Come mai costoro non sono obbligati a firmare un preambolo dottrinale?

Il preambolo dottrinale somiglia sempre più come alle Forche Caudine della FSSPX.

di Francesco Colafemmina, da Fides et Forma (15/07/2012)

Faccio mie le parole dell’abbé de Cacquerai, superiore del distretto francese della FSSPX in merito ai recenti sviluppi delle trattative fra Roma e la FSSPX e i timori di possibili evoluzioni “punitive”. Parole riprese oggi per contrapporle all’intervista a Mons. Fellay pubblicata ieri dal DICI: “Come si può ancor oggi accettare che dei preti, dei vescovi, dei cardinali, e anche in gran numero, possano insegnare delle autentiche eresie, esaltare una morale che non è più cattolica, senza nonostante tutto essere preoccupati? Chi meriterà di essere scomunicato? Coloro che si sforzano di trasmettere ciò che la Chiesa di ogni giorno ha insegnato o coloro che travisano il deposito rivelato?”.

Per onestà d’informazione riporto il comunicato di don de Cacquerai, palesemente ignorato da tutti i giornalisti che oggi ne hanno ripreso un testo di almeno un mese fa: “L’agenzia APIC ha utilizzato il mio editoriale su Fideliter n. 208 per opporlo all’intervista del 16 Luglio concessa dal Superiore Generale. È da più di un mese che tale testo è stato redatto, sono quasi tre settimane che è stato ricevuto dai nostri abbonati e, il 9 luglio è stato pubblicato sul sito Tradinews. Questo testo non aveva altro scopo che far seguito all’incontro del 13 giugno fra Mons. Fellay e il Cardinal Levada. Nel corso dell’incontro, infatti, il nostro Superiore Generale aveva espresso all’ex prefetto della CDF la nostra impossibilità di sottometterci alle esigenze dottrinali nuove che ci venivano richieste. Di qui ci si poteva domandare se un tale rifiuto ci avrebbe potuto valere delle nuove sanzioni. Ecco il contesto preciso nel quale è stato scritto questo editoriale. L’interpretazione che viene data dall’agenzia stampa è dunque falsata. La dichiarazione finale del nostro capitolo, che sarà presto pubblicata, offrirà le conclusioni dottrinali che sono state quelle di tutti i membri del capitolo, anche se questo potrà dispiacere a tutti gli opinion makers”.

Ad ogni modo come dargli torto? Di seguito alcuni recenti esempi…

“Non è male, in luogo di rapporti omosessuali occasionali, che due persone abbiano una certa stabilità e quindi in questo senso lo Stato potrebbe anche favorirli. Non condivido le posizioni di chi, nella Chiesa, se la prende con le unioni civili” (Carlo Maria Martini a colloqui con Ignazio Marino, da L’Espresso, 23/05/2012).

“Quando due persone decidono, anche se sono dello stesso sesso, di vivere insieme, è importante che lo Stato riconosca questo stato di fatto. Che va chiamato con un nome diverso dal matrimonio altrimenti non ci intendiamo. Uno Stato laico come il nostro non può ignorare il fenomeno delle convivenze, deve muoversi e definire diritti e doveri per i partner. Poi la valutazione morale spetterà ad altri. La Chiesa fa le sue valutazioni, ma ciò non toglie che deve sempre essere una casa dalle porte aperte, anche per i gay e le lesbiche. Non va confuso il peccato con il peccatore” (Mons. Paolo Urso – Vescovo di Ragusa, da Il Quotidiano Nazionale, 11/01/2012).

“Credo che noi dovremmo essere d’accordo e di fatto siamo d’accordo che nel giudizio su una tale relazione o un tale rapporto c’è una grande differenza di giudizio quando le persone si assumono la responsabilità l’uno per l’altro, quando vivono e si relazionano in un rapporto omosessuale durevole, come similmente avviene in un rapporto eterosessuale” (Cardinal Rainer Maria Woelki, da Vatican Insider, 06/06/2012).

“Credo nel valore del celibato sacerdotale… Ma amerei comunque ordinare preti degli uomini sposati se ciò fosse possibile” (Mons. Johan Bonny – Vescovo di Antwerp [Belgio], da De Standaard del 7 Aprile 2012).

“Nelle votazioni per il nuovo consiglio pastorale di Stützenhofen, un piccolo comune a nord di Vienna, il ventisettenne Florian Stangl era stato il più votato dai parrocchiani ma il parroco non aveva voluto ratificare la nomina in quanto convive con un compagno, con il quale ha contratto un’unione civile. L’arcivescovo di Vienna, dopo aver espresso un’iniziale riserva, aveva invitato a pranzo la coppia gay. E dopo l’incontro non ha bloccato la nomina, in quanto «profondamente impressionato dalla fede di Stangl, dalla sua umiltà, e dal modo in cui concepisce il suo servizio». Il giovane in un un’intervista aveva dichiarato: «Io mi sento legato agli insegnamenti della Chiesa, ma la richiesta di vivere in castità mi sembra irrealistica»” (Cardinal Christoph Schönborn, da “La Stampa” del 17 Maggio 2012).

Paolo Urso, vescovo di Ragusa. Il suo più grande sogno è vedere una Chiesa dalle “porte aperte” a tutti: immigrati, pacifisti, gay, massoni, comunisti, eretici, non cristiani, etc… Non parla, però, di peccatori. Nel 2005, in occasione del referendum sulla fecondazione assistita, dichiarò che sarebbe andato a votare, lasciando libertà di coscienza ai fedeli: “Sono stato educato alla laicità dello Stato e al rispetto delle leggi civili”. Proprio seguendo questo ragionamento, è favorevole al riconoscimento delle unioni gay – purché non vengano chiamate matrimoni – da parte dello Stato. La Chiesa si riservi invece il giudizio morale e solo quello. Stolto e cieco! Secondo questo principio, lo Stato è legittimato a riconoscere anche l’incesto e la pedofilia.