Onore all’Ucraina e al cardinale Josyf Slipyi

Vi sono uomini che incarnano le virtù e i valori più profondi di un popolo. Tale fu il cardinale Josyf Slipyj, arcivescovo maggiore di Halyč e di Leopoli degli Ucraini, di cui ricorre il 130esimo anniversario della nascita, proprio mentre la sua terra natale conosce una nuova immane tragedia.

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Accordo Cina-Vaticano, Zen svela l’inganno di Pechino

Il cardinale e arcivescovo emerito di Hong Kong Joseph Zen è tornato a criticare con fermezza le trattative tra il Vaticano e il Governo cinese per un accordo sul reciproco riconoscimento della Chiesa sotterranea fedele a Roma e la Chiesa patriottica controllata da Pechino. “Sia le elezioni e sia la conferenza episcopale sono false perché il Papa non può dire per sempre di no ai vescovi suggeriti”.

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«La prima grande sfida che [Giovanni Paolo II ed io] affrontammo fu la teologia della liberazione che si stava diffondendo in America latina. Sia in Europa che in America del Nord era opinione comune che si trattasse di un sostegno ai poveri e dunque di una causa che si doveva approvare senz’altro. Ma era un errore. La povertà e i poveri erano senza dubbio posti a tema dalla teologia della liberazione e tuttavia in una prospettiva molto specifica. (…) Non era questione di aiuti e di riforme, si diceva, ma del grande rivolgimento dal quale doveva scaturire un mondo nuovo. La fede cristiana veniva usata come motore per questo movimento rivoluzionario, trasformandola così in una forza di tipo politico. (…) Naturalmente, queste idee si presentavano con diverse varianti e non sempre si affacciavano con assoluta nettezza, ma, nel complesso, questa era la direzione. A una simile falsificazione della fede cristiana bisognava opporsi anche proprio per amore dei poveri e a pro del servizio che va reso loro. (…) Giovanni Paolo II ci guidò da un lato a smascherare una falsa idea di liberazione, dall’altro a esporre l’autentica vocazione della Chiesa alla liberazione dell’uomo».

BENEDETTO XVI

[“Accanto a Giovanni Paolo II. Gli amici & i collaboratori raccontano”, Ares, 2014]

Chi era davvero Dom Helder Câmara?

Si è parlato molto in questi giorni di Dom Helder Câmara, il cui processo di beatificazione è stato recentemente approvato dal Vaticano. Per l’italiano medio la figura di mons. Helder Pessoa Câmara (1909-1999), vescovo ausiliare di Rio de Janeiro, e poi arcivescovo metropolita di Olinda-Recife, è pressoché sconosciuta.

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La libertà, la stampa e l’Occidente “totalitario”. Capire il presente con un discorso di Solženicyn del 1978

Pubblichiamo stralci del discorso tenuto da Aleksandr Solženicyn all’Università di Harvard l’8 giugno 1978.

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Questo presidente non ci è piaciuto

Con le dimissioni ufficiali firmate ieri finisce la lunga permanenza al Quirinale di Giorgio Napolitano, un presidente che si è distinto soprattutto per la sua militanza contro la vita e la famiglia, che pure sono i pilastri per una pacifica convivenza all’insegna del rispetto e della valorizzazione della persona.

di Riccardo Cascioli

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Toni Negri in Vaticano, ma i licenziati nessuno li ascolta

SANDRO MAGISTER

C’è la dottrina sociale della Chiesa. Ma poi c’è da metterla in pratica. C’è l’affermazione apodittica del diritto al lavoro. Ma poi si impongono decisioni che il lavoro lo tolgono, per quanto santamente motivate.

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Il “caso D’Escoto” e dintorni. Chi vuole spazzar via l’opera di S. Giovanni Paolo II e papa Benedetto XVI

di Antonio Socci

Nell’epoca Bergoglio, il Vaticano ha praticamente riabilitato la teologia della liberazione che, nata negli anni Sessanta, molti disastri ha combinato, soprattutto in America latina, per aver alimentato la subalternità della Chiesa al pensiero marxista. Nei mesi scorsi ci sono stati eventi clamorosi, come lo “sbarco” trionfale in Vaticano di Gustavo Gutierrez, “padre” della Tdl. Un anno fa L’Osservatore romano pubblicò ampi stralci di un suo libro che celebrava le sue invettive contro il neoliberismo. Questa estate è arrivato un altro gesto altamente simbolico, passato quasi inosservato, che riguarda Miguel d’Escoto Brockmann.

Gesù secondo la teologia della liberazione: Che Guevara coronato di spine.
Gesù secondo la teologia della liberazione: Che Guevara coronato di spine.

PROFONDO ROSSO

D’Escoto era il figlio dell’ambasciatore del Nicaragua negli Stati Uniti. Ordinato prete nel 1961 si coinvolse nella Tdl e nell’ottobre 1977 si pronunciò pubblicamente a favore del Fronte Sandinista, un gruppo rivoluzionario d’ispirazione marxista che nel 1979 prese il potere in Nicaragua. D’Escoto fu ministro degli Esteri nel governo sandinista dal 1979 al 1990. Nello stesso governo-regime il gesuita Fernando Cardenal fu ministro dell’educazione e suo fratello Ernesto fu ministro della cultura.

Giovanni Paolo II bocciò duramente il coinvolgimento dei tre religiosi nel governo sandinista. Già subito dopo la sua elezione papa Wojtyla aveva tuonato contro la Tdl. Nel suo viaggio in Messico del 1979 affermò: “la concezione di Cristo come politico, rivoluzionario, come il sovversivo di Nazaret, non si compagina con la catechesi della Chiesa”.

Nel 1983 Giovanni Paolo II andò in visita pastorale proprio in Nicaragua dove già all’aeroporto rimproverò pubblicamente padre Ernesto Cardenal per il suo coinvolgimento nel governo. Il fatto fece scalpore e il regime sandinista organizzò una contestazione pubblica del Papa durante la celebrazione della messa. Ma papa Wojtyla non era tipo da farsi intimidire e, dall’altare, urlò più dei contestatori sollevando il alto il crocifisso, come l’unico vero Re dell’universo.

Nonostante il richiamo pubblico i tre religiosi risposero picche e D’Escoto nel 1984 fu sospeso a divinis con gli altri.

Il governo sandinista cadde nel 1990, ma D’Escoto continuò a far politica. Nel 2008 addirittura lo ritroviamo a presiedere la sessione annuale dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Eletto Bergoglio, D’Escoto fiuta l’aria e scrive al nuovo papa chiedendo il ritiro della sospensione “a divinis” per poter tornare a celebrare la messa. Richiesta subito accolta.

Miguel d'Escoto Brockmann
Miguel d’Escoto Brockmann

Il 1° agosto di quest’anno Bergoglio firma la revoca. Perché “sono mutate le epoche, i contesti e soprattutto è cambiato lui”, spiegavano in Curia il 4 agosto 2014. D’Escoto – a loro dire – “ha capito di aver sbagliato e il Pontefice ha compreso la sincerità del ravvedimento”. Infatti l’indomani, 5 agosto, La Prensa di Managua riporta alcune bombastiche dichiarazioni rese in quelle ore dallo stesso D’Escoto alla tv governativa Canal 4.

Titolo dell’articolo: “D’Escoto: Fidel Castro è eletto da Dio”. Il religioso ed ex ministro, appena riammesso alla celebrazione eucaristica da Bergoglio, ha affermato: “Il Vaticano può mettere a tacere tutto il mondo, (ma) allora Dio farà in modo che le pietre parlino e che trasmettano il Suo messaggio. Tuttavia (Dio) non ha fatto questo, ha scelto il più grande latinoamericano di quasi tutti i tempi: Fidel Castro”. D’Escoto che – dice La Prensa – è “attuale consigliere per gli affari di frontiera e per le relazioni internazionali del Governo, del presidente del Nicaragua, il sandinista Daniel Ortega” (ma non aveva abbandonato la politica?), ha anche aggiunto: “È attraverso Fidel Castro che lo Spirito Santo ci trasmette il messaggio, questo messaggio di Gesù sulla necessità di lottare per stabilire con forza e in maniera irreversibile il Regno di Dio in terra, che è la Sua alternativa al potere”.

Dopo questa esaltazione teologica del tiranno di Cuba, che opprime da decenni un intero popolo con la dittatura comunista, D’Escoto si è rallegrato per il provvedimento di revoca della sospensione da parte di papa Francesco.

ANNIENTARE I BUONI

Il guanto di velluto usato da Bergoglio verso il potente e famoso “compagno” D’Escoto contrasta col pugno di ferro che ha usato per colpire un bravo e umile religioso dalla vita santa, padre Stefano Manelli, figlio spirituale di padre Pio e fondatore dei Francescani dell’Immacolata.

Papa Francesco e il cardinale  Joao Braz de Aviz.
Papa Francesco e il cardinale Joao Braz de Aviz.

Anche padre Manelli aveva scritto al papa, ma la sua lettera non è stata nemmeno presa in considerazione. La sua famiglia religiosa, ortodossa, disciplinata e piena di vocazioni è stata annientata per volere di Bergoglio, in quanto applicava il motu proprio di Benedetto XVI sulla liturgia. Ed era troppo ortodossa. Padre Manelli non ha mai disobbedito alla Chiesa, mai ha deviato dalla retta dottrina, mai si è buttato in politica come D’Escoto e mai ha esaltato dei tiranni comunisti. Così è stato duramente punito.

E non a caso a firmare il provvedimento punitivo è stato il cardinale Braz de Aviz, prefetto della Congregazione vaticana di competenza. Questo cardinale brasiliano, guarda caso, viene proprio – lui stesso – dalla Teologia della liberazione e nelle interviste che ha rilasciato, a proposito della Tdl, ha dichiarato essa è non solo “utile”, ma addirittura “necessaria”. Ha aggiunto: “rimango convinto che in quella vicenda è passato comunque qualcosa di grande per tutta la Chiesa”. Sì, un grande disastro. Ma certi “compagni” in rosso porpora oggi stanno ai vertici in Vaticano e puniscono coloro che sono stati sempre fedeli alla Chiesa.

Il cardinale Braz de Aviz in quell’intervista ha allegramente snobbato le memorabili condanne della Tdl firmate da Joseph Ratzinger (e Giovanni Paolo II) con la “Libertatis Nuntius” (1984) e la “Libertatis Conscientia” (1986). Ormai si sentono i trionfatori: Wojtyla è morto e ritengono che Ratzinger abbia perso.

Attenti a quei due: hanno ragione!
Attenti a quei due: hanno ragione!

I DUE GRANDI

Proprio Benedetto XVI, di recente, ricordando Giovanni Paolo II, ha scritto:

“La prima grande sfida che affrontammo fu la Teologia della liberazione che si stava diffondendo in America latina. Sia in Europa che in America del Nord era opinione comune che si trattasse di un sostegno ai poveri e dunque di una causa che si doveva approvare senz’altro. Ma era un errore. La fede cristiana veniva usata come motore per questo movimento rivoluzionario, trasformandola così in una forza di tipo politico (…). A una simile falsificazione della fede cristiana bisognava opporsi anche proprio per amore dei poveri e a pro del servizio che va reso loro”.

Nel 2013 uno dei fondatori della Tdl, Clodoveo Boff (fratello dell’altro Boff), uno dei pochi che ha veramente capito la lezione (non così D’Escoto), ha dato ragione a Ratzinger per quello che (a nome di papa Wojtyla) fece trent’anni fa:

“Egli ha difeso il progetto essenziale della teologia della liberazione: l’impegno per i poveri a causa della fede. Allo stesso tempo, ha criticato l’influenza marxista. La Chiesa” osservava Clodoveo Boff “non può avviare negoziati per quanto riguarda l’essenza della fede: non è come la società civile dove la gente può dire quello che vuole. Siamo legati ad una fede e se qualcuno professa una fede diversa si autoesclude dalla Chiesa. Fin dall’inizio ha avuto chiara l’importanza di mettere Cristo come il fondamento di tutta la teologia (…). Nel discorso egemonico della teologia della liberazione ho avvertito che la fede in Cristo appariva solo in background. Il ‘cristianesimo anonimo’ di Karl Rahner era una grande scusa per trascurare Cristo, la preghiera, i sacramenti e la missione, concentrandosi sulla trasformazione delle strutture sociali”.

Oggi, nell’epoca Bergoglio, si torna indietro proprio a Rahner, a quella filosofia che già tanti danni ha fatto fra i gesuiti e nella Chiesa. E in questo vuoto abissale i cattolici tornano ad essere sballottati qua e là “da ogni vento di dottrina”. Subalterni ad ogni ideologia e inquinati da qualunque eresia. Una grande tenebra avvolge Roma.

© LIBERO (7 settembre 2014)

Odio alla famiglia. In nome di Marx

cristianesimocattolico:

Una volta dicevano di occuparsi solo dei lavoratori. Oggi puntano alla distruzione della famiglia e di tutti i valori morali. Sono gli eredi dei Partiti comunisti. Ancora fedeli a Marx.

di Giacomo Samek Lodovici

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Perché i partiti eredi del marxismo sono così ostili alla famiglia, tanto da proporsi ormai tra i loro obiettivi irrinunciabili il “divorzio breve”, l’equiparazione delle coppie di fatto a quelle sposate, il “matrimonio gay”, ecc.? Sono coerenti con il pensiero di Marx?

Una filosofia della rivoluzione
A ben vedere, all’origine il marxismo è fondamentalmente una filosofia della rivoluzione il cui scopo è prendere il potere: pensiamo alla celeberrima XI tesi di Marx su Feuerbach: «I filosofi finora si sono variamente sforzati di interpretare il mondo; si tratta [piuttosto] di cambiarlo», cioè bisogna rovesciare la situazione attuale e ottenere i mezzi di produzione per conquistare il potere. Ebbene, il rivoluzionario di tutti i tempi si avvale di diverse tecniche per conseguire il potere e la supremazia (in buona parte di quanto diremo siamo debitori a Emanuele Samek Lodovici, Metamorfosi della gnosi, cfr. bibliografia). E, certamente, la tecnica più efficace è una tecnica per così dire scissoria, cioè una tecnica che, invece di contrastare il nemico muro contro muro, cerca piuttosto di seminare divisione al suo interno: «divide et impera», come dicevano intelligentemente i romani. Il marxismo ha saputo proprio diffondere una mentalità scissoria (dialettica), cioè ha abituato le persone a pensare i rapporti umani e la società in termini di contrapposizione, invece che di composizione e collaborazione: per esempio tra studenti e insegnanti, tra genitori e figli, tra uomini e donne, tra clero e laicato, ecc.

Inimicizia tra marxismo e famiglia
Se questo è vero, allora il marxismo vede nella famiglia un ostacolo da abbattere per (almeno) tre motivi.

  1. Il marxismo vuole sciogliere i legami affinché l’individuo trovi rifugio e riparo nel partito o nel sindacato. Rispetto a questo progetto, la famiglia rappresenta allora un ostacolo da eliminare perché è il principale luogo di comunione, è la cellula della coesione sociale e quindi (come dice già Aristotele) è la cellula fondamentale della società.
  2. Il marxismo predica l’uguaglianza radicale (nella società comunista tutti saranno uguali), quindi vede ogni gerarchia e ogni autorità sempre come espressioni di dispotismo: per contro, la famiglia è proprio la dimostrazione che gerarchia e autorità possono essere non già dispotiche, bensì una forma di servizio, per il bene dei figli. Infatti, in una famiglia armonica (ovviamente ci sono anche molte famiglie patologiche) i genitori hanno sì l’autorità, ma non esercitano il dispotismo. Anzi, di più, la famiglia dimostra che l’uguaglianza radicale provoca danni, perché quando i genitori si mettono sullo stesso piano dei figli, si verificano presto o tardi esiti molto negativi.
  3. Il marxismo, come tutte le filosofie rivoluzionarie, rifiuta il limite, in quanto ritiene di poter creare la società perfetta, l’uomo nuovo, la Gerusalemme mondana, il paradiso in terra.

Se il marxismo rifiuta il limite, la famiglia è invece il luogo del limite per molti motivi:

  • Perché in famiglia si sperimenta il senso della dipendenza, in quanto ognuno dei figli esperisce di dover dipendere dai genitori.
  • Per la presenza dell’anziano (dove c’è ancora l’anziano ovviamente), in quanto egli è una sorta di monito: la sua stessa presenza e la sua fragilità (dovute all’età e alla non infrequente malattia) sono dei moniti chiarissimi del fatto che ciascuno di noi è destinato a deperire: così, l’anziano è un memento contro tutte le ambizioni di poter creare un uomo perfetto, senza limiti e senza fragilità.
  • L’anziano, inoltre, rappresenta un monito perché custodisce la memoria storica, cioè è memore del fatto che, in molti casi, le varie promesse utopiche – che ha sentito risuonare durante la sua vita – di ri-generazione della società non sono state mantenute. Quindi è in grado di raffreddare gli entusiasmi e di provocare un disincanto nei confronti di tutti quei progetti che credono di poter realizzare una palingenesi della società.

Le strategie di dissoluzione della famiglia
Se questi sono tre motivi per cui il marxismo vede nella famiglia un ostacolo da abbattere, allora esso, via via nel corso della sua storia, in modo diverso nei diversi paesi in cui si è affermato, ha articolato e individuato delle strategie di dissoluzione della famiglia. Ce ne sono almeno tre, di cui la più efficace è la terza. La prima strategia è quella del terrore: la strategia, cioè, che adotta una politica repressiva (finanche concentrazionaria), che cerca di seminare divisione nella famiglia, di distruggerla. Per esempio, imponendo di denunciare i propri famigliari che fossero anticomunisti, mettendo quindi figli contro genitori, genitori contro figli, fratelli contro fratelli e via dicendo. C’è poi una seconda strategia, quella legislativo-istituzionale e urbanistica, cioè quella, quasi da subito iniziata nell’Unione Sovietica, che oggi anche noi ben conosciamo, perché pervade le legislazioni europee: la strategia che promuove leggi che minano l’istituto familiare, con l’introduzione del divorzio, dell’aborto, l’equiparazione delle coppie sposate alle coppie di fatto e a quelle omosessuali, ecc. Poi c’è, per esempio, la politica urbanistica dei piccoli alloggi, con la costruzione di case dove non può più sussistere la famiglia allargata, la famiglia dove ci sono gli anziani e diverse generazioni, dove possono vivere molti figli; invece nei piccoli alloggi, per ragioni di spazio, il nucleo familiare può essere solo ristretto. Ma queste due strategie non sono quelle più efficaci, perché la famiglia può resistere a questi attacchi; la strategia più efficace è quella della Rivoluzione sessuale, che si compie e deflagra nel ’68, ma che è preparata già dai teorici del marxismo classico, da Marx ed Engels.

Veleno per la famiglia già in Marx
In effetti, se andiamo a vedere bene i testi di questi due autori, possiamo rilevare che Marx distingue nella sua disanima la famiglia borghese dalla famiglia proletaria. Riguardo alla famiglia borghese Marx è estremamente critico, perché la considera una sorta di riproduzione in miniatura della società capitalista, dove si ritrovano sfruttatori e sfruttati, dove c’è un padre-marito padrone e ci sono figli e mogli sottomessi e oppressi. Quindi Marx proclama e auspica l’abolizione della famiglia borghese. Ha, invece, un atteggiamento positivo nei riguardi della famiglia proletaria, che considera sostanzialmente sana. Sennonché, nel marxismo c’é un principio che è decisamente corrosivo nei riguardi di qualsiasi tipo di forma e di istituto familiare (nonostante questo favore nei confronti della famiglia proletaria), un principio che è il volano della Rivoluzione sessuale che poi si compirà progressivamente: è il cosiddetto materialismo storico. Semplificando un po’, il materialismo storico è l’equivalente di ciò che oggi chiamiamo relativismo etico, cioè afferma che i valori morali sono tutti transitori, che non esistono valori morali immutabili, che i principi del bene e del male sono completamente connessi all’epoca in cui vengono sostenuti e pronunciati. Allora, già nei teorici del marxismo classico, al posto dell’affermazione dell’immutabilità per lo meno di alcuni beni e di alcuni valori morali che devono essere criterio dell’agire, si fa piuttosto strada il principio del piacere, cioè il principio per cui la regola della condotta, il criterio dell’agire morale, è quello della ricerca del proprio piacere, del proprio godimento. Citazione da Marx e da Engels: «i comunisti non predicano alcuna morale, aspirano soltanto a rendere possibile il soddisfacimento di tutti i loro bisogni». Nel marxismo, si fa progressivamente strada il principio del piacere e quindi già è chiara l’aspirazione ad una società comunista in cui scomparirà la famiglia monogamica, dove il matrimonio sarà regolato soltanto dalla durata dell’attrazione reciproca e l’educazione dei figli sarà compito dello Stato, perché l’unico principio della condotta è appunto quello del godimento. Per questo, già nel Manifesto del Partito Comunista, Marx ed Engels possono esclamare: «abolizione della famiglia!». Quindi non c’è da stupirsi che, poi, Lenin, in Unione Sovietica, abbia promosso delle leggi per la legalizzazione del divorzio, per l’equiparazione del matrimonio alle coppie di fatto, la legge sull’aborto e così via. Scrive Lenin: «é impossibile essere socialisti, senza chiedere fin da oggi l’intera libertà di divorzio e senza proporsi di esigere l’abrogazione di tutte le leggi che vietano l’aborto, o vietano la pubblicazione di scritti medici riguardanti i contraccettivi». Ora, il Partito Comunista Italiano, all’inizio, non fu un partito relativista; così facendo era in contraddizione con Marx, ma c’erano varie motivazioni per esserlo: per esempio, i suoi dirigenti capivano di non dover entrare da subito in rotta di collisione col senso comune morale degli italiani, che allora era tutto sommato cristiano; progressivamente è diventato sempre più coerente. Oggi, ormai, i suoi eredi sono i partiti radicali, piccoli o di massa (per usare l’espressione di Augusto del Noce).

Ricorda: «Il socialismo di natura sua distrugge la famiglia» (Viktor Cathrein S. J., La filosofia morale, tr. it., Libreria Editrice Fiorentina, 1920, Vol. II, p. 269).

Per saperne di più: Emanuele Samek Lodovici, “Metamorfosi della gnosi. Quadri della dissoluzione contemporanea”, Ares, 1979, 19912 pp. 135-157.

© IL TIMONE N. 120 – ANNO XV – Febbraio 2013 – pag. 30 – 31

piusppxii:

QELSI STORIA: il 9 ottobre 1958 moriva Papa PIO XII.

A conclusione della seconda fase di beatificazione nel 2009 ha ricevuto il titolo di “venerabile” che attesta le sue “eroiche virtù”.

Molti storici non comunisti lo ritengono uno dei più grandi papi di sempre.

Pio XII è uno dei Papi più calunniati della storia perchè la sinistra non ha mai digerito il fatto che ritenesse il comunismo contrario alla religione cattolica e per questo lo combattesse con vigore e coraggio.

Appoggiò la “cruzada” antibolscevica in Spagna, scomunicò i comunisti in Italia, si infuriò anche con De Gasperi che non voleva l’accordo con la destra per battere i comunisti a costo di perdere molti comuni e lasciarli alle sinistre (tra cui Bologna). Non rispose mai a La Pira che gli mandava una lettera di devozione al giorno (visionario democristiano di sinistra che già vagheggiava esperimenti cattocomunisti), ma ricevette Arturo Michelini (segretario del MSI) e dette un udienza da regina (in base al protocollo vaticano) a Eva Peron.

Tutto questo basta ed avanza perchè gli storici comunisti, e quindi la stragrande maggioranza dei professori, lo odino a morte. 

ANCHE SE TUTTI, NOI NO