Il pontificato sospeso di Papa Francesco

Il pontificato di Papa Francesco resta in qualche modo sospeso tra l’esigenza di concretezza e la mancanza di una struttura istituzionale che possa effettivamente portare quella concretezza nel prendere delle decisioni.

di Andrea Gagliarducci (12-09-2022)

Non ci sono state decisioni al termine del Concistoro convocato da Papa Francesco e tenutosi il 29 e 30 agosto scorso. Si sarebbe dovuto parlare di riforma della Curia, e si è pensato che il Papa avrebbe almeno comunicato come le lacune lasciate nella Curia dovrebbero essere riempite. Perlomeno, si credeva che il Papa volesse dare all’assemblea un significato particolare, magari annunciando alcune riforme necessarie. Niente di tutto questo è successo.

Così, il pontificato di Papa Francesco resta in qualche modo sospeso tra l’esigenza di concretezza e la mancanza di una struttura istituzionale che possa effettivamente portare quella concretezza nel prendere delle decisioni.

Al di là delle nomine della Curia, che attende un nuovo rimpasto al raggiungimento o al superamento dei 75 anni di età di vari capi dicastero, restano in sospeso in particolare due questioni di cruciale importanza: la definizione del Papa emerito e quella del Papa impedito.

Un gruppo di studio internazionale dell’Università di Bologna si sta dedicando a questo tema e ha proposto una legge in merito. Una proposta che il Papa non sembra nemmeno aver preso in considerazione, ma si è diffusa tra gli studiosi ciononostante. Infatti, è stata portata all’attenzione del Cardinale Gianfranco Ghirlanda, che sembra stia valutando una bozza di legge al riguardo.

Perché queste due riforme sono cruciali? Perché entrambi servono a garantire la guida per la Chiesa Cattolica. La questione del Papa impedito sembra essere più pressante. Finora, nessuno aveva mai pensato a cosa potrebbe succedere, se un Papa fosse rimasto disabile, incapace di capire e di decidere, eppure ancora vivo. Quando la legislazione sui Papi fu definita in tempi antichi, la scienza medica non era così avanzata.

Oggi, si può vivere per anni dopo un ictus che compromette gravemente le capacità cognitive, sopravvivere per decenni con l’Alzheimer avanzato e continuare a vivere in uno stato di coma per qualche tempo. Chi governa la Chiesa se un Papa rientra in una di queste categorie?

Da qui la necessità di una legislazione che certifichi la fine del pontificato e il passaggio a un nuovo pontificato per avere un Papa con pieni poteri e con piena capacità mentale. Del resto il Papa è il garante dell’unità della Chiesa. Con un Papa incapace di governare, si sperimenterebbe una situazione di anarchia. Per fare esempi concreti: chi potrebbe fermare iniziative come quelle del Sinodo della Chiesa in Germania, che mira a apportare modifiche dottrinali, se non ci fosse un Papa a prendere decisioni e garantire l’unità della Chiesa?

La questione del Papa emerito è legata a quella del Papa impedito, ma ha anche altre considerazioni. Quando Benedetto XVI decise di rinunciare al pontificato, seguì una precisa linea teologica, dividendo il munus dal ministerium e inventando una figura, quella del Papa emerito, che non era mai esistita nella storia della Chiesa.

Il ragionamento fu, che l’elezione a Papa equivaleva, di fatto, a una nuova ordinazione, simile a quella episcopale, in cui veniva conferita la pienezza dei poteri. Per questa ragione, il Papa divenne Papa emerito, non Vescovo di Roma emerito. Non si tornava alla condizione precedente, perché c’era una condizione nuova, tutta da definire.

Benedetto XVI ha indicato la strada, ma ha lasciato mano libera al suo successore perché potesse decidere come definire il suo ruolo e quello dei Papi che potrebbero prendere la stessa decisione in futuro. Papa Francesco non ha mai legiferato al riguardo. A quel tempo, ci furono vari dibattiti. Mons. Georg Gänswein, Segretario particolare di Benedetto XVI, ha teorizzato la presenza di un papato contemplativo e attivo. La sua intenzione era quella di sottolineare l’importanza del magistero di Benedetto XVI, anche nella decisione di dimettersi, e non certo di alimentare l’idea che ci fossero due Papi.

Eppure, questa era l’idea che si è diffusa, creando anche risentimento. Tanto che si è parlato dell’ipotesi di un “silenzio istituzionale” o di una “morte istituzionale” del Papa emerito.

Quest’ultima ipotesi sembra lontana per Papa Francesco. Il nodo sta proprio nella definizione di Papa emerito. Il Cardinal Ghirlanda aveva già sottolineato, al momento delle dimissioni, di ritenere che la cosa migliore fosse dare a Papa Benedetto il titolo di Vescovo emerito di Roma.

C’è una questione da considerare. La riforma della Curia considera la potestas, cioè il potere di governo conferito dalla missione canonica, abbandonando l’idea stessa della pienezza dell’ordinazione episcopale stabilita con il Concilio Vaticano II. Come è stato osservato, tale interpretazione potrebbe mettere in discussione l’intero sistema del Concilio. Ma, se si segue questa interpretazione, è evidente che anche riguardo al Papa, l’elezione è considerata una “missione canonica” e non un conferimento di una particolare potestas gubernandi.

A questo punto, cosa accadrà se un Papa decidesse di rinunciare? Rappresenterà solo la cessazione di una missione canonica? Sono questioni da definire perché, alla fine, su queste apparenti sfumature è in gioco il futuro del pontificato.

Da qualche tempo si vocifera di un “progetto di coadiutore” il riferimento al papato, ovvero l’idea di arrivare all’elezione del successore di un pontefice, mentre il titolare è ancora vivo, per poter definire rapidamente la successione nel caso di una sede impedita o di una rinuncia. Se si trattasse di un progetto concreto, allora ci sarebbe il paradosso di un Papa emerito che, cessata la sua missione canonica per scelta personale o forse consapevole di avere solo pochi mesi di vita, potrebbe influenzare il Conclave che deciderà il suo successore.

È questo che vuole Papa Francesco? Finora il Papa ha avuto un pontificato molto ricco dal punto di vista legislativo. Ma, però, si è trattato soprattutto di legislazione sul funzionamento, sulle competenze e sulle decisioni. Si è trattato del governo “laico”, se si perdona l’espressione, che ha toccato anche questioni come la risposta agli abusi e le finanze vaticane. Non ci sono, tuttavia, posizioni dottrinali significative, sulle quali Papa Francesco ha sempre predicato discernimento.

Questa è proprio la questione: se la riforma della Sede vacante e impedita sarà solo una serie di regole di gestione o se avrà una filosofia di fondo fondamentale che darà un orientamento alla Chiesa. Cioè, se sarà una riforma secolare o una riforma spirituale. E c’è ancora questo paradosso di Papa Francesco, che giustamente parla di una necessaria conversione spirituale, ma poi, alla fine, prende misure di tipo laico. Una questione che è emersa anche durante l’ultimo Concistoro.

(fonte: mondayvatican.com; traduzione: korazym.org)

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