Chiesa e massoneria, prosegue l’operazione loggia di Ravasi

Prosegue l’Operazione loggia lanciata dal cardinal Ravasi per avvicinare Chiesa e Massoneria. Dopo Siracusa tocca a Gubbio. Le cattoliche ACLI e il GOI domani insieme per un “dialogo possibile” dove la dottrina cade sotto i colpi di una prassi conciliante. Imbarazzo in diocesi ad Assisi, che, dopo la telefonata della Nuova BQ, cancella la notizia dal sito. E irritazione a Gubbio, il cui vescovo ha provato, invano, a non pubblicizzare l’evento a cui presenzierà il Gran Maestro Bisi. Ora però serve una posizione chiara per fermare l’agenda cattomassonica.

Operazione Loggia, l’abbraccio tra Chiesa e Massoneria

Il convegno di Siracusa del Grande Oriente segna una svolta: Chiesa e Massoneria alla ricerca di punti in comune. Nel segno del dialogo e del “guardiamo più a quello che ci unisce”. L’Operazione Loggia è partita con un convegno e un articolo ben piazzato su Avvenire, pur con i dovuti distinguo. E il vescovo invitato a parlare ai venerabili, alla Nuova BQ dichiara: “Non so nulla di Massoneria, annuncerò il messaggio cristiano, saranno loro a decidere in che cosa sono vicini o lontani”. Ma quale annuncio potrà mai esserci se manca un giudizio sulla realtà?

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Antinatalista e filo massonica. In Vaticano è Bachelet mania

Dopo il sì all’aborto, la presidente del Cile Bachelet punta sul matrimonio same sex. Con gli appoggi di Onu e Massoneria, che l’ha premiata, ricevendo in cambio una condivisione di intenti derivante dal padre e dal nonno, entrambi “grembiulini”. Ma il sostegno non si ferma qui: a novembre è attesa in Vaticano, dove parlerà di clima nel convegno “antinatalista” promosso dal vescovo Sorondo.

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Tra il cattolico e il massone non ci sarà mai comunione

L’istruzione della Sacra Penitenzieria “Suprema ecclesiae bona”.

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L’innamoramento della massoneria per papa Francesco I

Abbiamo ricevuto uno lungo testo, corredato di note e riferimenti facilmente utilizzabili, che documenta un fatto certamente nuovo nella storia della Chiesa. E cioè l’apprezzamento – che continua anche adesso – delle organizzazioni massoniche mondiali per l’attuale pontificato. E’ uno studio molto interessante, perché a nostra conoscenza mai niente del genere è avvenuto nei confronti di papi moderni, o recenti, e testimonia se non altro delle aspettative di novità nei confronti del mondo attuale create dal Pontefice. Il documento che riportiamo, e il cui autore preferisce restare anonimo, è frutto di un lungo lavoro di ricerca, intrapreso da tempo, e che probabilmente sta ancora continuando. Credo che si debba essere grati a chi si è impegnato con tanta acribia e diligenza in questa opera di ricerca e documentazione, dal valore storico indubitabile. Lo pubblichiamo integralmente, senza nessuna modifica. Un testo in inglese è stato pubblicato dal sito OnePeterFive nei giorni scorsi. (MARCO TOSATTI)

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Il vescovo Athanasius Schneider su Evangelizzazione, Zika, Massoneria, Ortodossi, altro….

Il testo integrale dell’intervista rilasciata da Mons. Athanasius Schneider nel corso del suo recente viaggio in Inghilterra. Traduzione di Chiesa e post-concilio. Continua a leggere “Il vescovo Athanasius Schneider su Evangelizzazione, Zika, Massoneria, Ortodossi, altro….”

C’è la Massoneria dentro la Chiesa? (Domanda retorica)

Il prof. Antonio Fasol tratta di questo scottante argomento: la massoneria è compatibile con la fede cristiana? Da dove proviene? Chi ne fa parte?

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Chiesa e massoneria, le ambiguità del cardinale

Dopo la lettura dell’articolo del cardinale Gianfranco Ravasi, “Cari fratelli massoni”, (Sole 24 Ore di domenica), resta la sgradevole sensazione che il dialogo fra Chiesa cattolica e massoneria vada ufficializzato, superando la secolare contrapposizione frontale. Ma l’articolo del cardinale Ravasi lascia spazio a molte ambiguità.

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La marcia su Roma del parroco massone

Domenica 14 luglio inizia la marcia su Roma di don Pascal Vésin, ex parroco della diocesi di Annecy, iniziato alla massoneria nel Grande Oriente di Francia e che chiederà di essere ricevuto da Papa Francesco. La vicenda mostra la grave confusione che regna presso tanti cattolici sulla natura della massoneria.

di Massimo Introvigne (14-07-2013)

Domenica 14 luglio inizia la marcia su Roma. Quella di don Pascal Vésin, che – incurante delle assonanze fasciste – ha chiamato proprio così, «Marche sur Rome» la sua discesa a Roma dall’Alta Savoia. Il parroco – ormai ex parroco – parte da Mégève alle otto del mattino di domenica, accompagnato da un manipolo di sostenitori, e conta di raggiungere Roma a piedi in quaranta giorni. Chiederà di essere ricevuto da Papa Francesco, e spera comunque di essere notato dai giornalisti italiani.

Chi è don Vésin? Perché è stato allontanato dalla sua parrocchia, e perché protesta? La storia è semplice. Nel 2001 il sacerdote della Diocesi di Annecy, ordinato nel 1996, è iniziato alla massoneria nel Grande Oriente di Francia. Notiamo che il Grande Oriente, oltre a essere l’obbedienza massonica francese più grande, è anche la più anticattolica. Don Vésin, che aveva espresso simpatie per la massoneria, era stato avvicinato dalla Gran Loggia Nazionale di Francia – la branca più «spiritualista» e meno anticlericale – ma alla fine aveva scelto il Grande Oriente. Il segreto era un po’ di Pulcinella, perché nella zona l’appartenenza massonica del parroco di Mégève era ben nota. Nel 2010 – nove anni dopo la sua affiliazione alla massoneria – don Vésin è finalmente convocato dal suo vescovo, mons. Yves Bouvineau, allertato – nero su bianco – da una lettera anonima. «Non sono massone, sono calunnie», afferma il sacerdote. Che però nel 2011 incorre in un infortunio: la sua loggia fa girare un volantino dove annuncia una «tenuta», cioè una conferenza massonica, di don Vésin, precisando che si esprimerà «nella sua qualità di massone». Riconvocato dal vescovo, questa volta ammette tutto. Gli è concesso un periodo di meditazione, perché possa scegliere fra la loggia e la Chiesa, mentre il vescovo segnala il caso alla Congregazione per la dottrina della fede.

Constatato che il parroco rifiuta di lasciare la massoneria, nel marzo 2013 la Congregazione gli notifica la dimissione dalle sue funzioni. Forse troppo poco e troppo tardi – il vescovo poteva intervenire prima e prendere provvedimenti più drastici -, ma con i tempi che corrono è già qualcosa. Tanto più che il Vescovo di Annecy spiega l’accaduto ai fedeli pubblicando una nota dal titolo «Cristiano e massone: le ragioni di una incompatibilità». Si tratta di un eccellente documento, il quale richiama come la posizione della Chiesa sulle logge massoniche sia tuttora definita dalla «Dichiarazione sulla massoneria» del 26 novembre 1983 della Congregazione per la Dottrina della Fede, firmata dall’allora Prefetto cardinale Joseph Ratzinger ma approvata e controfirmata dal Papa Beato Giovanni Paolo II (1920-2005), così che si tratta di Magistero pontificio. La Dichiarazione precisa che «rimane immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione a esse rimane proibita. I fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione».

Il documento della Diocesi di Annecy rileva correttamente come il divieto per i cattolici, e tanto più per i sacerdoti, di appartenere alla massoneria – a qualunque obbedienza – derivi dal fatto che «il relativismo è al fondamento stesso della massoneria. È questo il nodo dell’incompatibilità, in ragione delle conseguenze sul contenuto della fede e sullo stesso atto di fede, sull’agire morale e sul l’appartenenza alla Chiesa, Corpo di Cristo. I massoni negano la possibilità della conoscenza obiettiva della verità. Si chiede al massone di essere un uomo libero, che non conosce alcuna sottomissione a un dogma, il che implica il rifiuto fondamentale di ogni posizione dogmatica», dunque della Chiesa, che «riposa su un fondamento dogmatico».

Non sorprende che il Grande Oriente di Francia abbia reagito parlando di un «ritorno all’Inquisizione». Sorprende di più la solidarietà espressa da giornali cattolici a don Vésin, di cui si vorrebbe difendere la libertà di pensiero. Ma, come spiega Papa Francesco nell’enciclica «Lumen Fidei», la Chiesa non è un porto di mare dove ciascuno dice la sua. La missione che il Signore le ha affidato è l’annuncio della verità. La fede non è un vago sentimento: ha un contenuto preciso, il quale si esprime appunto nei dogmi che la massoneria vuole mandare in pensione.

La vicenda mostra la grave confusione che regna presso tanti cattolici sulla natura della massoneria. Il 19 ottobre a Ferrara cercheremo di riparare, con un convegno per celebrare i trent’anni dalla «Dichiarazione sulla massoneria» vaticana, promosso da Alleanza Cattolica e dove i lettori ritroveranno diverse firme de «La nuova Bussola quotidiana», dal sottoscritto a mons. Negri e a Marco Invernizzi. Nel frattempo, don Vésin – tanto per non farsi mancare nulla – parte il 14 luglio per celebrare la Rivoluzione francese e cerca di arruolare altri marciatori dichiarandosi favorevole al matrimonio omosessuale. Che non c’entra: o forse c’entra perché, una volta abbracciato il relativismo massonico, la strada è aperta per negoziare tutti i principi e accettare tutti i «diritti» moderni. La marcia su Roma è cominciata. 

Scomunica “temporanea” per un sacerdote dichiaratamente massone

di Mauro Faverzani (19/06/2013)

Capita (purtroppo) raramente. Ma a volte capita che gli eccessi – specie di taluni sacerdoti ‒ vengano puniti con la fermezza richiesta da Magistero e Tradizione. È quanto verificatosi nel caso di don Pascal Vesin, di 43 anni, Parroco a Megève, nell’Alta Savoia: secondo quanto rivelato dall’edizione on line del settimanale “L’Express”, il reverendo è stato destituito dal proprio ministero grazie all’intervento del Vaticano.

A far problema la sua appartenenza alla massoneria francese, appartenenza cui non aveva alcuna intenzione di rinunciare, benché assolutamente incompatibile con la Fede Cattolica. Tanto da indurre Roma ad assumere una sanzione ritenuta assolutamente eccezionale da Claude Legrand, Segretario della Grande Loggia Nazionale di Francia: resta sacerdote, «ma senza il diritto d’esecitare», come precisato dalla Diocesi d’Annecy, da cui dipende la Parrocchia. «Da qualche tempo sulla mia testa pendeva questa spada di Damocle ‒ ha dichiarato candidamente il prevosto – ma non pensavo che giungessero a tanto», dimenticando forse come la Dichiarazione emessa in merito il 26 novembre 1983 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, con specifica approvazione di Papa Giovanni Paolo II, ribadisca la condanna e la diffida relativa all’appartenenza alle “logge”: «I loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la Dottrina della Chiesa, perciò l’iscrizione ad essa rimane proibita – si legge. ‒ I fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione».

Per questo don Vesin ha ricevuto una “scomunica temporanea” con il divieto assoluto di ricevere i Sacramenti, secondo quanto previsto dalla vigente norma. Anche se lui sembra non riuscire a capacitarsene, ritiene la guerra tra Chiesa e massoneria un residuo della Terza Repubblica ed anzi sostiene che oggi «non sia più di moda». Don Vesin è entrato a far parte nel 2001 di una loggia del Grand’Oriente di Francia, prima obbedienza massonica nel Paese, spesso oltre tutto evidenziatasi per le sue posizioni giudicate decisamente anticlericali.

Nel 2010 una fonte anonima aveva rivelato al Vescovo di Annecy, mons. Yves Boivineau, la doppia appartenenza dell’ecclesiastico, che in un primo tempo aveva negato. Nel 2011 tuttavia la voce era tornata a circolare con insistenza e questa volta il sacerdote aveva dovuto confessare, rifiutandosi, nonostante gli fosse stato esplicitamente chiesto, di lasciare la massoneria, definendola anzi «complementare» alla Chiesa ed apprezzandone l’«intervento nelle questioni sociali». Senza successo i tentativi esperiti dal Vescovo nella speranza di un suo ravvedimento. «Ci tengo a questa libertà di pensiero e di parola che mi viene ispirata dal Vangelo», aveva provocatoriamente ribattuto don Vesin.

Nel marzo scorso la Congregazione per la Dottrina della Fede ha assunto quindi il netto provvedimento, definito una sorta di “medicinale” da un comunicato della Diocesi, in cui si specifica come la punizione «possa esser levata», nel caso il Parroco “ribelle” giunga a miti consigli e decida finalmente di lasciare la loggia. V’è da chiedersi, se questo basti: pare che nella sua Parrocchia il sacerdote fosse conosciuto per le sue posizioni iconoclastiche. Inoltre, si sarebbe pronunciato a favore del matrimonio dei preti e delle “nozze gay”, che a suo avviso la Chiesa «sbaglierebbe a combattere», poiché ciò farebbe percepire «una forte puzza di omofobia».

Una vicenda che solleva due gravi interrogativi: 1) anche nel caso il Parroco in questione rinunciasse al grembiulino, v’è da chiedersi che affidabilità possa dare ai suoi fedeli ed alla Chiesa; 2) quanti altri sacerdoti si trovano oggi nella stessa situazione di don Vesin? Secondo il Segretario, Claude Legrand, alla Gran Loggia Nazionale di Francia apparterrebbero circa 26.000 sacerdoti. E nel mondo?