Messa antica e Fraternità San Pietro, un caso aperto

La FSSP ha ottenuto da Francesco per decreto, fin qui non pubblicato dal Vaticano, di potersi avvalere dei libri liturgici in vigore nel 1962. Ma è una facoltà già prevista dalle sue Costituzioni e che andrebbe riconosciuta a tutti gli istituti ex Ecclesia Dei. C’è poi il nodo ordinazioni. Insomma: un po’ di respiro per il rito antico, ma il caos post Traditionis Custodes permane.

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Traditionis Custodes. Obbedienza sì o no?

Sia nella sfera civile sia in quella ecclesiastica, i cattolici affrontano crescenti pressioni per sottomettersi a sentenze o comandi che sono sempre più in contrasto con l’insegnamento della Scrittura, della Tradizione e persino della ragione naturale. Per quanto riguarda la Chiesa non si può trovare migliore esempio di un diktat così preoccupante di quello del motu proprio Traditionis Custodes di papa Francesco e dei Responsa ad dubia della Congregazione per il culto divino, che limitano l’accesso ai tradizionali riti sacramentali e vogliono la loro eventuale eliminazione dalla vita della Chiesa. Cosa deve fare un fedele cattolico?

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Traditionis custodes, altra mannaia nelle risposte ai dubia

La Congregazione per il Culto Divino pubblica i Responsa ad dubia sull’interpretazione di Traditionis Custodes: emergono ulteriori restrizioni rispetto ai contenuti del motu proprio di papa Francesco, dai Sacramenti all’aut aut per chi non vuole concelebrare, fino all’accentramento delle decisioni (a danno dei vescovi). Insomma, si vuol seppellire la Messa in Rito antico.

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Messa antica: le amnesie di Roche, che contraddice BXVI

È trapelata la risposta che mons. Roche ha inviato al cardinale Nichols che chiedeva chiarimenti su alcuni aspetti del motu proprio di Francesco sulla Messa in latino, specie per l’amministrazione dei sacramenti. Il prefetto per il Culto Divino ritiene il rituale antico contrario all’«ecclesiologia», contraddicendo Benedetto XVI che ne sottolineava la dignità e chiariva che il Messale del 1962 non è mai stato abrogato. E Roche dimentica perfino un indulto del ’71, indicando di quale morte si vuol far morire il Vetus Ordo.

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La Messa antica deve sparire. Firmato: la Santa Sede

Il blog MessaInLatino riporta la traduzione in italiano dell’interessante e tristemente rivelatore scambio epistolare tra il card. Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster, e il Prefetto della Congregazione per il Culto Divino, mons. Artur Roche.

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Abbé Barthe: l vescovi italiani e alcuni cardinali dietro il Traditionis custodes

Il sacerdote francesce Claude Barthe sa chi sono tutti i coinvolti nella decisione che ha portato all’editto papale contro la Messa tradizionale. E adesso rivela (avvalorato da più fonti) che i vescovi italiani, e un paio di cardinali italiani in Curia, furono all’origine e la forza motrice dietro questo documento.

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I sostenitori della Messa in latino reagiscono con sgomento alle nuove gravi restrizioni del Papa

“Prego che i fedeli non cedano allo scoraggiamento che tale durezza necessariamente genera, ma che, con l’aiuto della grazia divina, perseverino nel loro amore per la Chiesa e per i suoi pastori”, ha detto al National Catholic Register il cardinale Raymond Burke.

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Culto divino, arriva Roche: è lui l’anti-Sarah

Dopo l’uscita di scena di Sarah il Papa nomina al vertice della Congregazione per il culto divino l’ex segretario Roche. Difficilmente si troverà in lui uno strenuo difensore della liturgia antica e del diritto dei fedeli e dei sacerdoti di potersi avvalere del Messale mai abrogato. Roche ha sostenuto il diritto dei vescovi di fare a pezzi tutti i pronunciamenti autorevoli della Chiesa sulla questione della comunione in mano. Ammiratore di Piero Marini, è stato infatti la spina nel fianco di Sarah e rappresentava l’opposizione interna all’allora Prefetto.

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Comunione in bocca, un divieto che divide

Mons. Arthur Roche, Segretario della Congregazione per il Culto Divino, ha “risolto” un contenzioso tra un fedele e il suo vescovo, Richard F. Stika. Il fedele aveva chiesto di sospendere l’ordine del vescovo di Knoxville di non dare la Santa Comunione sulla lingua, ma esclusivamente sulla mano; la Congregazione ha detto picche. Una risposta che non convince affatto: ecco perché.

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