Per chi ha poco tempo, in mezza pagina vi spieghiamo la questione dell’Amoris Laetitia

Forse il miglior sunto mai scritto sulla questione Amoris Laetitia.

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Papa Francesco, l’Eucarestia e il futuro della Chiesa

Durante il maggio di quest’anno i vescovi canadesi sono stati ricevuti da papa Francesco in visita ad limina apostolorum. Radio Canada ha fatto un resoconto dell’udienza. Abbiamo tradotto due gravissime frasi che l’attuale Vescovo di Roma ha detto al vescovo mons. Dorylas Moreau.

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Sulla medicina per i peccatori, le opposte ricette di Ratzinger e Bergoglio

La “possologia” riguardo gli effetti “medicinali” del sacramento dell’Eucaristia di Ratzinger e Bergoglio sono l’una l’opposto dell’altra.

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L’insostenibile tesi del cardinale Schönborn

Nell’intervista rilasciata a Spadaro, l’arcivescovo di Vienna afferma che l’Amoris Laetitia di papa Francesco non contiene mutamenti della dottrina. Ma è vero il contrario: i cambiamenti sono molti, troppi, e riguardano la concezione cattolica della morale e la dottrina sacramentale.

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La “dolce morte” della Chiesa

Dato che l’atomizzazione dottrinale e pastorale della Chiesa Cattolica, che di fatto è in corso da decenni, è stata ormai formalmente sancita, preghiamo senza sosta per essa, i cui nemici da sempre si adoperano a minarne l’unità allo scopo di dominarla e distruggerla.

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Comunione ai divorziati-risposati, ricomincia la battaglia delle interpretazioni

Oggi Papa Francesco firma il documento a conclusione del Sinodo, che sarà reso noto ad aprile. C’è attesa per la risposta sull’accesso ai sacramenti per i divorziati risposati. Vigilia turbolenta e animata da due posizioni contrapposte. Il cardinal Kasper parla di una rivoluzione che farà voltare pagina alla Chiesa dopo 1700 anni. Gli risponde idealmente il Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Muller, che in un libro intervista sbarra le porte a ogni strappo: «La misericordia divina non è mai una dispensa dei comandamenti di Dio e della Chiesa, o una giustificazione per sospenderli o invalidarli».

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Sull’accesso alla Comunione il dibattito più caldo

di Matteo Matzuzzi

La questione dei divorziati risposati ha tenuto banco negli ultimi due giorni, con un dibattito che s’è fatto via via più «partecipato, appassionato e coinvolgente». Che sul tema non ci sia un’uniformità di vedute lo ha confermato padre Lombardi durante l’apertura del briefing quotidiano: «C’è una linea che sostiene con molta decisione che se il legame è valido non è ammissibile il riaccostamento dei divorziati risposati e c’è una linea che invece chiede di venire incontro alle diverse situazioni specifiche, ipotizzando l’accesso all’Eucaristia».

b50139f763Impossibile fare oggi la conta, ha aggiunto il portavoce vaticano, benché nella Relatio Synodi sarà chiaro l’orientamento prevalente. Come la pensi il Papa, l’ha rivelato il cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i Testi legislativi: «Salvare la dottrina, ma partire dalle singole persone e dalle loro concrete situazioni di necessità e sofferenze». Il percorso potrebbe portare i vescovi diocesani, «o un gruppo di vescovi», a decidere caso per caso, aprendo quindi al riaccostamento alla comunione dei divorziati risposati. La pastorale, è stato aggiunto, dovrà essere «colma di misericordia, non repressiva».

Molto consenso, invece, ha riscosso la proposta di rendere più semplici le procedure di nullità matrimoniale, proposta avanzata tempo fa anche dal cardinale Angelo Scola in un saggio pubblicato su Communio e che trova come principale oppositore l’attuale prefetto della Segnatura apostolica, il cardinale Raymond Leo Burke, che ieri in un’intervista alla Radio Vaticana ha confermato la propria contrarietà a tale ipotesi: «Perché per una cosa così importante, ovvero la validità del matrimonio – che tocca anche la salvezza dell’anima – la Chiesa vuole che un primo giudizio sia confermato in seconda istanza».

In apertura di congregazione, ieri mattina, si è toccato il tema della contraccezione, con il presidente delegato, il cardinale André Vingt-Trois, che ha ribadito il valore attuale della dottrina cattolica sulla contraccezione in un mondo «sempre più secolarizzato». Il fatto è che, ha notato l’arcivescovo di Parigi, «molte coppie oggi hanno perso il senso del peccato nell’uso dei metodi contraccettivi, vietati dal magistero della Chiesa: non si confessano e si accostano alla Comunione». Tanti, ha proseguito il porporato francese, «fanno fatica a comprendere la differenza tra i metodi naturali di regolamentazione della fertilità e la contraccezione».

Considerazioni, quelle di Vingt-Trois, che hanno trovato spazio nel dibattito, visto che «è stato sottolineato l’impatto negativo della contraccezione sulla società, che ha comportato l’abbassamento della natalità. Di fronte a tale scenario, i cattolici non devono restare in silenzio, bensì devono portare un messaggio di speranza: i bambini sono importanti, donano vita e gioia ai loro genitori e rafforzano la fede e le pratiche religiose».

Chiusura netta, invece, sulle unioni tra persone dello stesso sesso. Del tema, ha chiarito padre Lombardi, se ne è parlato «molto poco», e comunque è stato ribadito con forza che «il matrimonio è solo tra un uomo e una donna». Nessuna possibilità neppure per qualche forma di benedizione a quel tipo d’unione, ha chiarito il cardinale Coccopalmerio: «Rispetto sì, ma non accettazione».

Con ieri pomeriggio, stando a quanto fatto sapere da padre Lombardi, dovrebbero essersi conclusi gli interventi dei padri sinodali in discussione generale.

© La Nuova Bussola Quotidiana (10/10/2014)

Kasper “corregge” Ratzinger. Martinetti ricorregge Kasper

di Sandro Magister (23/05/2014)

Riguardo alla comunione ai divorziati risposati, il precedente post finiva citando ciò che Benedetto XVI aveva detto in proposito, a Milano, il 2 giugno 2012, durante l’incontro mondiale delle famiglie.

Papa Joseph Ratzinger metteva lì in luce il valore, per i divorziati risposati, di una comunione non sacramentale ma “spirituale”. Cioè una comunione che si identifica con quella che il missionario Carlo Buzzi – intervenendo su www.chiesa – ha chiamato “di desiderio”.

Anche il cardinale Walter Kasper, nell’introdurre il concistoro dello scorso febbraio, citò le parole di Benedetto XVI del 2012 a Milano, secondo cui “i divorziati risposati non possono ricevere la comunione sacramentale ma possono ricevere quella spirituale”.

Ma poi Kasper così proseguì: “Molti saranno grati per questa apertura. Essa solleva però diverse domande. Infatti, chi riceve la comunione spirituale è una cosa sola con Gesù Cristo. […] Perché, quindi, non può ricevere anche la comunione sacramentale? […] Alcuni sostengono che proprio la non partecipazione alla comunione è un segno della sacralità del sacramento. La domanda che si pone in risposta è: non è forse una strumentalizzazione della persona che soffre e chiede aiuto se ne facciamo un segno e un avvertimento per gli altri? La lasciamo sacramentalmente morire di fame perché altri vivano?”.

La relazione di Kasper è stata contestata da numerosi cardinali, sia durante il concistoro che dopo. Ma questa sua equiparazione tra comunione spirituale e sacramentale è stata poco toccata dalle critiche, che si sono concentrate su altri punti della relazione.

Ma è proprio questa equiparazione che viene qui criticata come “fallace” da Alessandro Martinetti, con un “Post Scriptum” alle osservazioni da lui dedicate all’intervento di padre Carlo Buzzi, nel precedente post.

Scrive Martinetti: “Nel dibattito che si è acceso sulla comunione ai divorziati risposati, mi sembra che non si sia posta abbastanza in risalto la differenza che corre tra comunione eucaristica e comunione spirituale. Occorre badare a non favorire che prenda piede nella coscienza del fedele la convinzione fallace secondo cui la comunione sacramentale dell’eucaristia e la comunione spirituale siano sostanzialmente la stessa cosa.

“La convinzione della sostanziale identità tra comunione eucaristica e comunione spirituale condurrebbe infatti il fedele ad assuefarsi alla condizione di peccato grave abituale che gli impedisce la ricezione della comunione eucaristica, mettendo a repentaglio la salvezza della sua anima.

“Da una catechesi e da una pastorale che non siano limpide al riguardo il fedele potrebbe essere infatti indotto ad avvalorare il ragionamento seguente: la comunione spirituale produce i medesimi effetti della comunione eucaristica, non c’è differenza tra l’una e l’altra nel grado di unione a Cristo che realizzano, quindi il peccato grave che mi impedisce di ricevere la comunione eucaristica non è tale da interdirmi la medesima unione con Cristo che conseguirei con la recezione dell’Eucaristia. Conclusione: questo peccato grave (se ha ancora senso chiamarlo tale) non produce effetti così gravi da giustificare che io mi adoperi per emendarmene.

“Non mi pare inutile pertanto rimarcare che la comunione spirituale con Cristo da parte di chi, versando in situazione di peccato grave abituale, non può accostarsi alla comunione eucaristica, è dono largito dall’amore misericordioso di Cristo, che non vuole la morte del peccatore, ma incessantemente opera perché si converta e giunga a una perfetta comunione con Lui.

“La comunione spirituale deve pertanto essere vissuta (e i pastori debbono curare che sia intesa e praticata correttamente così) non come esauriente surrogato della comunione eucaristica ma come dono con il quale Cristo si unisce spiritualmente al fedele per infiammarlo di sempre più fervente desiderio di unirsi perfettamente a Lui, purificandosi dal peccato per poter accedere all’assoluzione sacramentale e alla comunione eucaristica. In questo senso, non è quindi improprio, anzi, chiamare questa comunione spirituale ‘comunione di desiderio’.

“Non per nulla, una delle preghiere più adoperate per la comunione spirituale suona così: ‘Gesù mio […] ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore’.

“Da qui traspare che la venuta spirituale di Gesù si attua in un cuore che arde del desiderio trascinante, dell’incontenibile urgenza di ricevere Cristo non solo spiritualmente ma sacramentalmente”.

© SETTIMO CIELO

Comunione “di desiderio”. Martinetti obietta, Ratzinger risponde

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di Sandro Magister (22/05/2014)

Letto in www.chiesa il secondo, folgorante intervento di padre Carlo Buzzi, missionario in Bangladesh, sulla questione della comunione ai divorziati risposati, Alessandro Martinetti ci scrive di concordare “con molte delle affermazioni fatte dal padre”, ma obietta che la comunione eucaristica “di desiderio” – proposta per loro da padre Buzzi – non è propriamente un sacramento.

A essere precisi, nemmeno padre Buzzi lo afferma in modo tassativo. Pone piuttosto questa domanda:

“Perché la comunione di desiderio non potrebbe essere considerata una vera comunione sacramentale, come il battesimo di desiderio e la confessione di desiderio in punto di morte?”.

Da come la domanda è costruita, si ricava che per padre Buzzi il battesimo di desiderio è comunque un vero sacramento.

Ma è proprio questa pietra d’appoggio che Martinetti contesta, sulla base del Catechismo della Chiesa cattolica ai nn. 1258-1259:

”Da sempre la Chiesa è fermamente convinta che quanti subiscono la morte a motivo della fede, senza aver ricevuto il battesimo, vengono battezzati mediante la loro stessa morte per Cristo e con lui. Questo battesimo di sangue, come pure il desiderio del battesimo, porta i frutti del battesimo, anche senza essere sacramento.

“Per i catecumeni che muoiono prima del battesimo, il loro desiderio esplicito di riceverlo, unito al pentimento dei propri peccati e alla carità, assicura loro la salvezza che non hanno potuto ricevere mediante il sacramento”.

Su questo passaggio del Catechismo Martinetti appoggia queste sue considerazioni:

“Come si vede, il battesimo del desiderio, anche senza essere sacramento, porta i frutti del battesimo sacramentale in quanto chi lo riceve non solo ha desiderio di ricevere il sacramento del battesimo, ma è pentito del proprio peccato.

“Ed è appunto il pentimento del proprio peccato che manca nel divorziato risposato convivente more uxorio con chi suo coniuge non è davanti a Dio. È questo difetto di pentimento che non lo pone in condizione di ricevere l’assoluzione sacramentale e la comunione sacramentale cioè eucaristica”.

Martinetti cita ampiamente la dichiarazione del 7 luglio 2000 del pontificio consiglio per i testi legislativi “Circa l’ammissibilità alla santa comunione dei divorziati risposati”.

E conclude:

“Se, come ipotizza padre Buzzi, esistesse una ‘vera comunione sacramentale’, quella del desiderio, che potesse essere ricevuta da chi, essendo in situazione di peccato grave, non può accostarsi alla comunione sacramentale eucaristica, insorgerebbe un conflitto tra i sacramenti: conflitto che ovviamente non può esserci, giacché tutti i sacramenti si radicano in Cristo, e Cristo non può essere in contraddizione con sé stesso”.

Martinetti, di Ghemme in provincia di Novara, è discepolo del filosofo Gustavo Bontadini e studioso di metafisica e teologia.

Va osservato però che il cuore della proposta di padre Buzzi non sta tanto nell’affermare che la comunione di desiderio sia un sacramento nella pienezza dogmatica del termine, quanto piuttosto nel valorizzare grandemente “il desiderio della comunione” eucaristica in “chi non è in stato di grazia e vorrebbe uscire da questo stato, ma per vari motivi non può”.

A questo proposito, è illuminante rileggere ciò che Benedetto XVI rispose a due coniugi brasiliani che gli parlarono del dolore di “quelle coppie di risposati che vorrebbero riavvicinarsi alla Chiesa ma si vedono rifiutare i sacramenti”, il 2 giugno 2012 a Milano, durante la veglia dell’incontro mondiale delle famiglie:

“In realtà, questo problema dei divorziati risposati è una delle grandi sofferenze della Chiesa di oggi. […] Mi sembra un grande compito fare realmente il possibile perché queste persone sentano di essere amate, accettate, che non sono ‘fuori’ anche se non possono ricevere l’assoluzione e l’eucaristia: devono vedere che anche così vivono pienamente nella Chiesa. Se non è possibile l’assoluzione nella confessione, tuttavia un contatto permanente con un sacerdote, con una guida dell’anima, è molto importante perché possano vedere che sono accompagnati, guidati. Ma poi è anche molto importante che sentano che l’eucaristia è vera e partecipata se realmente entrano in comunione con il corpo di Cristo. Anche senza la ricezione ‘corporale’ del sacramento, possiamo essere spiritualmente uniti a Cristo nel suo corpo”.

In queste parole di papa Joseph Ratzinger la formula “comunione di desiderio” non c’è. Ma la sostanza c’è tutta. “Anche senza la ricezione ‘corporale’ del sacramento possiamo essere spiritualmente uniti a Cristo nel suo corpo”. Anche se la comunione di desiderio non è sacramento, è pur sempre comunione “vera”, “partecipata”, “reale” con il corpo di Cristo.

© SETTIMO CIELO