Inquietante spinta della Chiesa agli obiettivi ONU

Abbandonando definitivamente la sua presenza a difesa dell’uomo e dei princìpi non negoziabili, la Chiesa ha accettato l’agenda delle Nazioni Unite per il 2030 con obiettivi a favore di contraccezione, aborto e promozione di un’educazione contraria alla natura umana. La pressione nemica e la debolezza del Vaticano spiegano la svolta cominciata nel 2015.

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L’Argentina è il primo paese dell’America Latina a legalizzare l’aborto… E il diavolo se la ride!

I gesuiti si sono sempre vantati di essere più furbi del diavolo… e il Diavolo li ha sempre fregati! Il primo paese dell’America Latina a legalizzare l’aborto è l’Argentina, il paese natio del primo — e speriamo unico — papa gesuita, proprio da un governo da lui fortemente appoggiato.

È stata approvata in Argentina la legge sull’aborto, una delle più permissive al mondo, che lo permette addirittura fino al nono mese di gravidanza, quando la “salute integrale della gestante” è compromessa. Al di là di tutte le considerazioni morali che conosciamo, è stata una sconfitta umiliante per papa Francesco, poiché il fatto si è verificato nel suo paese ed è stato promosso dal partito politico che egli ha sostenuto in ogni modo possibile. Peggio ancora, quelli che hanno promosso e votato il disegno di legge erano i suoi stessi amici (Aldo Maria Valli, L’aborto in Argentina e gli amici di papa Francesco, 30-12-2020).

Il parlamento argentino approva la legge sull’aborto promossa dal presidente Fernández che si è vantato di essere «un cattolico che non ritiene l’aborto un peccato». Il lavoro coraggioso del laicato cattolico celeste non ha trovato da parte della gerarchia ecclesiale, ormai ininfluente, il sostegno necessario. E anche l’assenza di messaggi in prima persona, e pubblici da parte del Pontefice argentino, ha avuto il suo peso (Germán Masserdotti, Aborto in Argentina, esame di coscienza per i vescovi, 31-12-2020).

Nel pomeriggio dello stesso giorno in cui l’aborto è stato legalizzato, la Conferenza episcopale argentina ha rilasciato un comunicato stampa in risposta alla legalizzazione dell’interruzione di gravidanza nella Repubblica Argentina, in cui termina dicendo che i vescovi abbracciano “ogni argentino e ogni argentina; anche i deputati e i senatori che hanno coraggiosamente dimostrato di essere a favore della cura di tutta la vita”, e che difendere sempre la vita, “senza arrendersi, il che ci renderà capaci di costruire una Nazione giusta e solidale, dove nessuno viene scartato e dove si può vivere una vera cultura dell’incontro”. Come si vede, si tratta di una dichiarazione che intende restare in buoni termini con tutti, senza condannare o ripudiare il fatto che la pena di morte prenatale è stata legalizzata, che la salute pubblica sarà messa al servizio della morte di persone innocenti e indifese, che il governo sta rispettando gli ordini dei poteri finanziari che impongono la legalizzazione dell’aborto. Né ripudia il fatto che diversi senatori hanno giustificato il loro sostegno all’aborto sostenendo di essere cattolici. Insomma, i vescovi argentini non vogliono litigare con nessuno: è stato commesso un errore, ma continuiamo a fare la nostra parte, cerchiamo di incontrare chi ritiene che uccidere il bambino sia un diritto, ecc. (José Arturo Quarracino, Aborto in Argentina e Sottomissione Episcopale, 31-12-2020)

Nonostante la massiccia mobilitazione del popolo pro-vida, l’Argentina del “cattolico” Fernandez, le cui parole non sono mai state stigmatizzate dai vescovi, ha liberalizzato l’aborto. Si compie così la strategia delle lobby internazionali legata alle politiche demografiche che hanno l’aborto all’ordine del giorno. Resta solo il ricorso alla Corte Costituzionale albiceleste (Luca Volontè, Argentina, il ruolo (e i soldi) delle multinazionali dell’aborto, 31-12-2020).

La legge che consente l’uccisione del bambino nel grembo in Argentina è palesemente incostituzionale. Così dopo il voto al Senato, al frente pro-vida non resta che l’ultima strada del ricorso alla Corte Suprema. Hanno pesato anche la debolezza dei vescovi e quel mancato endorsement pubblico del Papa (Passa l’aborto in Argentina, ma la Costituzione è stata violata, in Il Timone, 30-12-2020).

I bambini non nati in Argentina diventano l’unico gruppo demografico che ha il “diritto” di essere ucciso legalmente, nonostante non abbia commesso alcun crimine. D’ora in poi, un serial killer, uno stupratore, assassini di ogni tipo e colore vengono tenuti in vita, ma i bambini non nati possono essere uccisi, con una vera e propria pena di morte che la Costituzione argentina vieta espressamente. ma Ciò che colpisce è l’assoluto silenzio dei vescovi e dei sacerdoti chiamati “villeros” (José Arturo Quarracino, Aborto in Argentina. Il Senato Approva, Tutto il Potere al Clan Rockfeller, 30-12-2020)

La Camera dei rappresentanti del paese sudamericano del Paraguay ha tenuto un minuto di silenzio per “i bambini che moriranno” poche ore dopo che il Senato della vicina Argentina ha legalizzato l’aborto (La risposta del Paraguay alla legalizzazione dell’aborto in Argentina: un minuto di silenzio, in Il Timone, 31-12-2020).

Papa Francesco pronuncia parole dure contro l’aborto, ma lo fa in modo tale che esse non abbiano risonanza nei grandi media, quindi non subendo una sorta di censura ma adattandosi lui volutamente a questo silenzio (Sandro Magister e José Arturo Quarracino, Non censura ma silenzio calcolato. Una lettera dall’Argentina sul papa e l’aborto, 17-12-2020)

Giovanardi corre in difesa della DC. Ma ci faccia il piacere!

L’on. Carlo Giovanardi scrive alla Nuova BQ per contestare l’espressione “utili idioti” usata in un articolo per riferirsi ai leader DC che firmarono le leggi su divorzio e aborto. Ma dimentica che quella battaglia non fu veramente combattuta fino in fondo.

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Avvenire adula Biden travisando fede e laicità

Il quotidiano della CEI, attraverso un editoriale di Mauro Magatti, presenta il “vincitore” Joe Biden come colui che si sacrifica per il Paese, diversamente da Trump. Lo si loda per la sua fede che gli fa sostenere la lotta ai cambiamenti climatici e alla povertà, nel solco di Francesco. Ma davvero essere cattolico in politica significa e si limita a questo?

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Evviva Biden il cattolico: e così la Chiesa accetta l’aborto

Con le congratulazioni dei vescovi USA per l’abortista Biden, la Chiesa accetta l’aborto. La posizione pro o contro la vita non è più un criterio per valutare i comportamenti politici. In poche parole: la questione aborto non è più una questione per la Chiesa cattolica. Anche di questo oggi dobbiamo prendere atto con dolore. Chi ha vissuto l’epoca di Giovanni Paolo II, dell‘Evangelium vitae e della lotta alla “cultura della morte” certamente sentirà un brivido nelle ossa.

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Aborto: Cari vescovi, la 194 è il problema, non la soluzione!

In nessuno degli interventi senza strategia dei vescovi, della PAV e di Avvenire sull’aborto fai da te, si mette direttamente in questione la legge 194. Il problema invece sta proprio lì, dato che quella legge ha stabilito che l’aborto è un diritto e le Linee guida di Speranza altro non fanno che rendere più praticabile quel diritto. Non si può pensare di lasciare stabilmente da parte il tema aborto, senza mai parlarne e senza mai mobilitarsi e poi uscire con qualche intervento nel momento del pericolo.

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La fede al tempo del Coronavirus/15

Siamo in balia della paura e del panico, allora dobbiamo cercare di comprendere il linguaggio di Dio, domandargli con cuore disponibile e umile: Signore, cosa vuoi che faccia? Facciamo una cosa vantaggiosa: facciamo voti. Dio sta parlando in modo eloquente: siamo chiusi in casa? Allora facciamo voto di dedicarGli più tempo alla domenica. Siamo privati delle Messe? Facciamo voto di tornare a delle celebrazioni senza la superbia di noi stessi (Luisella Scrosati, “Signore, così è dura, cosa vuoi che faccia? Farò un voto”, La Nuova BQ, 21-03-2020).

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Il compagno Sorondo, il simbolo della confusione nella Chiesa

Difende a spada tratta la comunione al presidente argentino, abortista e convivente; e difende le offese a Trump durante un convegno da lui organizzato. Sono solo gli ultimi misfatti di monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, argentino, cancelliere delle Pontificie Accademie delle Scienze e delle Scienze sociali. Gli ultimi di una lunga serie.

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Gesuiti, l’aborto fruttariano e i lupi vestiti d’agnelli

Praticare un aborto è come svuotare un frutto della sua polpa: prendi una papaya, infilaci l’aspiratore e il gioco è fatto. Questo quanto è stato insegnato anche negli atenei come la Catholic Loyola University di Chicago e che rischia di dilagare fra le università dei gesuiti se non fosse per l’alt di alcuni studenti.

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Aborto, quella scomunica che non si ha la carità di dare

Dopo l’approvazione da parte dello Stato di New York della legge che consente di abortire fino al nono mese di gravidanza, diversi fedeli hanno chiesto di comminare una scomunica al governatore Andrew Cuomo. Ma il portavoce del cardinale Dolan ha detto che “la scomunica non dovrebbe essere usata come un’arma”. Eppure, la scomunica è una medicina per spronare l’anima a tornare in comunione con la Chiesa.

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