Fedeli “semplici” e pastori dubbiosi

L’occasione del Sinodo ha messo in rilievo che oggi molti pastori della Chiesa amano seminare dubbi tra i fedeli. È la conseguenza della fede vissuta come dubbio e non come certezza, come domanda e non come risposta. Per fortuna nella Chiesa ci sono ancora molti fedeli “semplici”, ovvero saldi e forti nella fede, che non seguono le interviste giornalistiche dei loro pastori.

STEFANO FONTANA

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La strana teoria di “Nuova Umanità”

di Stefano Fontana (La Bussola Quotidiana06-03-2013)

Continuano le interpretazioni riduttive dei “principi non negoziabili”. Riduttive significa, alla fine, tali da poter giustificare tutte le scelte politiche e partitiche, cosa che, invece, i principi non negoziabili non permettono. 

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Mi riferisco questa volta all’articolo di Antonio Maria Baggio dal titolo “I principi non negoziabili: verità e strumentalizzazioni”, pubblicato su “Nuova Umanità”, la rivista scientifica promossa dal Movimento dei Focolari. Baggio ne parla assai bene dei principi non negoziabili, però anche li smorza finendo per concludere per una loro “negoziabilità”. Non negoziabili, invece, vuol proprio dire non negoziabili. Implicano un: “non posso!”.

Queste verità – egli dice – “non devono essere considerate come degli idoli intoccabili, ma vengono sempre comprese meglio nel corso della storia: ogni generazione di cittadini ha il dovere di interrogarsi intorno ai contenuti e alla formulazione di tali fondamenti” perché comprendere non è negoziare. Però poi conclude dicendo: “Il momento di negoziare, poi, verrà, come è necessario, nei luoghi istituzionalmente deputati a farlo, e si concluderà con una decisione presa a maggioranza”. Questa è la “saggezza della democrazia, che impone di prendere una decisione perché la società ne ha bisogno; e tutti accettano la decisione della maggioranza, proprio perché con essa non si pretende di aver stabilito una verità”.

Procediamo con calma. È vero che i grandi assoluti etici si apprendono nella storia. In quale altra dimensione viviamo se no? Però la coscienza morale dell’umanità arriva a comprendere delle verità etiche valide sempre e in ogni caso, quindi aventi un valore morale assoluto. Nella storia, anche per il decisivo apporto della Rivelazione, si apprende qualcosa che supera la storia. La maggioranza democratica non stabilisce la verità. Questo anche Baggio lo riconosce. Poi però fonda proprio su questo il fatto che tutti devono accettare una decisione presa a maggioranza, escludendo perfino l’obiezione di coscienza.

La democrazia viene qui assolutizzata, non perché essa pretenda di incarnare la verità ma, al contrario, perché non lo pretende: per questo le sue decisioni devono essere accettate da tutti. La democrazia non determina la verità, ma ha a che fare con la verità, che ne giudica le decisioni. Per questo il cattolico si ritirerà dalle istituzioni “deputate a negoziare” quando la negoziazione vertesse su cose non negoziabili, non a sua disposizione. Ma i principi non negoziabili quali sono? 

Secondo Baggio essi sono quelli elencati dalla Nota Ratzinger del 2002. Concordo. Dice poi che devono essere presi tutti insieme, non ne esistono di primari o di secondari e devono essere adoperati con prudenza. Essi esprimono “l’intera visione dell’essere umano”, che è sempre difficile da mettere a fuoco, tanto è vero che esistono molti partiti, consapevoli ognuno della propria parzialità.

Andiamo ancora con calma. A mio avviso tra i primi tre principi non negoziabili (vita, famiglia, libertà di educazione) e gli altri indicati da Ratzinger nel 2002 una differenza c’è. I primi tre hanno a che fare direttamente con la costruzione dell’umano e presentano degli assoluti negativi. In altri casi Benedetto XVI ha citato infatti solo questi tre. 

Prendiamo per esempio il principio non negoziabile della solidarietà nella sussidiarietà. Oppure quello della pace. Ci sono molti modi per realizzarli. Ma la soppressione del concepito pone davanti a un aut-aut. Cosa c’è da negoziare? O dico di sì o dico di no. Del resto, gli altri dipendono dai primi tre, non si possono realizzare senza aver realizzato i primi tre.

E veniamo alla prudenza. La prudenza riguarda i mezzi, non i fini. Davanti all’uccisione del concepito mi potrebbe dire Baggio che tipo di prudenza, ossia di scelta dei mezzi, un cattolico dovrebbe applicare? Se il fine è assolutamente sbagliato, ossia se non è un fine, quali mezzi devo prudentemente valutare? 

I principi non negoziabili non pretendono di dirci tutto sulla persona umana, ma di dirci quegli aspetti senza dei quali non è persona umana e che noi siamo tenuti a rispettare assolutamente, sempre e in ogni circostanza. 

Se la panoramica completa dell’uomo non ci è data – almeno quaggiù -, questi ci sono dati in tutta la loro chiarezza e cogenza. È vero che i partiti esprimo posizioni parziali sull’uomo. Ma proprio per questo c’è bisogno di illuminarne l’azione con qualcosa che parziale non è. Viceversa in politica tutto sarebbe parziale (e relativo). Della prudenza politica Baggio ha una strana visione: “Per i cattolici i principi non negoziabili sono chiari, molto più difficile è decidere come tradurli in leggi, in decisioni operative, in voto politico. Tanto è vero che i cattolici applicano in maniera molto differenziata il criterio di prudenza, scegliendo mezzi, cioè programmi politici e partiti, molto diversi”.

Ma quest’ultima è imprudenza e non può essere presa a prova di saggezza. Mi chiedo: come fa un partito che abbia nel suo programma l’allargamento della legge 40 o il divorzio breve essere un mezzo per il raggiungimento del principio non negoziabile della difesa della vita e della famiglia? Una prudenza politica piuttosto imprudente. 

Però credo di aver capito cosa intende Baggio. Siccome i principi non negoziabili sono sei o sette, penso che per lui prudenza politica voglia dire di soppesarli e tenerli tutti insieme. Anche Baggio trasforma di fatto i principi in valori, atti ad essere soppesati al fine di trovare il mix adatto alla situazione, sempre in attesa, naturalmente, del verdetto della maggioranza che non può essere rifiutato perché rappresenta la “saggezza della democrazia”. 

Davanti ad un “abominevole delitto” quale è l’aborto, che mix vogliamo fare? A leggere riflessioni come queste di Baggio si capisce benissimo perché le recenti elezioni siano andate, quanto a comportamento dei cattolici, così come sono andate.

Un’espressione militante della “scuola di Bologna”: “il Laboratorio Sinodale Laicale”

di Mauro Faverzani, da Corrispondenza Romana (25/09/2012)

Si muovono nell’ombra, ma sanno dove andare. Non sono un gruppo qualsiasi. Si firmano “Laboratorio Sinodale Laicale”, ma dietro di loro c’era Giuseppe Alberigo e oggi ci sono i suoi pupilli Alberto Melloni (sì, l’articolista del Corriere della Sera) e Giuseppe Ruggieri (lo stesso che ci invita, con un volumetto appena pubblicato da Einaudi, a Ritrovare il Concilio).

In una parola c’è la “scuola di Bologna”, quella che auspica un “Vaticano III” per “riformare la Chiesa” e che ora si serve di uno strumento operativo per penetrare nelle parrocchie e nei circoli cattolici. Un esempio della loro concezione socio-ecclesiastica? Non credono nella famiglia, ma nelle «famiglie», come scrivono nel documento elaborato a Milano presso la Rettoria di San Gottardo, a Palazzo Reale. Dimenticando il vecchio e nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica, che, con estrema chiarezza, spiega come famiglia sia solo quella fondata sul matrimonio tra uomo e donna, distinguono le famiglie «normocomposte» dalle altre. Senza escluderne alcuna. Senza fare eccezioni.

C’è da chiedersi, se nel mucchio vi siano da annoverare anche quelle omosessuali. Di certo vi finiscono separati, divorziati, coppie di fatto, nonché le cosiddette “famiglie ricostituite”, in una parola “pasticciate”. L’estemporaneo sodalizio ne chiede il «riconoscimento». Per questo cita i soliti casi estremi, tanto noti, ormai, da non esser nemmeno più strappalacrime. Non ne prende in considerazione la dimensione sacramentale. «Il punto di partenza» si ritiene sia un altro ossia «la coppia, che sceglie di entrare in un rapporto particolare basato sull’amore, su un progetto comune». Una sorta di “contratto”, insomma, che oggi si può fare e domani disfare. Per il Laboratorio, «omologare» la famiglia, assolutizzarla in un «solo modello» sarebbe un’«ingenuità imperdonabile», «sconcertante, povera e impoverente». Ma non si limita a questo: in un altro testo accusa la «gerarchia» di puntare solo sui «valori non negoziabili» e d’esser invece troppo servile nei confronti di una politica «populista».

Da qui, i soliti slogan ovvero la decisione di farsi portavoce della cosiddetta «base» e di sposare il più trito filone pauperistico. Ad ospitare le sue posizioni, oltre alla solita agenzia Adista, è il sito Statusecclesiae, gestito da alcuni dei firmatari della «Supplica» ai Vescovi del 13 febbraio 2007, in cui si chiedeva che accettassero e senza fiatare il progetto di legge sui «diritti delle convivenze», presentato quando in carica c’era il governo Prodi (primo firmatario della Supplica fu Giuseppe Alberigo), nonché i sottoscrittori del Documento dei 63, con cui nell’89 si accusò la Santa Sede di eccessivo autoritarismo, si pose in discussione l’infallibilità del Magistero e s’imputò alla Chiesa d’esser percorsa da «spinte regressive».

Alla bioetica cattolica, definita «infantile», preferiscono un’etica della situazione; si accendono per il mito dell’operaismo, per i “dissidenti” di “Noi siamo Chiesa” e per la teologia della liberazione – condannata ‒; gioiscono per l’abolizione dei crocifissi nelle aule scolastiche. L’elenco di sconcertanti luoghi comuni potrebbe continuare. Per contestarli tutti, dovremmo trascrivere il Catechismo, i testi del Magistero, della Tradizione e della Sacra Scrittura. Non ne vale la pena: rimandiamo agli originali. Di certo addolora però come queste posizioni possano diffondersi indisturbate: non sono solo critiche, infatti. Sono molto di più. E qualche parroco, come è già capitato, potrebbe utilizzarle nella propria pastorale. Reiterando l’errore. Liberissimi loro di non condividere le posizioni del Magistero. Ma abbiano almeno il coraggio e la decenza di farlo responsabilmente ovvero stando fuori dalla Chiesa.