La nouvelle théologie: eresia del secolo XX

La Nouvelle Théologie fu l’erede diretta del Modernismo.

Continua a leggere “La nouvelle théologie: eresia del secolo XX”

Quante volte Dio ha lasciato Israele e la Chiesa ai pensieri del loro cuore!

Estratto del libro “L’Anticristo” di don Gianni Baget Bozzo (pp. 46-50)

Continua a leggere “Quante volte Dio ha lasciato Israele e la Chiesa ai pensieri del loro cuore!”

Conviene quindi edificare una «nuova morale», che tenga conto delle mirabili scoperte della scienza e restituisca alla sessualità i suoi titoli di nobiltà. Verniciando di scienza il sesso, d’ora innanzi permesso, raccomandato, anzi comandato, esibirlo dappertutto. Basta coi tabù! In alto i sessi!

A questo, appunto, si dedicano pubblicamente, nella Chiesa, gruppi di preti sempre più folti. Ben lontani dall’accorgersi che la decadenza dei costumi è sempre parallela al declinare delle credenze, e dal consacrarsi con zelo alla restaurazione della fede e all’emendamento della condotta dei singoli, codesti disgraziati si accaniscono ad «integrare» — cosi dicono — «le ricchezze della sessualità» nel cristianesimo.

In altri termini, il nuovo cattolicesimo dell’aggiornamento ad ogni costo o sarà sessuale, o niente.

È una buffonata — direte voi. È, ahimé, il segno che il frutto è bacato! Quando una religione, il cui ufficio e di elevare l’anima verso Dio, cade nell’apologia del sesso, si può dire che e colpita al cuore. Essa chiama su coloro che l’avviliscono il fuoco della Provvidenza offesa.

Marcel de Corte, La Grande Eresia, Roma 1970, p. 128-129

LA TEOLOGIA CHE SECOLARIZZA SENZA SCRUPOLI LA FEDE E LA MORALE È «PORNOTEOLOGIA»

di P. Cornelio Fabro (1973)

La difficoltà e la prova della fede è quella di essere nuovi nell’antico ed originali nel permanente, poiché appartiene all’uomo di essere produttivo con la libertà nell’ambito della verità ad ogni livello, anche in quello della fede e della salvezza. Lo spirito non è un canestro che riceve passivamente, ma un principio che attua se stesso «dirimendo» con la scelta l’alternativa della sua salvezza. È questo il progresso nella continuità e fedeltà alla tradizione secondo la regola aurea di Vincenzo di Lérins, entrata nei testi autentici del magistero: «Insegna le stesse cose che hai imparato così che dicendo in modo nuovo non dica cose nuove. Ma non ci sarà allora, si chiede subito, nella Chiesa di Cristo nessun progresso? E come! risponde, e grandissimo. E chi è mai l’uomo tanto invidioso agli uomini, tanto odioso a Dio che cercherebbe d’impedire questo? Beninteso, dev’essere un progresso, non un cambiamento: un autentico aumento per ciascuno e per tutti, per ogni uomo e per tutta la Chiesa ma nel medesimo dogma, nello stesso senso e nella stessa formula».

Chi pretende avanzare tagliando i ponti col passato, non avanza ma precipita nel vuoto, non incontra l’uomo storico in cammino verso il futuro della salvezza ma viene risucchiato dai gorghi del tempo senza speranza. La teologia contemporanea sembra in crisi proprio su questo punto, cioè quello della fede come tensione aperta fra i tempi della salvezza ch’è illuminata dalla presenza dello spirito di Cristo con la guida del Magistero della Chiesa. Di frequente spiriti illuminati manifestano gravi perplessità sull’indirizzo della nuova teologia «orizzontalistica» suscitando un incendio di proteste da parte degli interessati – senza però ancora ottenere quell’incontro e confronto sulle precise contestazioni a cui invitano – confermando così la realtà e gravità della situazione. Comunque, l’invito del Lerinese è sempre aperto.

Perciò ci si può chiedere: quale messaggio di salvezza può annunziare al mondo una teologia che demitizza gli eventi di salvezza, che lascia in ombra – qualcuno li nega o li omette completamente – i misteri e dogmi fondamentali del Cristianesimo per applicarsi unicamente alle strutture socio-politico-economiche dell’uomo rifiutando il mistero della caduta e della redenzione dell’uomo ridotti a mera «metafora»? Quale principio di rinnovamento può essere una teologia che secolarizza senza scrupoli la morale e, quasi vergognosa dell’ideale di purezza e povertà cristiana, irrompe anch’essa per un’esistenza all’insegna del piacere, al rifiuto del sacrificio, per la celebrazione aperta del sesso (pornoteologia): brevemente, per allinearsi alla lotta di classe, per proclamare l’innocenza liberatrice degli istinti con la brutalità della psicanalisi più retriva? Che deve fare il mondo, o cosa può fare di una teologia senza pudore, che disarma di fronte al male? Cosa può significare per la società consumistica, che sprofonda nella noia e nella ribellione dell’atto gratuito, una teologia che per salvare il mondo si abbevera al veleno che intossica il mondo?

© IL TIMONE

Quando le scuole di teologia “cattolica” producono asini che si credono buddisti

di Antonio Margheriti Mastino, da La cuccia del Mastino (08/09/2012)

Andai a un convegno organizzato da Alleanza Cattolica, vicino San Pietro. Sarà stato il maggio scorso. Venne il bravo vescovo di Piazza Armerina ed Enna, mons. Michele Pennisi (che meriterebbe davvero di diventare arcivescovo di Palermo… visto che ne stanno cercando uno di decente da 20 anni e non ci riescono). Il quale raccontava di un ragazzo che si era diplomato nel diocesano istituto di teologia. Ebbene, appena finiti gli studi, che lo abilitavano all’insegnamento della presunta “religione cattolica”, questo va dal vescovo e così sbotta: “Basta col cristianesimo, mi sono scocciato, voglio provare sensazioni nuove, nuove religioni, altro insomma: voglio diventare buddista”.

Il vescovo Pennisi resta a bocca aperta. Ma non per questa dichiarazione, per quella che segue: “Voglio sbattezzarmi perciò”. E il vescovo allibito dice “e menomale che hai fatto teologia!… e non sai manco che non solo non esiste lo sbattezzamento ma che il battesimo è un marchio incancellabile”. Quattro anni di teologia per non sapere neanche le cose basilari, sul battesimo, il primissimo dei sacramenti, che si riferisce al primissimo dei peccati, l’Originale, incancellabile come il battesimo. Questo per dirvi del degrado, teologico, culturale e purtroppo anche morale dei seminari e degli istituti teologici siciliani, che ormai sono una sentina di imposture, come la media dei suoi episcopati, del resto. Che cazzarola combinano questi negli istituti teologici tutto il giorno?… si fanno le pippe sotto il banco?! Se ignorano queste cose basilari dopo quattro anni teologia, proprio sì, si fanno le pippe, studenti e docenti.

Aggiunse il vescovo Pennisi: “Domandai a questo ragazzo confuso nonostante l’apparente sicumera: ma poi te cosa conosci veramente del cristianesimo? Lo hai davvero vissuto? Pregavi? Prendevi i sacramenti? Andavi a messa?”.

No, naturalmente, e quando ci andava era per suonare la chitarra in compagnia e sventolare la bandiera arcobaleno.

Concluse il vescovo, rivolgendosi al ragazzo:“Senti qui, ragazzo, se veramente vuoi essere una persona seria, certo, fatti buddista se vuoi, ma almeno abbi il coraggio e la decenza di farlo seriamente, radicalmente: devi farti bonzo!”.

Molti scambiano l’appartenere a una religione con lo sfogliare l’enciclopedia delle religioni.