Quell’11 settembre di Paolo VI e mons. Lefebvre

Concilio Vaticano II

Immaginiamo la scena. Da una parte il papa, Paolo VI, colui che ha portato a termine il Vaticano II. Dall’altra mons. Marcel Lefebvre, l’arcivescovo che non accetta il Concilio e ha fondato la Fraternità sacerdotale San Pio X. Il confronto avviene nella residenza estiva del Papa, a Castel Gandolfo. È l’11 settembre 1976. I due sono divisi su tutto, eppure entrambi si sentono al servizio della Chiesa. E cercano un accordo. Che non ci sarà.

di Aldo Maria Valli (07-11-2018)

«Lei si trova in una posizione terribile! Lei è un antipapa!».

«Non è vero. Io cerco solo di formare sacerdoti secondo la fede e nella fede».

Immaginiamo la scena. Da una parte il papa, Paolo VI, settantanove anni, colui che ha portato a termine il Concilio Vaticano II. Dall’altra monsignor Marcel Lefebvre, settantuno anni, l’arcivescovo che non accetta il Concilio e ha fondato la Fraternità sacerdotale San Pio…

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Audio. La canonizzazione di Paolo VI. Cosa pensare?

Le canonizzazioni sono atti infallibili della Chiesa? Il prof. Roberto de Mattei risponde a questa questione prendendo spunto dalla recente canonizzazione di Paolo VI.

RIP Cattolicesimo del Vaticano II (1962-2018)

Gli ultimi cinque anni non sono una catastrofe improvvisa, nata dal nulla; sono il succo concentrato degli ultimi cinquant’anni, l’ultimo atto di una tragedia che è aumentata di proporzioni fino ad arrivare al momento attuale. Bergoglio è il distillato delle peggiori tendenze di Roncalli, Montini, Wojtyła e Ratzinger, senza nessuna delle loro qualità positive; è un modernista impenitente.

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Domanda retorica: E se avesse ragione Lefebvre?

Analisi dell’incontro-scontro fra papa Paolo VI e mons. Marcel Lefebvre avvenuto a Castel Gandolfo nel 1976. Il connubio tra coscienza/fede e potere/autorità è assolutamente sterile: non porta rimedio. Questo lo possiamo affermare con cognizione di causa a distanza di decenni.

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I “furbetti” del caso per caso c’erano già 50 anni fa

L’esame dei documenti che hanno preceduto la pubblicazione dell’enciclica Humaane Vitae, mostra come già nel 1968 c’era chi sosteneva fosse possibile ammettere la contraccezione in alcuni casi senza mettere in discussione la dottrina. Approccio condannato da Paolo VI, che ora torna d’attualità. E anche allora la Chiesa tedesca andava per la sua strada.

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Humanae Vitae, la prova che Paolo VI non aveva dubbi

Nella testa di quanti vogliono “rovesciare” l’enciclica Humanae Vitae per aprire alla contraccezione, la ricerca storica di don Gilfredo Marengo doveva essere la carta decisiva: avrebbe dovuto dimostrare che Paolo VI dovette cedere alle pressioni dei cattivi conservatori. Invece, la ricerca – checché ne dica Avvenire – dimostra il contrario: Paolo VI era assolutamente convinto della illiceità assoluta della contraccezione, perché così era fin dal Principio.

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Humanae vitae. Così è nata e guai a chi la tocca

Il lavorio (approvato da Bergoglio) che è in corso per demolire l’Humanae vitae ha trovato in questi giorni un inatteso inciampo.

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La nascita dell’Humanae Vitae alla luce degli Archivi Vaticani

L’Humanae Vitae fu un’enciclica sofferta (così la definì lo stesso Paolo VI) e certamente coraggiosa, ma non profetica perché non ribadì ai falsi profeti del neo-malthusianesimo il Comandamento divino: «Crescete e moltiplicatevi» (Genesi 1, 28; 9, 27).

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I santi sono santi, i miti sono miti: il caso Aldo Moro

I santi, sul modello di Gesù Cristo, vivono esercitando le virtù eroiche, teologali e cardinali, e muoiono in grazia di Dio. I miti, invece, polarizzando le aspirazioni di una comunità oppure di un’ideologia o di un’epoca, vengono elette a loro simbolo privilegiato. Chi mai potrà inginocchiarsi in chiesa per pregare davanti ad un altare dedicato ad un mito? Eppure è ciò che sta accadendo in questi tempi apostatici.

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L’altro Moro santo, una proposta preoccupante

Un domenicano annuncia l’apertura di un iter di canonizzazione di Aldo Moro come patrono dei politici. Ma la politica ha già un protettore, che guarda caso di chiama Moro, ma Tommaso. Le esperienze tra i due sono agli antipodi. Il santo inglese morì martire per non sottostare al divorzio, l’altro Moro, Aldo, ebbe un ruolo decisivo nell’introduzione della Fortuna-Baslini in Italia. Non fu un personaggio fuori delle parti. E la sua corrente politica, ispirandosi al suo pensiero, produsse molti danni alla società italiana oltre che alla religione cattolica.

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