Milano e la Chiesa dei “diversamente” cristiani

Il caso degli anniversari di nozze cancellati per rispetto dei divorziati è il sintomo di una nuova “Chiesa”. In cui la teologia rahneriana del “diversamente” implica che il cattolico non abbia più nulla da dire al mondo a partire dalla propria fede, perché sarebbe un indebito atto di accusa verso altri.

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“Silence”, i gesuiti elogiano l’apostasia e l’abiura/2

Silence di Scorsese, tratto dal libro omonimo di Endo, non è un film cristiano fatto da un regista cattolico, bensì una giustificazione della mancanza di fede: l’apostasia, se salva delle vite, diventa un atto di carità cristiana, proprio come il martirio diventa quasi satanico se inasprisce le persecuzioni.

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“Silence”, i gesuiti elogiano l’apostasia e l’abiura

Basta proselitismo, è tempo di Silence. Anche per le missioni cattoliche. E L’Osservatore Romano pubblica un articolo contro il monoteismo.

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Povero san Francesco Saverio, così fissato nel far tutti quei “proseliti”

Pare che papa Francesco non condivida la zelante attività missionaria dell’illustre e santo confratello.

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Per Vittorio Messori “certe parole del Papa” possono essere fraintese da persone non vicine alla Chiesa

Da qualche tempo Vittorio Messori “per senso di responsabilità” si è imposto il silenzio sulla Chiesa e papa Francesco.

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Proselitismo, evangelizzazione e “fiamma condivisa”. Scusate, ma non ci capisco più nulla

di Marco Bongi (20/10/2013)

Papa Francesco, dopo la preghiera mariana dell’Angelus di domenica 20 ottobre 2013, è tornato brevemente sulla questione del “proselitismo” che aveva suscitato molte comprensibili perplessità dopo la famosa intervista rilasciata ad Eugenio Scalfari. Il Pontefice ha infatti ricordato la Giornata Missionaria Mondiale ed ha proseguito affermando che la Chiesa deve diffondere la Fede nel mondo definendola come “la fiamma della Fede accesa da Gesù nel mondo”. Subito dopo ha però aggiunto che il “metodo non può essere il proselitismo ma la fiamma condivisa che scalda l’anima”.

Tali sintetiche considerazioni, pur nel rispetto del S. Padre, mi hanno suscitato alcune domande. Non credo infatti che possa considerarsi irrispettoso chiedere delucidazioni o spiegazioni. Ammetto del resto la mia ignoranza in teologia ma francamente queste parole, più che un chiarimento, a me personalmente confondono ancor più le idee.
Ecco dunque, in tutta umiltà, alcune legittime richieste di un semplice fedele.

Papa Francesco ammette, bontà Sua, che la Chiesa deve diffondere la Fede. Anche su questo punto, in verità, sembravano emergere grossi dubbi nel testo dell’intervista a Scalfari. Egli esprime tuttavia, se così possiamo dire, alcuni dubbi metodologici a proposito del modo in cui dovrebbe essere condotta l’evangelizzazione del mondo. Fin qui possiamo certamente seguire il ragionamento del S. Padre.
Ciò che però viene subito dopo mi risulta assolutamente incomprensibile. Ripeto: sarà sicuramente per colpa mia e della mia ignoranza… ma mi piacerebbe davvero che qualcuno mi spiegasse il senso delle parole successive.

Apparentemente infatti la “fiamma condivisa che riscalda l’anima” sembrerebbe essere la Fede stessa in quanto, immediatamente prima, questa era già stata definita come “fiamma”.

Ma se così è, mi chiedo: come è possibile condividere una cosa con chi non ce l’ha e magari neppure la cerca? Se stiamo parlando di evangelizzazione è ovvio che il rapporto si pone fra l’evangelizzatore e l’evangelizzando. Come è possibile dunque “condividere” la fiamma della Fede senza cercare di convertire?

Potrebbe allora darsi che questa misteriosa “fiamma condivisa che scalda l’anima” sia qualcosa d’altro… Ma cosa?

Forse la Carità? Ma l’atto supremo di Carità è comunque sempre portare alle anime la salvezza e la Verità. Come è possibile fare ciò senza ricorrere al famigerato proselitismo?

La “fiamma condivisa” potrebbe magari essere l’amore umano? Il ragionamento, mi sforzo sempre di interpretare, potrebbe allora più o meno girare in questo modo: mostriamoci gentili, disponibili, misericordiosi, amorevoli con le persone lontane da Dio. Non diciamo loro però che lo facciamo per convertirle: scapperebbero subito. Quando però sarà il momento opportuno Dio provvederà a manifestarsi da solo e loro si convertiranno.

Ma un simile atteggiamento può essere, a rigore, chiamato amore? A me parrebbe piuttosto un inganno assolutamente disonesto. I “normalisti”, che in questi giorni si sono sforzati non poco di difendere ad oltranza ogni affermazione papale, ci hanno detto, del resto, che la parola “proselitismo” deve essere interpretata, “ipsi dixerunt”, come “il ricorso a metodi ingannevoli o disonesti finalizzati ad ottenere la conversione”.

Ed un tale comportamento, perpetrato proprio in opposizione al tanto vituperato proselitismo, non sarebbe dunque, paradossalmente, ancor più disonesto e quindi proselitistico?

Dunque non sappiamo cosa sia questa decantata “fiamma condivisa”. Sinceramente vorrei davvero saperlo. Lo vorrei sapere da qualcuno che però usi un linguaggio logico, definitorio, un italiano comprensibile, non formule emotive dal significato indecifrabile.

Perché, mi chiedo ancora una volta, quando leggo le encicliche di Pio IX, San Pio X o Pio XII, capisco… e quando ascolto questi discorsi, rivolti all’uomo di oggi, non capisco? Sono proprio così deficente?