Ettore Gotti Tedeschi: Ombre, errori e ambiguità di “Fratelli tutti”

«Fratelli tutti conferma che la Chiesa oggi», constata Ettore Gotti Tedeschi in questo colloquio con Aldo Maria Valli, «non è più chiamata a occuparsi delle anime e delle coscienze, ma esclusivamente di politica, economia, ecologia».

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Vanzaghello, parroco cattolico sotto attacco dal PD

Repubblica e Striscia la Notizia all’attacco di Don Armando Bosani, parroco di Vanzaghello, per la pubblicazione sul bollettino di articoli controcorrente. Ma i parrocchiani sono con lui e alla Nuova BQ spiega: «Un tranello ordito dal Pd, ma almeno è servito a mostrare l’intolleranza dei tolleranti che ci vogliono inculcare un’egemonia culturale anticristiana e antiumana».

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Con le armi nucleari all’assalto del Catechismo

L’intenzione manifestata dal Papa di aggiornare il Catechismo dichiarando immorale non solo l’uso ma anche il possesso di armi nucleari, crea diverse perplessità. Anzitutto nel merito, perché il Catechismo già auspica un disarmo «generale, equilibrato e controllato», cosa ben diversa da un eventuale disarmo unilaterale implicito nella condanna del Papa. Ma soprattutto è preoccupante il fatto che in poco meno di due anni è già la quarta volta che che si opera o si fa pressione per cambiare il Catechismo. Che non è il ricettacolo dei desiderata del momento, ma l’«esposizione dell’unica e perenne fede apostolica», come scrisse san Giovanni Paolo II.

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La “povera Chiesa” di Tonino Bello

Nel 25° anniversario della morte, papa Francesco renderà omaggio il 20 aprile a monsignor Tonino Bello, il controverso vescovo di Molfetta, che aveva un’originale visione della Chiesa per i poveri.

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Il pensiero pericoloso di Giuseppe Dossetti

La sua opera di politico prima e di sacerdote dopo non sfugge al “peccato originale” della Scuola di Bologna, di cui Dossetti è, non a caso, il fondatore e l’ispiratore: l’impostazione di fondo di tutta la sua visione è infatti la contrapposizione tra il passato e il futuro, che assegna al presente il ruolo di momento di rottura, affinché il futuro possa essere in discontinuità rispetto al passato.

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Guerra e pace, il Vaticano scorda Fatima

Una conferenza internazionale in Vaticano accende i riflettori sul disarmo nucleare. Tema di primaria importanza e certamente sottovalutato. Eppure la Chiesa non dovrebbe rincorrere una strategia politica o militare, ma seguire una via assai più vincente. Quella che indicò la Madonna a Fatima cento anni fa: Rosario e digiuno per sconfiggere le guerre e convertire il cuore.

Pacifista e dialogante: è il solito Francesco della Cavani

Pauperista, pacifista e dialogante con l’islam. Il terzo film di Liliana Cavani su san Francesco è simile agli altri due nel raffigurare il Poverello d’Assisi secondo le solite regole del pensiero politicamente corretto del momento. Con la complicità della Rai che ha costretto i contribuenti a sorbirsi la fantastoria della Cavani.

di Rino Cammilleri

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Il centro di potere di Monti è la comunità di Sant’Egidio lobby rossa dei finti poveri

Riccardi ha messo a disposizione del premier l’organizzazione che ha fondato. Il ruolo di Paglia e la rete di contatti con governi e diplomazie.

di Stefano Zurlo (30/12/2012)

Pauperismo e marketing. Terzomondismo, ma senza perdere la consuetudine con il potere. L’abilità è la prima virtù nella comunità di Sant’Egidio, uno degli snodi strategici nelle ore in cui Monti sta partorendo la sua creatura.

E la nascita è assistita dai guru della comunità, elegante biglietto da visita delle migliori istanze pacifiste della nostra epoca. Sant’Egidio ha meriti indubbi, per esempio aver portato la pace nel Mozambico devastato da una lunghissima guerra civile, ma Sant’Egidio gode anche di buona stampa.

Specialmente quella di sinistra che poi è quella che forma buona parte della coscienza nazionale. E Sant’Egidio ha ottime entrature nei palazzi che contano, nelle stanze di chi comanda, nelle sagrestie più accreditate. Così quando nel 1992 la diplomazia parallela della comunità fece scoppiare la pace nel paese africano, nessuno si ricordò dell’opera preziosa e infaticabile del sottosegretario Gabrielli. I giornali lo oscurarono, come capita in una eclissi, e tributarono la standing ovation d’ordinanza alla comunità romana.

In principio, un trentina d’anni fa, c’erano due preti. Don Vincenzo Paglia, classe 1945, e don Matteo Zuppi, di dieci anni più giovane. Il primo è stato per molti anni parroco della basilica romana di Santa Maria in Trastevere, l’altro il suo vice. Poi, sia pure a tappe, entrambi hanno fatto carriera. Oggi Paglia è vescovo di Terni, Zuppi è vescovo ausiliare di Roma con raggio d’azione fra i vip del centro storico. Il terzo del gruppo, Andrea Riccardi esce dai fermenti post-sessantottini del Virgilio, uno dei licei storici della Capitale. I tre fondano Sant’Egidio, una comunità che mette le proprie energie al servizio dei poveri. È un po’ la loro chiave di violino: il cristianesimo viene a liberare gli ultimi. E i poveri, per loro, sono soprattutto quelli che non ce la fanno, che non arrivano alla fine del mese, che faticano a mettere insieme il pranzo con la cena. Intendiamoci: non c’è niente di più cristiano, ma l’enfasi è tutta in quella direzione perché Nostro Signore è venuto a salvare tutti, chi sta bene e chi se la passa male. Insomma, la realtà viene letta con il cannocchiale della tradizione cattolica democratica. Un menù perfetto per la sinistra, anche se la comunità sa essere trasversale. Lo si capisce bene quando Paglia diventa, il 2 aprile 2000, vescovo di Terni: la consacrazione avviene davanti a migliaia di persone nella basilica d San Giovanni in Laterano. Paglia fa il giro del tempio, manco fosse il Papa, per raccogliere l’applauso scrosciante dei fedeli fra i quali ci sono politici di tutto l’arco costituzionale. Paglia, e con lui i suoi amici e collaboratori, è fatto così: sembra intimo della destra, del centro e della sinistra e infatti, come una lobby superaddestrata, Sant’Egidio batte cassa con tutti i governi. Ma il cuore sta a sinistra, nella cornice di quel pauperismo che privilegia chi si dibatte in fondo alla scala sociale. Dove il povero non è il povero di spirito ma quello cui manca tutto. A Sant’Egidio invece non manca nulla: finanziamenti, consenso, sostegno dei grandi giornali. Se Cl e l’Opus Dei sono sempre state nel mirino dei quotidiani progressisti, con accuse talvolta al limite della fantascienza, Sant’Egidio e i suoi capitani sono sempre stati portati in palmo di mano e la comunità ha sempre ricevuto cospicui aiuti per i propri progetti: per esempio 600 milioni di lire per combattere l’Aids in Mozambico con tanto di assegno arrivato da Bill Gates tramite il presidente di Microsoft Italia Roberto Paolucci.

Si sanno vendere bene, benissimo, gli apostoli della pace universale: l’Onu di Trastevere, la chiamano i suoi ammiratori. E anche ora, alle grandi manovre del governo Monti, non si sono fatti cogliere impreparati. Con quella collocazione, vicina alla lista Monti cui è approdato Riccardi, e la spiccata sensibilità per i temi sociali cari alla sinistra, sono all’incrocio strategico fra Monti e Bersani, al crocevia di quello che dovrebbe essere il domani dell’Italia.

Formalmente solo Riccardi è sceso in campo, ma di fatto tutta la comunità è schierata sulle stesse posizioni e non vive quella lacerazione che ha attraversato l’area che fa riferimento a Comunione e liberazione. Anzi, Riccardi e Paglia sono di casa non solo nelle capitali africane sfregiate dalla miseria e dalla guerriglia, ma anche nei salotti che contano. E così, non c’è da stupirsi che l’altro giorno si sia sparsa la voce, poi smentita in una giostra incontrollabile di versioni, che l’incontro chiave per il costituendo centro montiano, cui ha partecipato anche Riccardi, si sia svolto nell’istituto di Nostra Signora di Sion, ai piedi del Gianicolo, residenza di monsignor Paglia che è vescovo e Presidente del pontificio Consiglio per la famiglia ma resta consigliere spirituale di Sant’Egidio. E si prepara a dare la benedizione al nuovo governo.

Cattolicesimo e americanismo: un’analisi critica

di Marco Massignan, da Campari e de Maistre (07/09/2012)

Giovedì 23 agosto 2012 nel santuario di Madonna di Strada a Fanna (Pordenone) si è tenuta la quarantesima Giornata di preghiera e di studio degli “Amici di Instaurare”. Tema del convegno: “Cattolicesimo e americanismo”.

Dopo la Santa Messa (in rito romano antico) e il canto del Veni Creator, i lavori si sono aperti con il saluto del direttore di Instaurare, il prof. Danilo Castellano, che ha ricordato la pluridecennale attività della rivista, impegnata nella “buona battaglia” per l’ordine naturale e cristiano (quindi per la regalità sociale di Cristo).

Partendo dalla Lettera apostolica Testem benevolentiae nostrae con la quale Papa Leone XIII condannava l’“americanismo” (in particolare per il suo naturalismo, il suo attivismo, la concezione errata della libertà e della democrazia di chiara origine protestante), Castellano ha sottolineato come tale problema sia ancora rilevante per il mondo cattolico sotto diversi profili (sia per la concezione della stessa Chiesa, sia per le sue implicazioni morali e politiche).

Al termine del secondo conflitto mondiale, infatti, la duplice vittoria americana (militare e culturale), attraverso il mito aggiornato dell’americanismo, contribuì non poco alla rinascita del modernismo politico-sociale, addirittura salutato come una “conquista” da parte di molti cattolici. La trappola dell’anticomunismo venne utilizzata per instaurare la società liberale in quei Paesi della vecchia Europa che ancora non avevano completamente ceduto all’assalto della secolarizzazione. L’american way of life giustificò ed incoraggiò la vita comoda e “felice” del consumismo, presentata come “vita buona”, ossia “idonea a saziare gran parte dei desideri, virtualmente tutti i desideri animaleschi”.

Ha poi preso la parola per la prima relazione (“Cattolicesimo e americanismo a confronto: il problema politico contemporaneo”) il prof. Miguel Ayuso Torres dell’Università Comillas di Madrid. Nel suo intervento egli ha stigmatizzato la sostituzione dell’ideale politico cattolico con quello della “nuova laicità” (detta includente o positiva) che non intende essere laicista e non si erge contro la Chiesa (secondo il modello americano) ma che, con la sua carica disgregatrice e contraddittoria, penetra in essa “fino al punto di farle accettare la separazione dell’ordine temporale da quello religioso”.

Come ha scritto Ayuso in un recente saggio: “In pratica si tratta di inserire il cattolicesimo in una società democratica plasmata dalla sociologia protestante, come quella esemplata dal modello statunitense… Ne è conseguito l’abbandono nella pratica dell’ideale dello Stato cristiano, abbandonando coloro che volevano ancora esservi fedeli. Donde una Chiesa costituita in cappellania della democrazia organizzata planetariamente”. (cfr. La costituzione cristiana degli Stati, Edizioni Scientifiche Italiane 2010, pp. 61-62).

Tale laicità, facendo professione di indifferenza, ossia non prendendo posizione per la religione, impedisce agli uomini e alle comunità politiche di ordinare la loro vita secondo le esigenze della verità e della morale oggettiva; l’ordinamento giuridico, in questa prospettiva, deve solo assicurare che le opzioni individuali (ogni opzione: senza entrare nel merito!) possano trovare piena realizzazione; in ultima analisi, esso si fa garante dell’ingiustizia, del male, dell’assurdità. L’americanismo politico si rivela – sub specie boni (ecco l’insidia!) – un surrogato del vero ordine, un’anarchia mascherata e strisciante che porta al nichilismo e al dissolvimento della vita sociale sotto ogni profilo.

La seconda relazione (L’americanismo come religione civile: teoria, miti, prassi, frutti), del prof. John Rao dell’Università Saint John di New York, si è soffermata sulla concezione puritana dei Padri fondatori, artefici dell’esperimento americano: quella di una religione universale evangelica e redentrice in fuga dalla vecchia Europa papista. Gli Stati Uniti come nuova Gerusalemme, nazione benedetta da Dio, luce e speranza per il genere umano corrotto. In tale prospettiva, l’esportazione globale del modello americano e dei suoi “valori” ha origine nella convinzione di essere depositari, per elezione e volontà divina, di una “purificatrice” missione escatologica. Rao ha poi indicato nella matrice naturalista e illuminista che informa il tessuto socio-culturale nordamericano, nella pervasiva presenza delle logge massoniche, nel preponderante influsso dell’oligarchia finanziaria, alcuni dei motivi che fiaccano l’azione della Chiesa Cattolica, riducendola ad una semplice agenzia all’interno della logica pluralista e concorrenziale tra le varie confessioni, nella tacita rinuncia a proclamare la verità tutt’intera.

Concludendo con le parole di Sébastian Fath: “Per la maggioranza degli americani la bandiera a stelle e strisce insieme al modo di vivere che essa rappresenta ha preso il posto di Gesù Cristo come figura escatologica di un millennio di felicità. Ed è innanzitutto per quel dio che si battono”.