La rivoluzione in corso della Teologia morale cattolica/2. Il discernimento

Nella visione tradizionale per discernimento si intendeva l’attività della coscienza guidata dalla virtù della prudenza e tesa a considerare quanto si deve fare qui e ora per realizzare al meglio la norma morale. Nella sua nuova accezione è ormai la parola chiave della trasformazione in atto della Teologia morale cattolica.

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Il “discernimento” è la negazione della morale

“Discernimento” è oggi la parola chiave della nuova teologia morale. Viene intesa in un senso agnostico e protestante: la norma morale non è più assoluta, è sempre storica e mai definitiva, ha sempre del soggettivo e non è solo oggettiva. Ma alla fine il discernimento rende impossibile l’insegnamento morale.

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Le assurdità del “nuovo paradigma” morale

È assurdo pensare che da una situazione di peccato non si possa uscire. Il “nuovo paradigma” morale cancella la speranza nella grazia e getta il penitente nella convinzione assurda di ritenersi inadatto alla conversione, per via di un ostacolo che non riesce a superare. Il Decalogo diventa il codice delle “regole” di un Dio sadico, che si è divertito a pretendere qualcosa di non realizzabile dall’uomo.

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VI Comandamento, l’ipocrisia della diocesi di Milano

La curia milanese ritira (apparentemente) il documento “aperturista” di don Aramini, ma non i suoi contenuti. Il solo “malinteso” è consistito nello svelare le carte e il (loro) vero problema sono i “pelagiani” difensori della dottrina. Al divorziato risposato si chiede tutto, tranne il pentimento.

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A Milano l’adulterio e il concubinato non sono più peccati

Un lungo documento della Curia ambrosiana, come attuazione dell’Amoris Laetitia, sprona i parroci a promuovere il cammino ai sacramenti di quanti sono divorziati e risposati. La parola magica è discernimento, ma nei fatti è la legittimazione dell’adulterio, con anche la giustificazione biblica al sesso fuori dal matrimonio.

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Non c’è più la vita eterna. Ecco la neolingua del Sinodo 2018

Inferno e Paradiso assenti. E così anche diavolo, Credo, giudizio e condanna eterna o martirio. Ma anche droga e aborto sono relegati in passaggi generici e riduttivi. E così per la Messa, della quale viene tralasciato l’aspetto sacrificale, mentre si parla di santità, ma non viene mai preso a modello nessuno dei tantissimi santi giovani. Quante parole del lessico cristiano cancellate dalla neo lingua del Sinodo. Però abbondano discernimento e accompagnamento. Le ragioni di un impoverimento che non si rivela solo linguistico, ma di una proposta cristiana credibile.

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Amoris Laetitia letta alla luce di Amoris Laetitia

Bergoglio scrive a Stephen Walford, autore di un prossimo libro su Amoris Laetitia. Dopo aver esortato a leggerla nella sua interezza ribadisce l’assenza di rotture. Una forma che denota la volontà di evitare di rispondere direttamente ai dubbi suscitati dalla pubblicazione dell’esortazione, scegliendo invece la strada delle lettere ai cortigiani. Ma asserisce una continuità che di fatto poi non si riesce o non si vuole dimostrare.

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Un monaco teologo rompe il silenzio sulla metamorfosi della Chiesa

La situazione di confusione è palese. Naturalmente c’è chi nega che si tratti di confusione, ritenendo che questo sia il positivo risultato di uno stile di governo ecclesiale teso “ad avviare processi più che a occupare spazi” (cfr. Evangelii gaudium 223). Dunque, il primo discernimento da fare sarebbe proprio sulla natura di questa situazione: la confusione, i disaccordi fra vescovi su punti dottrinali sensibili, possono essere frutti dello Spirito Santo?

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