I “furbetti” del caso per caso c’erano già 50 anni fa

L’esame dei documenti che hanno preceduto la pubblicazione dell’enciclica Humaane Vitae, mostra come già nel 1968 c’era chi sosteneva fosse possibile ammettere la contraccezione in alcuni casi senza mettere in discussione la dottrina. Approccio condannato da Paolo VI, che ora torna d’attualità. E anche allora la Chiesa tedesca andava per la sua strada.

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Se papa Francesco è storicista…

Secondo i critici di Bergoglio, l’ambivalenza di fondo è un grave limite, perché nega la verità dell’eterna legge divina, mette a repentaglio l’idea stessa che esistano un bene e un male in senso oggettivo e introduce nel magistero dosi massicce di relativismo e soggettivismo.

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Amoris laetitia e il sacramento perduto

Su Amoris laetitia si è ormai detto di tutto e il contrario di tutto, tanto che tornare a parlarne sembra stucchevole. Tuttavia è innegabile che lì, specialmente nel capitolo VIII, c’è un nodo irrisolto, la cui portata va ben oltre la questione della possibile ammissione alla comunione eucaristica dei divorziati risposati.

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Avvenire e i gesuiti sdoganano anche la contraccezione

Il quotidiano della CEI Avvenire offre ai lettori in modo chiaro un’apertura alla contraccezione. L’occasione è un corso alla Pontificia Università Gregoriana (gestita dai gesuiti) per dire che «chi pensa che quanto scritto da Paolo VI in Humanae vitae sia per le coppie credenti un obbligo ignora la storia della Chiesa». Dal lavoro sotterraneo alle smentite fino alla commissione di studio: ecco come si è arrivati alla svolta con la scusa dell’evoluzione della dottrina.

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