“Noi possumus”, il cuore delle aperture di Amoris laetitia era già scritto. Rimangono i Dubia

Era tutto già scritto. Alcune interpretazioni del capitolo VIII di Amoris laetitia riprendono vecchie teorie. Lo dimostra un libro scritto della San Paolo nel 2005 dai cardinali Kasper e Martini. In punta di penna si sono battute linee precise su liturgia, ecumenismo, morale. Tra le pieghe del libro un imperativo che rischia di affermarsi ora: «La Chiesa non ha nessuna competenza dottrinale per un giudizio definitivo sulle situazioni concrete».

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Il card. Coccopalmerio interpreta il capitolo VIII di Amoris laetitia

Il cardinale scrive che «i Padri sinodali hanno anche considerato la situazione solo civile o, fatte salve le differenze, persino di una semplice convivenza in cui quando l’unione raggiunge una notevole stabilità attraverso un vincolo pubblico, è connotata da affetto profondo, da responsabilità nei confronti della prole, da capacità di superare le prove, può essere vista come una occasione da accompagnare nello sviluppo verso il sacramento del matrimonio alla luce del Vangelo».

FALSO! I padri sinodali hanno detto NO a qualsiasi forma di convivenza fra uomo e donna senza il sigillo sacramentale!

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Per la relazione sinodale sono stati scelti padri bergogliosi

di Matteo Matzuzzi

Si discute talmente tanto, nell’aula nuova del Sinodo, che l’altra sera i padri hanno avuto un appassionato scambio di opinioni perfino su Pio X, il Papa santo della Pascendi. Oggetto del contendere, ancora una volta, la comunione ai divorziati risposati. Dinanzi a una contrapposizione tra due schieramenti ben organizzati – merita sottolineatura che nell’ora di discussione libera di giovedì siano intervenuti, l’uno dopo l’altro i cardinali Erdö, Ouellet, Schönborn, Forte, Vingt-Trois e Rodriguez Maradiaga –, c’è chi ha infatti ricordato che anche Pio X fu definito un “rivoluzionario” quando decise di ammettere all’Eucaristia i bambini, cento e più anni fa: “Ci sono quindi degli esempi di coraggio da parte di un Papa nel riflettere o introdurre delle novità per quanto può riguardare la prassi d’accesso all’eucaristia”, ha commentato padre Lombardi.

Oltre alla posizione del prefetto della Segnatura apostolica, il cardinale Raymond Leo Burke, anche il cardinale George Pell ha ribadito la sua contrarietà a ogni mutamento dell’insegnamento cattolico così come è ora configurato. Quasi tutti i padri hanno fatto sentire la propria opinione (quasi duecentosessanta interventi complessivi in questi primi giorni di Sinodo), con il cardinale Gerhard Ludwig Müller che si è detto contrariato dalla decisione di non diffondere i testi dei padri: “I fedeli hanno il diritto di conoscere le posizioni dei loro vescovi”.

10614219_10152333481280723_9005124909205341865_nLa strada che pare riscuotere i consensi maggiori – in un confronto comunque a tratti acceso, con un padre che ha definito “un rimedio peggiore della malattia” la proposta di Kasper – è quella delineata dal cardinale canonista Francesco Coccopalmerio e che è appoggiata anche da Francesco, mai intervenuto fino a ora nel dibattito: salvaguardia assoluta della dottrina ma valutazione dei singoli casi demandata ai vescovi diocesani, con i divorziati risposati che potrebbero essere ammessi al sacramento dopo un cammino penitenziale i cui contorni iniziano già a intravedersi. In più d’un intervento, infatti, si sono ipotizzate “forme e atti ecclesiali” da mettere in pratica, proponendo delle celebrazioni comunitarie, come ad esempio “un Giubileo della grazia”. L’arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph Schönborn, che in aula ha nuovamente raccontato la sua esperienza di figlio di divorziati, ha auspicato un percorso penitenziale serio per i divorziati risposati che chiedono l’ammissione alla comunione.

Di Humanae Vitae, invece, s’è parlato ben poco, almeno tra i padri sinodali, eccezion fatta per quanto detto mercoledì sera dall’arcivescovo di Parigi, il cardinale André Vingt-Trois. Qualche accenno en passant e poco altro. A rimediare c’hanno pensato gli uditori laici, che hanno ricordato in aula il contributo decisivo dell’enciclica di Paolo VI promulgata nel 1969.

Intanto, terminata la discussione generale, i padri si sono divisi nei circoli minori, dove il confronto proseguirà. E sarà lì che la Relatio Synodi prenderà forma. Un’indicazione sull’orientamento prevalente, però, si avrà già lunedì, con la Relatio post disceptationem, la cui stesura è già a buon punto.

© FOGLIO QUOTIDIANO (11/10/2014)

Sull’accesso alla Comunione il dibattito più caldo

di Matteo Matzuzzi

La questione dei divorziati risposati ha tenuto banco negli ultimi due giorni, con un dibattito che s’è fatto via via più «partecipato, appassionato e coinvolgente». Che sul tema non ci sia un’uniformità di vedute lo ha confermato padre Lombardi durante l’apertura del briefing quotidiano: «C’è una linea che sostiene con molta decisione che se il legame è valido non è ammissibile il riaccostamento dei divorziati risposati e c’è una linea che invece chiede di venire incontro alle diverse situazioni specifiche, ipotizzando l’accesso all’Eucaristia».

b50139f763Impossibile fare oggi la conta, ha aggiunto il portavoce vaticano, benché nella Relatio Synodi sarà chiaro l’orientamento prevalente. Come la pensi il Papa, l’ha rivelato il cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i Testi legislativi: «Salvare la dottrina, ma partire dalle singole persone e dalle loro concrete situazioni di necessità e sofferenze». Il percorso potrebbe portare i vescovi diocesani, «o un gruppo di vescovi», a decidere caso per caso, aprendo quindi al riaccostamento alla comunione dei divorziati risposati. La pastorale, è stato aggiunto, dovrà essere «colma di misericordia, non repressiva».

Molto consenso, invece, ha riscosso la proposta di rendere più semplici le procedure di nullità matrimoniale, proposta avanzata tempo fa anche dal cardinale Angelo Scola in un saggio pubblicato su Communio e che trova come principale oppositore l’attuale prefetto della Segnatura apostolica, il cardinale Raymond Leo Burke, che ieri in un’intervista alla Radio Vaticana ha confermato la propria contrarietà a tale ipotesi: «Perché per una cosa così importante, ovvero la validità del matrimonio – che tocca anche la salvezza dell’anima – la Chiesa vuole che un primo giudizio sia confermato in seconda istanza».

In apertura di congregazione, ieri mattina, si è toccato il tema della contraccezione, con il presidente delegato, il cardinale André Vingt-Trois, che ha ribadito il valore attuale della dottrina cattolica sulla contraccezione in un mondo «sempre più secolarizzato». Il fatto è che, ha notato l’arcivescovo di Parigi, «molte coppie oggi hanno perso il senso del peccato nell’uso dei metodi contraccettivi, vietati dal magistero della Chiesa: non si confessano e si accostano alla Comunione». Tanti, ha proseguito il porporato francese, «fanno fatica a comprendere la differenza tra i metodi naturali di regolamentazione della fertilità e la contraccezione».

Considerazioni, quelle di Vingt-Trois, che hanno trovato spazio nel dibattito, visto che «è stato sottolineato l’impatto negativo della contraccezione sulla società, che ha comportato l’abbassamento della natalità. Di fronte a tale scenario, i cattolici non devono restare in silenzio, bensì devono portare un messaggio di speranza: i bambini sono importanti, donano vita e gioia ai loro genitori e rafforzano la fede e le pratiche religiose».

Chiusura netta, invece, sulle unioni tra persone dello stesso sesso. Del tema, ha chiarito padre Lombardi, se ne è parlato «molto poco», e comunque è stato ribadito con forza che «il matrimonio è solo tra un uomo e una donna». Nessuna possibilità neppure per qualche forma di benedizione a quel tipo d’unione, ha chiarito il cardinale Coccopalmerio: «Rispetto sì, ma non accettazione».

Con ieri pomeriggio, stando a quanto fatto sapere da padre Lombardi, dovrebbero essersi conclusi gli interventi dei padri sinodali in discussione generale.

© La Nuova Bussola Quotidiana (10/10/2014)

Quella loquacità senza moderazione che tanto irrita il papa

di Sandro Magister (01/05/2013)

I rischi dell’improvvisazione, nelle omelie a braccio che papa Francesco pronuncia ogni mattina nella cappella della residenza di Santa Marta, si sono puntualmente materializzati quando il 24 aprile egli ha toccato il tasto dello IOR, come segnalato dall’ultimo servizio di www.chiesa.

Il riferimento esplicito da lui fatto alla “banca” vaticana ha dato la stura a una serie di congetture su ciò che il nuovo papa intenderebbe fare non solo dello IOR ma dell’insieme della curia.

Per gettare acqua sul fuoco, il 1 maggio “L’Osservatore Romano” e poi la sala stampa della Santa Sede hanno pubblicato una messa a punto ufficiale da parte del sostituto della segreteria di Stato Angelo Becciu, “dopo aver parlato con il Santo Padre”, nella quale tra l’altro viene detto:

Il papa è rimasto sorpreso nel vedersi attribuite frasi che non ha mai pronunciato e che travisano il suo pensiero. L’unico cenno in merito è stato durante una breve omelia a Santa Marta, fatta a braccio, in cui ha ricordato in modo appassionato come l’essenza della Chiesa consista in una storia di amore tra Dio e gli uomini, e come le varie strutture umane, tra cui lo IOR siano meno importanti. Il riferimento è stato un cenno di battuta, motivato dalla presenza alla messa di alcuni dipendenti dell’Istituto, nel contesto di un serio invito a non perdere mai di vista l’essenzialità della Chiesa.

Nell’intervista, Becciu pianta dei paletti anche sull’annunciata riforma della curia e sul ruolo degli otto cardinali nominati da papa Francesco come suoi “consiglieri”.

Leggendo tra le righe, è facile intuire che il bersaglio della messa a punto non sono tanto le “speculazioni” dei media quanto le dichiarazioni più o meno avventate di vari ecclesiastici, interni ed esterni alla curia.

Uno dei più loquaci è stato il cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del pontificio consiglio per i testi legislativi, succeduto nel 2007 in questo ruolo al cardinale Julián Herranz ma a lui molto inferiore per competenza, a giudizio dei maggiori specialisti in diritto canonico.

Prima di essere chiamato in curia, Coccopalmerio era stato vescovo ausiliare e “moderator curiae” nell’arcidiocesi di Milano.

E l’idea di introdurre anche nella curia romana il ruolo di “moderator”, come già non bastassero il segretario di Stato e il sostituto, è stata appunto una delle innovazioni che egli ha affacciato nei giorni scorsi, come chiave di volta di un suo progetto dato come già pronto di riforma della curia.

Ma pochi sanno che, quando egli inventò e svolse tale ruolo a Milano, l’allora arcivescovo Carlo Maria Martini, di cui pure si professa discepolo ed ammiratore, non ne apprezzò affatto le prestazioni ed anzi, cercò di liberarsi di lui offrendogli la promozione alla testa di una piccola diocesi, promozione che però egli rifiutò.

In compenso, qualche anno dopo Coccopalmerio approdò a Roma sotto l’ala del cardinale Tarcisio Bertone, a una carica ben più elevata.

Nell’ultimo conclave egli si è dato molto da fare per contrastare la candidatura del successore di Martini a Milano, il cardinale Angelo Scola, e per favorire l’elezione di Jorge Mario Bergoglio.