Menzogne e confusione sul matrimonio, sul divorzio e sui sacramenti

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Nonostante le smentite, nonostante tutto, questa dottrina è larvatamente penetrata attraverso le deboli difese dei presunti fedeli, e ciò spiega a iosa la tiepidezza, l’indulgenza, la sufficienza dimostrata verso i Comandamenti, la Liturgia, i divini Precetti invariabili e il peccato originale. Così, si capisce la fiducia beota e corrotta dei sedicenti cattolici, che compatiscono i tradizionalisti.

di Piero Nicola (11/01/2014)

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Sentire esaltare la tolleranza, la comprensione condiscendente, che sarebbe dovuta dai sacerdoti ai pubblici peccatori pervicaci, e sentir lodare il conferimento dei Sacramenti ai divorziati, ai notori concubini, fa cadere le braccia. Non è cattolica l’omissione della debita condanna dell’errore, tanto più di quello palesemente colpevole; non è cattolico ammettere nel gregge, con ogni diritto, il peccatore manifesto che non intende riparare alla colpa commessa; non è cattolico transigere in questa materia grave, dando anche scandalo.

Sento già controbattere, con studiosa ragionevolezza, che le virtù della prudenza, della misericordia, della carità, rendono incompatibili le condanne, le discriminazioni, perché tali virtù hanno il primato, perché Dio è sempre amore e i suoi servitori autentici sono caritatevoli. Essi sono immunizzati dallo zelo amaro e alieni da ogni zelo di contrapposizione dell’uomo all’uomo.

Nossignori! Ammesso che alcuni dei discordanti siano a posto con il proprio foro interiore, che non abbiano l’intelletto offuscato dagli attaccamenti terreni a persone e a cose, essi si comportano come quelli che fanno pace col diavolo, o coi suoi agenti, o con i suoi artifici mortiferi; il che è lo stesso. Essi purtroppo hanno perduto la bussola. Nella migliore delle ipotesi, scambiano l’eccezione con la regola. Non c’è dubbio che smarrisca l’orientamento chi contrasta la luminosa Legge divina. Certamente resta privo di sano discernimento chi nasconda che Dio è nondimeno giusto, che Gesù all’occorrenza giudicò severamente e che verrà a giudicare separando i buoni dai molti cattivi, come sta scritto. Egli previde il terrificante castigo dell’incredula Gerusalemme, e non solo. Il Nuovo e il Vecchio Testamento vanno citati dall’a alla zeta, e non soltanto i loro luoghi a nostro conforto.

L’unica logica che si addice a codesti accomodanti menerebbe a un paradosso – in quanto tale, altresì campato in aria. Soltanto un’ignoranza invincibile e una buona fede vittoriosa garantirebbero l’assoluzione e la salvezza (caso eccezionale) degli impenitenti. Quindi, la nuova missione cristiana dovrebbe consistere nel mantenere, meglio: nel produrre l’ignoranza dottrinale, suscitando la bontà meritevole con l’esempio della propria bontà di preti e di laici. Infatti, abolita l’opera del proselitismo, ossia l’adoprarsi per convertire cercando di persuadere mediante la parola, dunque accusando l’errore, non resta che mostrare le altre (supposte) virtù cristiane imitabili, blandendo la suscettibilità, evitando di contraddire.

Però, non è questa la missione ordinata dal Signore, il quale prescrisse a chiare lettere di predicare il Vangelo. Egli volle che si facesse questo sforzo, che si corresse il rischio di essere respinti e perseguitati, e il rischio che l’errante si rendesse colpevole del rifiuto. “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato” (Mc. 16, 15-16). È impossibile arzigogolare su questa sentenza tanto da mutarne il senso. Anche su di essa, e consimili, la Chiesa ha costruito punti essenziali del Catechismo. Oppure la Scrittura è diventata una cosa tutta soggetta alle varie interpretazioni, e la Chiesa che la interpretò prese abbaglio traendo i dogmi dalla Scrittura e dalla Tradizione? Essa ingannò le genti dichiarandoli per sempre valevoli?

Disgraziatamente, molti che non si azzardano a mettere in dubbio i dogmi, poi ragionano e si comportano come se lo facessero. Inciampano nell’evoluzionismo; invocano, fuori luogo, la ragione dei mutamenti mondani: quando è immutabile la norma da applicare.

Ed ecco un’ulteriore soluzione che quadrerebbe il cerchio. Poiché risulta evidente che, più di prima, questa chiesa con la sua condotta di grande rispetto amorevole per chiunque e con le sue preci non smuove né infedeli, né eretici, né peccatori inveterati, è ciò in barba alla dottrina, non nuova, secondo cui Dio li aspetta, non fa proselitismo, secondo cui il Signore chiama tutti, li cerca, attende i lontani, mentre la missione cristiana accende la fiamma condivisa e indolore che riscalda l’anima; poiché – dicevo – l’effetto reale e visibile è nullo (e non si obietti che non bisogna giudicare, che gli intimi riscatti sono insondabili, perché Gesù vieta il giudizio cattivo, ma insegna che si può e si deve giudicare l’albero dai frutti che dà), da un bel po’ si è inventata l’universa salvezza dei cristiani anonimi (l’intero genere umano): tutti riscattati da Cristo, tutti infine salvati. Ma, a prescindere dal fatto che questa dottrina fa a pugni con quella tradizionale (donde la necessità, per i novatori, di superare il dogma e affidarsi all’evoluzione dello spirito), la Chiesa diventerebbe un mero strumento di miglioramento, cessando di essere mezzo di salute eterna. Difatti, qualsiasi religione sarebbe via idonea per avvicinarsi a Dio.

Nonostante le smentite, nonostante tutto, questa dottrina è larvatamente penetrata attraverso le deboli difese dei presunti fedeli, e ciò spiega a iosa la tiepidezza, l’indulgenza, la sufficienza dimostrata verso i Comandamenti, la Liturgia, i divini Precetti invariabili e il peccato originale. Così, si capisce la fiducia beota e corrotta dei sedicenti cattolici, che compatiscono i tradizionalisti.

Ma lasciamo gli svariati abusi del mandato prescritto da Gesù ai suoi seguaci di ogni tempo per la diffusione della salvezza – Gli errori si concatenano fatalmente e non finiscono qui – Restringiamoci nel campo della iniziale, esemplificativa questione del matrimonio.

“Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: ‘Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne? […] Quello dunque che Dio ha congiunto l’uomo non lo separi […] Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così […] Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un’altra, commette adulterio” (Mt. 19, 4-9).

San Marco evangelista dice le stesse cose (Mc. 10, 6-9).

“Chiunque ripudia sua moglie […] la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata commette adulterio” (Mt. 5, 32).

“Se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio” (Mc. 10, 12).

San Luca evangelista riporta frasi equivalenti (Lc. 16, 18).

Catechismo:

Il matrimonio è un sacramento, istituito da Nostro Signore Gesù Cristo, che stabilisce una santa e indissolubile unione tra l’uomo e la donna, e dà loro la grazia di amarsi a vicenda santamente e di allevare cristianamente i figlioli. – Fu istituito da Dio stesso nel Paradiso terrestre. – Non si può sciogliere se non per la morte di uno dei due sposi. – Fra i cristiani non vi può essere vero matrimonio che non sia sacramento. – Obbligo di custodire inviolata la fedeltà coniugale. – Soltanto la Chiesa ha la potestà di stabilire impedimenti e di giudicare la validità del matrimonio. – Il vincolo del matrimonio non può essere sciolto dall’autorità civile. – Il matrimonio civile non è vero matrimonio. – I coniugi che convivono col solo matrimonio civile sono in stato di peccato mortale.

Dopodiché, quali obiezioni? Chi ciò contraddice, impugna la divina Volontà.

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