. De Capitani ricopre ancora stabilmente la carica di parroco. Ogni tanto, specie negli ultimi video, appare un po’ stanco, meno vigoroso di un tempo. Eppure non risparmia attacchi a nessuno, nemmeno allo stesso Scola, che rimane nel silenzio.

NON PREVALEBIT

È chiaro che De Capitani non rappresenta la Chiesa, dunque i cattolici non perderanno tempo ad ascoltare le sue fanfaronate che, sono certo, lasceranno il tempo che hanno trovato. Consideriamo questo tizio alla stregua dei tanti preti protestanti; il suo parlare non ci indebolisce anzi ci fa capire chiaramente come agisce chi è nemico della fede. Coloro che preoccupano sono coloro che si affollano sotto al suo pulpito e che seguono come Vangelo la sua dottrina anticattolica. «Sei l’unico uomo di Dio che ha il coraggio di dire la verità» scrive un utente di Youtube, commentando uno dei suoi video. Ebbene mi sento in dovere di rispondere che la Verità è una sola, e non l’ha detta De Capitani. Ripeto che mi trovo d’accordo con lui sullo schierarsi da una parte estrema, poiché la Verità è estrema. Ma De Capitani si trova all’estremo opposto rispetto alla Verità. Non so chi sia il “Cristo radicale” ma so che Gesù Cristo non ha mai mandato all’inferno nessuno per via diretta. Anzi, il solo a cui Egli ha promesso il Paradiso non era né Pietro né Giovanni, era il Buon Ladrone. Cristo insegna a perdonare, a costruire un mondo nuovo all’insegna dell’amore di Dio. Nessuno è perduto, né De Capitani né i suoi seguaci. Concludo, cari lettori, chiedendovi di pregare per loro. Che non sanno quello che fanno. E soprattutto quel che dicono.

Enzo Bianchi e l’omicidio di Eluana Englaro

Riportiamo qui di seguito un articolo scritto da Enzo Bianchi il 15 febbraio del 2009 su La Stampa. Pochi giorni prima, il 9 febbraio, Eluana Englaro era morta, privata di cibo e acqua. La sciagurata vicenda è tristemente nota; in quel periodo moltissime persone, non solo cattoliche, lottarono per salvare la vita di Eluana Englaro, né si trattò di “polemica politica”, ma di tentativi, purtroppo inutili, di evitare che un’innocente, incapace di difendersi, venisse condannata a una morte atroce. Ricordiamo solo che il governo, allora presieduto da Berlusconi, cercò con un decreto legge di fermare la procedura di morte, peraltro avviata in base a un’ordinanza della Magistratura, emessa senza alcuna base giuridica, come riconosciuto da molti eminenti giuristi. Il comunista Giorgio Napolitano rifiutò di apporre la sua firma al decreto legge, ed Eluana Englaro fu così messa a morte con una procedura ammantata di finta legittimità e perversa nella sostanza. Ci sembra interessante la lettura dell’articolo che qui riportiamo, perché Enzo Bianchi assunse allora la posizione più comoda, spostando l’obiettivo dal fatto atroce di causare la morte di una persona privandola di acqua e alimenti e soffermandosi invece su fumosi discorsi di “stile cristiano”. Evidentemente per alcuni è più grave chiamare l’omicidio col suo nome, magari anche urlare, e mancare così di “stile”, che uccidere un’innocente. Alla fine della vicenda alcuni mantennero illibata la loro figura di persone “aperte al dialogo”, e quindi buone per ogni gioco di potere; questi “cattolici” dialoganti fecero il possibile per far capire al mondo di non avere la minima intenzione di evangelizzarlo. Non sia mai! Libertà per tutti! Intanto Eluana Englaro era stata sacrificata sull’altare diabolico dei cultori della morte. Chissà se i cattolici dialoganti si siano mai posti un dubbio: come mai si trovarono sulle stesse posizioni di radicali, aderenti alla UAAR, e simili compagnie di adoratori della morte,  ferocemente anticattoliche? E chi pagherà per quella vita innocente spezzata? Buona lettura. È un pezzo molto istruttivo per capire bene Enzo Bianchi, priore di Bose.

Enzo Bianchi e l’omicidio di Eluana Englaro

Quando “Avvenire” confonde, e “consacra” le persone sbagliate

di Caius, da Libertà e persona (02/03/2012)

Prendi Avvenire, due volte di fila, e capisci cosa è la sudditanza psicologica dei cattolici di oggi al pensiero dominante. In nome del dialogo e, in senso lato, dell’ecumenismo, si arriva a due paradossi: silenziare gli scrittori cattolici, perché cattolici; fare da cassa di risonanza degli scrittori anticattolici, perché, in quanto anticattolici, più intelligenti, titolati ecc… Come mai Socci, Messori, Gnocchi eccetera, non solo non scrivono su Avvenire, ma spesso sono anche mal visti (come pure Radio Maria, Timone, Radici Cristiane ecc.)? Per il motivo suddetto.

Facciamo un esempio: due folli invitano all’infanticidio. Chi consulta Avvenire, per dire che hanno torto? A chi funge da cassa di risonanza, dando la patente di persone che hanno qualcosa di importante da dire? A degli emeriti abortisti, che, contraddittoriamente, sono contro l’uccisione di un bambino a due gioni di vita, ma sono favorevoli all’uccisione dello stesso magari a 3, 6, 8 mesi!

Così su Avvenire del 2 marzo 2012 vengono sentiti nell’ordine i luminari: Giorello (abortista, accerrimo anticattolico…); Bodei, abortista, fervente avversario della regolamentazione della fiv…; Mordacci, degno allievo di don Verzè, su posizioni eterodosse in ogni ambito della bioetica…

Vediamo come viene riportato dalla giornalista di Avvenire il pensiero di Giorello: “Ma è sull’aborto che Giorello pone l’accento, spiegando come il dibattito innescato dai due ricercatori possa portare a confondere l’interruzione di gravidanza (giuridicamente regolamentata in Italia) con l’infanticidio: «Se è purtroppo vero che in alcune circostanze l’arrivo di un figlio possa costituire un evento insostenibile per una madre o per una coppia – precisa Giorello –, vero è anche che nel nostro Paese esiste una legge molto attenta a regolamentare le circostanze di un interruzione di gravidanza. E che quest’ultima dovrebbe essere sempre scongiurata precedentemente da un uso altrettanto attento delle terapie anticoncezionali, senza bisogno di ricorrere alla fantascienza degna dei peggiori incubi di Orwell o Huxley». Un appello alla responsabilità dunque (concetto assolutamente assente nell’articolo dei due ricercatori italiani), che Giorello accompagna a quello al mondo accademico, affinché «si riprenda un confronto razionale sulla vita tra studiosi che della vita hanno concezioni diverse ma che si guardano bene, come in questo caso, di dettare i loro dogmi autoritari».”

Dunque Giorello difende l’aborto come cosa buona e giusta, legale!; invita all’uso dei contraccettivi; bleffa con le parole (“Interruzione di gravidanza); mente sulla presunta “legge molto attenta”… e la giornalista commenta: “un appello alla responsabilità, dunque”!

Ma per piacere…