Una falsa quiete dopo la tempesta

Per linee ufficiali si dice che nel Sinodo tutto è mediabile. Eppure fioccano modifiche al documento di Bruno Forte, e molti vescovi sono incerti su una intesa effettiva. Kasper combattivo. Il rinvio al Papa.

di Matteo Matzuzzi

Papa Francesco, fotografato da Matteo Matzuzzi, va a pranzo durante il sinodo.Tutto va per il meglio, nell’Aula nuova del Sinodo, si dice nel briefing quotidiano organizzato in Sala stampa. Nessuna discussione, nessuna contestazione formale della Relatio post disceptationem firmata lunedì dal cardinale ungherese Péter Erdö. Toni rispettosi e cordiali, clima fruttuoso, clima di “comunione, fraternità e pastoralità”, chiarisce il cardinale arcivescovo di Barcellona, Lluís Martínez Sistach. Delle polemiche violente del giorno prima, quando il cardinale sudafricano Wilfrid Fox Napier – che ha assestato colpi alla Relatio anche nel corso della discussione in assemblea – compariva davanti ai giornalisti per gettare idealmente nel tritacarte il documento cui tante energie ha dedicato mons. Bruno Forte, nessuna traccia. Apparentemente almeno.

Anche perché subito dopo aver segnalato l’ambiente di profonda concordia che si respira nei circoli minori, viene fatto notare che gli emendamenti al testo di lavoro “che non cambierà la dottrina” – s’affrettano a ribadire in Vaticano – saranno tanti. Mons. Joseph Kurtz, presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, dopo aver lodato il confronto in corso, aver definito la relatio “un meraviglioso documento di lavoro”, aver spiegato che “lo Spirito del Concilio non è altro che lo Spirito Santo e che nel Sinodo si avverte”, entra nei temi del contendere e spiega che la posizione del suo gruppo sulla questione della riammissione alla comunione dei divorziati risposati è che “servirà un ulteriore studio”, benché qualcuno (“a small group”, dice) sia pronto a dar loro il benvenuto. Il cardinale Sistach, pochi minuti dopo aver sottolineato l’importanza che ha la coscienza personale sull’uso dei metodi anticoncezionali, ha rivelato che il suo circolo ha proposto modifiche “a tutte le parti della Relatio”. Nessuna esclusa. I circoli lavorano a pieno ritmo, visto che questa mattina saranno presentate le conclusioni, che saranno illustrate al mondo, in conferenza stampa, dal cardinale Schönborn. Si tratterà d’un momento importante prima della votazione sulla Relatio Synodi. Almeno due dei dieci circoli hanno lavorato a una parziale riscrittura di tutta la relazione intermedia, giudicata dalla maggioranza dei membri di quei gruppi “irricevibile”.

Il relatore generale, cardinale Erdö, guarda già alla Relatio: “Speriamo di arrivare a una relazione finale che possa essere accettata dalla grande maggioranza”, dice a Radio Vaticana, riconoscendo che nel documento da lui letto lunedì mattina c’è ben poca chiarezza: “I fedeli hanno bisogno di una voce chiara, di un incoraggiamento, di un insegnamento”. Insomma, “di una voce chiara di orientamento. Quindi speriamo che il testo finale sia un testo chiaro e soddisfacente per tutti”. A ogni modo, chiarisce l’arcivescovo di Budapest, “non ci dobbiamo aspettare risposte concrete”. Quelle arriveranno tra un anno, e a darle sarà solo e soltanto il Papa.

Nel frattempo, i circoli passano al setaccio la relazione intermedia, soppesano le parole una a una, perché “se c’è scritto che una cosa l’hanno detta numerosi padri e invece erano solo alcuni, la cosa è ben diversa”, dice mons. Rino Fisichella, relatore di uno dei gruppi di lingua italiana. La strada per un cambiamento radicale della prassi pastorale è stretta, la contestazione di lunedì ha lasciato scorie pesanti, se è vero che il cardinale belga Godfried Danneels, arcivescovo emerito di Bruxelles e da decenni capofila del fronte riformista europeo, ha ammesso in un’intervista a un sito cattolico del suo paese che “qualcuno rimarrà deluso” dalle conseguenze del Sinodo, visto che “non tutto è possibile, in particolare circa la questione dei divorziati risposati”. Su questa, ha osservato Danneels, “non c’è per il momento unità di vedute in assemblea. L’Asia, l’America latina e l’Africa hanno punti di vista diversi rispetto a quelli dell’Europa occidentale. So che questo Sinodo – il più importante cui abbia mai partecipato – terminerà, ma non sono in grado di dire come”, ha chiosato.

Ben più ottimista, invece, è il cardinale Walter Kasper, che vede “crescere la maggioranza” a sostegno della sua proposta finalizzata a dare il via libera al riaccostamento ai sacramenti dei divorziati risposati in nome della misericordia. “Tutto è molto tranquillo”, dice il presidente emerito del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, e le uniche turbolenze sono state motivate dai giornali, che da un capo all’altro del globo hanno interpretato male la Relatio aperturista dalla quale lo stesso estensore ufficiale ha preso le distanze. Più che altro, spiega Kasper a Zenit, non bisognerebbe dare troppo spazio alle tesi dei padri africani, provenienti da un continente dove “di omosessualità non si può neppure parlare perché trattasi di un tabù”. E visto che loro di queste cose non parlano, “non dovrebbero neppure dirci troppo ciò che noi dobbiamo fare”.

In serata ha parlato l’arcivescovo maggiore di Kiev, Shevchuk: “Ci sono molte critiche alla Relatio, bisogna dare un messaggio molto più chiaro ed equilibrato. Bisogna dare un messaggio molto più chiaro ai fedeli e al Papa. Vogliamo ribadire la dottrina della Chiesa sul matrimonio e la famiglia. Bisogna essere molto più chiari. Come si dice, il diavolo si nasconde nei dettagli”.

© FOGLIO QUOTIDIANO (16/10/2014)