E anche l’Osservatore Romano abbraccia la Chiesa gay e secolarizzata

In una lunga intervista al giornale vaticano, il cardinale Hollerich, presidente dei vescovi europei, teorizza una “Chiesa-che-non-discrimina” in cui non c’è più neanche bisogno di convertirsi: cancellato il peccato, originale e quello attuale, tutto ciò che esiste è buono. E ovviamente è buono benedire le unioni omosessuali. E sia chiaro: l’intervista a Hollerich, così come quella precedente a Zuppi, non è un’opinione personale, ma ha lo scopo di indicare la strada decisa dall’alto.

di Stefano Fontana (26-10-2022)

Il cardinale Jean-Claud Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo, ha espresso le sue idee sulla Chiesa attuale e futura in una lunga intervista a L’Osservatore Romano che Vatican news ha intitolato “La Chiesa deve cambiare, rischiamo di parlare a un uomo che non c’è più”. Hollerich è un cardinale oggi molto importante. Presiede la Comece, l’organismo episcopale dei Paesi dell’Unione Europea; è vicepresidente del Consiglio dei vescovi d’Europa, ed è il Relatore generale al Sinodo sulla sinodalità. Chiamiamolo un uomo-chiave della Chiesa di Francesco.

Da questa sua intervista, e da quella che il giornale vaticano ha fatto un mese fa al cardinale Zuppi e che qui abbiamo commentato, emerge il “che fare?” ecclesiale e pastorale del nostro tempo. Mega-interviste di questo tipo su L’Osservatore rispondono ad una funzione politica, servono a far dire all’intervistato quanto si ritiene importante per confermare una linea o per contrastarla. Con ciò non significa che siano meno importanti, lo sono infatti di più, perché non esprimono opinioni personali ma il percorso che in alto si è deciso di tracciare.

A proposito di questo tracciato, innanzitutto mettiamoci il cuore in pace su un punto particolare: le benedizioni delle coppie omosessuali in chiesa ci saranno, verranno ammesse e anche disciplinate. Quanto hanno fatto i vescovi fiamminghi diventerà norma per tutti (per questo viene facile pensare che l’iniziativa non sia partita da loro). Hollerich lo dice da “pastore”: «Qualche settimana fa ho incontrato una ragazza ventenne che mi ha detto “voglio lasciare la Chiesa perché non accoglie le coppie omosessuali”, io le ho chiesto “ti senti discriminata perché omosessuale?” e lei “No, no! Io non sono lesbica, ma la mia più cara amica lo è. Conosco la sua sofferenza, e non intendo essere parte di quelli che la giudicano”. Questo – conclude il cardinale – mi ha fatto riflettere molto».

Continua poi dicendo che le persone omosessuali non si sono scelte loro il proprio orientamento sessuale, che non sono “mele guaste”, che quando Dio vide il creato disse che era cosa buona, quindi: «Non penso che ci sia lo spazio per un matrimonio sacramentale tra persone dello stesso sesso, perché non c’è il fine procreativo che lo caratterizza, ma questo non vuol dire che la loro relazione affettiva non abbia alcun valore». Bene-dire una coppia omosessuale è cosa buona, perché Dio non male-dice nessuno.

Una Chiesa-che-non-discrimina, è questa la proposta del cardinale Hollerich circa la missione della Chiesa nel mondo di oggi. Una Chiesa che annuncia in modo radicale il Vangelo: «Siamo chiamati ad annunciare una buona notizia, non un insieme di norme e divieti». Una Chiesa che vuole annunciare il Vangelo «principalmente attraverso il suo impegno nel mondo per la salvaguardia del creato, per la giustizia per la pace». Nel mondo di oggi, egli ci dice, non viene recepito quanto diciamo ma quanto testimoniamo. L’enciclica Laudato sì’ secondo lui è stata compresa e apprezzata anche dai non credenti perché è l’annuncio di un “nuovo umanesimo”, che non è una proposta politica ma è Vangelo.

Quella di Hollerich è la proposta della Chiesa di oggi: «Partire dalla realtà, quella realtà che ci vede tutti creature e figli dello stesso Padre». La realtà, però, non è quella che dovrebbe essere, e partire dalla realtà può anche significare partire da qualcosa di corrotto e di deviato. Se per realtà si intende l’esistente, partire dall’esistente è insufficiente, la fraternità si fa nella verità e non nel semplice esserci, serve già prima uno sguardo discriminante, una luce valutativa. Allora non si parte più dall’esistente, ma dall’eterno, che poi dà luce anche all’esistente perché ci permette di non cadere nelle sue trappole.

La Chiesa di Hollerich ha ormai completamente metabolizzato la secolarizzazione, che viene vista come positiva e irreversibile. Questo significa accettare come normale la semplice esistenza, negando la possibilità di una situazione decaduta. La benedizione delle coppie omosessuali significa la benedizione dell’esistente solo perché esiste. Come se il peccato, sia quello delle origini che quello attuale non esistesse più. Comporta anche due importanti novità della Chiesa di oggi: si può e si deve collaborare con tutti è la prima, bisogna piegare i principi morali assoluti per non essere divisivi è la seconda. Non collaborare con tutti ed essere divisivi significherebbe infatti essere discriminanti, e la Chiesa di oggi pensa di non poterlo essere più.

L’esistente mostra i “cambiamenti antropologici”, su cui Hollerich insiste con molta preoccupazione, sottolineando come essi non siano più solo culturali ma ormai fisici e genetici. Ma con il criterio della non discriminazione dell’esistente, come si potrà – viene da chiedersi – contrastare un esistente così rivoluzionario, impositivo e velocissimo? Come non vedere nei cambiamenti antropologici del nuovo Adamo, gli esiti estremi di quella secolarizzazione che la Chiesa di oggi accetta e accoglie come positiva, per non essere discriminante nei confronti dell’uomo secolarizzato? Ossia dell’uomo che non c’è più?

(Fonte: La Nuova BQ)

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