Canada, il prete ormai è un “mostro”: mai più da solo con bimbi

Decisione drastica della diocesi di Montreal, in ginocchio per cause milionarie per abusi su minori. Sacerdoti, catechisti ed educatori non potranno stare da soli con i bambini. Dovrà sempre esserci un testimone. Così addio a confessione e direzione spirituale. Il vescovo si piega alla caccia alle streghe e alla paura.

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Ci sono Vescovi e vescovi  (il maiuscolo ed il minuscolo non sono casuali nel titolo, come nell’articolo)

da ANTICLERICALI CATTOLICI

Quanto segue trova radice in un articolo del Blog “Senza peli sulla lingua”, e da noi ulteriormente approfondito. Se c’è una questione chiara, definitivamente risolta, questa è l’esclusione delle donne dal Sacramento dell’Ordine. Eppure esiste un folto gruppo  di cattolici “radical chic”, spesso guidato in sordina da alcuni vescovi (o veceversa, vescovi che si lasciano guidare da questi laici), che sovente torna all’attacco cercando di obbligare la Chiesa a piegarsi alle loro imposizioni di potere. Sì, perché l’imposizione del sacerdozio femminile è una matrice di potere, potere protestante contro la legge della Chiesa, poteri forti che sotto il pretesto di una falsa uguaglianza, pretendono di dominare il culto della Chiesa il quale, a questo punto, non sarebbe più “dato, donato, sceso dall’Alto”, ma un culto proveniente dal basso, soggettivo, divenendo un diritto-possessivo, sotto il controllo del potere dominante e della moda (femminista in questo caso) dominate. In un articolo del settembre 2012, dopo la morte del cardinale Martini, si riporta come elogio il fatto che egli, in modo garbato e non aggressivo, volesse far comprendere alla Santa Sede e al Papa in primis, che fosse giunta l’ora di cedere su questo argomento. Naturalmente questa posizione è stata accolta da tutti gli ambienti catto-progressisti, facendo del medesimo cardinale l’icona dell’ennesimo “santo” incompreso, e della Chiesa una “cattiva matrigna”, antica e non al passo con i tempi. Tutti gli elementi per risolvere la questione erano già contenuti nella dichiarazione della Sacra Congregazione per la dottrina della fede Inter insigniores del 15 ottobre 1976. L’unico limite di quella dichiarazione era la sua “nota dottrinale”: essa veniva presentata come un documento “disciplinare, autorevole e ufficiale”, ma non “infallibile né irreformabile” (cf Enchiridion Vaticanum, vol. 5, pp. 1392-3, in nota). Forse proprio per tale motivo quella dichiarazione non pose fine alle discussioni in materia. Fu cosí che Giovanni Paolo II si sentí costretto a intervenire di nuovo, in maniera piú autorevole, con la lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis del 22 maggio 1994. Non venivano portate nuove motivazioni a sostegno della non-ammissione delle donne al sacerdozio. Si trattava semplicemente di porre fine alle interminabili discussioni in materia: «Benché la dottrina circa l’ordinazione sacerdotale da riservarsi soltanto agli uomini sia conservata dalla costante e universale Tradizione della Chiesa e sia insegnata con fermezza dal Magistero nei documenti piú recenti, tuttavia nel nostro tempo in diversi luoghi la si ritiene discutibile, o anche si attribuisce alla decisione della Chiesa di non ammettere le donne a tale ordinazione un valore meramente disciplinare. «Pertanto, al fine di togliere ogni dubbio su di una questione di grande importanza, che attiene alla stessa divina costituzione della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermare i fratelli, dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa» (n. 4). Le espressioni usate non lasciano dubbi. Eppure anche in questo caso ci fu bisogno di un ulteriore intervento della Santa Sede per precisare il valore del pronunciamento pontificio. Ciò avvenne con la risposta a un dubbio da parte della Congregazione per la dottrina della fede in data 28 ottobre 1995: «Dubbio: Se la dottrina, secondo la quale la Chiesa non ha la facoltà di conferire l’ordinazione sacerdotale alle donne, proposta nella Lettera Apostolica Ordinatio Sacerdotalis, come da tenersi in modo definitivo, sia da considerarsi appartenente al deposito della fede. Risposta: Affermativa. «Questa dottrina esige un assenso definitivo poiché, fondata nella Parola di Dio scritta e costantemente conservata e applicata nella Tradizione della Chiesa fin dall’inizio, è stata proposta infallibilmente dal magistero ordinario e universale (cf Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, 25, 2). Pertanto, nelle presenti circostanze, il Sommo Pontefice, nell’esercizio del suo proprio ministero di confermare i fratelli (cf Lc 22:32) ha proposto la medesima dottrina con una dichiarazione formale, affermando esplicitamente ciò che si deve tenere sempre, ovunque e da tutti i fedeli, in quanto appartenente al deposito della fede». Tale intervento della CDF, a firma dell’allora Cardinale Ratzinger, precisa che la dottrina contenuta nella lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis è definitiva e infallibile (praticamente si tratta del secondo caso in cui è stata esercitata l’infallibilità pontificia dopo la sua definizione nel Concilio Vaticano I; la prima volta era stata con il dogma dell’Assunzione). A questi interventi specifici vanno aggiunti il can. 1024 «Riceve validamente la sacra ordinazione esclusivamente il battezzato di sesso maschile» e, se questo non dovesse apparire sufficiente per il suo carattere giuridico, il n. 1577 del Catechismo della Chiesa cattolica dice: «“Riceve validamente la sacra ordinazione esclusivamente il battezzato di sesso maschile [“vir”]”. Il Signore Gesù ha scelto uomini [“viri”] per formare il collegio dei dodici Apostoli, e gli Apostoli hanno fatto lo stesso quando hanno scelto i collaboratori che sarebbero loro succeduti nel ministero. Il collegio dei Vescovi, con i quali i presbiteri sono uniti nel sacerdozio, rende presente e attualizza fino al ritorno di Cristo il collegio dei Dodici. La Chiesa si riconosce vincolata da questa scelta fatta dal Signore stesso. Per questo motivo l’ordinazione delle donne non è possibile». Che altro ci si dovrebbe aspettare dalla suprema autorità della Chiesa per porre fine alle discussioni su una determinata questione? Appare evidente che “poteri occulti e forti” vorrebbero imporre alla Chiesa ciò che non è possibile modificare. Probabilmente la Chiesa (intesa nella sua legittima autorevolezza ) questo lo sa bene e forse proprio per questo non pretende più il silenziatore nei confronti di chi, come il cardinale Martini, o il vergognoso brindisi del cardinale Tettamanzi con una pretessa (vedi foto), in modo subdolo e perverso, pretendevano (o pretenderebbero ancora) radicali cambiamenti in talune dottrine. La Chiesa, in qualità di Madre, forse pensa e spera che il Magistero ufficiale proclamato sia sufficiente per mettere in guardia i fedeli dai cattivi pastori, dai falsi maestri, dagli imbonitori tuttavia, guardando la foto stessa, non era forse compito di quel cardinale mettere in guardia la pretessa di trovarsi di fronte ad un grave peccato e ad una usurpazione di ruolo, anzichè brindare insieme per la sua promozione al ministero che non le compete? Certo, trattandosi di una comunità eretica, il cardinale poteva non intromettersi nella discussione, ma qui l’ospite è proprio il cardinale, e come si sarebbe comportato un san Carlo Borromeo? Avrebbe davvero brindato con una pretessa, per giunta di una comunità eretica che rifiuta di riconoscere il Primato Petrino nello svolgimento del suo legittimo ministero; che usa la liturgia per benedire situazioni che nella dottrina cattolica sono gravi forme di peccato e di adulteri? Le pecorelle già smarrite dallo stordimento mondano, come potrebbero ritornare all’ovile davanti a queste situazioni ambigue? Chi mette in pratica la Parola di Dio se certo Clero gerarchico brinda con le pretesse o va dicendo che è giunta l’ora di cambiare dottrina e restano ai loro posti di comando e di potere? Non è forse anche questo parte dello scandalo denunciato dal Cristo? ”praedica verbum, insta opportune, importune, argue, increpa, obsecra in omni longanimitate et doctrina.

* annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina”. (2Tim.4,2)

Dal «Discorso sui pastori» di sant’Agostino, vescovo (XXV settimana del Tempo Ordinario, Uff. delle Letture) (Disc. 46, 14-15; CCL 41, 541-542)

Insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna

«E non avete riportato le disperse, non siete andati in cerca delle smarrite» (Ez 34, 4). Da questo momento ci troviamo come tra le mani di ladri e le zanne di lupi furiosi e per questi pericoli vi domandiamo preghiere. Per di più anche le pecore non sono docili. Se noi andiamo in cerca di loro quando si smarriscono, dicono, per loro errore e per loro rovina, che non ci appartengono. Perché ci desiderate, esse dicono, perché venite in cerca di noi? Come se il motivo per cui le desideriamo e le cerchiamo non sia proprio questo, proprio il fatto cioè che sono smarrite e si perdono. Se sono nell’errore, dicono, se sono vicino a morte, perché mi desideri? Perché mi cerchi? Rispondo: Perché sei nelL’errore, voglio richiamarti; perché ti sei smarrito, voglio ritrovarti. Replicano: Voglio smarrirmi così, voglio perdermi così. Così vuoi smarrirti, così vuoi perderti? Ma io con tanta maggior forza non voglio questo. Te lo dico chiaramente: Voglio essere importuno. Poiché mi risuonano alla mente le parole dell’Apostolo che dice: «Annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna» (2 Tm 4, 2). Per chi a tempo opportuno e per chi a tempo non opportuno? Certamente a tempo opportuno, per chi vuole; a tempo inopportuno, per chi non vuole. Sono proprio importuno e oso dirtelo: Tu vuoi smarrirti, tu vuoi perderti, io invece non lo voglio. Alla fin fine non lo vuole colui che mi incute timore. Qualora io lo volessi, ecco che cosa mi direbbe, ecco quale rimprovero mi rivolgerebbe: «Non avete riportato le disperse, non siete andati in cerca delle smarrite». Devo forse avere più timore di te che di lui? «Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo» (2 Cor 5, 10). Riporterò quindi la pecora dispersa, andrò in cerca di quella smarrita; che tu voglia o no, lo farò. Anche se nella mia ricerca sarò lacerato dai rovi della selva, mi caccerò nei luoghi più stretti, cercherò per tutte le siepi, percorrerò ogni luogo, finché mi sosteranno quelle forze che il timore di Dio mi infonde. Riporterò la pecora dispersa, andrò in cerca di quella smarrita. Se non vuoi il fastidio di dovermi sopportare, non sperderti, non smarrirti: E’ troppo poco se io mi contento di affliggermi nel vederti smarrita o sperduta. Temo che, trascurando te, abbia ad uccidere anche chi è forte. Senti infatti che cosa viene dopo: E le pecore grasse le avete ammazzate (cfr. Ez 34, 3). Se trascurerò la pecora smarrita, la pecora che si perde, anche quella che è forte si sentirà trascinata ad andar vagando e a perdersi.