Teilhard de Chardin, tra il mito e l’eresia

Anni fa acquistai da un mercante di libri antichi un volumetto intitolato “Teilhard de Chardin, tra il mito e l’eresia”, scritto da P. Giacinto Scaltriti O. P. e pubblicato con imprimatur ecclesiastico nei primi anni ‘60. Nel libro, il dotto sacerdote domenicano confutava alcune tesi del noto teologo gesuita Pierre Teilhard de Chardin, considerato uno dei maggiori esponenti della “nuova teologia”. Qualcuno dirà che quel che pensava al riguardo Padre Scaltriti gli importa poco, poiché ciò che conta davvero è quel che dice la Santa Sede. Ebbene, la Suprema Sacra Congregazione del Sant’Uffizio, ai tempi dell’eroico Cardinale Alfredo Ottaviani, pubblicò un “Monitum” firmato da Mons. Sebastiano Masala, per mettere in guardia i vescovi, i superiori di Istituti Religiosi, i Rettori di Seminari e i Direttori delle Università, dai pericoli delle opere di P. Theilard de Chardin, poiché (cito) “in materia di Filosofia e Teologia si vede chiaramente che le opere menzionate racchiudono tali ambiguità ed anche errori tanto gravi, che offendono la dottrina cattolica.” Nello stesso giorno in cui veniva pubblicato il Monitum (30 giugno 1962), “L’Osservatore Romano” pubblicava un articolo in cui confutava alcune tesi teilhardiane. Ecco alcuni passi: “[…] le ambiguità pericolose e gli errori che si riscontrano in certe espressioni del Teilhard riguardanti il concetto cattolico tradizionale di creazione (riportarsi ai Concili Laterano IV e Vaticano I). […] Nella sua concezione dei rapporti tra il Cosmo e Dio, Teilhard de Chardin ha dei punti deboli che non si possono passare sotto silenzio. Egli, è vero, afferma esplicitamente e più volte la necessità e la personalità trascendente di Dio. Tuttavia, nella logica del pensiero teilhardiano la trascendenza divina non viene espressa in un modo sufficiente. Dio viene raffigurato come suprema unità che in qualche modo s’incorpora l’universo; così l’unità divina in qualche maniera diviene partecipe della molteplicità cosmica e Dio in un certo senso viene reso più perfetto dall’assimilazione del Cosmo. […] Nel saggio già citato, “Le Christique”, si legge addirittura – e dice “en sens vrai” – di una “troisième nature” di Cristo, non umana, non divina, ma “cosmica”! Non vogliamo prendere alla lettera e “en sens vrai” quanto scrive il Teilhard a questo punto, altrimenti si tratterebbe di una vera eresia. […] Anche noi sappiamo che il Teilhard ha fatto non poche volte affermazioni non del tutto coerenti, se non talvolta contrarie o contraddittorie; e vogliamo concedere che il pensiero del Teilhard sia rimasto in una fase di problematicità. Tuttavia, i suoi scritti in molti punti rimangono sempre più o meno contrastanti con la dottrina cattolica. […] Veramente il nostro secolo ha un estremo bisogno di autentici testimoni di Cristo; ma noi ci auguriamo che essi non si abbiano ad ispirare al “sistema” scientifico-religioso del Teilhard. Abbiamo ritenuto necessario formulare le nostre critiche al pensiero, non alla persona – ripetiamo – per mettere in guardia gli studiosi, e specialmente i giovani, contro gli errori e le ambiguità contenute negli scritti del Teilhard. E facendo le nostre riflessioni, riteniamo di avere agito nella mente del Monitum, che viene oggi pubblicato sul nostro giornale.”

Teilhard e la Materia matrix

di Lorenzo Bertocchi, da Libertà e Persona (10/11/2012)

Il dibattito su Teilhard de Chardin, innescato da un recente articolo di Agnoli su Il Foglio, merita attenzione. Dal mio punto di vista il pensiero di questo controverso gesuita può essere sintetizzato nel tentativo che ha operato di conciliare l’inconciliabile, ossia l’Assoluto con ciò che si evolve o è termine dell’evoluzione.

Purtroppo il suo approccio appare attraversato da una prospettiva di stampo panteistico che, d’altra parte, è lo stesso Teilhard ad ammettere. “Avevo sempre avuto (…) un’anima naturalmente panteista. – scrive nell’opera Le Christ dans la matiere (1916) – Ne provavo aspirazione invincibile, nativa; ma senza usare di utilizzarla liberamente, perché non potevo conciliarla con la mia fede”.

Nonostante questo freno della fede che sembra voler porre alla sua “aspirazione invincibile”, ad un anno della sua morte scriverà un passo che mostra in modo piuttosto chiaro la difficoltà di azionare questo freno rispetto ad una prospettiva monista. “Non lo Spirito per evasione fuori della Materia; né lo Spirito accanto alla Materia (tomismo), ma lo Spirito emergente (per totalitaria operazione cosmica) dalla Materia: Materia Matrix” (lettera del 13/3/1954 in Psychè pag. 99-100 del 1955). Inutile dire che la sintesi tra materia e spirito non è una questione scientifica, ma deve collocarsi nell’ambito di una corretta metafisica, e qui si deve escludere ogni possibilità di trasformazione dell’una nell’altra, pena cadere in un chiarissimo materialismo.

Questa confusione si riverbera in molti passi dell’opera di Teilhard e mi sembra il punto più controverso del suo pensiero. Anche non entrando nel dettaglio di complesse questioni cristologiche si può fare riferimento alla sua dottrina del cosiddetto “Punto Omega” che egli propone come un “vertice dell’Universo”, il Cristo cosmico che tende a confondere evoluzione cosmica e mistero salvifico, il naturale e il soprannaturale. In questo contesto ciò che viene a risentire maggiormente della prospettiva teilhardiana è la nozione soprannaturale del Cristo Totale, ossia quella del Corpo Mistico.

Nei lavori di Teilhard molti hanno voluto individuare un nuovo ponte tra cristianesimo e mondo moderno, ma non tutti hanno concordato con questa visione. A questo riguardo il servo di Dio Pier Carlo Landucci (1900-1986) scriveva: “il primo dovere dell’anima è la verità. Non può essere veramente utile una ascetica fondata sull’errore e sull’equivoco”. E ancora: “La lettura del Teilhard, innanzitutto, anche a prescindere dalle tesi errate, abitua alla superficialità fantastica e all’avventatezza nei delicati campi della filosofia e della teologia, con l’aggravante di nascondere tale superficialità dietro l’illusione della profondità ed elevatezza concettuale, spirituale e dietro il fascino dello stile”. Da questo punto di vista direi che è possibile scorgere una continuità nello stile del pensiero teilhardiano in quella dottrina che prima del suo contenuto si preoccupa del metodo, ambiguamente proteso verso l’indefinito per abbracciare tutti, senza però offrire mai una sponda sicura con certezze metafisiche indispensabili per aprire l’orizzonte del soprannaturale cristiano.

Il giudizio decisamente negativo di Pier Carlo Landucci sul pensiero di Teilhard de Chardin non è stato l’unico all’interno del mondo cattolico, tra gli altri, mi sembra rilevante quello di un vero mistico come don Divo Barsotti per cui Teilhard è “il pensatore che sta dietro a molti degli errori che inquinano la teologia (e la mentalità) moderne”.

Oggi lo si studia per il suo ruolo al fine di una rinnovata evangelizzazione, ma non vedo quale contributo possa fornire a tal scopo. “Tutta una serie di modificazione si impongono – scriveva nel 1953 nel suo L’étoffe del l’Univers – ne ho perfettamente coscienza (se vogliamo francamente cristificare l’Evoluzione), a certe descrizioni o atteggiamenti che ci paiono definitivamente fissati nel dogma cristiano. Da questo capo, e per forza delle cose, si potrebbe dire che nel cuore dell’uomo moderno, nel solco aperto dall’idea di Evoluzione, sta per germinare una forma ancora sconosciuta di religione.”

Alla faccia della riforma nella continuità.

Teilhard de Chardine la theology-fiction

di Francesco Agnoli, da “Il Foglio” (08/11/2012)

Il 9 e 10 novembre, presso la Pontificia Università Gregoriana, si terrà un grande convegno dal titolo: “Sfide antropologiche di oggi, una lettura di Pierre Teilhard de Chardin per una evangelizzazione rinnovata a 50 anni dal Concilio Vaticano II”. Quasi per caso ho sotto gli occhi da giorni alcuni testi di questo gesuita che in certi ambienti viene presentato come un uomo di grande fede e, nello stesso tempo, un esimio scienziato. Mentre altri lo bollano come un pessimo scienziato, ed un ottimo eretico. Ebbene, per provare a capirci qualcosa, partirò citando alcune sue riflessioni.

Vediamo prima lo scienziato: “Sotto il peso di testimonianze convergenti raccolte presso uomini molto diversi, vedo crescere la possibilità di un’altra ipotesi: che i cinesi cioè siano dei primitivi arrestati, degli ‘infantili’ la cui stoffa antropologica sarebbe inferiore alla nostra… Inoltre la loro massa emana una insuperabile forza di livellamento e di ‘dissoluzione’. Tra loro, tutto ciò che tende ad elevarsi viene immediatamente riportato a zero. Tutto ciò che vive a lungo in mezzo a loro è psicologicamente sminuito, snervato…Né l’atteggiamento cristiano dell’amore di tutti gli uomini, né le speranze umane di una società organizzata debbono farci dimenticare che lo ‘strato umano’ non è, forse, omogeneo. In tal caso bisognerebbe trovare per i cinesi, come per i negri, una funzione speciale che forse non è (per impossibilità biologica) quella dei bianchi”.

Sinceramente, leggendo uno che parla di “stoffa antropologica” e amenità simili, è difficile non sposare, anche un po’ alla cieca, il giudizio assai negativo sulle conoscenze scientifiche di Teilhard del suo contemporaneo e biologo francese Jean Rostand. Passiamo al sacerdote e teologo, cui dovremmo affidarci per una “evangelizzazione rinnovata”. Sempre nell’opera citata (Lettere inedite, 1926-1952, il Saggiatore), scrivendo ad amici vari Teilhard rivendica una “nostra visione moderna di Dio” che si oppone ad una “enciclica abbastanza fondamentalista” (si riferisce alla Humani generis, di Pio XII) così come al dogma dell’Assunzione di Maria. Qui occorre aprire una piccola finestra sulla concezione teologica del sacerdote francese, che non esita a presentarsi come l’uomo che Roma dovrebbe ascoltare per capire davvero, per giungere finalmente al “meta-cristianesimo”.

Due pensatori cattolici come E. Gilson e J. Maritain, senza lasciarsi ingannare dal “bel vocabolario”, dalla “Grande Favola”, dai “neologismi patetici” e immaginifici del gesuita (“Cristo Cosmico”, “punto Omega del divenire” ecc.) non esitano a definire le dottrine di Teilhard “gnosi teilhardista” e “theology-fiction”. In particolare Maritan riporta un passo significativo di una sua lettera a Leontine Zanta: “Ciò che sta dominando i miei interessi e le mie preoccupazioni interiori, lei lo sa già, è lo sforzo di stabilire in me, e diffondere intorno a me, una religione nuova (chiamiamola pure un migliore Cristianesimo), in cui il Dio personale cessi di essere il gran padrone neolitico di un tempo per divenire l’anima del Mondo che il nostro stadio religioso e culturale invoca”.

“Religione nuova”, “anima del Mondo”: quale legame con la dottrina di un Creatore trascendente che si è Incarnato per salvare l’uomo dal peccato? Scrive ancora Teilhard nel 1953: “Ciò che fa vivere il Cristianesimo non è il senso della Contingenza del creato, bensì quello del mutuo completarsi del mondo e di Dio”.

Difficile, alla luce di questa e di mille altre dichiarazioni dal sapore evidentemente panteista, non concordare con il cardinal Alfredo Ottaviani, secondo il quale il gesuita identifica Gesù Cristo con il cosmo, mescolando panteismo, evoluzionismo in salsa metafisica e tematiche hegeliane (del tipo: “senza il mondo Dio non è Dio”).

Quanto alle altre verità di fede, continua Maritain, richiamandosi allo studio di Claude Tresmontant, Le Père Teilhard de Chardin et la Théologie, alle confidenze con Gilson e ad alcuni scritti del cardinal Journet, Teilhard “estrapola dal linguaggio scientifico una pseudo filosofia e una pseudo teologia”; non accetta pienamente il concetto di creazione; fa nascere l’anima dall’evoluzione, ad opera della materia, e non nell’evoluzione, ad opera di Dio; definisce erroneamente l’Incarnazione come una “immersione nel molteplice”; unisce in un vincolo necessario, negando la gratuità della Salvezza, mondo ed Incarnazione; accantona l’idea tradizionale di peccato; stravolge l’idea di Redenzione (a che un Cristo che si lascia crocifiggere in un mondo che procede esso stesso verso il punto Omega?); spinge i cristiani all’idolatria del progresso, ad “inginocchiarsi davanti al mondo” dimenticando l’esistenza del male e il ruolo di Satana nella storia…

Come Maritain la pensa Roma, e Teilhard viene sospeso dall’insegnamento nel 1926; nel 1927 la Santa Sede nega l’imprimatur al suo Milieu divin e nel 1939 bolla come eterodosso il suo L’Energie humaine. Seguiranno altri quattro provvedimenti contro le sue dottrine, tra il 1947 e il 1955. Teilhard per una nuova evangelizzazione. No grazie, ha già dato…

Teilhard de Chardin, tra il mito e l’eresia

Anni fa acquistai da un mercante di libri antichi un volumetto intitolato “Teilhard de Chardin, tra il mito e l’eresia”, scritto da P. Giacinto Scaltriti O. P. e pubblicato con imprimatur ecclesiastico nei primi anni ‘60. Nel libro, il dotto sacerdote domenicano confutava alcune tesi del noto teologo gesuita Pierre Teilhard de Chardin, considerato uno dei maggiori esponenti della “nuova teologia”.

Teilhard de Chardin, tra il mito e l’eresia